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Usa: Che cos’è la “Buffett Rule” (12.4.2012) Il Post

In cosa consiste la proposta di Obama sulle tasse per i ricchi, criticata dai repubblicani, e perché è intitolata al terzo uomo più ricco del mondo.

Ieri Barack Obama ha partecipato a un evento alla Casa Bianca per promuovere nuovamente la cosiddetta “Buffett Rule”, un progetto di legge fiscale che prevede un aumento della tassazione per gli statunitensi che guadagnano più di un milione di euro all’anno, concentrata in particolare su un innalzamento delle tasse sui profitti derivanti da investimenti.

La proposta di legge viene chiamata “legge Buffett” in riferimento al miliardario Warren Buffett, che ha più volte denunciato che gli americani più ricchi, come lui, pagano in proporzione molte meno tasse rispetto ai normali lavoratori. Buffett ha spiegato che gran parte dei suoi guadagni deriva dagli investimenti, che sono tassati al 15 per cento – un’aliquota molto bassa – e che quindi in definitiva lui paga meno tasse della sua segretaria, che paga un’aliquota del 35 per cento. La “regola Buffett” vorrebbe intervenire su questo squilibrio del sistema fiscale americano, garantendo che i milionari paghino almeno la stessa percentuale di quella pagata dai contribuenti della classe media.

Della “legge Buffett” si parla da più di sei mesi. Il New York Times anticipò la presentazione della nuova proposta legislativa da parte di Obama a metà settembre 2011, dicendo che i ricavi sarebbero serviti a finanziare l’American Jobs Act, una legge proposta nello stesso periodo dall’amministrazione Obama per rilanciare l’economia americana, che prevede circa 450 miliardi di dollari di investimenti in opere pubbliche e incentivi fiscali a famiglie e imprese. Una prima proposta di alzare la tassazione sui super-ricchi, presentata dal leader dei democratici in Senato Harry Reid, era stata però bocciata dal Congresso poco dopo.

Obama ha parlato di nuovo della proposta nel discorso sullo stato dell’Unione del 25 gennaio 2012, e il primo febbraio 2012 è stato presentato al Senato degli Stati Uniti un progetto di legge (primo firmatario Sheldon Whitehouse, senatore democratico del Rhode Island) chiamato “Paying a Fair Share Act” (“pagare una parte equa”) che propone un innalzamento delle imposte complessive al 30 per cento per chi guadagna più di un milione di dollari, come aveva proposto in passato Obama. Il “Paying a Fair Share Act” dovrebbe essere votato dal Senato il prossimo 16 aprile, ma dato che la Camera dei deputati statunitense è controllata dai repubblicani è molto difficile che il progetto venga definitivamente approvato: la proposta di legge sembra quindi essere in primo luogo uno strumento per indirizzare la campagna elettorale e costringere Mitt Romney a parlare di tassazione per i più ricchi. Argomento sensibile, dato che il probabile prossimo candidato alle presidenziali dei repubblicani fa parte del ristretto numero degli statunitensi che guadagnano diversi milioni di dollari l’anno (e si oppone a qualsiasi aumento delle tasse, come tutti i repubblicani).

Negli Stati Uniti le tasse ai ricchi sono state drasticamente abbassate durante l’amministrazione Bush e sono tutt’ora terreno di aspro scontro politico. Da diversi mesi si confrontano i pro e i contro all’introduzione di una maggiore tassazione per i più ricchi, con alcuni economisti che hanno smentito le affermazioni di Buffett sostenendo che gran parte dei guadagni dei milionari non deriva dagli investimenti ma dal loro stipendio. Ieri il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale molto duro contro la proposta di aumento della tassazione. Oggi la Casa Bianca ha diffuso un video che spiega concretamente la proposta prendendo ispirazione da una celebre scena di The West Wing, l’acclamata serie tv sulla politica statunitense.

 

Che cosa succede in Guinea Bissau (12.4.2012) Il Post

Il centro della capitale è stato occupato dall'esercito, non si sa dove siano il presidente ad interim del paese e il primo ministro.

14.51 – Associated Press riporta che i militari hanno comunicato l’arresto del primo ministro Carlos Gomes Junior.

Aggiornamento, 13 aprile, 9.30 – Alcuni reparti dell’esercito hanno preso il controllo del centro della città, bloccando le vie di accesso alla zona, e hanno attaccato la residenza del primo ministro uscente e candidato presidenziale Carlos Gomes Junior. Non è chiaro se il primo ministro fosse in casa al momento dell’attacco, così come non si sa dove si trovi il presidente provvisorio del paese Raimundo Pereira.

Un corrispondente dell’agenzia di stampa AFP ha riferito che ieri sera un gruppo di militari della Guinea Bissau ha preso con la forza il controllo della radio nazionale e della sede del partito di governo nella capitale Bissau. Altri soldati, nel centro della città, sarebbero scesi per le strade lanciando dei razzi e occupando il viale che passa davanti alla residenza del primo ministro uscente Carlos Gomes Junior.

