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Mali, ribelli dichiarano indipendenza nel Nord (6.4.2012) Reuters

I ribelli guidati dai tuareg in Mali oggi hanno ufficialmente proclamato l'indipendenza del territorio settentrionale che chiamano Azawad, in un comunicato sul sito web del ribelle Mnla.

Il comunicato è stato elaborato dal segretario generale del Mnla, Billal Ag Acherif, e porta l'indicazione della cittadina di Gao, che assieme agli altri due centri regionali è stata conquistata in una rapida avanzata dei ribelli la settimana scorsa.

"Il Comitato esecutivo dell'Mnla chiede all'intera comunità internazionale di riconoscere immediatamente, in uno spirito di giustizia e pace, lo stato indipendente di Azawad", scrive Acherif sull'home page di www.mnlamov.net.

I nomadi hanno preso il controllo di una zona ampiamente desertica che è più grande della Francia e copre l'intera parte nord del Mali, incluso centri abitati storici come Timbuktu.

I ribelli sono stati aiutati dai militanti islamici che hanno contatti con agenti di al Qaeda e il cui obiettivo, piuttosto che la secessione, è imporre la sharia, la legge islamica, nell'intero stato improntato a un islam moderato.

 

R.D.Congo, NORD-KIVU: ESERCITO IN STATO DI ALLERTA, RINFORZI DA KINSHASA (6.4.2012) Misna

Massima allerta nelle instabili provincie nord-orientali del Nord-Kivu e Sud-Kivu e dispiegamento di centinaia di rinforzi: è quanto deciso dalle autorità congolesi dopo che, dallo scorso fine settimana, un numero significativo ma imprecisato di soldati ha disertato l’esercito regolare. Nei giorni scorsi Kinshasa ha minimizzato l’accaduto, sostenendo che la situazione è rientrata e che non ci sono motivi di tensione tra le varie componenti delle Forze armate della Repubblica democratica del Congo (Fardc). Oggi invece, in base ai bilanci ufficiali, emerge che almeno 10 uomini sono rimasti uccisi negli scontri che si sono verificati tra diverse fazioni dell’esercito.

A partire dal 1° aprile significativi spostamenti di uomini pesantemente armati sono stati segnalati a Rubare (una decina di chilometri a sud di Rutshuru), in direzione di Katale, più a sud. Movimenti simili sono stati registrati a Nyongera e nel Masisi, sempre nel Nord-Kivu, ma anche nel territorio di Fizi, nel Sud-Kivu. Ad aver lasciato il proprio reggimento sono stati alcuni ex ribelli del ‘Congresso nazionale per la difesa del popolo’ (Cndp) integrati tre anni fa nell’esercito regolare. La loro mossa viene ricollegata al futuro del capo ribelle latitante Bosco Ntaganda, il generale ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi), co-imputato nel processo celebrato all’Aia nei confronti dell’ex capo ribelle Thomas Lubanga Dyilo, riconosciuto lo scorso 15 marzo colpevole di crimini di guerra. Lo stesso Cndp condanna il “tentativo di defezione di alcuni militari delle Fardc” e riafferma la sua adesione ai principi dell’accordo di pace firmato nel marzo 2009 a Goma tra il governo e i gruppi ribelli dell’Est. In un comunicato pubblicato dall’emittente locale ‘Radio Okapi’, il Cndp “chiede a tutti quelli che tengono le fila della situazione un atteggiamento responsabile”. Ad intervenire sulla vicenda è stato anche l’ambasciatore statunitense a Kinshasa, James Entwistle, in occasione della visita nel paese del capo del comando militare degli Stati Uniti per l’Africa, il generale Carter Ham. “La posizione di Washington riguardo a Bosco Ntaganda è chiara da molto tempo: deve essere arrestato e consegnato alla Cpi” ha dichiarato l’ambasciatore a ‘Radio Okapi’. Per il portavoce della locale missione Onu (Monusco), Madnodje Mounoubai, “solo il governo congolese ha il potere di consegnarlo o meno alla Corte internazionale e la nostra missione non è coinvolta nel caso, né da lontano né da vicino”.

 

Siria: FLUSSO DI RIFUGIATI VERSO LA TURCHIA (6.4.2012) Misna

Nelle ultime 24 ore 2689 cittadini siriani si sono rifugiati in Turchia per fuggire a violenze e scontri in corso nel nord della Siria. A riferire il dato alla MISNA è Metin Corabatir, portavoce in Turchia dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur).

“I nuovi arrivati fanno lievitare a 23.870 il numero dei rifugiati siriani attualmente presenti in Turchia – ha aggiunto la stessa fonte – il flusso non si è ancora fermato, saranno trasferiti da Hatay dove si trovano adesso a un campo allestito a Gaziantep”. Rivolgendosi ieri all’Assemblea generale dell’Onu, Kofi Annan ha ribadito che governo siriano e forze dell’opposizione dovranno rispettare un generale cessate-il-fuoco a partire dal prossimo 12 aprile. L’inviato speciale in Siria di Nazioni Unite e Lega araba, ha detto di aver ricevuto rassicurazioni da Damasco secondo cui l’esercito completerà il suo ritiro dalle città entro martedì. Secondo il piano di Annan, entro le 48 ore successive tutte le parti dovranno quindi cessare ogni forma di ostilità. “Sto chiedendo al governo e ai comandanti delle forze di opposizione di dare chiare istruzioni così che il messaggio possa raggiungere ogni angolo del paese, ogni combattente e ogni soldato” ha detto Annan. Secondo le informazioni ricevute dalla Siria, l’esercito si sarebbe già ritirato da Zabadani, Idlib e Daraa, ma Annan si è detto comunque preoccupato del grado di violenze di cui si ha notizia in altre regioni. “In Siria è impossibile interporre una tradizionale missione di osservazione – ha aggiunto l’ex segretario generale delle Nazioni Unite – perché non esiste una chiara linea di fronte. La pace inoltre non potrà tornare senza un credibile processo politico”.

