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Svezia, contanti al bando (22.3.2012) Lettera43

Il Paese potrebbe mandare presto in pensione banconote e monete.

Se in Italia il limite alle operazioni con i contanti è uno degli strumenti per frenare il riciclaggio di denaro, anche in Paesi dove il problema non esiste c’è una chiara intenzione di mandare in pensione monete e banconote.

È il caso della Svezia, primo Paese europeo a introdurle nel 1661, e che ora è destinato a diventare il primo a toglierle dalla circolazione. A Stoccolma, il denaro contante (ovvero i soldi in circolazione rispetto al Pil) rappresenta appena il 3% dell’economia nazionale - la media europea è il 9% - ed è stata anche questa svolta radicale verso il digital money che è valso alla Svezia il primo posto del Global information technology report, con cui il World economic forum premia i Paesi più virtuosi nell’ambito delle tecnologie della comunicazione e informazione (Ict).

MONETA SCOMODA. Nell’era della globalizzazione e della velocità, i soldi sono diventati pesanti, ingombranti, e talvolta scomodi, e in Svezia non c’è panificio o bottega che non sia predisposta al pagamento con carta di credito.

Nella terra di re Carlo XVI, ormai sugli autobus pubblici i biglietti sono prepagati o acquistati tramite cellulare, mentre è in continuo aumento il numero delle attività commerciali che accettano solo carte di credito. Perfino alcune filiali delle principali banche hanno completante abolito le operazioni di cassa per dedicarsi del tutto alle transazioni elettroniche.

DONAZIONI IN DIGITALE. Anche dove è più impensabile, come i luoghi di culto, ci si sta attrezzando: a Karlshamn, nella Svezia meridionale, il parroco della chiesa di Carl Gustaf ha sostituito il tradizionale offertorio con un lettore di tessere per consentire ai fedeli di fare le donazioni in digitale.

Il vice governatore della banca centrale svedese, Lars Nyberg, che riconosce le spinte del governo verso l’economia digitale, sostiene però che per adesso la definitiva sparizione del contante non sia una questione centrale: «Il denaro sopravviverà ma sarà come il coccodrillo», ha detto Nyberg, «perché sarà costretto a vedere il suo habitat gradualmente ridotto».

Il numero di rapine in banca è sceso da 110 nel 2008 a 16 nel 2011

Una ragione per questa scelta c’è. Alcune recenti statistiche sulla delinquenza sembrano suggerire una correlazione tra informatizzazione dell’economia e criminalità, e rivelano che una nazione senza contanti potrebbe anche portare ad alcuni chiari miglioramenti sul piano sociale.

Il denaro nei caveaux delle banche è sempre di meno e i rapinatori sono restii a programmare i colpi.

Infatti il numero di rapine in banca, in Svezia, è sceso da 110 nel 2008 a 16 nel 2011, il numero più basso degli ultimi 30 anni. Anche le rapine ai portavalori, secondo la Bankers association, sono diminuite di molto negli ultimi anni.

Inoltre, hanno spiegato gli economisti, in un Paese già per nulla incline a reati come corruzione, evasione fiscale e riciclaggio, l’assoluta prevalenza delle transazioni elettroniche ha pressoché annullato il rischio di illeciti finanziari, anche dall’esterno.

LA FINE DELLA CASH ECONOMY. Più si usano carte di credito e bancomat, e meno si rischia di cadere nella trappola dell’economia sommersa. Ma la fine della cash economy porta con sé anche dei rischi, come le frodi, le violazioni della privacy e altri problemi legati alla sicurezza informatica.

Secondo Oscar Swartz, fondatore di Banhof, il primo Internet provider svedese, bisognerebbe introdurre delle forme di pagamento anonime, come nel caso delle donazioni alle organizzazioni umanitarie, in modo da non essere rintracciabili in ogni momento.