In Guinea Bissau, piccola nazione di un milione e mezzo di persone affacciata sull’Oceano Atlantico sulla costa occidentale dell’Africa, sono in corso le elezioni presidenziali, indette dopo che il presidente Malam Bacai Sanha era morto a gennaio per le complicazioni del diabete. Al primo turno, che si è svolto il 18 marzo, Carlos Gomes Junior ha ottenuto il 48,97 per cento dei voti mentre il suo principale avversario, Kumba Yala, il 23,26. Kumba Yala, dopo il risultato, nel corso di una conferenza stampa aveva chiesto il boicottaggio del voto al secondo turno (che si terrà il 29 aprile). Yala era già stato presidente del paese tra il 2000 e il 2003, quando venne deposto da un colpo di stato militare.

Dopo l’invito di Kumba Yala, le reazioni violente nel Paese erano prevedibili e sono iniziate le voci su un possibile colpo di stato. La storia di questa ex colonia portoghese, dopo l’indipendenza del 1974, è segnata infatti da una forte instabilità politica: il 2 marzo del 2009 era stato ucciso João Bernardo Vieira che aveva governato il paese per ventitré anni tra colpi di stato militari e guerre civili.

Il ripetersi della resa dei conti tra i militari e i governi eletti in Guinea Bissau ha a che fare con la gestione del traffico di droga in cui l’esercito è pesantemente coinvolto e sul quale pretenderebbe mano libera. Il grande problema del Paese è l’ampiezza dell’illegalità e della corruzione che ne hanno fatto il principale centro del traffico di cocaina proveniente dal Sudamerica e diretto verso l’Europa.

 

Somalia: almeno sei morti in attacco suicida al centro (1.5.2012) TicinoNews

Almeno sei persone, tra cui due deputati, sono morti in un attacco suicida a Dhusamareb, nel centro della Somalia. Lo ha reso noto un responsabile locale e testimoni. "L'esplosione ha distrutto un albergo - ha detto Mohamed Abudlahi Moalim, capo della milizia Ahlu Sunna wal Jamaa, che controlla la zona -. Due deputati e quattro civili sono morti". A Mogadiscio altre due persone sono rimaste uccise nell'esplosione della loro vettura, carica d'esplosivo, secondo polizia e alcuni testimoni.

 

L’Olanda litiga col Suriname (12.4.2012) Il Post** 1

Il governo ha sospeso gli aiuti all'ex colonia per via di un'amnistia concessa dal presidente Dési Bouterse, ex dittatore e ricercato per traffico di droga.

Il ministro degli Esteri olandese ha annunciato la sospensione di tutti i suoi aiuti finanziari diretti all’ex colonia sudamericana del Suriname, dopo che il governo di quest’ultima ha deciso di concedere un’amnistia ai sospetti autori dei Decembermoorden (i “delitti di dicembre” in olandese), l’uccisione di 15 oppositori dell’allora presidente Dési Bouterse avvenuta l’8 dicembre 1982. Gli aiuti ammontano a circa 19,8 milioni di euro l’anno. L’Olanda ha anche richiamato il proprio ambasciatore nel paese.

La Repubblica del Suriname è un piccolo stato che si trova sulla sponda atlantica dell’America meridionale, tra la Guyana a ovest e la Guyana Francese a est. Ha meno di mezzo milione di abitanti, più della metà dei quali nella capitale Paramaribo. È stata una colonia olandese dalla metà del Seicento al 1975. Molti dei più celebri calciatori olandesi sono nati in Suriname (come Edgar Davids e Clarence Seedorf) o hanno origini nell’ex colonia pur essendo nati in Olanda (come Frank Rijkaard, Ruud Gullit, Patrick Kluivert, Ryan Babel).

Nel maggio del 2010, l’alleanza di sei partiti guidata da Dési Bouterse, la Megacombinatie (“superalleanza”), ha ottenuto 23 parlamentari sui 52 dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del paese. Il parlamento ha eletto qualche mese dopo Dési Bouterse, 66 anni, come nuovo presidente della Repubblica, dopo che per gran parte degli anni Ottanta era stato di fatto il dittatore militare del paese. Bouterse ha potuto essere rieletto grazie alla sua forte vena populista, la cui retorica si scaglia spesso contro gli olandesi. È di etnia creola, ovvero di lontane origini africane o africane-europee, ma è di pelle chiara e dichiara di avere ascendenze anche tra le popolazioni indigene sudamericane: in questo modo è riuscito a superare le divisioni etniche del paese, simili a quelle del vicino Guyana, che si traducono sempre anche in divisioni politiche.

Nel 1980, un colpo di stato militare aveva instaurato nominalmente uno stato socialista, ma la scelta del presidente era diventata compito di Bouterse, un militare di carriera allora capo del Consiglio Militare Nazionale e tra gli organizzatori del colpo di stato. Come la vicina Guyana, nel secondo dopoguerra uno stato socialista era governato in realtà da una dittatura militare, che combatté contro alcune ribellioni armate e represse il dissenso e l’opposizione politica.