 

Egitto: campagna 'promozionale' Fratelli Musulmani in Usa (6.4.2012) Ansa

Battaglia fra candidati islamici, in forse corsa dei salafiti.

Mentre in Egitto si infiamma la battaglia per le elezioni presidenziali soprattutto fra i candidati di matrice islamica, i Fratelli Musulmani, principale forza politica del paese, hanno avviato negli Usa una vera e propria campagna per promuovere se stessi. Mossa che e' diventata politicamente ancora piu' necessaria dopo la decisione di presentare un proprio candidato alle presidenziali e visto che la scelta e' caduta sull'influente numero due del movimento, Khairat el Shater.

Anche se i contatti fra Usa e Fratelli musulmani non si limitano a questa settimana ma datano vari mesi, soprattutto nel pieno della crisi fra il Cairo e Washington per l'inchiesta sul finanziamento illecito a Ong straniere, l'obiettivo dichiarato della missione e' dimostrare il carattere moderato delle politiche sostenute dalla confraternita. I dissidenti e i fuoriusciti pero' mettono in guardia, sostenendo che el Shater e' molto piu' vicino agli integralisti che al modello turco. ''Rappresentiamo una visione islamica moderata e centrista.

Le nostre priorita' sono soprattuttto economiche e politiche, la salvaguardia degli ideali della rivoluzione, di giustizia sociale, educazione e sicurezza per la gente'', ha affermato Sodos Asem, uno dei componenti della delegazione, ricevuta anche alla Casa Bianca, in una intervista al 'Washington Post'.

Ma uno dei fuoriusciti dalla Confraternita, Abdel Moneim Mahmoud, ha affermato che presentare il candidato dei Fratelli come moderato e' ''un grande inganno''. Secondo Kamal el Helbazi, che si e' dimesso dall'incarico di portavoce dei Fratelli per protesta contro la candidatura di el Shater, non e', pero', da escludere un sostegno degl Usa alla Confraternita perche' ''tutto e' permesso in politica e l'Egitto non e' l'unico stato arabo dove Washington gioca un ruolo importante''.

La visita della delegazione dei Fratelli non viene enfatizzata da Washington. Gli Stati Uniti parlano con tutti gli attori politici egiziani, ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Nel frattempo in Egitto la battaglia per le presidenziali procede a colpi di voci e illazioni, sopratttuto nel campo degli islamici. Il candidato salafita Hazem Salah Abi Ismail, che da giorni smentisce la notizia che la madre abbia ottenuto la cittadinanza Usa, ha ricevuto un colpo stasera con la conferma dell'ufficio passaporti egiziano. Sul candidato islamico moderato, Abdel Moneim Abul Foutuh, cacciato dai Fratelli musulmani per avere annunciato la sua candidatura prima che cambiassero linea, gira voce che abbia anche la cittadinanza del Qatar. Se cosi' fosse per entrambi potrebbe finire la corsa presidenziale, in base alle legge egiziana. Si delineano anche le candidature del campo vicino ai militari. L'ultimo premier durante la presidenza di Hosni Mubarak, Ahmd Shafik, ha presentato ufficialmente la sua candidatura. Il potente ex capo dell'intelligence egiziana di Mubarak, Omar Soliman, ha invece annunciato la sua rinuncia. Ma per domani i suoi sostenitori hanno chiamato migliaia di persone in piazza per fargli cambiare idea.

 

Francia 2012: Sarkozy show a Parigi, congelare assegno a Ue (6.4.2012) Ansa

Hollande? 'festival spese'. Arriva programma e lettera a francesi.

Passa al contrattacco il presidente Nicolas Sarkozy, candidato alle presidenziali francesi di aprile e maggio, che all'indomani del grande comizio di Francois Hollande - suo principale sfidante nella corsa all'Eliseo - punta tutto sul rigore, accusando quest'ultimo di voler dar vita ad un 'Festival di nuove spese' e annunciando un piano che consentira' alla Francia di tornare all'equilibrio di bilancio entro il 2016. Ma anche una lettera, in sei milioni di copie, da inviare ai francesi - come fece Francois Mitterand - per spiegare la sua strategia. Un piano, ha precisato Sarkozy nel corso di una conferenza stampa a Parigi che prevede - nel caso di una rielezione - anche il congelamento dell'aumento del contributo di Parigi all'Unione Europea, che consentira' di ottenere 3 miliardi di euro nell'intero periodo pluriennale, cioe' del budget Ue (2014-2020). ''Vi annuncio che la Francia chiederà di fare in modo che il contributo al bilancio europeo sia congelato, il che rappresenterà un risparmio di 600 milioni di euro all'anno'', ha affermato Sarkozy, che a 17 giorni dal primo scrutinio del 22 aprile ha presentato oggi nel dettaglio il suo programma elettorale, nonche' una 'Lettera al popolo francese' di 34 pagine, sul modello di quella inviata dall'ex presidente socialista Mitterrand, che verra' stampata in sei milioni di esemplari e distribuita in tutto il Paese.

