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Russia: Il balletto infinito di Putin e Medvedev (25.4.2012) Il Manifesto

Con un nuovo, plateale balletto istituzionale e una nuova, fastidiosa presa in giro dei processi democratici in Russia, Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev dopo quello di presidente si sono scambiati ieri un altro cappello dirigenziale, quello di leader del «partito del potere» Russia Unita - diventato ormai conosciuto con l'appellativo di «partito dei ladri e degli imbroglioni» affibbiatogli dal notissimo blogger nonché leader carismatico del movimento di opposizione Aleksej Navalny. Putin ha annunciato le proprie dimissioni da capo del partito (di cui era simpaticamente leader senza esservi iscritto) e ha proposto-ordinato che nella seconda metà di maggio si tenga un congresso straordinario in cui eleggere Medvedev come nuovo leader.

Lo scambio è stato motivato, durante una riunione con il gruppo dirigente del partito, con la necessità di mantenere l'istituzione presidenziale «al di sopra delle parti e dei partiti». Non ufficialmente, Putin già dall'estate scorsa aveva preso un po' le distanze da Russia Unita, la cui impopolarità era già allora in evidente crescita. La nomina di Medvedev metterà sulle spalle di quest'ultimo l'onere della necessaria riforma del partito (se non addirittura del suo scioglimento e rifondazione, come da più parti si prevede) e servirà a dare qualche strumento in più al presidente uscente, che con ogni probabilità verrà nominato primo ministro subito dopo l'insediamento di Putin al Cremlino. In questo modo lo scambio dei cappelli sarà completo.

Non c'è dubbio che anche questa inversione di ruoli sia destinata a suscitare parecchie contestazioni. A dispetto di tutte le promesse di maggior trasparenza e maggior rispetto delle regole democratiche, ancora una volta le decisioni e le nomine ai vertici appaiono prese senza il minimo rispetto, neanche formale, della volontà della «base»: gli elettori nel caso del posto di presidente, gli iscritti nel caso del posto di leader del partito. Nonostante questo, però, ieri Medvedev in quello che sarà probabilmente il suo ultimo discorso da capo del Cremlino ha vantato di fronte alla sessione allargata del Consiglio di Stato i progressi in termini di apertura e trasparenza che la politica russa ha compiuto negli ultimi anni, elencando tra l'altro anche le riforme da lui proposte nel dicembre scorso (dopo le prime grandi manifestazioni contro i brogli), per esempio il ritorno all'elezione diretta dei governatori regionali o l'abolizione delle rigide norme per la presentazione dei partiti alle elezioni, come se fossero già operanti, mentre invece devono ancora essere messe in pratica. Bontà sua, Medvedev nel discorso ha anche riconosciuto che nel Paese «ci sono sintomi di stagnazione» e ha aggiunto che è necessario stimolare la partecipazione politica dei cittadini: le stesse cose che aveva detto assumendo la presidenza quattro anni or sono - senza che poi sia effettivamente cambiato granché.

Nei prossimi giorni ci sarà la prima verifica di quanto la nuova mossa del «tandem» abbia inciso sullo stato d'animo del composito movimento di opposizione: quest'ultimo ha indetto due grandi manifestazioni consecutive a Mosca, il 1 e il 6 maggio.

 

SPAGNA: I tagli alla sanità contro gli immigrati (25.4.2012) Il Manifesto

Con la pubblicazione, ieri, sul bollettino ufficiale di stato, si sostanziano i 7mila milioni di euro di tagli alla sanità approvati con urgenza dal regio decreto del 16 aprile scroso. La scure del governo di centrodestra di Mariano Rajoy si abbatterà in particolar modo sugli immigrati a partire dal prossimo 31 agosto, se non potranno provare i versamenti alla previdenza sociale. Finora agli immigrati bastava l'iscrizione all'anagrafe comunale per ottenere la tessera per l'accesso ai servizi di assistenza primaria. Ora saranno loro garantite solo le cure d'urgenza e l'assistenza alla gravidanza, al parto e al postparto, solo i minorenni verranno trattati come gli spagnoli. Secondo le stime pubblicate dal quotidiano «El País», si calcola che saranno ritirate 150.000 tessere sanitarie, se gli immigrati non potranno dimostrare l'iscrizione alla previdenza sociale e il pagamento delle imposte. Il decreto stabilisce inoltre che «gli organi competenti in materia di immigrazione potranno comunicare all'Istituto nazionale della previdenza sociale i dati imprescindibili per comprovare i requisiti, senza

 