La democrazia è stata ristabilita nel paese solo nel 1988, ma negli anni successivi il Suriname ha lasciato grande libertà di azione ai cartelli colombiani della droga. Dopo aver perso il potere, nel 1999 Bouterse è stato condannato da un tribunale olandese a nove anni di carcere per aver importato nel paese circa 450 kg di cocaina, motivo per cui non può lasciare il paese (su di lui c’è anche un mandato di arresto dell’Interpol, ma il Suriname non ha un trattato che regoli l’estradizione con l’Olanda). Bouterse non sembra prendere molto sul serio la condanna, dicendo che portare la cocaina in Olanda è stato “quasi un gioco”. Nel 2005 anche suo figlio Dino è stato condannato in Suriname per traffico di droga e di armi ed è stato in carcere tre anni. Con l’elezione a presidente della Repubblica ha acquistato l’immunità diplomatica. Il giorno del colpo di stato del 1980 è stato dichiarato festa nazionale, il “Giorno della liberazione e del rinnovamento.”

I rapporti tra il Suriname e l’Olanda hanno passato fasi molto complicate dopo la dichiarazione di indipendenza della colonia: la più grave coincise con gli omicidi di 15 leader dell’opposizione a Bouterse, avvenuti nel forte di Zeelandia della capitale del Suriname (una delle principali prigioni dove venivano rinchiusi i detenuti per motivi politici). Del fatto sono stati accusati diversi esponenti dell’allora regime militare, ma Bouterse ha detto che la decisione di uccidere gli oppositori venne presa autonomamente da un comandante della prigione (che è morto nel 1986). L’Olanda era così preoccupata del regime che si era instaurato in Suriname durante gli anni Ottanta, con il sostegno di Cuba e della Libia, da aver progettato un’invasione del paese con il sostegno degli Stati Uniti, secondo quanto ha rivelato nel 2010 l’ex primo ministro olandese Ruud Lubbers.

 

Usa, Team Obama attacca Romney: con conto svizzero disprezza americani (1.5.2012) TicinoNews

Il team che si occupa della campagna elettorale di Barack Obama ha attaccato oggi il candidato repubblicano Mitt Romney in merito a un suo conto bancario aperto in Svizzera. Così facendo, sostiene l'équipe del presidente uscente, egli dimostra il suo disprezzo nei confronti degli interessi economici degli americani. In un severo video pubblicato su YouTube, il team di Obama ricorda agli elettori che Romney "come amministratore delegato di imprese ha trasferito posti di lavoro americani in Paesi come il Messico e la Cina". Come governatore, ha invece tagliato posti di lavoro tra i funzionari per creare call center in India. Egli è inoltre ancora favorevole a concedere sgravi fiscali a imprese che delocalizzano impieghi all'estero. "Ma bisognava aspettarselo da un tizio che aveva un conto in Svizzera", sostiene il video. La squadra elettorale del candidato Mitt Romney ha immediatamente reagito a questo video, definendolo "un tentativo disperato" e affermando che il team di Obama sta cercando di distogliere l'attenzione degli elettori dall'economia reale.

Pressato dai suoi rivali nel campo repubblicano, il 24 gennaio Romney, ex investitore in capitali a rischio, il cui patrimonio è stimato in 190-250 milioni, ha pubblicato la propria dichiarazione dei redditi relativa ai due anni precedenti. Dalle carte emerge che il candidato repubblicano versa all'erario una percentuale del suo reddito (che ammonta a circa 20 milioni di dollari) pari al 13,9% per il 2010 e del 15,4% per il 2011. Obama e i suoi avversari alle primarie repubblicane avevano puntato il dito contro un conto bancario - nel frattempo chiuso - intestato alla moglie di Romney, Ann, aperto in una banca svizzera sul quale erano depositati tre milioni di dollari.

 

Venezuela: Hugo Chavez ricevuto da Raul Castro a Cuba (1.5.2012) TicinoNews** 0,2

Il presidente Hugo Chavez, 57 anni, è atterrato nella notte all'aeroporto internazionale dell'Avana dove è stato accolto dal suo omologo cubano Raul Castro. Ieri prima di partire, in una conferenza stampa per presentare una nuova legge sul lavoro, Chavez aveva annunciato il suo nuovo viaggio nell'isola caraibica, per completare le sessioni di radioterapia a cui si sottopone da quando il 26 febbraio scorso è stato operato per una recidiva di cancro nella zona pelvica. "Non sono giorni facili questi" ha affermato il capo di stato, che è tornato a raccomandarsi a Dio, nella speranza che "Gesù continui a compiere miracoli". Ma con la partenza del leader bolivariano sono riprese le indiscrezioni sul suo stato di salute. Oggi il giornalista venezuelano Nelson Bocaranda nel suo blog "Runrun.es" racconta che durante i pochi giorni di permanenza a Caracas, Chavez è stato costretto a letto dai forti dolori e l'antica Sala degli Specchi a palazzo Miraflores è stata preparata per lasciar circolare la sedia a rotelle.

 

Francia 2012: Le Pen, non voto né Sarkozy né Hollande (1.5.2012) TicinoNews

Né François Hollande, "falsa speranza", né Nicolas Sarkozy "nuova delusione": Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale, non voterà nessuno dei due candidati al ballottaggio.