Il contributo francese al budget Ue attualmente è di circa 19 miliardi di euro, ponendo Parigi al secondo posto tra i contributori dopo la Germania. Il capo dell'Eliseo ha già fatto sapere ai partner europei che lo sforzo per ridurre il debito della Francia costerà 115 miliardi di euro: 75 miliardi di euro di tagli più 40 miliardi di nuove entrate. A Parigi, Sarkozy ha anche tuonato contro Hollande, superfavorito nei sondaggi, le cui promesse - secondo il presidente uscente - rischiano di portare la Francia nella stessa situazione della Spagna o della Grecia. Quello annunciato da Hollande, ha avvertito, è un "festival di nuove spese, nessuno sa come verranno coperte". "La situazione in cui versano i nostri amici spagnoli, dopo quello che è successo ai nostri amici greci, ci richiama alla realtà", ha proseguito il candidato, insistendo sugli effetti negativi che l'ex governo ''socialista'' di Madrid ha avuto sulla situazione della Spagna. Insomma, per Sarkozy, "dopo 4 anni di crisi, dobbiamo ridurre il deficit, non possiamo dire che qui c'e' una festa". Quanto all'idea di Hollnde di riportare a 60 anni l'età pensionabile, "é la negazione stessa dell'esistenza di una crisi. Solo questo sono 5 miliardi di spese in più per nulla". Il presidente uscente ha anche puntato il dito sulle proposte del suo sfidante in materia fiscale, che - ha detto - rappresentano ''un massacro'' per le famiglie e le classi medie. Quanto alla sua idea di rinegoziare il patto Ue di Bilancio ('Fiscal compact') ''e' semplicemente un'utopia, perche' (i negoziati,ndr.) si sono appena conclusi e non esiste un governo in Europa che auspichi'' una tale prospettiva, ha puntualizzato Sarkozy, spiegando che l'Europa era ''sull'orlo del baratro'' e uscirne ''e' stato molto difficile''. Secondo i sondaggi, Sarkozy - che oggi ha riportato la campagna sul terreno economico dopo che nei giorni scorsi si era molto concentrato su sicurezza e immigrazione, in seguito allo shock dei massacri di Tolosa e Montauban, per mano del terrorista islamico Mohamed Merah - verra' ampiamente battuto da Hollande nel secondo turno del 6 giugno. Ma al primo turno e' testa a testa. Mentre continua a salire il candidato dell'estrema sinistra (Front de Gauche), Jean-Luc Melenchon.

 

Serbia: presidenziali anticipate il 6 maggio, ufficiale (5.4.2012) Ansa

Decreto firmato da presidente parlamento, che avra' interim.

Il presidente del parlamento serbo, signora Slavica Djukic-Dejanovic, ha firmato oggi il decreto che fissa al 6 maggio prossimo le elezioni presidenziali anticipate, che si terranno cosi' unitamente alle legislative e alle municipali gia' fissate per quella data. Ne hanno dato notizia i media a Belgrado.

In precedenza il capo del parlamento aveva ricevuto una lettera con la quale il presidente Boris Tadic ha ufficializzato la sua decisione di dimettersi, lasciando l'incarico con dieci mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del suo mandato, nel febbraio 2013.

Tadic - che aveva annunciato ieri la sua decisione di dimettersi - lascera' nel pomeriggio il palazzo presidenziale, ma continuera' a utilizzare la residenza ufficiale del capo dello stato nell'elegante quartiere residenziale di Dedinje, a Belgrado. L'interim di presidente della repubblica, fino all'elezione del nuovo capo dello stato, sara' espletato da Slavica Djukic-Dejanovic.

In mattinata Tadic e' stato in visita a Smederevo, una cinquantina di km a est di Belgrado,dove si e' occupato dei problemi dell'acciaieria US Steel, abbandonata dagli americani e in cerca di un nuovo acquirente. Il presidente dimissionario ha al tempo stesso condannato con forza l'episodio di ieri a Pristina, dove le auto di una delegazione ufficiale di funzionari serbi sono state prese a sassate da kosovari albanesi.

 

Siria: 2800 profughi in Turchia nelle ultime 24 ore (6.4.2012) Euronews

Il costante bombardamento dei centri abitati da parte dell’esercito siriano aggrava l’emergenza umanitaria al confine con la Turchia.

Sono 2800 i profughi fuggiti dalla repressione nelle ultime 24 ore, facendo arrivare a circa 24mila il numero di rifugiati che sono riusciti a passare la frontiera.

La gravità della situazione ha spinto il governo di Ankara a valutare la creazione di una zona cuscinetto lungo il confine, presidiata dalle forze armate turche.

“Siamo dieci ragazzi e siamo venuti qui per incontrare le nostre famiglie – spiega un ragazzo che ha appena oltrepassato il confine – Hanno distrutto le nostre case e ucciso oltre 270 persone a Taftanaz. Ci sono tanti corpi sotto le macerie che non ab biamo potuto rimuovere. Taftanaz è completamente distrutta”. I profughi hanno attraversato il confine nelle vicinanze del villaggio turco di Bukulmez, da dove, per tutto il giorno, si sono uditi i colpi dell’artiglieria.

I bombardamenti sono ripresi violenti anche a Homs: nelle ultime ore, già si registrano decine di vittime. E il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rinnova l’ultimatum al governo siriano: deve ritirare le truppe dai centri abitati entro il 10 aprile e tutte le violenze nel Paese, da qualsiasi parte, devono cessare entro le 6 del mattino del 12 aprile.

 

Mali: i Tuareg dichiarano l’indipendenza del Nord (6.4.2012) Euronews

Il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad, MNLA, ha dichiarato oggi l’indipendenza del nord del Mali.

