Ultimi Commenti

Grazie Elisa. Si tratta di un ...

15.10.09 @ 14:58:14
da Admin


Gironzolavo da queste parti e sono ...

22.04.09 @ 13:12:58
da Renato Fichera


NON AVREI POTUTO SCRIVERE DI MEGLIO...CIAO

26.02.09 @ 15:27:22
da moira


Paolo, ciao e grazie per aver ...

22.02.09 @ 12:19:04
da Admin


Ciao Davide , molto interessante il ...

18.02.09 @ 12:21:11
da Paolo Casalini


Calendario

Agosto 2017
LunMarMerGioVenSabDom
 << < > >>
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

Avviso

Chi c'é online?

Membro: 0
Visitatori: 2

rss Sindicazione

All'interno dell'estero

Altre notizie dal mondo


 

Usa 2012/ Sondaggi: Domani per Romney si profila l'en plein (2.4.2012) Tmn

Al voto in Maryland, Wisconsin e District of Columbia.

Mitt Romney mantiene un netto vantaggio nei sondaggi, alla vigilia delle primarie repubblicane in Maryland e Wisconsin, che assegneranno rispettivamente 37 e 42 delegati. Si voterà anche nel District of Columbia dove, vista la mancata partecipazione di Rick Santorum, è praticamente certa la vittoria dell'ex governatore del Massachusetts. In Maryland, Romney potrebbe addirittura ottenere la maggioranza assoluta dei voti: secondo l'ultima rilevazione di Ppp (Public policy polling), ha il 52% delle preferenze, seguito da Santorum (27%), Newt Gingrich (10%) e Ron Paul (9%). In Wisconsin, il vantaggio è sceso rispetto alla scorsa settimana, quando era in doppia cifra, ma resta consistente: secondo WeAskAmerica, Romney gode del 39% delle preferenze, contro il 31% per Santorum; poi Paul (16%) e Gingrich (15%). Per Ppp, invece, il 43% voterà Romney, il 36% Santorum, l'11% Paul e l'8% Gingrich. Per Romney, dunque, si profila un 98-0 contro gli avversari: i due Stati e il District of Columbia assegnano tutti i delegati al vincitore.

 

Usa 2012/ I repubblicani corteggiano gli elettori ispanici (2.4.2012) Tmn

Per WSJ, segno che partito guarda già a elezioni presidenziali.

Preoccupati che le posizioni sull'immigrazione espresse da alcuni dei candidati repubblicani durante le primarie del partito rischino di allontanare gli elettori ispanici, i parlamentari repubblicani e il favorito alla nomination Mitt Romney stanno cercando di elaborare nuove proposte per corteggiarli.

Stando al Wall Street Journal, diversi senatori repubblicani hanno dato il proprio appoggio a una mozione bipartisan che faciliterebbe l'ottenimento di visti; il senatore della Florida Marco Rubio vuole proporre una versione limitata del DREAM Act, che invece della cittadinanza concederebbe agli immigrati clandestini che volessero iscriversi all'università o arruolarsi nell'esercito uno status legale; mentre la squadra elettorale di Romney sta cercando di elaborare nuove proposte che dimostrerebbero come l'ex governatore del Massachusetts sia a favore dell'immigrazione legale.

Secondo il quotidiano finanziario, questo è un segnale che per i repubblicani le primarie sono già concluse e che è giunto il momento di concentrarsi sulle elezioni presidenziali di novembre. Molti esponenti repubblicani ritengono che se il partito mettesse da parte l'immigrazione, sarebbe il naturale rappresentante della comunità ispanica che spesso ha posizioni conservatrici per quanto riguarda le tematiche sociali e ha a cuore l'imprenditorialità. Nel 2008, gli ispanici rappresentavano il 9% degli elettori. In quell'occasione, John McCain, il candidato repubblicano sconfitto da Obama, si era aggiudicato il 31% dei voti ispanici; George W. Bush aveva invece il 40% dei consensi, quando vinse nel 2004. Lo staff di Romney - che secondo un sondaggio condotto da Fox News a maggio era considerato favorevolmente da appena il 14% degli elettori ispanici mentre secondo un sondaggio del Pew Center condotto a novembre aveva il 23% dei favori - ritiene che l'ex governatore del Massachussets per avere qualche possibilità di battere Obama, debba conquistare almeno il 35% del voto ispanico. In passato Romney si era alienato gli elettori ispanici promettendo di apporre il veto al DREAM Act nel caso fosse stato eletto presidente e lodando una dura legge anti-immigrazione proposta dall'Arizona. Ma molti analisti ritengono che l'ex governatore possa recuperare il terreno perso scegliendo un vice presidente di origine ispaniche. E sottolineano come nel corso della sua presidenza, e in particolare a causa della sua politica dei rimpatri forzosi dei clandestini, Barack Obama abbia perso consensi fra gli elettori ispanici che in questa elezioni passeranno da 9,7 milioni (nel 2008) a 12,2 milioni.

 

Usa: B.Clinton, Hillary decide se correre 2016 (2.4.2012) Ansa

Saro' felice se lo fara', ma scelta spetta a lei,

''Saro' felice se Hillary cambiera' idea e decidera' di correre per la presidenza nel 2016. Ma la scelta spetta interamente a lei''. Davanti alle telecamere della trasmissione 'Good Morning America' della rete televisiva Abc, l'ex presidente Usa Bill Clinton ha parlato della possibilita' che la moglie si ricandidi per la Casa Bianca. ''E' sincera quando dice che al termine del suo attuale incarico come Segretario di Stato non intende tornare in politica'', ha spiegato Bill.

 

Cina, Bo Xilai, arresto eccellente (2.4.2012) Ansa

Uno degli uomini piu' ricchi del paese fermato il 15 marzo.

Uno degli uomini piu' ricchi di Cina, l'imprenditore Xu Ming, presidente della Dalian Shide, una industria nel ramo dei prodotti petrolchimici di Dalian, nella provincia del Liaoning, e' stato arrestato per reati di natura economica e soprattutto per presunte connessioni con Bo Xilai, l'ex leader del partito di Chongqing silurato solo poche settimane fa per il suo coinvolgimento in una complessa vicenda politica dai contorni tuttora poco chiari. L'arresto sarebbe avvenuto il 15 marzo.

 

Usa 2012/ Santorum paragona Romney a Obama in uno spot (2.4.2012) Tmn

Sarà trasmesso in Wiscounsin e Pennsylvania, prossimi ai voti.

Ha eliminato migliaia di posti di lavoro, appoggiato la riforma sanitaria, alzato le tasse di oltre 700 milioni di dollari e supportato i salvataggi di Wall Street: non si tratta di Barack Obama, ma del candidato repubblicano Mitt Romney. E' l'ultimo spot televisivo realizzato da Rick Santorum per gettare fango sul front runner nella corsa alla Casa Bianca. Il messaggio elettorale sarà trasmesso in Wisconsin, dove gli elettori sono chiamati a votare domani per le primarie repubblicane, e in Pennsylvania, dove si voterà il 24 aprile.