Lo ha annunciato lei stessa in un discorso a migliaia di sostenitori del FN radunati per la sfilata del 1 maggio in memoria di Giovanna d'Arco. "Voi voterete liberamente, secondo coscienza" ha detto Marine Le Pen ai suoi, annunciando che lei metterà nell'urna una "scheda bianca".

"La battaglia storica" del Fronte nazionale - ha detto prendendo la parola in Place de l'Opéra - "è soltanto all'inizio", dopo l"'entusiasmante" risultato del primo turno, il record storico del FN alle presidenziali (17,9%). "Questo risultato è entusiasmante - ha continuato - poichè dimostra che la grande missione di risanamento ed emancipazione è cominciata contro tutto e contro tutti coloro che hanno insinuato il dubbio nella nostra capacità di ripresa". Fra i responsabili di questo "dubbio", la Le Pen ha citato "il Medef (gli industriali francesi, ndr) e la Cgt (sindacato comunista, ndr), l'Ump e il Ps (i partiti di Sarkozy e Hollande, ndr), i comunisti rivoluzionari e i grandi 'patron' della Borsa, tutti quelli che hanno reso il nostro paese una sala d'attesa di stazione ferroviaria e il nostro futuro un punto interrogativo". Quanto ai due contendenti del ballottaggio per le presidenziali di domenica prossima, la Le Pen li ha accusati entrambi di "mentire": "nessuna delle riforme che propongono sarà realizzata", ha affermato. Infine, la leader del Fn ha rivendicato l'appropriazione di idee dell'estrema destra da parte di Sarkozy e Hollande, che hanno tentato di recuperare voti: "parlano come noi, le nostre idee saranno al potere, ed è per questo che la nostra battaglia storica è soltanto all'inizio, noi siamo la bussola della vita politica francese".

 

Primo Maggio: Grecia, migliaia in piazza a Atene (1.5.2012) TicinoNews

Migliaia di persone, in maggioranza militanti comunisti, hanno partecipato oggi ad Atene e in altre città greche ai cortei in occasione del primo maggio. Le manifestazioni si sono svolte a cinque giorni dalle elezioni legislative del 6 maggio, test elettorale dal risultato incerto in ragione del basso tasso di popolarità dei due principali partiti in lizza: la Nuova democrazia (destra), favorito, e i solcialisti del Pasok, aspramente criticati per la politica di rigore e di austerity.

Stando alla polizia, oltre 80 mila militanti del Fronte di lotta dei lavoratori, vicino al Partito comunista, hanno manifestato a Aspropyrgos, a 35 km da Atene, proprio là dove si trova una fabbrica siderurgica del gruppo Hellenic Halyvourgia, i cui operai sono in sciopero da diversi mesi per protestare contro i tagli degli stipendi. Nella capitale, sempre secondo i dati della polizia, almeno 1.500 persone hanno risposto all'appello dei sindacati a scendere in piazza e altre 2.000 militanti hanno preso parte a un altro corteo organizzato da gruppi di sinistra. Come ogni anno, per lo sciopero di 24 ore dei sindacati dei capitani e dei meccanici, non sono mancati i disagi nel settore del trasporto marittimo. Nessuna nave o battello è partito oggi dal porto del Pireo.

 

Il golpe in Guinea Bissau (13.4.2012) Il Post

Il primo ministro e il presidente sono stati arrestati da alcuni reparti dell'esercito, tra due settimane è previsto il secondo turno delle elezioni.

Il primo ministro della Guinea Bissau, Carlos Gomes Junior, è stato arrestato da un gruppo di soldati dell’esercito. Gomes il mese scorso aveva ottenuto il 49 per cento dei voti nel primo turno delle elezioni presidenziali ed è favorito per la rielezione. Sia un addetto stampa dell’esercito che la moglie hanno confermato che si trova in stato di detenzione, e nelle stesse condizioni c’è Raimundo Pereira, presidente del paese ad interim.

Durante la notte alcuni reparti dell’esercito hanno preso il controllo del centro della capitale, bloccando le vie di accesso alla zona che include la residenza del primo ministro, e hanno attaccato la sua residenza. Altri soldati, sempre nel centro della città, sarebbero scesi per le strade lanciando dei razzi. Non è ancora chiaro quale sarà l’evoluzione dell’atteggiamento dei militari, che finora non hanno diffuso comunicati o proclami né hanno costituito un governo provvisorio.

In Guinea Bissau, piccola nazione di un milione e mezzo di persone affacciata sull’Oceano Atlantico sulla costa occidentale dell’Africa, sono in corso le elezioni presidenziali, indette dopo che il presidente Malam Bacai Sanha era morto a gennaio per le complicazioni del diabete. Al primo turno, che si è svolto il 18 marzo, Carlos Gomes Junior ha ottenuto il 48,97 per cento dei voti mentre il suo principale avversario, Kumba Yala, il 23,26. Kumba Yala, dopo il risultato, nel corso di una conferenza stampa aveva chiesto il boicottaggio del voto al secondo turno (che si terrà il 29 aprile). Yala era già stato presidente del paese tra il 2000 e il 2003, quando venne deposto da un colpo di stato militare. Dopo l’invito di Kumba Yala, le reazioni violente nel Paese erano prevedibili e sono iniziate le voci su un possibile colpo di stato. La storia di questa ex colonia portoghese, dopo l’indipendenza del 1974, è segnata infatti da una forte instabilità politica: il 2 marzo del 2009 era stato ucciso João Bernardo Vieira che aveva governato il paese per ventitré anni tra colpi di stato militari e guerre civili. Il ripetersi della resa dei conti tra i militari e i governi eletti in Guinea Bissau ha a che fare con la gestione del traffico di droga in cui l’esercito è pesantemente coinvolto e sul quale pretenderebbe mano libera. Il grande problema del Paese è l’ampiezza dell’illegalità e della corruzione che ne hanno fatto il principale centro del traffico di cocaina proveniente dal Sudamerica e diretto verso l’Europa.