SUDAN/SUD SUDAN: ACCUSE, bombardamenti e mediazione cinese (25.4.2012) Il Manifesto

il presidente sud sudanese Salva Kiir Mayardit, in visita a Pechino, denuncia come una «vera e propria dichiarazione di guerra» i bombardamenti dell'aviazione sudanese nello stato di Unita, condannati anche dalla Casa bianca. Il governo sudanese invece accusa il Sud Sudan di aver occupato la zona petrolifera di Heglig e di mettere in pericolo la sua sicurezza. Quasi obbligata la mediazione della Cina, che ha enormi interessi petroliferi da difendere, da una parte e dall'altra. Il premier cinese Hu Jintao invita i due paesi confinanti e separati da poco a fermare le armi e ad avviare negoziati pacifici. Ma per il ministro dell'informazione sud-sudanese Barnaba Marial Benjamin il rapporto con la Cina è non è chiaro, «come quello di un marito con due mogli».

 

Perù, 2 poliziotti e un soldato uccisi in scontri con Sendero Luminoso (28.4.2012) LaPresse

Due ufficiali di polizia e un soldato sono rimasti uccisi in combattimento in Perù con i ribelli di Sendero Luminoso impegnati a cercare nella giungla del sudest del Paese due compagni scomparsi. Lo riferisce la portavoce del comando, Mirella Ausejo, spiegando che l'attacco è avvenuto ieri nella regione dell'Alto Inkari, nello stato di Cusco. Nell'azione sono anche rimasti feriti due poliziotti.

 

Gran Bretagna/ Tagli a spesa su welfare, governo rischia di spaccarsi (28.4.2012) Tmn

George Osborne rischia di essere bloccato su questa iniziativa.

George Osborne sarà bloccato se cercherà di "racimolare" altri 10 miliardi di sterline dal bilancio del welfare. E' il monito lanciato - riporta il Times - da un ex leader Tory, che evidenzia le spaccature che sono destinate ad aprirsi nell'esecutivo per il prossimo ciclo di tagli alla spesa.

Iain Duncan Smith ha spiegato al Cancelliere dello Scacchiere che la spesa sociale non è un "bersaglio facile" e ha respinto gli appelli a tagliare di 10 miliardi la spesa tra il 2014 e il 2016 per proteggere la spesa in altri dipartimenti di Whitehall. Quando gli è stato chiesto se sia accettabile per la prossima 'spending review' (revisione della spesa) imporre tagli alla spesa di questa portata, il Segretario di Stato per il lavoro e le pensioni ha dichiarato al Times: "La mia opinione è che non lo sia". La spending review del 2010 ha introdotto riforme per tagliare la spesa sul welfare di 18 miliardi, ma entro il 2014 il bilancio sul welfare dovrebbe ancora costare 109,1 miliardi di sterline.

 

Ucraina/ Presidente Yanukovich a Dnipropetrovsk dopo esplosioni (28.4.2012) Tmn

Ci sono stati 26 feriti: tra 6 settimane iniziano Europei calcio.

Il presidente ucraino Viktor Yanukovich è atteso oggi a Dnipropetrovsk, città del centroest del Paese, dove una serie di esplosioni non rivendicate ieri ha provocato 26 feriti. Lo ha indicato la presidenza. "Sabato 28 aprile, il presidente ucraino Viktor Yanukovich effettua una visita di lavoro nella regione di Dnipropetrovsk", è scritto in un comunicato della presidenza che non contiene ulteriori precisazioni. Il ministero delle Situazioni d'emergenza ha da parte sua corretto lievemente il bilancio delle quattro esplosioni: hanno causato 26 e non 27 feriti come comunicato in un primo momento, 22 dei quali ancora ricoverati in ospedale. La Procura ucraina ha aperto ieri un'indagine per "terrorismo" e le autorità hanno indicato che nessun gruppo ha rivendicato queste azioni, che arrivano a sei settimane dall'apertura degli Europei di calcio, co-organizzati da Ucraina e Polonia.

Il ministero degli Interni ha da parte sua assicurato ieri sera in un comunicato che "la situazione nella città è sotto controllo, con la polizia che lavora in stato di allerta rafforzato".

 

Francia 2012, Le Pen: Voterò scheda bianca (1.5.2012) LaPresse

La leader del Front national, Marine Le Pen, ha annunciato che non darà il suo appoggio né al candidato socialista François Hollande, né a Nicolas Sarkozy per il secondo turno delle presidenziali che si terranno domenica in Francia. "Voterò scheda bianca", ha detto la Le Pen ai manifestanti radunati a Parigi per ascoltare il suo discorso, sottolineando tuttavia che la sua è una scelta personale. "Votate secondo coscienza, ciascuno di voi faccia la sua scelta", ha aggiunto rivolgendosi ai sostenitori. Nel primo turno del 22 aprile la Le Pen ha ottenuto un saldo terzo posto e per il secondo turno i sondaggi danno in vantaggio Hollande.