 

Usa: Obama, fiducia corte suprema su sanita' (2.4.2012) Ansa

Rovesciamento sarebbe senza precedenti.

Il presidente americano, Barack Obama, si dice fiducioso sull'esame della riforma sanitaria da parte della Corte Suprema.'''Ho fiducia che sosterranno la legge'' afferma Obama, sottolineando che un eventuale ''rovesciamento della legge sarebbe senza precedenti'' un atto di ''attivismo giudiziario''.

 

Francia/ Dimessa da ospedale candidata ecologista Eva Joly (2.4.2012) Tmn

Era stata ricoverata per una brutta caduta in un cinema.

La candidata verde alle elezioni presidenziali francesi, Eva Joly, è uscita nel tardo pomeriggio dall'ospedale dove era stata ricoverata la notte precedente dopo avere perso conoscenza a seguito di una caduta in una sala cinematografica. Lo ha annunciato il suo entourage.

"E' uscita dall'ospedale poco dopo le 18.30", ha affermato il direttore della sua campagna, Stephane Sitbon-Gomez. "Ha finito tutti gli esami" e tornerà nella sua abitazione nel quartiere di Montparnasse, aveva indicato in precedenza. La candidata ecologista ha riportato vari ematomi superficiali al volto, hanno indicato fonti sanitarie. Joly "è stata in cura nel reparto malattie cardiovascolari dell'ospedale Cochin questa mattina alle 2.30 al seguito di una caduta con trauma facciale e breve perdita di conoscenza", hanno precisato le fonti, "Sono presenti molti ematomi superficiali del viso e della palpebra destra". La caduta sembra non sia stata causata da un problema cardiaco. "Le indagini cardiovascolari sono state negative", è stato precisato.

 

Siria, Annan: Assad ha detto sì (28.3.2012) Il Manifesto

L'inviato Onu-Lega araba afferma che Damasco ha accolto il suo piano in 6 punti Il piano prevede la fine immediata delle violenze ma non la rimozione del leader siriano. Reggerà?

Un «importante passo iniziale» verso la fine della crisi siriana? Ieri dalla Cina, dove è in visita, l'inviato speciale dell'Onu e della Lega araba Kofi Annan non ha mancato di esprimere il suo apprezzamento per la decisione di Damasco di accettare il suo piano in sei punti, volto ad impedire che la Siria precipiti nel baratro della guerra civile. «Ora la chiave sta nella sua applicazione» che, ha aggiunto Annan, «potrebbe portare alla fine delle violenze e degli spargimenti di sangue e permettere di portare aiuto alle vittime e creare un ambiente favorevole ad un dialogo politico che rispecchi le aspirazioni del popolo siriano». E' difficile valutare quanto l'inviato speciale dell'Onu creda nelle possibilità di attuazione del suo piano. Sa bene che dovrà ottenere sul terreno la piena collaborazione non solo del regime di Bashar Assad - ieri il presidente siriano si è fatto riprendere dalle telecamere della tv di stato a Baba Amr, l'ex roccaforte dei «disertori» a Homs espugnata dalle truppe governative - ma anche quella del Consiglio nazionale siriano (Cns), il principale (ma non l'unico) gruppo dell'opposizione, appoggiato dai paesi occidentali, dalla Turchia e dai paesi che da mesi guidano la battaglia contro Assad alla Lega araba: Qatar e Arabia saudita.

Il piano di Annan, approvato dal Consiglio di sicurezza dell' Onu, prevede il ritiro delle truppe siriane e delle armi pesanti dai centri abitati e una tregua di due ore al giorno in tutti i luoghi dove sono in corso combattimenti tra reparti regolari e disertori per permettere l'arrivo di aiuti umanitari. Insiste inoltre sulla liberazione di tutte le persone arrestate nell'ultimo anno, sulla garanzia delle libertà individuali e politiche e prevede l'apertura del paese ai giornalisti. Non menziona le dimissioni di Assad. Un punto sul quale è stata perentoria, anche ieri, la Russia che assieme alla Cina ha bloccato la risoluzione dell'Onu proposta dagli Usa e dagli alleati arabi che chiedeva la rinuncia immediata al potere per il presidente siriano. «La Russia - ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Alexander Lukashevich - sostiene sin dall'inizio che una politica del genere sarebbe stata assolutamente dannosa. Non può condurre all'inizio del dialogo tra le fazioni in lotta». Secondo il portavoce russo, lo stesso Kofi Annan avrebbe «detto e sottolineato come debbano essere entrambe le parti a venirsi incontro». Da parte sua, qualche ora prima, il presidente russo Dimitri Medvedev aveva definito «una posizione miope» quella di chi pensa che «la deposizione di Assad significhi la fine di tutti i problemi». Mosca, come la Cina, non andrà alla seconda riunione degli «Amici della Siria» (le opposizioni e i loro sponsor internazionali) prevista domenica prossima a Istanbul. Un primo incontro preparatorio in Turchia si è già svolto ieri su inizitiva del Cns.

Assad non poteva ottenere di più dalla diplomazia russa e non ha potuto dire di no al piano di Kofi Annan che, al momento, appare la sola possibilità, per quanto remota, per l'avvio di quelle riforme che lo stesso presidente siriano, tra lo scetticismo di molti nel suo paese e all'estero, sostiene di voler attuare.

Altro punto centrale è la posizione delle opposizioni siriane e dei paesi che puntano sulla caduta immediata del regime di Damasco per ridefinire gli equilibri regionali. Il Cns ha espresso sostegno al piano di Annan ma non rinuncia all'uscita di scena immediata di Assad. «Una transizione pacifica significa che il regime deve cambiare e ciò non può avvenire senza la rimozione del capo dello stato», ha detto ieri Basma Kodmani, portavoce del Cns. E se Washington per ora pare non boicottare l'iniziativa di Annan, a Doha e Riyadh certo non è piaciuta una soluzione che non spezza l'allenza tra la Siria e l'Iran.

Intanto le violenze non cessano. Secondo l'inviato Onu in Medio Oriente, Robert Serry, le vittime civili sarebbero più di 9.000. Residenti di Al-Qaa, in Libano, ieri hanno denunciato uno sconfinamento di truppe siriane. La rappresentate Onu per i bambini e i conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, ha riferito di aver ricevuto informazioni sull' utilizzo di bambini-soldati da parte dei disertori anti-Assad.

 

Siria/ Osservatori Osdh: 34 vittime in violenze odierne – punto (2.4.2012) Tmn

Incendiate e saccheggiate case oppositori e soldati disertori.