 

Guinea Bissau: Un giorno a Bissau (13.4.2012) Il Post

Tomaso Clavarino è nella capitale della Guinea in cui è in corso un colpo di stato che ancora nessuno sa come chiamare.

Serrande abbassate, strade vuote, poche persone in giro. Dopo gli scontri a fuoco della notte, Bissau è una città pressoché deserta. Su avenida Amilcar Cabral, una delle principali arterie della capitale, gli unici mezzi a sfrecciare sono quelli militari. Un andirivieni continuo per le strade della città con il chiaro obiettivo di prelevare, casa per casa, le personalità più influenti dell’ormai deposto governo di transizione. Sia il presidente ad interim Raimundo Pereira che il primo ministro e principale candidato alle elezioni presidenziali, Carlos Gomes junior, noto ai più come Cadogo, sono stati arrestati. Secondo alcune fonti vicine al Paigc, il partito di Carlo Gomes junior, il primo ministro sarebbe stato fatto salire su di una camionetta e portato verso il nord del paese, probabilmente nei pressi di Sao Domingo, località al confine con il Senegal.

Dopo aver sparato raffiche di AK 47 e granate contro le residenze dei vertici dello stato, i militari hanno preso possesso del centro cittadino chiudendo l’aeroporto, bloccando l’accesso alla capitale e controllando gran parte delle vie del centro.

Un golpe era nell’aria e per molti guineensi si trattava di una questione di giorni. C’era tensione tra i candidati alle presidenziali: Cadogo era accusato di brogli e Koumba Yalà, che per molti è il vero mandante del golpe di giovedì notte, invitava a boicottare il ballottaggio previsto per il 29 aprile. Le forze armate, da anni oramai al centro di manovre oscure, hanno giustificato il golpe con l’intenzione di proteggere la sovranità nazionale del paese da un accordo segreto siglato tra il governo guineense e quello angolano. Una spiegazione che non convince, soprattutto la popolazione. Che la presenza di un contingente angolano a Bissau non fosse apprezzata dai militari non è un segreto, ma non è nemmeno un segreto che i militari spingessero da tempo per togliere dai giochi Cadogo, l’ultimo ostacolo per riuscire a ottenere il potere politico dopo aver ottenuto, nel corso degli anni, quello economico grazie al controllo del traffico di cocaina proveniente dal Sud America. Un traffico che ha contribuito a rendere questo piccolo stato dell’Africa Occidentale il primo porto africano per lo smercio di droga.

Schiacciata tra la violenza delle forze armate e la corruzione del governo di Carlos Gomes junior c’è la popolazione della Guinea Bissau, uno dei paesi più poveri di tutta l’Africa. Disillusi, disinteressati, apatici, i guineensi non sembrano nemmeno toccati più di tanto da questo ennesimo colpo di stato. Se la presenza dei militari ha fatto sì che il centro di Bissau si trasformasse rapidamente in una città fantasma, nei quartieri limitrofi la vita scorre tranquilla, come se nulla fosse successo. Le donne vendono la frutta ai lati della strada, il traffico è caotico e i taxi strombazzano come d’abitudine. Sembrano esserci due mondi paralleli, in Guinea Bissau: quello della politica, intriso di violenza, corruzione e affari sporchi, e quello della popolazione, oramai rassegnata agli eventi. Due mondi che, perfettamente paralleli, non si incontrano mai. Nessuna manifestazione di piazza, nessuna protesta, i guineensi sono semplici spettatori. C’è paura, forse, ma anche consapevolezza che ogni sforzo è pressoché vano.

Ora si attendono le prossime mosse dei militari e degli altri candidati alle presidenziali che in maniera compatta si sono schierati contro Cadogo. Il rischio è che da un conflitto che per ora ha toccato solamente i vertici dello stato si possa passare a tensioni più generalizzate, anche etniche. Non è un mistero, infatti, che quasi il 65 per cento delle forze armate sia di etnia Balanta come il candidato, e già ex presidente, Koumba Yalà.

Le informazioni sull’evolversi della situazione sono frammentarie, incerte e incomplete. I giornalisti indipendenti si contano sulle dita di una mano e spesso vengono arrestati. Come è successo stamattina ad Antonio Aly Silva, giornalista e blogger, preso in custodia dai militari dopo una cronaca ininterrotta degli eventi della notte tra giovedì 12 e venerdì 13 aprile.

