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Austria: domani le elezioni politiche


 

Austria: grande coalizione avanti all’ombra degli antieuro (28.9.2013) EuropaQuotidiano

Domenica al voto, avanti i partiti della strana maggioranza che governa il paese, ma cresce la destra estrema ed eurofoba.

Più che un voto per le sorti della politica austriaca, lo si potrebbe considerare a prima vista quasi come una sorta di referendum sull’Europa. Quasi ci si recasse alle urne pensando più a quello che potrà accadere in futuro a Bruxelles, piuttosto che nel parlamento di Vienna.

Se in Germania l’esito del voto della scorsa settimana ha infatti riaperto con qualche sorpresa la strada, dopo quattro anni, al ritorno di una Grosse Koalition tra socialdemocratici e democristiani, che le elezioni politiche in programma domenica in Austria confermino la medesima formula di governo, già in atto, è praticamente certo. Da stabilire è solo con quale margine di manovra per il premier e se con l’aggiunta o meno di qualche nuovo ingrediente. Questo il compito principale che attende, secondo tutti gli analisti, i circa sei milioni di austriaci che sono chiamati alle urne.

I due maggiori partiti del paese, i socialdemocratici del Spö e i popolari dell’Övp, che hanno guidato insieme il paese negli ultimi cinque anni, sono dati largamente in testa: l’Spö del cancelliere Werner Faymann al 27 per cento, i suo alleati di centro guidati dal vicepremier e ministro degli Esteri Michael Spindelegger, tre/quattro punti più giù. La grande coalizione viennese può del resto vantare dalla sua una tenuta economica e sociale del paese che in epoca di crisi non deve rappresentare certo poca cosa agli occhi degli elettori. Un dato su tutti: con un tasso di disoccupazione del 4,8 per cento, l’Austria è una delle realtà europee che meno ha risentito degli effetti della crisi finanziaria e della turbolenza dei mercati.

I buoni risultati ottenuti sul piano economico non sono però stati sufficienti a far dimenticare la lunga stagione di scandali che ha scosso anche nel recente passato il paese. Elemento che si aggiunge a un crescente sentimento di disincanto nei confronti della politica e di distacco nei riguardi dei suoi principali protagonisti che è alla base di una lenta ma inesorabile erosione del loro patrimonio elettorale: meno di dieci anni fa, ancora nel 2006, i due partiti maggiori raccoglievano complessivamente circa il 70 per cento dei consensi.

Così oggi, stando ai sondaggi della vigilia, l’alleanza rosso-nera – in Austria il nero è il colore dei democristiani e il blù quello dell’estrema destra – dovrebbe ottenere complessivamente solo il 49 per cento dei consensi contro il 55 raccolto nel 2008. Per continuare l’esperienza della Grande coalizione servirebbe perciò l’ingresso di un nuovo partner: in pole position per questo ruolo ci sono, stando almeno all’analisi proposta dal popolare quotidiano Die Presse, i Grüne, i Verdi dati intorno al 14 per cento e la cui partecipazione al governo è già apertamente sostenuta dall’ala sinistra dell’Spö.

Se il futuro politico del governo di Vienna non dovrebbe perciò essere messo in discussione dal risultato delle urne, ma solo un po’ modificato, decisamente più complessa appare l’analisi del resto delle intenzioni di voto che i media e gli istituti demoscopici d’oltre Brennero sciorinano da settimane. Questo perché a più di cinque anni dalla scomparsa di Jörg Haider, uno dei leader della nuova destra europea morto nel 2008 in uno spettacolare incidente automobilistico alle porte di Klagenfurt nella sua Carinzia, l’Austria sembra restare una sorta di laboratorio politico e sociale per le diverse forme del populismo nazionalista. Al punto che, complessivamente, i movimenti e i partiti “anti-sistema” di destra, che non superavano il 20 per cento ancora nel 2008, dovrebbero raccogliere oggi oltre un terzo dei consensi. Questo, senza tener conto del fatto che, se intervistati, gli elettori delle formazioni estremiste e xenofobe manifestano spesso un certo pudore nel dichiarare le loro reali intenzioni di voto: in passato allo stesso Haider erano sempre stati accreditati risultati inferiori a quelli poi raccolti effettivamente nelle urne.

In ogni caso, questa la fotografia alla vigilia del voto. Il Freiheitlichen Partei Österreichs, Fpö, il partito liberal-nazionale che era stato portato al successo proprio da Haider negli anni Novanta su una linea ferocemente anti-immigrati e che è ora guidato da Heinz Christian Strache, un odontotecnico di Vienna, brillante e innovativo – ha inciso un disco di rap, “Viva Hc”, sulla cui copertina è raffigurato con un basco in testa in stile Che Guevara -, ma anche legato in gioventù alle Burschenschaften, le leghe studentesche di estrema destra, e che ha ribattezzato la sua formazione come “Die soziale Heimatpartei”, più o meno il partito nazional-sociale, è dato intorno al 20 per cento. Segue il cosiddetto Team Stronach für Österreich il partito-personale fondato solo lo scorso anno dal miliardario ottantunenne Frank Stronach, emigrato dalla Stiria in Canada dove ha fatto fortuna con la Magna, industria specializzata negli accessori per automobili – già definito dalla stampa locale come il “Berlusconi austriaco” e che, proprio come il Cavaliere, è tra i proprietari di una delle maggiori squadre di calcio della serie A locale, il FK Austria Vienna – che, puntando tutto sulla diminuzione delle tasse e la sicurezza, si è già messo in luce durante l’anno nelle elezioni regionali che si sono svolte in Bassa Austria e in Carinzia, cui viene attribuita una percentuale tra il 7 e il 10 per cento. Infine, c’è la Bündnis Zukunft Österreich, Bzö, l’Alleanza per il futuro dell’Austria, il partito fondato da Haider prima della sua morte che dovrebbe farcela per un soffio a superare la soglia di sbarramento del 4 per cento, fissata per limitare l’ingresso delle forze politiche minori in parlamento.

Divise su molti punti – più sociale l’Fpö e liberista il movimento di Stronach, in rotta verso il centro-destra la Bzö, mentre Strache parla di «unione delle destre patriottiche del continente» -, le tre formazioni populiste sono però unite da una comune visione ultranegativa dell’Europa, si tratti dell’Euro, dei presunti limiti posti all’economia austriaca da Bruxelles o della libera circolazione dei cittadini comunitari all’interno dei confini della Ue.

Infine, come ha raccontato un’inchiesta realizzata dai vicini bavaresi della Süddeutsche Zeitung, il voto austriaco è prima di tutto un voto viennese, visto che un quarto degli elettori risiede proprio nella capitale. Qui, e in particolare nei grandi quartieri di edilizia pubblica della periferia, zone dove vivono fino a 200mila persone, come in interi capoluoghi regionali del peso di Graz, Linz o Salisburgo, la battaglia è da tempo solo tra i socialdemocratici e i liberal-nazionali, impegnati in un frenetico testa a testa. Da più di quindici anni i militanti dell’Fpö hanno fatto di queste zone, dove raccolgono oltre il 30 per cento dei consensi, le loro roccaforti mentre la Spö, che nella “Vienna rossa” ha le sue stesse radici storiche, iniziava a spostarsi verso i quartieri centrali del ceto medio. E anche qui, se il “nemico” ha avuto a lungo il volto degli immigrati, oggi il suo nome è senza dubbio “Europa”.

19:55:31 . 28 Set 2013
Admin · 839 visite · 0 commenti

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