Almeno 34 persone, compresi sedici civili, sono state uccise oggi dalla forze di sicurezza siriane che hanno stretto la morsa sui dissidenti: le roccaforti dei ribelli, hanno riferito gli osservatori, sono state bombardate e ci sono stati scontri con i ribelli vicino alla frontiera turca.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) ha inoltre accusato l'esercito di aver incendiato e saccheggiato le case dei ribelli nel Paese, in una campagna intenzionale che potrebbe essere accostata a un crimine contro l'umanità. "Due civili e cinque ribelli sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco e schegge in un'offensiva lanciata questa mattina nel villaggio di Hass", nella provincia di Idlib, ha riferito l'Osdh, che ha sede in Gran Bretagna. Le truppe hanno dato alle fiamme le case dei residenti scappati e ne hanno arrestati decine, ha aggiunto.

"Abbiamo accertato casi di abitazioni incendiate appartenenti ai militanti, o soldati che avevano disertato, a Daraa, Homs e nelle province di Idlib e Hama", ha denunciato Rami Abdel Rahman, che guida il gruppo di osservatori. Questa politica "deliberata è stata applicata quotidianamente per più di tre mesi", ha aggiunto. Le truppe governative hanno inoltre attuato furti e saccheggi come "sorta di punizioni collettive, che potrebbero essere equiparate a crimini contro l'umanità".

 

Nigeria/ Responsabile servizi segreti ucciso in agguato (2.4.2012) Tmn

Killer hanno fatto irruzione nel salone dove si tagliava capelli.

Un responsabile dei servizi segreti nigeriani è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Maiduguri, nel nordest del Paese, da uomini armati che hanno fatto irruzione nel salone dove si stava tagliando i capelli. Lo hanno indicato testimoni oculari. Abitanti del quartiere hanno segnalato che due uomini armati hanno fatto irruzione nel salone e hanno sparato contro di lui, prima di prendere la fuga. "Sì, è stato ucciso ed è tutto quello che posso dirvi per il momento ", ha dichiarato da parte sua al telefono il direttore dei servizi di intelligence di Maiduguri, Ahmed Abdulhamid, senza altri dettagli. Fonti dei servizi segreti hanno segnalato che il responsabile ucciso faceva parte del reparto militare speciale incaricato di combattere la guerriglia del gruppo islamista Boko Haram.

 

Libia: Scontri, morti milizie fai da te. Abdel Jalil scorato (28.3.2012) Il Manifesto

Le spine della «nuova Libia»: scontri sanguinosi fra tribù e milizie, irruzioni a colpi di kalashnikov negli hotel, aeroporti e confini abbandonati a se stessi (o a chi se ne fa carico), «pallottole vaganti» che vanno a colpire un carabiniere di guardia all'ambasciata italiana di Tripoli... E il leader del Cnt Mustafa Abdel Jalil che riconosce che il suo Consiglio nazionale transitorio non controlla praticamente nulla e che il paese è allo sbando. Mentre gli sponsor della «guerra umanitaria» di liberazione improvvisamente sembrano ammutoliti e svaniti nel nulla (almeno quelli occidentali, perché Qatar e Arabia saudita continuano a essere presentissimi).

Qualche giorno fa è scoppiata una (l'ennesima) battaglia a Sebha, città nel deserto a 650 km da Tripoli e una delle roccaforti del gheddafismo a cadere per ultime, dove gli scontri fra miliazini della tribù Tabu e della tribù Abu Seif hanno provocato una ventina di morti a colpi di mitra e perfino di missili nelle strade centrali della città. Forze «governative» assenti. Assenti anche sui confini orientali, con l'Egitto, dove in assenza di forze «governative di frontiera», dei frustrati «residenti» si sono fatti carico del controllo (si fa per dire) dei passaggi verso e dall'Egitto, chiudendoli nella giornata di domenica, visto che pare di lì passi ogni tipo «di droghe e di armi». Sempre domenica i miliziani berberi venuti da Zintan, sulle montagne occidentali, hanno lasciato il controllo dell'aeroporto internazionale di Tripoli, che avevano «occupato» al momento della loro offensiva finale sulla capitale in agosto, non tanto per ottemperare all'appelo (dire «ordine» sarebbe esagerato)m rivolto dal Cnt alle milizie di lasciare le postazioni occupate e di tornarsene ai luoghi di origine, quanto perché stanchi di lavorare gratis in assenza di una «forza di polizia» o di un «esercito nazionale». Basta? No. Notte di terrore fra sabato e domenica all'hotel Rixos di Tripoli (quello dove era stata piazzata la stampa internazionale durante la guerra civile), quando miliziani armati sempre della temibile brigata al Zintan hanno fatto irruzione sparando (al soffitto) colpi di kalashnikov e sequetrando per qualche ora il personale dell'albergo... in segno di protesta contro la cacciata di un loro uomo ospitato nell'hotel per non aver pagato il conto. Ancora sabato un «proiettile vagante» finito «accidentalmente» (versione ufficiale) all'interno dell'ambasciata italiana di Tripoli, ha ferito «lievemente» un appuntato dei carabinieri.

Lunedì scorso il leader del Cnt Abdel Jalil ha dovuto riconoscere che il suo «governo» ha fallito nell'obiettivo di restaurare la stabilità e di imporre la sua autorità non solo nel paese ma anche solo nella capitale. «Non sono soddisfatto dalla performance del governo e del Cnt», ha detto l'ex-ministro della giustizia di Gheddafi annunciando (sperando) che i «ministri incompetenti» saranno licenziati dopo le elezioni di giugno per una assemblea costituente, senza però specificare come. Abdel Jalil era corso a Bengasi per «discutere» le recenti mosse dei leader orientali di proclamare uno stato «semi-autonomo» (propri parlamento, polizia, tribunali) chiamato Barqa, il nome arabo della Cirenaica.

 

Usa 2012/ Bill Clinton: Obama rieletto, Hillary sarà presidente? (3.4.2012) Tmn

Segr. Stato ha sempre negato, per marito potrebbe cambiare idea.

Hillary Clinton potrebbe in futuro correre per diventare presidente degli Stati Uniti. A dirlo è stato il marito, Bill Clinton, in un'intervista televisiva, nonostante l'attuale segretario di Stato abbia più volte ripetuto che non presenterà mai più la sua candidatura alla Casa Bianca, dopo aver perso contro Barack Obama quattro anni fa. "Credo che sia assolutamente onesta quando dice che non rientrerà in politica (finito l'incarico, ndr). Se tornerà a casa e porteremo avanti la nostra fondazione per il resto della nostra vita, sarò felice. Se cambierà idea e deciderà di correre (per la presidenza, ndr), sarò felice" ha dichiarato l'ex presidente durante 'Good Morning America', programma in onda sulla Abc. Bill Clinton ha dichiarato che la moglie pensa "di tornare a casa e rilassarsi", esaurito l'incarico nell'amministrazione Obama, che sarà - secondo quanto da lei ripetuto più volte - l'ultimo della sua carriera politica. A proposito delle prossime elezioni di novembre, Bill Clinton ha le idee più chiare: Obama "vincerà facilmente". Nelle prossime settimane, il 42esimo presidente degli Stati Uniti parteciperà a una serie di eventi a Los Angeles e New York insieme a Obama, per raccogliere fondi per la sua rielezione.