Anche i numeri confermano i rischi di una sistema bancario completamente informatizzato: le frodi informatiche, secondo i dati del consiglio nazionale svedese per la prevenzione del crimine, sono passate da 3.304 nel 2000 a circa 20 mila nel 2011.

 

Bielorussia. Lukashenko e la sua dittatura (20.3.2012) ArticoloTre

Dopo aver condannato a morte due giovani, presunti terroristi, senza che a loro carico fosse stata esperita alcuna prova si è rifugiato in Russia. Non conta che l'Unione Europea sia insorta contro di lui, il leader Lakashenko considera sé stesso inarrestabile.

Putin, suo fidato amico, lo consola e gli offre un riparo dopo che l'Unione lo ha attaccato, per avere condannato due giovani accusati di terrorismo. Un colpo alla nuca e nessuna prova a loro carico: ecco la giustizia bielorussa. Per non parlare di quello che avviene agli oppositori politici del premier, che da quindici mese si trovano in carcere, dopo quelle che l'Onu ha definito “elezioni illegittime” e che hanno donato a Lakashenko la poltrona del capo.

L'unica preoccupazione del leader, ad oggi, sembra essere la minaccia dell'Unione di sanzionare economicamente la Bielorussia. Eppure, non sono i membri del Consiglio europeo i suoi soli nemici: gli stessi cittadini russi hanno sfilato ieri di fronte all'ambasciata bielorussa con candele accese e fiori, onde rendere omaggio ai due giovani giustiziati. E persino il quotidiano più importante della Bielorussia, il Moskovkie Novosti,che di certo non è giornale d'opposizione, ha definito il processo subito dai due giovani ingiusto, un processo che “Nemmeno ai tempi di Stalin”.

Le due vittime avevano entrambe 26 anni, si chiamavano Dmitrij Konovaliov e Vladislav Kovaliov, ed erano due studenti emigrati a Minsk. Due giovani della provincia, accusati di essere gli autori di quell'attentato che, l'11 aprile dello scorso anno, aveva mietuto 15 vittime: si trattava di una bomba in metropolitana.

Il processo, così come da molti osservatori indipendenti è stato definito, è stato una farsa; una messinscena neanche troppo bene articolata in cui non sono mai state prodotte delle prove a carico dei due giovani studenti, che apparivano di udienza in udienza sempre più taciturni e frastornati.

E poi la confessione firmata, che chiuse il dibattimento e rappresentava una condanna a morte.

Konovaliov autore della strage, Kovaliov invece un ausiliatore. La storia sembra questa, eppure la madre del secondo afferma che la polizia gli aveva assicurato che sarebbe stati graziati, laddove avessero reso confessione spontanea. Ma non è andata così.

Quello che ha sorpreso ancora di più è stata la comminazione della pena: per l'attentatore la morte, per crimini di odio contro la Patria, per l'amico non avrebbe dovuto esserci una grande punizione (persino ai tempi di Stalin, il favoreggiamento era represso con soli 10 giorni di gulag ) ma Lukashenko ha deciso di volere una punizione esemplare.

Sabato mattina è morto il giovane Dmitrij, domenica è stato il turno di Vladislav. Ed anche le modalità dell'esecuzione sono apparse disumane: il detenuto deve precedere il boia, che fucile in spalle, gli intima di camminare senza voltarsi. Quando lo ritiene opportuno, dopo che la vittima ha sentito i suoi passi dietro di sé e il colpo messo in canna, spara.

Ora la madre di Kovaliov racconta dettagli che nessuno potrà mai verificare, come che li avrebbero salvati se avessero reso una confessione firmata perchè servivano solo per coprire una finta operazione terroristica; in realtà l'attentato era voluto dallo stesso regime, per far sì che il popolo potesse meglio apprezzare il suo leader e la repressione che offre il suo governo. Sembrano accuse tutt'altro che infondate, visto che gli attentati a catena che si sono succeduti dopo le elezioni in cui Lukashenko è uscito vincente, non hanno fatto altro che portare l'opinione pubblica a simpatizzare per il leader.