 

Israele: Livni lascia seggio parlamento e gruppo Kadima (1.5.2012) TicinoNews** 0,5

La ex leader del partito centrista israeliano Kadima (opposizione) ed ex ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha consegnato oggi allo speaker della Knesset (Parlamento) la propria lettera di dimissioni da deputata: un atto non inatteso dopo la cocente sconfitta alle recenti primarie di Kadima contro il rivale interno Shaul Mofaz. Indicata quale leader predestinata del Paese appena quattro anni fa, Livni ha fatto sapere di voler prendere una "pausa di riflessione". Ambienti a lei vicini hanno tuttavia assicurato che non si tratta d'un abbandono della politica - ventilato come temporaneo - e che "Tzipi non intende per ora uscire da Kadima", pur avendo lasciato il gruppo parlamentare. Gli stessi ambienti non escludono d'altronde che l'ex capo della diplomazia israeliana - scettica sulla capacità di Mofaz d'incarnare un'opposizione credibile alla coalizione di destra guidata dall'attuale premier, Benyamin Netanyahu - pensi di dar vita prima o poi a una formazione autonoma. O di associarsi ad altri. Malgrado le smentite dei protagonisti, diversi osservatori ritengono plausibile che in effetti Livni possa alla fine avvicinarsi al nuovo movimento d'impronta laico-moderata fondato dal popolare anchorman tv Yair Lapid: il quale, giusto stasera, presenterà pubblicamente la propria piattaforma. Stando a sondaggi appena realizzati in vista delle elezioni anticipate che tutti danno ormai per scontate in Israele di qui a 3-4 mesi, la neonata lista di Lapid potrebbe ottenere almeno una dozzina di seggi sui 120 della Knesset, dimezzando i consensi di Kadima. E addirittura issarsi a quota 17 (scavalcando i Laburisti e gli ultranazionalisti di Israel Beitenu nella corsa al secondo posto dietro il favoritissimo Likud di Netanyahu) in presenza d'un tandem con Livni.

 

Mali: irruzione armati in campus, uccisa studentessa (1.5.2012) TicinoNews

Una studentessa è morta e altri due sono rimasti feriti, ieri sera, a Bamako, nel corso di una incursione di uomini "armati" e "in divisa" nel campus della Facoltà di Scienze e Tecnica della capitale maliana, nelle ore degli scontri tra militari golpisti e presunti sostenitori del regime del presidente deposto Traoré. Lo riferisce oggi il sito Afriquinfos. Secondo alcuni testimoni, nel campus sono arrivati degli uomini a bordo di due autovetture e hanno sparato, ferendo mortalmente alla testa una ragazza che studiava Scienze dell'Educazione. Nella sparatoria sono rimasti feriti altri due universitari, che sarebbero stati ricoverati in ospedale in condizioni critiche.

 

Primo maggio: Russia; a Mosca, polizia, sono 150mila (1.5.2012) TicinoNews

Sono 150mila secondo le forze dell'ordine i manifestanti riunitisi oggi a Mosca per la Festa della Primavera e del Lavoro, nuova denominazione della tradizionale ricorrenza sovietica del primo maggio. Al corteo, snodatosi per il centro della capitale russa fino alle mura del Cremlino e organizzato dai sindacati moscoviti e dal partito di maggioranza russo Russia Unita, si sono uniti anche il presidente Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin: atteso un loro discorso ai dimostranti.

 

Primo maggio: Russia, in piazza anche Putin e Medvedev (1.5.2012) TicinoNews

Primo maggio di manifestazioni a Mosca, come da tradizione già sovietica, con la partecipazione delle più alte cariche dello Stato. Il presidente russo uscente Dmitri Medvedev e il premier Putin - alla vigilia del ritorno al Cremlino - sono apparsi poco fa sulla piazza del Maneggio accanto alla Piazza Rossa per unirsi alla manifestazione dei sindacati e del partito Russia Unita, che ha raccolto secondo le forze dell'ordine circa 120mila persone.

Il "tandem" russo a breve rivolgerà un discorso ai dimostranti. In giornata nella capitale russa sono previsti anche un corteo organizzato dal partito comunista, e una sfilata dei nazionalisti.

La manifestazione dell'opposizione è stata invece annullata per raccogliere le forze in vista del raduno anti Putin "Città Bianca" indetto per il 6 maggio, il giorno precedente l'inaugurazione di Putin al Cremlino.

 

Siria: bombe a Idlib, sterminata famiglia 9 persone (1.5.2012) TicinoNews

Almeno 10 civili, tra cui 9 componenti di un'unica famiglia, sono rimasti uccisi sotto le bombe lanciate su Jisr al-Choughour, nella provincia di Idlib (nord ovest) dall'esercito siriano. Lo riferisce l'osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra. Della famiglia sterminata facevano parte 4 donne e 2 bambini. L'osservatorio siriano per i diritti umani, che da anni si avvale di una fitta rete di ricercatori sul terreno per denunciare le violazioni del regime di Damasco, ha anche riferito che nei bombardamenti sono riamaste ferite diverse persone, alcune delle quali sono in condizioni critiche. Solo nella giornata di ieri l'ong aveva riportato di almeno 27 persone uccise in Siria, una ventina delle quali membri delle forze di sicurezza vittime degli attentati che hanno colpito le sedi di due agenzie di controllo governative nella città di Idlib, nei pressi del confine con la Turchia.