 

Usa: Obama, la minaccia della sanità (29.3.2012) Il Manifesto

A essere più temuti da Barack Obama non sono Mitt Romney o Rick Santorum o qualunque altro candidato la Convention repubblicana di Tampa vorrà opporgli ad agosto. A minacciare davvero a novembre la rielezione del presidente degli Stati uniti sono i nove giudici della Corte suprema (cioè Costituzionale). Questa minaccia aleggiava pesante nelle sedute in cui la Corte ha ascoltato avversari e fautori della riforma dell'assistenza sanitaria (Health Care) per deciderne la costituzionalità o meno. In realtà in giudicato c'è solo un punto, ma decisivo, della riforma, quello che rende obbligatoria la copertura di un'assicurazione malattia per ogni cittadino.

Se i Justices (come si dice qui) dovessero - come sembra probabile - decidere per l'incostituzionalità, per Obama sarebbe uno smacco umiliante, forse irreparabile: tre anni fa si era speso tutto il suo capitale politico, aveva provocato l'ondata repubblicana nelle elezioni di metà mandato (a novembre 2010), aveva di fatto suscitato la nascita di una nuova forza politica di destra, il Tea party, e tutto questo per niente, perché la legge sarà tutta da rifare e rivotare: eventualità quasi impossibile vista la maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti.

Il peggio è che questa spada di Damocle è destinata a pendere a lungo sulla testa di Obama e a cadere solo a poco più di 100 giorni dal giorno delle elezioni. Infatti ora le udienze della Corte sono finite e tutte le campagne elettorali (presidenziali, parlamentari e per i governatori) restano appese a una sentenza che si farà attendere per più di due mesi: è prevista solo per giugno.

Di fatto, le propensioni dei Justices erano trasparenti fin dal giorno in cui avevano deciso di accettare di discutere la legge e avevano messo la discussione in un calendario così ravvicinato alla scadenza elettorale: non potevano non avere valutato il peso abnorme che avrebbero esercitato.

La riforma sanitaria è solo l'ultimo caso in cui si manifesta l'inaudito potere detenuto dalla Corte suprema, un potere che per lunghi anni è stato usato dalla sinistra Usa per far progredire le cause progressiste e che ora le si rivolta contro. Non va dimenticato infatti che per lungo tempo sono state le sentenze della Corte (a volte al posto o in sostituzione di leggi votate dal parlamento) a scandire il ritmo delle conquiste civili statunitensi: così la senteza Shelley versus Kraemer (1948) dichiarò incostituzionali le clausole di vendita degli immobili che vietavano di cedere il fabbricato ad acquirenti di razza diversa; Brown v. Board of Education (1954) permise la desegregazione delle scuole; Gideon v. Wainwright (1963) riconobbe il diritto a un avvocato per ogni accusato; Heart of Atlanta v. United States (1964) impose a ogni attività commerciale interstatale di osservare le leggi antisegregazione; Loving v. Virginia (1967) dichiarò anticostituzionali le leggi dei singoli stati che proibivano matrimoni interrazziali (si era dovuto aspettare fino ad allora!); e infine la più combattuta di tutte, Roe v. Wade (1973) sancì il diritto delle donne all'aborto come parte del diritto alla privacy.

In pratica per più di 20 anni la sinistra parlamentare Usa delegò ai movimenti extraparlamentari (dei neri, delle donne, contro la guerra) e alla Corte suprema l'affermazione dei propri principi.

E qui interviene il meccanismo con cui è formata questa augusta assise: i Justices sono infatti nominati a vita dal presidente e confermati dal Senato. Grazie alla nomina a vita dei suoi membri l'orientamento politico della Corte sopravvive a lungo a quello dei poteri politici che l'hanno nominata. Così i giudici liberal continuarono a siedere a lungo anche nell'era di Ronald Reagan e George Bush padre, che poterono nominare i propri uomini solo mano a mano che la vecchia guardia moriva o si dimetteva: ma di solito i giudici, tranne poche eccezioni (più spesso a sinistra) resistono in carica fino all'ultimo rantolo. Negli ultimi anni si sono dimessi i giudici progressisti Sandra 'O Connor (la prima Justice donna della storia Usa) e John Stevens.

Ma ora ad avere la maggioranza sono i giudici di estrema destra nominati da Reagan e Bush padre e figlio: e nella Corte - come nella politica partitica - i giudici di destra sono più di destra di quanto i giudici di sinistra siano di sinistra. Per di più, per premunirsi da futuri capovolgimenti, i presidenti tendono a nominare giudici sempre più giovani: l'età media in cui sono stati nominati i nove Justices dell'attuale Corte è di meno di 51 anni

Così oggi la Corte è in mano a una guardia pretoriana di estrema destra: il Chief Justice è John Roberts (57 anni, giudice da 7) nominato da Bush jr., ma le vere anime dannate sono l'italoamericano Antonin Scalia, (76 anni, giudice da 23) catttolico tradizionalista che assiste solo a messe Tridentine che nel 2001 guidò il golpe costituzionale che scippò la presidenza ad Al Gore; il giudice Clarence Thomas (63 anni, giudice da 21: fu nominato all'età di soli 43 anni!) la cui nomina suscitò nel 1991 tante polemiche per le accuse di molestie sessuali all'avvocatessa Anita Hill; e Samuel Alito (61 anni, giudice da 6) nominato da Bush figlio. Questi quattro giudici, insieme and Anthony Kennedy (75 anni, giudice da 24) nominato da Reagan, formano un'indefettibile maggioranza repubblica di 5 a 4.

È con una maggioranza spaccata 5 a 4 che nel gennaio 2010 la Corte pronunciò la sentenza Citizens United v. Federal Election Commission che consente ai Comitati di azione politica (Pac) di ricevere illimitati finanziamenti da gruppi privati che non sono tenuti a rivelare la propria identità. In pratica la Corte permette alle grandi corporations di versare di nascosto fiumi di denaro ai propri candidati. E poi la chiamano garante della costituzione! È evidente che con giudici simili la riforma sanitaria di Obama appare segnata.

 

Francia 2012: sondaggio,Sarkozy in testa (3.4.2012) Ansa

In eventuale ballottaggio vittoria a Hollande.

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, si conferma in testa al primo turno delle elezioni per l'Eliseo, con il 29,5% (+2 punti), davanti al socialista Francois Hollande (27,5%, -0,5), secondo un sondaggio Ipsos pubblicato da France Televisions, Radio France e Le Monde. In base allo stesso sondaggio, il candidato socialista sarebbe eletto al ballottaggio con il 55% (+1) dei voti, rispetto al 45% (-1) di Sarkozy.