E i governi occidentali non reagiscono, o quantomeno non come dovrebbero: vi era un embargo nei confronti della Bielorussia, e il divieto di intrattenere relazioni diplomatiche con il dittatore, ma indovinate, è stato violato. La prima volta da Papa Ratzinger, che lo ricevette in Vaticano, e la seconda dal nostro connazionale, Silvio Berlusconi, che si recò a Minsk nel 2009, e con lui si complimentò “per lo sviscerato amore che il popolo nutriva per lui”.

Ed anche le sanzioni economiche non sembra saranno attuate, da un lato per gli avvertimenti o celate minacce di Putin, dall'altro per il peso economico non indifferente che la Bielorussia ha assunto negli ultimi anni, più forte ancora della perdita di due giovani vite senza un perché.

 

Mali: IL GOLPE VISTO DALL’AZAWAD, INTERVISTA AL CAPO RIBELLE (22.3.2012) Misna

“Il golpe a Bamako è conseguenza diretta del conflitto in corso in Azawad: i militari dovevano dare risposte alla loro gente e da tempo c’erano forti contrapposizioni politiche dovute al successo della nostra offensiva. Ai nuovi ‘governanti’ diciamo che siamo pronti a negoziati come lo eravamo prima, ma siamo altrettanto pronti a rispondere militarmente”. A rilasciare queste dichiarazioni alla MISNA, è il segretario generale del Movimento di liberazione nazionale dell’Azawad (Mnla), Bilal Ag Acherif.

Gli obiettivi del vostro movimento restano immutati?

“Stiamo lottando per l’autodeterminazione dell’Azawad, regione storicamente divisa dal Mali. E lo stiamo facendo in nome di tutte le sue componenti, non solo tuareg, ma anche songhai e arabe. Attualmente controlliamo l’intera zona di frontiera con Mauritania, Algeria, Niger e Burkina Faso, i combattimenti stanno continuando all’interno dell’Azawad, la nostra speranza è quella di liberare in pochi giorni Gao e Kidal, forse anche Timbuctù”.

Lei ha detto di essere pronto ad avviare negoziati. Ma i militari a Bamako hanno giustificato il golpe denunciando una cattiva gestione del conflitto da parte del presidente Amadou Toumani Touré e potrebbero decidere di inviare più uomini e mezzi a nord.

“Se lo faranno sarà un disastro per loro, per la situazione umanitaria già difficile, sarà l’inizio di una nuova fase del conflitto. Ciò che chiediamo è l’intervento della comunità internazionale, dell’Europa in particolare, per trovare una strada politica che conduca all’autodeterminazione dell’Azawad. Vogliamo e chiediamo dialogo”.

Bamako vi accusa di essere alleati con formazioni estremiste, di aver costituito alleanze con gruppi terroristici come Al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi), con gruppi di matrice religiosa come Ansar Al Din, con organizzazioni criminali dedite a traffici illeciti.

“C’è tanta propaganda e più volte abbiamo smentito affermazioni dei media del Mali. E’ vero però che Ansar Al Din sta combattendo per la libertà dell’Azawad. Alcuni loro esponenti dicono anche di voler imporre la legge islamica sul territorio, ciò che ci interessa in questo momento è ottenere finalmente la liberazione della nostra terra dall’occupazione del Mali”.

Aspetterete di capire cosa succede a Bamako o procederete con i vostri piani?

“Per noi non è cambiato nulla. Continuiamo a combattere per la libertà qualunque sia il nome del nuovo governante in Mali. Lasciamo però aperta la porta dei negoziati e invitiamo la comunità internazionale a farsi mediatrice e a comprendere le ragioni del popolo azawadi, a conoscere la nostra storia. Spero che anche i militari ora al potere non provino a cambiare l’ineluttabile corso degli eventi”.