Il colpo di Stato contro il regime del presidente Amadou Toumani Touré, due settimane fa, ha fatto piombare il Mali nel caos: ribelli tuareg da un lato e gruppi islamici dall’altro ne hanno approfittato per prendere il controllo del Nord.

Il portavoce del MNLA ha affermato di voler rispettare “le frontiere con gli stati limitrofi” e ha condannato il rapimento di diplomatici algerini compiuto ieri a Gao dalla componente integralista islamica della rivolta.

“Tutto il territorio dell’Azawad è ora sotto il controllo del MNLA e all’interno di questo territorio abbiamo trovato gruppi islamici ma anche di Al Qaida nel Maghreb Islamico, presenti da 10 anni con la complicità delle autorità del Mali”.

La giunta militare di Amadou Sanogo intanto apre all’ipotesi di un intervento internazionale per riportare il Paese alla normalità. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale sta valutando la possibilità di togliere le sanzioni imposte ai golpisti.

 

Grecia in piazza dopo il suicidio di un pensionato (6.4.2012) Euronews

In Grecia tornano gli scontri e i feriti dopo il suicidio in piazza Syntagma di un farmacista, protesta estrema contro i tagli a stipendi e pensioni.

Con lacrimogeni e manganelli, la polizia in tenuta anti sommossa ha cercato di disperdere i manifestanti, che ad Atene come a Salonnico si erano riuniti in maniera spontanea.

Davanti al parlamento, fiori e lutto in memoria del pensionato di 77 anni che ha scelto di morire davanti al Parlamento, in quella stessa piazza che da due anni è teatro della protesta contro il rigore applicato dal governo per evitare il fallimento e ottenere gli aiuti internazionali.

Diffuso il malcontento contro le autorità di Atene: “Tutti saranno addolorati per quello che è successo”, commenta un pensionato, “Quelli che non lo saranno sono quei 300 che stanno lì dentro”. “È una vergogna, una vera vergogna”, aggiunge un’ateniese, “Avrebbe potuto essere uno di noi, della nostra famiglia. Oggi mi hanno pagato il bonus di Pasqua: al posto di 400 euro, ho avuto 180 euro. Come riuscirò a vivere? C‘è l’affitto, ci sono i miei figli”.

Un’austerity che non lascia speranza. Spararsi allora, ha lasciato scritto il suicida, è “l’unica forma di lotta dignitosa prima di ridursi a frugare cibo nella spazzatura”.

 

Egitto: si infiamma la campagna elettorale (5.4.2012) Euronews

In Egitto si infiamma la battaglia per le elezioni presidenziali in programma il 23 e 24 maggio, le prime del post Mubarak. La lotta è soprattutto tra i candidati di matrice islamica. A iniziare dai Fratelli Musulmani Khairat al Shater ha depositato a Il Cairo i documenti per candidarsi ufficialmente. Migliaia di sostenitori lo hanno accolto gridando slogan in suo sostegno, in un voto dove tra i rivali ci saranno anche candidati che hanno ricoperto cariche governative durante l’epoca Mubarak. Tra questi c‘è anche Amr Muossa, ex capo della Lega Araba, ex ministro degli Esteri di Mubarak, in testa ai sondaggi fino alla decisione di al Shater di candidarsi.

Rischia invece di dovere abbandonare la corsa il salafista Hazem Abou Ismail. Secondo alcune indiscrezioni, la madre avrebbe la nazionalità americana, cosa che invaliderebbe la sua candidatura. Tra gli altri candidati c‘è anche Abdul Moneim Abou Foutouh, sempre dei Fratelli Musulmani.

Il voto dovrebbe chiudere una turbolenta transizione del potere.

 

La Libia si dice pronta e in grado di processare Saif al Islam (5.4.2012) Euronews

La Libia si dice pronta e in grado di processare il figlio di Gheddafi Saif al Islam. Se condannato in patria, rischia la pena di morte. Saif al Islam si trova in carcere a Zintan. Qui sarebbe stato maltrattato, secondo quanto sostiene l’Ufficio della Difesa della Corte Penale Internazionale, che ha chiesto a Tripoli di consegnarlo affinché possa essere giudicato all’Aja.

 

Malawi ex-president's son moved from prison to clinic (21.3.2012) Afp

Malawi opposition lawmaker Atupele Muluzi, who was arrested over public violence, has been moved to a private clinic after complaining of high blood pressure, an official said Wednesday.

"We have information that Muluzi has been admitted to a private clinic in Lilongwe for high blood pressure," Mike Chipalasa, a spokesman of the Malawi Human Rights Commission told AFP.

Muluzi, 34, is the son of ex-president Bakili Muluzi. He was arrested on Tuesday in connection with violence that erupted at a rally organised by his United Democratic Front.

His supporters had earlier camped outside Maula prison demanding his release.

Last weekend, a party rally Muluzi was expected to address turned violent when police fired teargas to disperse the crowd. They said the gathering was held without permission.

In the mayhem, a police station burned down, leading to the theft of a rifle and the escape of several prisoners, police said.

Muluzi, who is planning to stand for the 2014 presidential election, accused police of "provoking the situation" by firing teargas. His rallies have drawn large crowds since he announced his plan to unseat President Bungu wa Mutharika.

Mutharika's second term in office has seen growing discontent with his rule, with critics accusing him of trampling on democratic freedoms and mismanaging the economy.

Political tensions erupted into rioting in July, when police shot 19 people dead.