 

GRECIA, SCIOPERANO GLI OSPEDALI (29.3.2012) Il Manifesto

Oggi gli ospedali pubblici e i centri sanitari di tutta la Grecia funzioneranno soltanto con il personale d'emergenza a causa dell'astensione dal lavoro di quattro ore (dalle 11:30 alle 15:30) dei medici e dei lavoratori del settore che aderiscono ad una mobilitazione indetta dall'Adedy, uno dei due maggiori sindacati del paese cui aderiscono i lavoratori del settore pubblico. «La politica seguita dal governo nel settore della salute pubblica - si legge in un comunicato dell'Adedy - porta alla distruzione non soltanto dei servizi sanitari di pronto intervento, ma anche degli ospedali, con conseguenze catastrofiche nella qualità dei servizi offerti ai cittadini». A mezzogiorno è in programma un raduno dei lavoratori del settore in piazza Mavilli, ad Atene.

 

Spagna: Lo sciopero per tutti (29.3.2012) Il Manifesto

«Introdurre la flessibilità per evitare i licenziamenti»: in questi termini la ministra spagnola dell'impiego Fátima Báñez spiegava, ieri in Parlamento, il senso della cosiddetta «riforma» del mercato del lavoro, contro la quale le confederazioni sindacali Comisiones Obreras (CcOo) e Unión General de Trabajadores (Ugt) hanno indetto per oggi lo sciopero generale. Gli argomenti del Governo di Madrid non sono certo una novità: serve dare mano libera all'impresa, altrimenti addio posti di lavoro. In un Paese con circa il 23% di disoccupazione (che sfiora il 50% fra i giovani), in piena crisi dopo l'esplosione della bolla immobiliare su cui si fondava lo «sviluppo» dell'epoca di José Maria Aznar e del primo Zapatero, sono tesi che potrebbero rischiare di far presa sulla popolazione. L'esito della mobilitazione di oggi dirà se è così, oppure se troveranno conferma i segnali giunti dalle elezioni regionali di domenica scorsa in Andalusia e nelle Asturie, che hanno visto il Partido popular (Pp) uscire malconcio: in entrambe le Comunità autonome, infatti, si dovrebbero formare giunte di sinistra.

I segretari generali dei sindacati, Ignacio Fernández Toxo (CcOo) e Cándido Méndez (Ugt), che hanno avuto solo venti giorni per preparare lo sciopero, si dicono fiduciosi sulla riuscita della mobilitazione: in un'intervista a El País pubblicata ieri, affermavano di credere in una partecipazione molto ampia, soprattutto nei settori dell'industria, della costruzione, dei trasporti e della pubblica amministrazione. Nella giornata odierna sono previste oltre cento manifestazioni: le più importanti si svolgono alle 18 a Madrid, Barcellona e Valencia. Ai cortei hanno annunciato la loro presenza delegazioni di Izquierda Unida e del Partito socialista, oltre a organizzazioni e collettivi studenteschi, indignados del movimento 15-M, e decine di gruppi della «società civile» come, ad esempio, il forum in difesa dell'acqua pubblica della Comunidad di Madrid, impegnato in una dura battaglia contro la privatizzazione dell'acquedotto voluta dalla Presidente regionale Esperanza Aguirre (Pp). Nei Paesi Baschi e in Galizia indicono lo sciopero, oltre a CcOo e Ugt, anche le confederazioni di orientamento nazionalista, forti in quelle regioni.

Nella piattaforma della giornata di lotta non ci sono solo le norme che rendono i licenziamenti più facili e meno costosi per le imprese, ma compare anche la denuncia dell'insostenibilità della politica di «austerità». Domani il Consiglio dei ministri varerà la legge finanziaria, che si annuncia molto dura: non è un mistero per nessuno. Per rispettare i parametri europei, infatti, la Spagna dovrebbe risparmiare circa 60 miliardi di euro in due anni, se vuole ridurre il rapporto deficit\Pil dall'8,5% attuale al fatidico 3% nel 2013. Ciò significa tagli che metteranno in ginocchio il Paese, colpendo dalla sanità alla ricerca scientifica, dalla scuola ai servizi per anziani non autosufficienti: se ne è già avuto ben più di un assaggio con le prime misure d'urgenza assunte a fine dicembre. Obiettivo della mobilitazione di oggi, spiegano CcOo e Ugt, è ottenere dal governo l'apertura di un vero negoziato sull'insieme della politica economica e sociale. La reforma laboral è in discussione in Parlamento e, volendo, ci sarebbero margini per introdurre modifiche. Ma l'esecutivo non appare esattamente aperto al dialogo: nella serata di ieri, il ministro dell'economia Luis de Guindos (ex direttore di Lehman Brothers) ha messo in chiaro che la norma «non cambierà di una virgola», quale che sia l'esito dello sciopero.

 

Germania/ Successo Pirati nel paese: partito "hacker" al 12% (3.4.2012) Tmn

E' il partito dei delusi, ruba voti ai partiti maggiori.

Il successo del "Piraten Partei" si afferma sempre più a livello nazionale: dopo essere entrati nel Parlamento regionale di Berlino e del Saarland, il partito degli "hacker" tedeschi ha ottenuto un 12% di consensi in tutto il paese, secondo l'ultimo sondaggio Forsa per Stern e Rtl, il valore più alto dalla loro creazione nel 2006. I "novellini" della politica tedesca hanno guadagnato così 5 punti in confronto alla settimana scorsa e sono la quarta forza politica del paese, dopo i grandi partiti popolari, l'Unione Cdu-Csu di Angela Merkel, la Spd e i Verdi, che hanno perso un punto e si attestano al 13% delle preferenze virtuali. I "Pirati" rubano voti agli altri partiti e portano alle urne - come nel piccolo Saarland il 25 marzo scorso dove hanno ottenuto un buon 7,4% - soprattutto chi è insoddisfatto con l'establishment politico attuale. A settembre sono entrati nel Parlamento della città-Stato di Berlino grazie a un folgorante 8,9% di consensi. Gli altri partiti, secondo il sondaggio Forsa, hanno perso un po' di terreno: l'Unione della cancelliera e la Spd calano di un punto percentuale ciascuno e scendono rispettivamente al 35% e al 25% dei consensi, la Fdp (meno 1) registra un 3% e la Linke resta immutata al 9%. I liberal democratici stanno risalendo, grazie al loro rifiuto di stanziare degli aiuti statali per i dipendenti della catena di drogherie Schlecker, che a gennaio ha dichiarato lo stato d'insolvenza.

 

Usa: Obama rischia la salute (29.3.2012) Il Manifesto

La riforma della Sanità è appesa a un filo, l'ultima parola alla Corte suprema Ventisei stati avevano presentato ricorso contro l'obbligo di acquistare la copertura sanitaria.