 

Kenya: FIRMATA A NAIROBI LA ‘CARTA DELLA PACE’ CONTRO OGNI VIOLENZA (22.3.2012) Misna

Il primo ministro Raila Odinga ha firmato una Carta stilata dalla Commissione per l’integrazione e la coesione nazionale (Ncic) in cui si impegna, a nome delle istituzioni, a rinunciare alle violenze in vista della prossima tornata elettorale. “Il nostro paese è diventato, nel corso degli anni, più povero e arretrato. E i governanti ci hanno detto che la colpa era da attribuire a questa o a quella tribù” ha detto il primo ministro, sottolineando che “in realtà il mancato sviluppo è da attribuire proprio all’insicurezza e alle faide interne che sono retaggio di un passato oscuro”.

Il capo dell’esecutivo si è impegnato, sottoscrivendo il documento, ad intervenire per sanzionare eventuali dichiarazioni o prese di posizione strumentali nel corso della campagna elettorale, un fenomeno che contribuì all’esplosione di violenze settarie dopo le ultime elezioni, nel dicembre 2007. La Carta ‘della Pace’ sollecita alla non discriminazione su base tribale, religiosa o razziale e invita all’integrazione civica di tutti i keniani. Sarà firmata dai principali esponenti della vita pubblica del Kenya e distribuita ai cittadini attraverso gli uffici della pubblica amministrazione, ma anche nelle chiese e nelle moschee di tutto il paese.

 

GABON (22.3.2012) Misna – “L’Università Omar Bongo di Libreville si è trasformata in terreno di scontri”: così il quotidiano ‘Gaboneco’ titola un articolo dedicato alle violente proteste in corso da due giorni nel campus dell’ateneo della capitale. Gli studenti, riferisce il giornale, si sono asserragliati e rispondono con lanci di pietre ai gas lacrimogeni della polizia. Il bilancio dei tafferugli è di dieci giovani feriti e ingenti danni materiali. All’origine della protesta ci sarebbero il mancato pagamento da sei mesi delle borse di studio e l’arresto di otto studenti.

 

NIGERIA (22.3.2012) Misna – Scontri a fuoco e vittime nel nord della Nigeria. Nello Stato dell’Adamawa (nord-est), almeno due persone hanno perso la vita e altre due sono rimaste ferite in un attentato notturno commesso in un negozio della località di Mubi da un gruppo di uomini armati. Nello Stato di Kano le forze di sicurezza hanno annunciato l’uccisione di nove presunti membri del gruppo estremista Boko Haram, la cattura di altri due militanti e il ritrovamento di armi rubate alla polizia.

 

ALGERIA (22.3.2012) Misna – Tre nuovi partiti politici sono stati riconosciuti ufficialmente e potrebbero partecipare alle elezioni legislative in programma il 10 maggio. L’agenzia di stampa ufficiale ‘Aps’ riferisce che il via libera è stato dato dal ministro dell’Interno e delle collettività locali, Dahou Ould Kablia. Si tratta del Partito dell’equità e del proclamo (Pep), del Fronte per il buon governo (Fbg) e del Partito Ennour El Djazairi. Di recente altre 18 formazioni politiche erano state riconosciute legalmente, portando a una quarantina il numero di partiti in attività nel paese del Nord Africa.

 

Malawi: IL PRESIDENTE RESPINGE LE RICHIESTE SOCIETÀ CIVILE (22.3.2012) Misna

Il rifiuto del presidente di dialogare sui temi della politica e dell’economia rischia di aggravare la crisi: lo dicono alla MISNA missionari da anni in Malawi, all’indomani di un discorso nel quale Bingu wa Mutharika ha escluso di rassegnare le dimissioni come chiesto da un’alleanza di gruppi della società civile. Durante un incontro nella città orientale di Mangochi, il capo dello Stato ha sostenuto che resterà al potere fino alle elezioni in programma nel 2014 e che il suo partito continuerà a governare anche dopo. Secondo il quotidiano “Nyasa Times”, Mutharika ha detto che questa è “l’ultima risposta” alla richiesta di dimissioni avanzata la settimana scorsa dalle organizzazioni e dai movimenti rappresentati nel Comitato per gli affari pubblici (Pac).