 

Il Mali e il rischio instabilità in Africa (5.4.2012) Euronews

Gli occhi della comunità internazionale sono puntati sul Mali, paese al centro di tensioni dopo il colpo di stato che ha portato al potere la giunta militare presieduta dal generale Amadou Sanogo. Ma nel Nord del Paese, i Tuareg chiedono l’indipendenza e hanno preso il controllo della regione del Sahel. Hanno dichiarato la fine delle operazioni militari, ma al loro fianco hanno combattuto anche i militanti radicali di AlQaida per il Maghreb islamico, che ha consolidato la sua presenza nella città di Timbuctu. Un’alleanza che desta preoccupazioni insieme al rischio che il fronte d’instabilità si estenda ai paesi confinanti.

Dopo il Mali anche i paesi vicini a rischio destabilizzazione?

Euronews: Parliamo con Antoine Glaser, giornalista, scrittore, autore di numerose opere sull’Africa e da trent’anni direttore della Lettera dal Continente, rivista specializzata sulle tematiche africane.

Intanto una prima domanda, semplice. Lo scenario di una secessione del mali le sembra possibile?

Antoine Glaser: Putroppo non si può scartare. E’ vero che possiamo facilmente immaginare che i Tuareg, a cominciare dalla regione dell’Azawad, pensano di poter rivendicare l’indipendenza. E ci sono paesi come la Francia, pensiamo al ministro degli Esteri Juppè, che parlano di accordare una indipendenza speciale all’Azawad. Vedete bene come sia almeno una idea che circola. E anche nella comunità internazionale.

Euronews: La comunità internazionale sa che il Consiglio di sicurezza dell’Onu non nasconde la sua preoccupazione. Secondo lei c^è un rischio jihadista nella regione?

Antonie Glaser: Il rischio jihadista esiste. Da anni si registrano rapimenti. Sei francesi sono al momento prigionieri di al-Qaida nel Maghreb islamico, alleata a questo famoso movimento Ansar-din, che è stato visto all’opera a Timbuctu. Ma non dobbiamo sopravvalutare le forze di a-Qaida nel Maghreb. Quando parliamo di jihad, l’obiettivo è più la destabilizzazione di questa regione, che il controllo dei traffici di contrabbando o di commercio illegale”.

Euronews: Si va verso uno scenario all’afghana, in questa parte del mondo?

Antoine Glaser: Nessuno vuol dirlo chiaramente, ma è la caduta del regime di Gheddafi (che nessuno rimpiange ma che è stato il padrino dell’area e ha finanziato i paesi della regione) che ha finito per destabilizzare questa parte del mondo, dalla Mauritania al Ciad. Non credo affatto che si vada verso uno scenario di tipo afghano. Ma temo che la regione rimanga instabile per diversi anni, con delle zone grigie.

Euronews: Esiste il rischio di destabilizzazione anche per altri paesi di frontiera. Penso al Burkina Faso, al Niger, al Senegal, alla Mauritania…

Antoine Glaser: La principale destabilizzazione è quella che si sta verificando in questi giorni, con 200.000 maliani partiti verso il Niger o il Burkina Faso, ovvero paesi già estremamente poveri. C‘è una situazione alimentare della quale nessuno parla perché si ritiene sia una costante, ma si tratta di un enorme problema umanitario comune a tutta la regione. E io credo che siano a rischio di destabilizzazione anche paesi come il Burkina Faso, il Niger e il Ciad.

Euronews: L’Algeria potrebbe permettere la nascita alle sue frontiere di uno stato indipendente?

Antonie Glaser: L’Algeria è un poco l’attore nascosto, del quale nessuno parla. L’Algeria non vuole vedere truppe straniere al Sud, nei paesi vicini. L’Algeria ha visto con favore i coloni Tuareg, armati fino ai denti, passare dalla Libia al Mali. L’Algeria non si è mossa, e in realtà si è sbarazzata di questo problema. Si deve sottolineare che tutti i membri di al-Qaida nel Maghreb sono algerini. A volte abbiamo l’impressione che il loro problema si sia spostato nei paesi del Sahel, e l’Algeria non ne parla più. Non sentiamo nulla da Algeri, e questo è preoccupante.

Euronews: Antonie Glaser, grazie per aver rispoto alle nostre domande per Euronews.

 

Swaziland: Swazi state closes down last trade union (5.4.2012) Afp

Swaziland has closed down its only labour union, which had threatened to lead a protest against Africa's last absolute monarch, King Mswati III, federation leader Mduduzi Gina said Thursday.

“Yes, we have been de-registered,” the secretary general of the Trade Union Congress of Swaziland (TUCOSWA) told AFP.

“We have convened a meeting with the minister (of labour) on the matter.”

TUCOSWA had threatened to bring the small mountain kingdom's economy to a standstill during protests planned for next week.

The fledgling federation was formed last month when the country's two biggest labour movements joined forces.

The Swaziland Federation of Labour (SFL) and the Swaziland Federation of Trade Unions (SFTU) had deregistered in anticipation of the merger.

The king, who turns 44 on April 19, has faced growing criticism and unprecedented public protests since last year due to a financial crisis that has pushed the kingdom to the brink of bankruptcy while he is accused of lavish spending.

Pro-democracy activist Wandile Dludlu said authorities were trying to sabotage next week's protests since the two labour organisations that merged no longer exist.

“This is a crackdown on the pro-democracy forces as a means to weaken the forces for change in light of the upcoming April 12 protests,” said Dludlu, who coordinates the umbrella Swaziland United Democratic Front (SUDF) organisation.

The protests would go ahead despite the setbacks, he said.

More than 3,000 students took to the streets at the end of March when Mswati cancelled scholarships.

Pro-democracy groups commemorate April 12 since the late King Sobhuza II, Mswati's father, banned political parties on that date in 1973.