La riforma sanitaria del presidente americano Barack Obama sta dividendo il paese e sembra ora appesa a un filo. Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti si è riunita per il terzo e ultimo giorno di udienza e la sentenza, attesa per giugno, potrebbe avere un peso notevole sulle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Ad essere in discussione è l'individual mandate, la parte più controversa della riforma approvata nel marzo 2010, che obbligherebbe tutti i cittadini americani ad acquistare una copertura sanitaria entro il 2014 o a pagare una multa in caso contrario. Ventisei stati avevano presentato ricorso contro la riforma, definendo questa imposizione un abuso di potere del Congresso. L'amministrazione Obama si è invece sempre difesa sostenendo che il Congresso ha il compito di regolare il commercio interstatale ed è responsabile per i problemi economici su scala nazionale. La decisione dei giudici della Corte Suprema, che nei prossimi mesi si scambieranno pareri, e il dibattito politico ruotano proprio attorno ai limiti del governo federale. L'amministrazione Obama è accusata di socialismo di stampo europeo dai suoi detrattori in tutto il paese. Dall'altro lato, i democratici ritengono necessaria una riforma sanitaria che permetta a tutti i cittadini di avere una copertura medica, si parla di decine di milioni di persone scoperte, ma fra loro alcuni accusano il presidente di una riforma troppo moderata e distante da una sanità accessibile e gratuita per tutti. Per quanto, come scrive il New York Times, sembra che la riforma di Obama sia in serio pericolo e una sconfitta per 5 voti a 4 altamente probabile. La Corte sembrerebbe infatti incline a giudicare incostituzionale l'individual mandate aprendo un secondo dibattito sul resto della legge: può la riforma sopravvivere se la sezione chiave fosse incostituzionale? I giudici della Corte Samuel Alito, nominato da George W. Bush, e Antonin Scalia, nominato da Ronald Reagan, sono profondamente contrari all'Obamacare e ritengono che tutta la riforma debba essere abrogata. Favorevoli sono invece i quattro giudici di aerea democratica, Ruth Ginsburg e Stephen Breyer, nominati da Bill Clinton, e Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, nominate da Obama, mentre in bilico sono i due giudici conservatori che si sono a volte espressi con i democratici, il presidente della Corte John Roberts, nominato da George W. Bush, e Anthony Kennedy, nominato da Reagan. A loro si affidano le ultime speranze di Obama di salvare una riforma che è stata nel 2008 la sua principale promessa elettorale, ma le indicazioni degli ultimi giorni sembrerebbero lasciare poche speranze al presidente. «Costringere gli americani ad acquistare l'assicurazione sanitaria aprirebbe la porta ad altre richieste intrusive da parte del governo federale», ha spiegato il presidente Roberts, «come costringere la gente ad acquistare cellulari o diventare soci di una palestra». Lo scorso anno una corte d'appello di Atlanta, in Georgia, aveva giudicato incostituzionale l'individual mandate ma aveva difeso il resto della riforma. Sia l'amministrazione Obama che i 26 stati che hanno presentato ricorso non sono però d'accordo con questa sentenza. Edwin Kneedler, avvocato dell'amministrazione, ha una posizione intermedia. Se l'individual mandate fosse bocciato, dovrebbero essere abrogate anche altre due parti: quella che proibisce alle compagnie assicurative di negare le polizze a chi ne fa richiesta e quella che proibisce loro di prendere in considerazione le condizioni mediche preesistenti dei richiedenti. Durante l'ultimo giorno di udienza il dibattito è stato molto intenso e soprattutto Kennedy è apparso estremamente interessato alla questione. Non sembra tuttavia che la Corte abbia già raggiunto un'intesa sulla maggiore ristrutturazione della sanità degli ultimi 50 anni e Obama può ancora sperare di salvare questa riforma su cui ha puntato molto. Una sconfitta, oltretutto, potrebbe pagarla cara a novembre.

 

Israele: Primarie di Kadima, Livni perde il comando (29.3.2012) Il Manifesto

La «Golda Meir Bionda» è stata sconfitta. Tzipi Livni, ex ministro degli esteri e, in gioventù, agente del Mossad, martedì notte ha perduto la leadership del partito di opposizione Kadima per merito delle primarie croce e delizia anche del Pd italiano. Astro della politica israeliana appena qualche anno fa, amata (anche troppo) dai governi occidentali, Livni si è rivelata una effimera figura di transizione e ora medita il ritiro dalla vita pubblica. È stato pieno il successo del suo rivale, Shaul Mofaz, l'ennesimo ex capo di stato maggiore delle forze armate che sale ai vertici della politica israeliana. Il 62% dei votanti (45% dei 95mila iscritti) si è schierato con lui. Un risultato scritto da tempo. Livni durante la sua leadership non ha mai svolto una convincente opposizione contro il rivale Netanyahu con il quale aveva rifiutato di allearsi dopo le elezioni del 2009 suscitando (vane) speranze tra i progressisti israeliani. È stata spesso accusata di non aver saputo elaborare proposte convincenti ai principali problemi di politica interna ed estera, mostrando debolezza e incapacità.

Kadima, inventato dall'ex premier Ariel Sharon per essere un partito al potere, passato all'opposizione senza una linea precisa, ha visto sgretolarsi la sua base di consenso che pure tre anni fa era molto ampia e ora rischia di dimezzare i seggi alla Knesset nelle elezioni del prossimo anno. I sondaggi lo danno in forte calo di fronte alla destra di governo di Benyamin Netanyahu . Mofaz tenterà il rilancio del partito attaccando frontalmente Netanyahu sulla politica economica e sociale del governo e scegliendo la linea dura in politica estera, simile a quella della destra. Ebreo di origine iraniana, Shaul Mofaz, come capo dell'opposizione sarà certamente consultato da Netanyahu se il premier, come molti credono, lancerà nei prossimi mesi un attacco aereo contro le centrali nucleari del suo ex paese.

 

Egitto: Le mani degli islamisti sulla Costituente Poi forse il presidente (29.3.2012) Il Manifesto

Chi in Egitto sognava una Assemblea Costituente rappresentativa di tutti i cittadini, estranea agli interessi dei partiti, è rimasto a dir poco deluso. La fame, si sa, vien mangiando e le formazioni islamiste, legittime vincitrici delle elezioni legislative, non hanno saputo, o meglio non hanno voluto, resistere alla tentazione di garantirsi il controllo dell'organo che dovrà scrivere la nuova Costituzione. Ieri Saad al-Katatni, speaker del parlamento e segretario generale di Giustizia e Libertà, il partito dei Fratelli musulmani, è stato eletto presidente della Costituente. Nei giorni scorsi gli islamisti - Fratelli musulmani e salafiti - si erano assicurati la maggioranza anche dell'assemblea incaricata di scrivere la carta costituzionale, composta da 50 membri fra deputati e senatori e da altre 50 personalità del mondo culturale, economico e sindacale.

Nel mirino dei Fratelli musulmani ora c'è la presidenza della repubblica. La confraternita che un anno fa aveva comunicato di non voler presentare un proprio candidato, qualche giorno fa ha fatto sapere che «sta prendendo in considerazione» la possibilità di partecipare con uno dei suoi esponenti alla corsa, prevista a maggio, per la carica più alta dello Stato. La decisione finale dipenderà dall'orientamento prevalente nella Costituente riguardo i poteri del presidente. Se al capo dello stato verranno assegnate prerogative meno importanti rispetto a quelle attuali, allora gli islamisti potrebbero passare la mano. Se, al contrario, il futuro presidente avrà poteri reali, in grado di bilanciare quelli del parlamento e del governo, i Fratelli musulmani, sostenuti dai salafiti, sceglieranno di partecipare al voto. Per impedire che un presidente laico possa poi ostacolare la reislamizzazione della società e delle leggi.