Secondo padre Piergiorgio Gamba, un missionario monfortano, il carovita, la mancanza di carburante e il diffondersi di povertà e disoccupazione potrebbero costringere il presidente a rivedere la sua posizione. “Spesso – sottolinea padre Gamba – è l’economia a determinare lo sviluppo politico”. Il Malawi attraversa da oltre un anno una fase di crisi economica e politica. Nel documento del Comitato per gli affari pubblici si chiedono le dimissioni di Mutharika entro due mesi o in alternativa un referendum sul suo governo. In relazione a scontri tra dimostranti e poliziotti avvenuti domenica a Lilongwe è stato arrestato il deputato Atupele Muluzi, figlio di un ex presidente e capo del principale partito di opposizione.

 

Mali, GOLPE: LE CONDANNE INTERNAZIONALI, L’INCERTEZZA SU TOURÉ (22.3.2012) Misna

Unione Africana, Unione Europea, Stati Uniti, Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas): è unanime il coro di disapprovazione e condanna del colpo di Stato che tra ieri e oggi sembra aver portato alla caduta del presidente Amadou Toumani Touré. La comunità internazionale si dice inquieta, chiede il ripristino dell’ordine costituzionale. C’è perfino la Francia, ex potenza coloniale molto attenta alle vicende della regione, che chiede già elezioni, in realtà programmate per il 29 aprile e che a questo punto sono molto incerte se non improbabili.

Dopo aver costituito un Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Stato, guidato dal capitano Amadou Sanogo, e aver dissolto istituzioni e sospeso la Costituzione, i militari autori del golpe hanno anche chiuso le frontiere e bloccato l’aeroporto di Bamako. In questo contesto fonti a Bamako della MISNA che preferiscono restare anonime riferiscono di un clima di incertezza sia perché i militari apparsi in televisione sono sconosciuti sia perché non si conosce che fine abbiano fatto Touré e i componenti del governo. Dubbi riguardano poi la reale compattezza dell’esercito dietro il golpe e gli obiettivi stessi dei golpisti.

Secondo le ‘Journal du Mali’, Touré avrebbe trovato rifugio con i suoi fedelissimi in una base militare situata nel quartiere Djicoroni Para di Bamako. Non è chiaro se stia trattando la sua resa o stia invece organizzando una reazione.

 