L'Onu ha dispiegato in Siria 30 osservatori per sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco - di fatto continuamente violato - entrato in vigore da oltre due settimane. Due osservatori sono a Idleb (nord ovest) sei a Deraa (sud), Hama e Homs (centro). Gli altri 22 sono nella capitale Damasco.

 

Mali: testimoni, diversi morti in sede radio-tv (1.5.2012) TicinoNews

Diverse persone sono rimaste uccise nella sede della redio-televisione maliana a Bamako in seguito ad uno scontro a fuoco tra ex golpisti e la guardia presidenziale fedele all'ex presidente Amadou Toumani deposto il 22 marzo scorso, secondo quanto riferito all'Afp da dipendenti della stessa televisione. "Ci sono dei morti" ha detto un dipendente della tv coperto da anonimato. L'informazione è stata poi confermata da altri suoi colleghi che non sono tuttavia stati in grado di fornire il numero delle persone rimaste uccise e nemmeno chi queste fossero.

La sede della tv era stata occupata dai golpisti a partire dallo scorso 22 marzo e componenti della guardia presidenziale hanno tentato di riprenderne il controllo dopo aver fatto evacuare i giornalisti. "Abbiamo chiesto ai giornalisti di lasciare la sede, ma non è ancora completamente sotto il nnostro controllo", ha detto all'Afp un componente della guardia presidenziale raggiunto telefonicamente.

 

Mali: scontro a fuoco Bamako; morti in sede tv (1.5.2012) TicinoNews

Si riaccende e si fa violento a Bamako lo scontro tra gli ex golpisti e la guardia presidenziale fedele all'ex presidente Amadou Toumani Touré deposto il 22 marzo scorso con il tentativo da parte di questi ultimi di riprendere il controllo del territorio.

Ieri sera testimoni hanno riferito di morti, in seguito ad uno scontro a fuoco, nella sedie della Radio-Tv maliana, mentre il capo dell'ex giunta militare maliana Amadou Haya Sanogo afferma di "avere il controllo della situazione". "L'aeroporto di Bamako, la radio-tv malese Ortm ed il campo di Kati" sono sotto il nostro controllo, ha spiegato Sanogo in un messaggio diffuso dall'emittente.

"Ci sono dei morti" ha detto un dipendente della tv coperto da anonimato. L'informazione è stata poi confermata da altri suoi colleghi che non sono tuttavia stati in grado di fornire il numero delle persone rimaste uccise e nemmeno chi questi fossero.

La sede della tv era stata occupata dai golpisti a partire dallo scorso 22 marzo e componenti della guardia presidenziale hanno tentato di riprenderne il controllo dopo aver fatto evacuare i giornalisti.

 

Nicaragua: morto Tomas Borge, leggenda movimento sandinista (1.5.2012) TicinoNews

È morto, all'età di 81 anni, Tomas Borge, leggendario comandante sandinista, ministro degli interni dopo che la rivoluzione del 1979 rovesciò il dittatore Anastasio Somoza appoggiato dagli americani.

Ex combattente e tra i padri fondatori del Fronte Sandinista per la Liberazione nazionale - considerato uno dei sostenitori della linea dura nel governo di Daniel Ortega negli anni Ottanta - era ricoverato in ospedale, in terapia intensiva, per un'infezione polmonare intervenuta dopo un intervento chirurgico al torace. "È con profondo dolore che vi annuncio la fine dell'intensa vita del rivoluzionario Tomas Borge", ha dichiarato alla radio locale Rosario Mutillo, portavoce del Governo e moglie dell'attuale presidente Ortega. Il rivoluzionario Borge - una delle persone più amate in Nigaragua per l'eroico sostegno alla lotta contro Somoza che permise il trionfo della rivoluzione popolare sandinista e che nel 1961 gli costò il carcere - è noto anche come scrittore e poeta.

 

Venezuela: Chavez torna a Cuba, "non sono giorni facili" (1.5.2012) TicinoNews

Il presidente del Venezuela Hugo Chavez ha ricevuto l'ok del parlamento per una nuova assenza e già nelle prossime ore tornerà a Cuba per sottoporsi all'ultimo trattamento di radioterapia.

"Non sono giorni facili", ha dichiarato oggi il capo di stato in una conferenza stampa a reti unificate riferendosi alla lotta contro il cancro, ed ha assicurato, che si trova "in dirittura d'arrivo" con le cure.

Il leader bolivariano ha affermato di mettersi in viaggio per l'Avana "con una grande fede in Cristo", che "sono sicuro continuerà a fare miracoli". "Spero di tornare in poche settimane", ha concluso Chavez senza però specificare la durata della sua permanenza a Cuba.

 

L’ONU manderà osservatori in Siria (14.4.2012) Il Post

Il Consiglio di sicurezza ha votato all'unanimità la risoluzione proposta dagli Stati Uniti, mentre l'esercito è accusato di aver violato la tregua.