Un progetto fin troppo chiaro e non sorprende l'assenza ieri alla prima riunione della Costituente di circa un quarto dei componenti per protesta sulla predominanza islamista. Centinaia di egiziani, tra i quali avvocati e giudici, hanno partecipato ieri a una marcia di protesta fino alla sede del Parlamento. «Tutti i nostri deputati si sono ritirati», ha annunciato il noto imprenditore copto Naguib Sawiris, fondatore del Partito degli Egiziani liberi, il partito liberale più rappresentato in Parlamento, esprimendosi a nome di una coalizione di partiti della sinistra e laici.

A poco sono servite la rassicurazioni di Katatni che ha fatto riferimento a «saggezza e senso di responsabilità» descrivendo il compito che attende i membri della Costituente. Per il deputato Ahmed Said i lavori dell'assemblea sono fondati su di un «orientamento errato». «Stiamo parlando della Costituzione per tutto l'Egitto, non per il partito di maggioranza - spiega Said -, a queste condizioni le leggi fondamentali saranno decise dall'Islam politico e questo tradisce il mandato che abbiamo ricevuto dal popolo egiziano». Da parte sua Ziad Bahaa Eldin del Partito socialdemocratico, aggiunge che «è diritto di tutti gli egiziani scrivere una Costituzione lontana dagli interessi delle forze politiche, di qualsiasi colore e orientamento». I Fratelli musulmani e i salafiti del partito al Nour sostengono invece di rappresentare proprio ciò che vuole la maggioranza del paese. Adesso gli islamisti spingono per le dimissioni del governo Ganzouri, nominato dai militari al potere, e per la formazione di un nuovo esecutivo con i rappresentanti di Giustizia e Libertà. Tornano nel frattempo sulla scena politica e si candidano a presidente due personaggi protagonisti, in modi ben diversi, dell'era dell'ex raìs Hosni Mubarak. Ayman Nour che aveva sfidato Mubarak alle presidenziali del 2005, ha annunciato l'intenzione di candidarsi dopo l'amnistia concessa oggi dal capo della giunta militare Hasan Tantawi che gli ha riconosciuto i diritti politici e civili. Nour è stato detenuto per falsificazione di documenti pubblici. È pronto a candidarsi anche l'ex vice presidente e capo dei servizi segreti Omar Suleiman, vicino a Mubarak fino all'ultimo e uno degli uomini più compromessi con il passato regime.

 

Ungheria/ Fidesz proporrà candidato presidente il 16 aprile (3.4.2012) Tmn

Ieri le dimissioni del capo dello stato Pal Schmitt.

La Fidesz, il partito di maggioranza assoluta ungherese che sostiene il governo di Viktor Orban, ha annunciato oggi che farà il nome del suo candidato alla presidenza della repubblica magiara il 16 aprile, dopo che ieri il presidente Pal Schmitt, travolto dallo scandalo della tesi di dottorato copiata, ha rassegnato le sue dimissioni. "Noi prenderemo in considerazione tutte le proposte", ha detto il capo del gruppo parlamentare della formazione di centrodestra Janos Lazar, dopo aver avuto brevi colloqui nella notte con rappresentanti dei partiti d'opposizione. Il candidato proposto dal partito di maggioranza dovrà poi essere votato entro 30 giorni dal Parlamento, in cui la Fidesz occupa due terzi dei seggi. Attila Mesterhazy, leader della principale formazione dell'opposizione, il Partito socialista ungherese (Mszp), ha espresso insoddisfazione per i colloqui, che a suo dire sono stati "solo uno show". Il leader socialista ritiene che la Fidesz indicherà un suo candidato senza tenere in alcun conto le proposte degli altri partiti. Schmitt è stato un fedele esecutore delle volontà del governo Orban, anche quelle che hanno provocato più scalpore e preoccupazione in Ungheria e in Europa. Ha sempre appoggiato le norme più discusse del governo Orban, dalla legge sui media alle modifiche costituzionali. Il presidente è caduto sotto l'accusa d'aver copiato per grandissima parte la sua tesi di dottorato del 1992 da uno studioso bulgaro e un ricercatore tedesco. La tesi era incentrata sui programmi olimpici. Schmitt è un ex campione di scherma, che ha vinto due ori olimpici e diversi campionati del mondo. Dopo che la scorsa settimana la sua Alma Mater, l'Università Sommelweis, gli ha revocato il dottorato, la pressione sul presidente è diventata fortissima, mentre lo stesso Orban è parso prendere le distanze dal suo alleato. Ieri, dopo aver tentato un'ultima resistenza nel weekend, il capo dello stato ha annunciato in Parlamento il suo passo indietro.

 

Usa: Il duello tra Romney e Santorum continua (11.3.2012) Il Post

I due candidati principali alle primarie repubblicane hanno vinto decine di delegati ciascuno nel weekend, la situazione rimane incerta (anche perché Gingrich non molla).

Il candidato alle primarie del partito repubblicano americano Rick Santorum ha vinto nettamente i caucus in Kansas con il 51 per cento dei voti. Secondo è arrivato Romney con il 21 per cento, terzo Gingrich (14 per cento) seguito da Ron Paul (13 per cento). In base a questi risultati, Santorum ha guadagnato 33 delegati nella corsa alla nomination repubblicana, mentre Romney soltanto 7. L’esito delle consultazioni in Kansas, tuttavia, era abbastanza scontato. Il Kansas è innanzitutto uno stato molto conservatore, dunque favorevole a Santorum. Inoltre, Romney e Gingrich (a differenza di Paul) non hanno fatto nemmeno campagna in questo stato, perché hanno preferito concentrarsi sulle prossime importanti primarie che si terranno dopodomani in Mississippi e Alabama.

Nel weekend, tuttavia, Romney aveva vinto i caucus dell’isola di Guam (dove ha ottenuto 9 delegati), Marianne (altri 9 delegati), delle isole Vergini (7 delegati) e nelle contee del Wyoming in cui si è votato solo ieri (in altre parti dello stato il voto era iniziato il 6 marzo scorso). Secondo il calcolo della CNN, Romney avrebbe ora 458 delegati che lo sosterranno alla convention repubblicana che deciderà il candidato alle prossime elezioni presidenziali, contro i 203 per Santorum, i 118 di Gingrich e i 66 di Ron Paul. Nonostante le ultime sconfitte, Gingrich ha detto che continuerà comunque a fare campagna: questo sarà sicuramente un vantaggio per Romney, in quanto Gingrich ruberà probabilmente voti a Santorum.