Costa d'Avorio: GOVERNO APRE A DIALOGO, OPPOSIZIONE PRUDENTE (22.3.2012) Misna

Potrebbero essere ripresi a livello ufficiale i contatti con le principali forze di opposizione in vista di un futuro dialogo politico: a dare un segnale di apertura è stato il nuovo primo ministro Jeannot Ahoussou-Kouadiou, al termine di un incontro col presidente Alassane Dramane Ouattara. “Il governo diventerà un interlocutore per i nostri fratelli e sorelle dell’Fpi (Fronte popolare ivoriano, ex partito al potere, ndr) e della Lmp (ex maggioranza presidenziale, ndr)” ha detto il capo dell’esecutivo, annunciando per i prossimi giorni l’invio di una lettera ufficiale alle principali forze di opposizione. Prudente e attendista è stata la prima reazione della direzione dell’Fpi: “Prendiamo atto della proposta di dialogo e ci auguriamo che il potere possa creare le giuste condizioni. Aspettiamo l’invito” ha dichiarato l’ex ministro Alphonse Douati, vice-segretario generale del partito dell’ex presidente Laurent Gbagbo, detenuto dallo scorso novembre nel carcere della Corte penale internazionale dell’Aja. Finora ogni tentativo di allacciare un contatto diretto è caduto nel vuoto e negli ultimi mesi la tensione tra maggioranza e opposizione è stata molto alta. A conferma della situazione di stallo politico, la coalizione guidata dal Fpi, il Congresso nazionale della resistenza per la democrazia, ha boicottato le legislative di dicembre. Il nuovo parlamento è di fatto ‘monocolore’, ampiamente dominato dal Raggruppamento dei repubblicani (Rdr) di Ouattara e dal principale alleato del Partito democratico di Costa d’Avorio (Pdci). Fonti vicine al primo ministro, nominato lo scorso 13 marzo, sottolineano che Ahoussou-Kouadiou, alla direzione del ministero della Giustizia, ha fatto del dialogo con l’opposizione una delle priorità della sua azione governativa, anche per favorire la riconciliazione tra ivoriani in un paese ancora diviso, dopo la crisi elettorale del 2011, tra pro-Ouattara e pro-Gbagbo. Questioni centrali nella difficile convivenza politica sono la liberazione di alcune personalità legate all’ex presidente, in particolare familiari e collaboratori di primo piano, il ritorno in patria degli esiliati, la sicurezza, la partecipazione dell’opposizione al processo di riconciliazione nazionale e alle prossime elezioni municipali.

 

Ecuador: ARRIVA A QUITO LA MARCIA INDIGENA PER L’ACQUA E LA TERRA (22.3.2012) Misna

Hanno raggiunto la periferia di Quito i partecipanti alla marcia indigena partita dall’Amazzonia per chiedere più giustizia nella gestione dell’acqua, delle terre e delle miniere: lo riferiscono fonti di stampa dell’Ecuador, raccontando di un clima segnato da tensioni sociali e politiche.

Secondo l’edizione online del quotidiano “El Comercio”, oggi i circa 2000 partecipanti alla marcia hanno raggiunto il sobborgo di Santa Rosa, alla periferia della capitale. I manifestanti erano partiti dalla provincia di Zamora Chinchipe, situata circa 700 chilometri a sud di Quito, l’8 marzo. Attraversando le regioni di Sucumbios, Pastaza e Morona Santiago, scrive “El Comercio”, il corteo si era ingrossato progressivamente. La marcia è organizzata dalla Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie), un organismo della società civile che nel 2007 aveva appoggiato l’elezione di Rafael Correa ma aveva in seguito preso le distanze dal presidente. In serata una delegazione dei manifestanti dovrebbe essere ricevuta dal presidente del parlamento, Fernando Cordero. Durante l’incontro i partecipanti alla marcia intendono chiedere una revisione delle leggi che disciplinano la gestione dell’acqua, la proprietà della terra e lo sfruttamento minerario.

 

SUDAN (22.3.2012) Misna – Un’abolizione dei sussidi pubblici che contengono i prezzi della benzina e di altri beni essenziali è stata al centro di un incontro tra il governo e la Federazione dei sindacati sudanesi. In cambio di un assenso delle parti sociali al progetto, l’esecutivo sarebbe disposto a concedere aumenti di stipendio “sostanziali”.

 

ZIMBABWE (22.3.2012) Misna – Per rilanciare l’economia lo Zimbabwe ha bisogno di almeno 14 miliardi di dollari, oltre 10 miliardi e 600 milioni di euro: lo ha sostenuto il ministro delle Finanze Tendai Biti, esponenti di spicco del governo di unità nazionale costituito nel 2009 dopo un decennio di crisi produttiva e sociale.

 

Cuba: nuovo rimpasto governo, esce leader storico di 89 anni (22.3.2012) TicinoNews

In un altro passo del cambio generazionale avviato da quando è diventato capo dello Stato nel 2008, Raul Castro, nell'ambito di un nuovo rimpasto di governo, ha sostituito l'89enne vicepresidente del consiglio dei ministri José Ramon Fernandez, uno dei protagonisti storici della rivoluzione cubana, con il 51enne Miguel Diaz-Canel che occupava l'incarico di ministro dell'istruzione superiore. Lo ha reso noto un comunicato ufficiale pubblicato oggi da "Granma".