Mswati is rated by Forbes magazine as among the world's 15 richest monarchs, with a personal fortune of more than $100 million. He has 13 wives, each with her own palace.

But 60 percent of his subjects live on less than two dollars a day in one of the world's poorest countries, which is bordered on three sides by the continent's economic powerhouse South Africa.

 

SWAZILAND, MINISTRO TAGLIA COSTI POLITICA E VA IN CARCERE (16.3.2012) Agi

Taglia lo stipendio dei senatori e rischia di finire dritto dritto in carcere. Accade in Swaziland, l'ultimo regno del continente, una piccola enclave nel territorio del Sud Africa: il ministro delle Finanze, Majozi Sithole, dopo un lungo braccio di ferro, aveva rotto gli indugi e approvato la riduzione del dieci per cento dello stipendio mensile dei senatori. La reazione non si e' fatta attendere e il Senato ha ottenuto un mandato di arresto contro il ministro. "L'ordinanza era gia' pronta da tempo - ha detto ai media locali la presidente del Senato, Gelane Zwane - con l'intenzione di arrestarlo immediatamente, metterlo in cella e portarlo poi a un commissariato di polizia". Il piano dei senatori ha seguito invece un iter leggermente piu' lento: "prima di procedere all'arresto del ministro - ha spiegato Zwane - abbiamo deciso di chiedere l'autorizzazione del re", il sovrano Mswati III, l'ultimo monarca assoluto al mondo. Il taglio del salario dei senatori, in realta', rientra nella strategia di riduzione dei costi della politica dopo la grave crisi economica che ha colpito lo Swaziland. Il Paese si sta tenendo in piedi grazie al sostegno del vicino Sud Africa e del Fondo monetario internazionale (Fmi). Un supporto non gratuito e non illimitato. I finanziamenti concessi e da concedere sono subordinati all'attuazione di una serie di riforme finanziarie, amministrative, economiche, politiche, tra cui la riduzione dei costi dell'apparato statale, tra i piu' corrotti al mondo secondo classifiche di organismi internazionali. I Parlamentari hanno cercato di evitare che la scure del governo si abbattesse anche su di loro, cercando di far capire che una riduzione degli stipendi avrebbe rischiato di comportare un calo della loro produttivita' e messo a rischio l'indipendenza del Senato. I parlamentari del Senato inoltre avevano inutilmente spiegato al ministro che l'attivita' politica e' costosa e che i loro stipendi non sono poi cosi' alti, anche se non si conosce l'esatto ammontare. Il ministro quando ha saputo del mandato di arresto e' stato colto da un malore ed e' stato ricoverato in ospedale.

 

Grecia sotto shock dopo il suicidio di un anziano. Aumenta l’incertezza in vista delle elezioni (5.4.2012) Euronews

Biglietti, fiori, candele, commozione. Piazza Syntagma, a pochi metri dal Parlamento greco, è diventata teatro di un mesto pellegrinaggio. Ed è ormai luogo simbolo della protesta contro le misure draconiane del governo di Atene, e dei drammi a queste legate, dopo il suicidio, ieri, di un pensionato allo stremo. Sulla vicenda si è espresso anche il Fondo monetario internazionale, dicendosi “profondamente rattristato”, mentre i quotidiani greci riportano il caso in prima pagina con titoli come “Martire per la Grecia”. A un mese dalle elezioni, mentre le manifestazioni di protesta sono pressochè quotidiane, la vicenda non puo’ che favorire i piccoli partiti contrari alla politica di austerità. Le conseguenze sarebbero una dispersione dei voti e il possibile blocco del nuovo piano di salvataggio internazionale accordato al Paese.

 

Senegal: Youssou N’Dour alla guida del dicastero di Cultura e Turismo del nuovo governo (5.4.2012) Euronews

Non è riuscito a diventare presidente come avrebbe voluto, ma ora è ministro. Il popolare cantante senegalese Youssou N’Dour sarà infatti alla guida del ministero della Cultura e del Turismo nel nuovo governo del Paese. “Sono molto felice. E’ la democrazia che ha vinto” ha commentato la star africana a caldo. L’esecutivo conta 25 membri, quasi la metà rispetto ai quaranta del precedente governo dell’anziano Abdoulaye Wade, battuto al secondo turno delle presidenziali da Macky Sall, al quale Youssou N’Dour ha dato il suo sostegno subito dopo essere stato escluso dalla competizione elettorale dal Consiglio Costituente. Il nuovo esecutivo è stato formato ieri sera dal premier Abdoul Mbaye, ex banchiere senza precedenti legami con i partiti.

 

LESOTHO, UN MILIONE DI ELETTORI A PROSSIME POLITICHE (20.3.2012) Agi

La Commissione elettorale indipendente del Lesotho - il piccolo Stato incuneato nel territorio del Sud Africa - ha annunciato che potranno cominciare a registrarsi i 17enni che saranno maggiorenni entro il 26 maggio, data delle prossime elezioni politiche. Il portavoce della Commissione elettorale, Tuoe Hantsi, ha annunciato che l'organismo si e' dotato di 600 nuove unita' mobili di registrazione che saranno a disposizione delle popolazioni delle zone rurali. Hantsi ha aggiunto che attualmente il corpo elettorale e' composto da oltre un milione di cittadini e che alla prossima competizione parteciperanno 19 partiti politici.

 

Nuovi combattimenti e bombardamenti in Siria (5.4.2012) Euronews

Da Homs ad Anadan fino a Damasco, il cessate-il-fuoco totale in cui spera Kofi Annan appare una mera illusione. Quello che mostrano i video amatoriali diffusi su internet sono altri bombardamenti delle forze governative siriane, e duri scontri con i ribelli che perdurano, invece di affievolirsi. Secondo gli attivisti dell’opposizione si sarebbero addirittura intensificati.