Martedì sono previste le primarie in Alabama e Mississippi, che assegneranno rispettivamente 50 e 40 delegati. Lo stesso giorno si terranno anche i caucus alle Hawaii (20 delegati in palio) e alle isole Samoa (9 delegati). Per ottenere la nomination alla convention repubblicana e sfidare così il presidente uscente Barack Obama alle prossime elezioni, un candidato dovrà raggiungere i 1.144 delegati.

 

Il referendum sulle ferie in Svizzera (11.3.2012) Il Post

Oggi è il giorno di una serie di "iniziative popolari" nel paese: si è votato anche per avere due settimane in più di ferie all'anno, ma gli svizzeri hanno detto di no.

Aggiornamento ore 18.39 – L’iniziativa popolare per l’aumento delle settimane di ferie da 4 a 6 per i lavoratori svizzeri è stata bocciata dal voto popolare.

Aggiornamento ore 15.05 – Secondo le prime proiezioni, l’iniziativa popolare sull’aumento delle settimane di ferie da 4 a 6 per i lavoratori svizzeri è stata respinta dal voto popolare con una percentuale complessiva di “no” intorno al 67 per cento contro il 33 per cento di “sì”.

Oggi in Svizzera si vota per una serie di referendum a livello locale e federale, detti “iniziative popolari”. Uno di questi dovrà decidere se portare a sei settimane, dalle quattro attuali, il numero di settimane all’anno di ferie dei lavoratori. La consultazione è stata chiesta dal sindacato Travail Suisse per il quale attualmente un terzo dei lavoratori svizzeri soffrirebbe di stress sul luogo di lavoro. Nonostante questo, i lavoratori non sembrano pensarla così: secondo gli ultimi sondaggi prima del voto, solo il 30 per cento di loro vorrebbe altre due settimane di ferie.

L’iniziativa è stata fortemente osteggiata negli ultimi tempi da governo e imprenditori, con l’argomento che, se venisse approvata la legge delle sei settimane, i costi del lavoro nel Paese diventerebbero insostenibili. Il comitato per il “no” a questa proposta ha lanciato recentemente uno spot molto drastico, nel quale un uomo in sala operatoria viene abbandonato dai medici proprio per le conseguenze che causerebbe la legge delle sei settimane.

Oltre a questo referendum, si vota anche su una proposta di legge che vuole limitare il numero delle cosiddette seconde case (spesso adibite da chi le possiede a residenze di villeggiatura o case vacanza) al 20 per cento del totale delle abitazioni di ogni singolo comune. In questo caso, è stato chiesto il voto popolare dai promotori per cercare di fermare la speculazione edilizia e i prezzi sempre più alti delle case, che starebbero danneggiando gli abitanti locali. Secondo gli ultimi sondaggi, il “sì” a questa nuova norma sarebbe in leggero vantaggio.

Inoltre, a Zurigo, si vota per la creazione di uno spazio a luci rosse fuori dalla città, per togliere le prostitute dalle zone residenziali. Il progetto prevede che un parcheggio all’ingresso di Zurigo venga adibito ad area per il sesso. Intorno a quest’area, che in teoria sarebbe aperta dalle 7 di sera alle 5 della mattina successiva, verrebbe costruita una serie di garage dove le prostitute potrebbero ospitare i loro clienti.

Le consultazioni rientrano nel sistema delle cosiddette “iniziative popolari”, previsto nella Costituzione svizzera dal 1891. Secondo il sistema di democrazia diretta attualmente in vigore in Svizzera, chiunque può chiedere un referendum purché sia un cittadino maggiorenne e riesca a raccogliere, nel giro di 18 mesi, le firme di 100 mila persone favorevoli alla consultazione. Per essere approvata l’iniziativa ha bisogno di una doppia maggioranza: del popolo a livello federale e quella dei singoli cantoni.

 

Perché la Repubblica Centrafricana si chiama così? (11.3.2012) Il Post

All'origine del nome c'è un sogno irrealizzato di Barthélemy Boganda, capo del movimento indipendentista del paese morto in un incidente aereo nel 1959.

Qualche giorno fa un video su YouTube che documenta i crimini del guerrigliero ugandese Joseph Kony, visto da 50 milioni di persone nel giro di tre giorni, ha riportato l’attenzione del pubblico sulla Repubblica Centrafricana: Kony sarebbe nascosto infatti con il suo gruppo di ribelli nella fitta foresta equatoriale del paese, dopo aver abbandonato da alcuni anni l’Uganda. Brian Palmer spiega su Slate qual è l’origine di questo nome, un nome, secondo lui, «tremendamente noioso». La risposta racconta qualcosa delle politiche coloniali europee in Africa.

Un tempo la Repubblica Centrafricana era una colonia francese e si chiamava Ubangi-Shari, dal nome dei due fiumi che ne attraversano il territorio. Il nome “Ubangi-Shari” fu messo in discussione nel momento in cui venne dichiarata l’indipendenza dalla Francia, sancita dall’Assemblea centrafricana il 1 dicembre del 1958 e divenuta effettiva nel 1960. Barthélemy Boganda, il capo del movimento indipendentista del paese, aveva il folle sogno di formare una grande confederazione di tutti gli stati africani che parlavano lingue romanze – le lingue dei colonizzatori – una confederazione che si sarebbe dovuta chiamare gli “Stati Uniti dell’Africa Latina”. L’idea però non piacque ai capi dei paesi confinanti che avrebbero dovuto essere coinvolti nel progetto e il nome fu accantonato.

I francesi, che fino al 1960 mantennero la propria influenza diretta sul paese, convinsero Boganda a scegliere un nome che ricordasse la sua idea confederale, un nome come Repubblica Centrafricana, per esempio. Dopo la morte di Boganda, avvenuta per un incidente aereo nel 1959, il nome fu scelto dal suo successore quando, il 13 agosto del 1960, l’indipendenza dalla Francia fu ufficialmente dichiarata. Il nome restò immutato fino al 1976, quando le manie di grandezza del secondo presidente Jean-Bédel Bokassa lo spinsero a cambiarne la denominazione in Impero Centrafricano, un nome che durò soltanto tre anni. Quando l’ex presidente – il primo – David Dacko riprese il potere nel 1979 il paese tornò a chiamarsi Repubblica Centrafricana.

00:20:06 . 02 Mag 2012
Admin · 1077 visite · 0 commenti
Categorie: Prima categoria

Link permanente al messaggio intero

http://davidepoli.blogattivo.com/Tutto-Esteri-b1/Altre-notizie-dal-mondo-b1-p1818.htm

Commenti

Niente Commento per questo post ancora...


Lascia un commento

Statuto dei nuovi commenti: In attesa





Il tuo URL sarà visualizzato.


Prego inserisci il codice contenuto nelle immagini


Testo del commento

Opzioni
   (Imposta il cookie per nome, email e url)


  
Pubblicizza gratuitamente il tuo sito su Free Directory, scopri come su www.free.altervista.org