Fernandez, un militare di carriera che nel 1961 fu l'artefice della sconfitta dei 1'500 anti-castristi che invasero la Baia dei Porci, resterà comunque "consulente" del capo dello Stato.

Nell'ambito del rimpasto è stato sostituito anche il ministro della tecnologia e dell'ambiente Josè Miyar Barrueco, un medico di 79 anni che ha lavorato per decenni al fianco di Fidel Castro come una sorta di suo capo di gabinetto. Al suo posto è stata designata Elba Rosa Perez, che dal 2006 era titolare del dipartimento scienza del Comitato Centrale del Partito comunista cubano.

 

Francia 2012: sondaggio; Sarkozy tallona Hollande a 1. turno (22.3.2012) TicinoNews

Con il 28% delle preferenze, il presidente francese Nicolas Sarkozy tallona il candidato socialista, François Hollande (29,5%) nel primo turno delle elezioni presidenziali di aprile e maggio: è quanto emerge da un sondaggio dell'istituto BVA che verrà pubblicato domani, anticipato da alcuni giornalisti francesi. Al secondo turno, Hollande è al 54% e Sarkozy al 46%. Sempre secondo lo stesso sondaggio, il candidato dell'estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon (Front de gauche), sale ancora e raggiunge la candidata dell'estrema destra, Marine Le Pen (entrambi 14%) nel primo turno. Mentre il centrista François Bayrou (MoDem) è al 12%. Ieri, un altro sondaggio dell'istituto dell'istituto CSA vedeva Sarkozy davanti a Hollande al primo turno (30% a 28%). Ma metteva il candidato socialista in testa nel secondo turno.

 

Mali: golpe, ribelli nomadi vogliono sfruttare confusione (22.3.2012) TicinoNews

I ribelli nomadi del nord del Mali vogliono sfruttare la confusione creata dal colpo di stato nella capitale Bamako, per avanzare nel nord del Paese. "La situazione (a Bamako) ci permetterà di sfruttare il caos e guadagnare più terreno", ha detto Moussa Ag Acharatoumane, portavoce da Parigi per i ribelli del Mnla. "Non credo che ci vorrà tanto. Ci stiamo preparando", ha aggiunto rispondendo ai giornalisti sulla possibile conquista di città come Timbuktu, Kidal e Gao.

Intanto gli Stati Uniti "condannano" le violenze in Mali e chiedono "l'immediato ritorno all'ordine costituzionale". Lo afferma la Casa Bianca in una nota, sottolineando che gli Usa sono accanto alla popolazione del Mali e al governo eletto legittimamente del presidente Amadou Toumani Touré.

La Casa Bianca esprime quindi apprezzamento per le dure condanne dell'Unione Africana e della Comunità economica degli stati africani dell'ovest sull'incostituzionale presa di potere.

 

Siria: attivisti, almeno 42 uccisi oggi (22.3.2012) TicinoNews

Sono almeno 42, di cui sei bambini e adolescenti e tre donne, le persone uccise oggi nelle violenze in Siria, secondo quanto riferiscono i Comitati di coordinamento locali dell'opposizione. La maggior parte degli uccisi, 18, è segnalata nella provincia nord-occidentale di Idlib, mentre a Homs i morti sono dieci. Intanto anche la moglie del presidente siriano Bashar al-Assad finisce nella lista delle persone sanzionate dalla Ue. Domani i ministri degli esteri - riferiscono fonti - aggiungeranno il nome di Asma al-Assad tra quelli a cui sono congelati beni e bloccati i visti di ingresso nella Ue.

22:10:02 . 22 Mar 2012
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