Negli ultimi giorni sarebbero morte altre centinaia di persone in tutto il Paese. Almeno novemila, secondo le Nazioni Unite, quelle che hanno perso la vita dall’inizio della rivolta contro Bashar al Assad. Secondo i ribelli, la nuova strategia dei suoi fedelissimi avrebbe come punto centrale la distruzione sistematica delle case degli attivisti e delle loro famiglie. E anche i cortei funebri si trasformano in manifestazioni anti-regime. Intanto la fuga dalla Siria continua. Ad accogliere il maggior numero di profughi è la Turchia. Sono quasi duemila quelli arrivati negli ultimi due giorni, che portano il numero totale di siriani presenti sul territorio a quasi 21.300.

 

Usa, Pena di morte: il Connecticut verso l’abolizione (5.4.2012) Euronews

Il Connecticut si appresta a diventare il quinto stato nordamericano in cinque anni ad abolire la pena di morte. I senatori hanno dato il via libera allo stop della punizione capitale e ora la parola passa alla Camera. Poiché la controllano i democratici, il voto, atteso la prossima settimana, non dovrebbe riservare sorprese. Il provvedimento prevede la commutazione della pena di morte con l’ergastolo senza condizionale, ma non è retroattivo, e non si applica dunque agli undici uomini attualmente detenuti nel Braccio della Morte, anche se i legali annunciano battaglia.

Complessivamente sono sedici gli stati nordamericani dove la pena di morte non è più in vigore, e gli occhi sono ora puntati sulla California, il prossimo Stato che potrebbe adeguarsi.

 

Birmania: Myanmar, dopo la vittoria di San Suu Kyi gli Usa allentano le sanzioni (5.4.2012) Euronews

Il trionfo elettorale del premio Nobel Aun San Suu Kyi apre la strada alla progressiva cancellazione delle sanzioni contro Myanmar, finora governata da una giunta militare.

Il governo statunitense ha già annunciato la possibilità per gli alti funzionari di Rangoon di ottenere un visto d’entrata negli Usa, e la segretaria di stato Hillary Clinton ha confermato di voler rendere possibili gli investimenti statunitensi in Myanmar, come parte di un più ampio sforzo per modernizzare e riformare tanto l’economia quanto la politica.

Nonostante le apparenze, Washington non intende rimuovere del tutto le sanzioni imposte da tempo al paese asiatico. La possibilità di ottenere un visto di ingresso, infatti, resterà limitata “a funzionari con una mentalità riformista”, e non sarà estesa a tutti i membri del governo.

Anche l’Unione europea punta ad alleggerire le sanzioni, con una decisione che verrà presa il 23 aprile prossimo dal vertice dei ministri degli Esteri dei 27.

 

Togo: consegnato il rapporto sulle violenze commesse in passato nel Paese (4.4.2012) RadioVaticana

Dopo tre anni di lavoro per fare la luce sulle violenze politiche commesse nel paese tra il 1958 e il 2005, la Commissione verità, giustizia e riconciliazione (Cvjr) ha consegnato il suo rapporto finale al capo dello Stato, Faure Gnassingbé. Il documento di 309 pagine, il primo di una serie di quattro che verranno pubblicati nelle prossime settimane, è il frutto di 34 mesi di attività della ‘Cvjr’. Durante questo periodo, 22.415 testimonianze sono state accolte nel corso di 523 audizioni cominciate lo scorso settembre, per lo più pubbliche, tra cui 50 si sono svolte in privato. In tutto - riferisce l'agenzia Misna - la commissione era chiamata a ‘indagare’ su 8.080 denunce registrate dai suoi agenti. “Una parte del processo si conclude oggi, quella relativa alla commissione. Il nostro augurio più vivo è che questo giorno possa segnare una nuova partenza per tutti noi” ha detto il presidente della ‘Cvjr’, mons. Nicodème Barrigah, vescovo di Atakpamé. “In questi mesi abbiamo incontrato e sentito migliaia di vittime, ma la più grande vittima dei nostri conflitti ricorrenti è certamente la fiducia, totalmente persa nei nostri rapporti reciproci” ha sottolineato il presule, aggiungendo che “siamo tutti feriti. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo e di impegnarci in un percorso di riconciliazione”. La prima parte del rapporto contiene 68 raccomandazioni che suggeriscono al governo di adottare un programma di riparazione a favore di tutte le persone rimaste vittime di violenze di carattere politico e di gravi violazioni dei diritti umani. Per la ‘Cvjr’ urge creare un’istanza incaricata di attuare il programma di indennizzo e di procedere alle necessarie riforme istituzionali “tese al rafforzamento dello Stato di diritto”. Il governo dovrebbe anche stilare un ‘Libro bianco’ per elencare i provvedimenti concreti che intende adottare sulla base delle raccomandazioni formulate. Nel ricevere il documento, il presidente, intervenuto a nome dello Stato, ha chiesto “perdono a tutte le vittime e a tutti quelli che hanno sofferto di queste violenze cieche che tanti torti e ferite hanno causato”. La commissione da lui istituita il 29 maggio 2009 è stata soprattutto chiamata a fare luce sulle gravi violenze e contestazioni che hanno contrassegnato il voto del 2005, quando Faure fu eletto dopo la morte del padre, Etienne Gnassingbé, uno dei più longevi capi di Stato africani, rimasto al potere per 38 anni. L’operato della ‘Cvjr’ non è stato esente da critiche da parte di media locali e organizzazioni della società civile che hanno espresso diverse riserve sulla sua efficienza e sul contenuto delle testimonianze raccolte.