Oggi pomeriggio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione per l’invio di un primo gruppo di osservatori internazionali. Il compito degli osservatori sarà quello di monitorare la situazione e verificare che il cessate-il-fuoco iniziato giovedì 12 aprile venga rispettato dalle truppe dell’esercito siriano, che ora deve allontanare le batterie di artiglieria e le truppe dai centri abitati.

La risoluzione approvata oggi pomeriggio dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è stata proposta dagli Stati Uniti ed è stata sostenuta da Francia, Germania e Regno Unito, prevede la presenza sul territorio siriano di osservatori internazionali (prima un piccolo gruppo poi fino a 200) per vigilare sull’effettivo rispetto del cessate-il-fuoco e impone al regime di accordare loro un completo, immediato e libero movimento nel paese.

L’approvazione della risoluzione sembrava nel primo pomeriggio abbastanza complessa, dato che la Russia ha mantenuto la propria riserva sul voto fino all’ultimo. Insieme alla Cina, la Russia aveva già usato due volte il proprio potere di veto per impedire la ratifica di una risoluzione contro il regime siriano, ma nei giorni scorsi si era detta favorevole all’applicazione del piano di pace in sei punti proposto da Kofi Annan.

La tregua, che fa parte del piano proposto dall’inviato delle Nazioni Unite e della Lega araba Kofi Annan per pacificare la Siria, e che era stata accettata dal governo di Bashar al-Assad lo scorso 27 marzo, è però già traballante. Secondo fonti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede nel Regno Unito, questa mattina l’esercito siriano avrebbe bombardato per circa un’ora i quartieri di Jurat al-Shayah e Al-Qarabis, a Homs, provocando un numero non ancora precisato di feriti e contravvenendo ancora una volta alla tregua tra forze governative e ribelli

Anche nella giornata di venerdì, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’esercito aveva sparato sulla folla uccidendo sei persone durante le manifestazioni indette dai movimenti di opposizione al regime alle quali avevano partecipato decine di migliaia di persone.

 

Gli esclusi dalle presidenziali in Egitto (15.4.2012) Il Post

Sono dieci e tra loro c'è un popolare candidato salafita, l'ex capo dei servizi segreti di Mubarak e un candidato dei Fratelli Musulmani: si temono proteste violente nel paese.

Ieri sera la Commissione Elettorale egiziana ha escluso dieci candidati dalle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 23 e 24 maggio (l’eventuale ballottaggio si terrà il 16 e 17 giugno). La Commissione non ha ancora reso noto le motivazioni dell’esclusione dei dieci candidati, ma si prevede che lo farà nelle prossime ore. Tutti i candidati che non sono stati ammessi alle elezioni hanno già annunciato che presenteranno ricorso nelle prossime ore.

Tra gli esclusi ci sono diverse personalità di spicco, che, almeno secondo i sondaggi, avrebbero ottenuto molti voti alle elezioni. Primo tra tutti il candidato salafita e ultraconservatore Hazem Salah Abu Ismail, che sarebbe stato escluso per via della cittadinanza americana della madre. La notizia dell’esclusione di Abu Ismail, che secondo alcuni sondaggi aveva un consenso di poco inferiore al 30 per cento, era già circolata, e nei giorni scorsi migliaia di suoi sostenitori avevano protestato in Egitto contro la Commissione Elettorale.

Oltre ad Abu Ismail, però, è stato escluso anche Omar Suleiman, ex capo dei servizi segreti nell’era Mubarak, vicepresidente nei giorni delle rivolte e generale dell’esercito, un uomo di cui l’Occidente si è fidato molto negli ultimi anni. Suleiman, che stando ad alcuni recenti sondaggi aveva il 20 per cento delle intenzioni di voto degli egiziani, secondo la BBC non avrebbe raggiunto il numero di firme necessarie per la candidatura (ossia quelle di 30 parlamentari egiziani o, in alternativa, le firme di 30 mila cittadini egiziani aventi diritto al voto).

Sono stati squalificati dalla corsa, inoltre, anche il candidato dei Fratelli Musulmani Khairat El Shater, che aveva deciso all’ultimo di partecipare alle elezioni attirando con questa decisione le critiche di molti laici e attivisti che temono un dominio islamista in Egitto (Fratelli Musulmani e salafiti controllano già il 70 per cento del Parlamento) e Ayman Nour, lo sfidante dell’ex dittatore Hosni Mubarak nelle elezioni presidenziali del 2005. El Shater e Nour sarebbero stati esclusi perché sono stati condannati per vari reati durante la dittatura di Mubarak.

A questo punto, tra i candidati principali rimangono in lizza solo l’ex segretario della Lega Araba Amr Moussa e il medico islamista moderato Abdel Moneim Aboul Fotouh, il quale, se le esclusioni di Abu Ismail ed El Shater venissero confermate, potrebbe aumentare di molto il suo consenso, attualmente fermo intorno all’8 per cento. I candidati esclusi dalla Commissione Elettorale hanno 48 ore di tempo per presentare ricorso. Oggi la tensione in Egitto è molto alta e si temono grandi proteste da parte di salafiti e islamisti contro la decisione della Commissione Elettorale.

00:29:52 . 02 Mag 2012
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