 

Togo Opposition Leader Welcomes Truth Commission Report (5.4.2012) Voan

Gilchrist Olympio says it’s time for Togolese to forget their ugly past and focus instead on the future.

Togo’s main opposition leader said the time has come for national reconciliation, with peace finally reigning after decades of political violence.

Gilchrist Olympio, leader of the Union of Forces for Change (UFC) party and son of the country’s ousted first post-independence president, said the country must “look forward” instead of focusing on the past.

“About a year and a half ago,” he said, “we decided to accept the hand of peace which has been extended to us by the president, and people of my party, the Union of Forces for Change, have joined the government. We look forward to working together to rebuilding this poor, shattered country.”

The opposition leader spoke to VOA following the release of the first part of a report by Togo’s Truth, Justice and Reconciliation Commission, charged with investigating political violence between 1958 and 2005.

Upon receiving the report, President Faure Gnassingbe publicly apologized to victims of violence.

Olympio said he welcomed the apology, but that the government will have to show through its actions that the words are genuine.

“Time will tell whether these apologies by the government and the president, in person, are serious or are not serious,” he said.

Several members of Olympio’s party took ministerial positions following the 2010 re-election of President Gnassingbe, who inherited power after the death of his own father, General Gnassingbe Eyadema, who ruled Togo for nearly 40 years.

The rapprochement was extremely controversial among UFC party supporters, and Olympio was temporarily suspended as party leader for negotiating with the president.

Ultimately his party accepted the power-sharing deal.

Olympio said members of his party joining the Faure Gnassingbe government does not mean that he has abandoned his own ambition to be president of Togo.

“Personal ambition has never been an important element in my political career. Yes, if the occasion presents that we should play an important role in our country, I will do so. And in my own small way, I continue to make whatever contribution I can,” Olympio said.

He said he believes President Gnassingbe represents a new class of African leaders.

“I think he’s [part of] a new breed of leaders that’s coming out in Africa. And the old system of having strong men who rule the country seems to be a thing of the past,” he added. “But time will tell.”

 

Usa 2012: Romney proiettato verso l’investitura (5.4.2012) Euronews

Il giro di boa. La vittoria di Mitt Romney in Wisconsin, Maryland e a Washington ha definitivamente proiettato il candidato repubblicano verso l’investitura ufficiale.

Salvo rovesci imprevedibili sarà lui a competere per il controllo della Casa Bianca con il Presidente Barack Obama. E’ un fatto che il miliardario mormone abbia ormai da qualche tempo fatto virare il proprio discorso contro l’amministrazione democratica.

“Ieri è stato probabilmente l’ultimo atto delle primarie repubblicane in tutti i sensi e l’inizio della vera campagna elettorale per le presidenziali. Obama ora apre il fuoco su Romney e Romney risponderà” commenta Mark Rom, della Georgetown University.

L’altro concorrente repubblicano, l’ultrareligioso Rick Santorum, è ben cosciente di essere fuori gioco. Ma ora per lui si tratta di continuare a scalare la parete della popolarità guadagnando peso all’interno del partito, col pensiero già avanti di 4 anni, alla tornata elettorale del 2016.

Barack Obama sa bene che il sentiero della competizione si è ormai ristretto fino a lasciare spazio solo a due persone. La prossima tappa delle primarie è il 24 aprile nella Pennsylvania di Santorum, ma la Casa Bianca pensa già al 6 novembre.

 

Libia, elezioni a rischio per i conflitti tribali (5.4.2012) Euronews

A più di cinque mesi dalla capitolazione del colonnello Gheddafi, in Libia non c‘è ancora pace.

Combattimenti imperversano da giorni nella zona occidentale del Paese, nella regione di Zouara a circa 60 km dalla frontiera tunisina.

Qui si scontrano gruppi armati di diverse tribù locali malgrado la mediazione tentata da Tripoli.

Su versanti opposti, berberi e miliziani arabi delle vicine città di Regdaline e Jamil, che si servono dell’arsenale bellico lasciato in eredità dal vecchio regime e dalla guerra civile. Le tensioni esplose, spia delle tante questioni irrisolte del dopo-Gheddafi, descrivono il difficile cammino verso la nuova Libia. Da lunedì scorso sono più di 20 i morti e decine i feriti. Il generale clima di instabilità seguito allo scoppio dei conflitti tribali potrebbe far rinviare le elezioni dell’Assemblea costituente previste in giugno, ma su questo dovrà esprimersi il Consiglio nazionale di transizione.

 

Mali: l’Mnla dichiara fine operazioni militari (5.4.2012) Euronews

Il Movimento Nazionali per la Liberazione dell’Azawad (Mnla) dichiara la fine delle operazioni militari nel Nord del Mali e fa appello alla comunità internazionale ad evitare ogni tipo di aggressione contro il Paese. L’Mnla è una delle componenti più importanti del movimento di rivendicazione dei popoli tuareg in Mali. In una situazione di caos seguita al golpe del 22 marzo, i tuareg hanno preso il controllo della regione del Sahel. Con una relazione che resta opaca e ambigua rispetto ai militanti islamici radicali di Al-Qaida per il Maghreb Islamico che, in piccola parte, avrebbero combattuto al loro fianco. Il tutto mentre la pressione internazionale aumenta sulla giunta militare guidata dal generale Amadou Sanogo: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una dichiarazione di condanna del colpo di stato. La giunta ha rinviato a data da definire gli stati generali che aveva indetto per oggi.

18:43:43 . 06 Apr 2012
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