La leader del Front national ha poi invitato il suo elettorato a concentrarsi sulle elezioni parlamentari, dove spera che il partito riesca a ottenere dei seggi per la prima volta dal 1986. Fino a quell'anno infatti, prima che le regole elettorali cambiassero, il partito aveva alla Camera bassa 33 deputati. "Domenica non eleggiamo il presidente, ma un semplice impiegato della Banca centrale europea", ha detto la Le Pen. Il Front national tiene ogni anno una manifestazione in occasione del primo maggio per onorare Giovanna d'Arco, di cui quest'anno ricorre il 600esimo anniversario della nascita. La Le Pen ha deposto una corona di fiori ai piedi della statua dorata di Giovanna d'Arco. "Noi siamo senza dubbio gli unici che difendono la Repubblica", ha detto la leader del partito di estrema destra. Anche Sarkozy ha tenuto oggi un comizio a Parigi, nella 'festa del lavoro vero' da lui organizzata al Trocadero. L'attuale presidente ha richiamato le radici cristiane della Francia riferendosi a un'eredità che va custodita, temi cari questi al partito della Le Pen. Il socialista Hollande, invece, non era a Parigi e ha tenuto un comizio a Nevers, in Borgogna.

 

Siria/ Combattimenti tra soldati e disertori a Lattachia (28.4.2012) Tmn

Vicino a un palazzo presidenziale, nel villaggio di Borj Islam.

Combattimenti hanno contrapposto oggi all'alba soldati siriani e militari dissidenti vicino a un palazzo presidenziale nella regione costiera di Lattachia (ovest). Lo hanno riportato l'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh) e militanti. L'ong ha precisato che questi scontri sono avvenuti nel villaggio di Borj Islam, dove si trova il palazzo presidenziale, senza riferire di vittime.

Da parte sua Sema Nassar, militante a Lattachia, ha affermato che questi combattimenti sono scoppiati mentre "30 ufficiali e soldati di una base militare vicina al palazzo presidenziale a Borj Islam si preparavano ad abbandonare con le loro armi". All'uscita dalla base, sono scoppiati "combattimenti tra soldati e disertori, mentre forti esplosioni sono state avvertite nella città di Lattachia", ha aggiunto. Queste nuove violenze arrivano all'indomani di una giornata mortale in Siria, con quattordici morti secondo l'Osdh, tra i quali dieci civili, per lo più dei manifestanti uccisi dalle truppe del regime. Un'esplosione a Damasco, attribuita dalle autorità ai "terroristi", aveva inoltre provocato ieri undici morti e ventotto feriti, secondo gli organi di informazione ufficiali.

 

Morales annuncia nazionalizzazione rete elettrica della Bolivia (1.5.2012) LaPresse

Il presidente della Bolivia Evo Morales ha annunciato la volontà di completare la nazionalizzazione dell'industria dell'elettricità, prendendo il controllo della rete elettrica, attualmente gestita da una compagnia sussidiaria della spagnola Red Electrica Corporacion SA. Morales ha ordinato alle truppe di prendere il controllo delle installazioni della compagnia, ma non ha fornito dettagli su come l'azienda spagnola sarà ricompensata. La presa del 74% della rete elettrica di proprietà della compagnia spagnola darà al governo il controllo dell'80% dell'industria elettrica nazionale. Due anni fa, il governo boliviano ha già assunto il controllo sugli impianti di generazione dell'elettricità e sulla vendita alle utenze.

 

Somalia, bombe a Mogadiscio e Dhusomareb: 5 morti tra cui 2 deputati (1.5.2012) LaPresse

Giornata di sangue in Somalia, dove almeno cinque persone sono morte in seguito a due attentati avvenuti a Mogadiscio e nella città di Dhusomareb, 640 chilometri a nord della capitale. A Mogadiscio, spiega l'ufficiale di polizia Yasin Hassan, è esplosa un'autobomba che ha provocato la morte di tre persone. A Dhusomareb, invece, le vittime sono due parlamentari, parte di una delegazione arrivata di recente nella regione per aiutare a formare un governo locale. Nell'attacco, spiega Dahir Amin Jesow, parlamentare rimasto illeso, sono rimaste ferite almeno sei persone tra deputati e ufficiali dell'esercito, alcuni dei quali in modo grave. Molti attacchi suicidi in Somalia sono condotti dal gruppo al-Shabab. Dhusomareb è sotto il controllo delle forze moderate, ma secondo il governo somalo negli ultimi tempi i militanti si sarebbero spostati in gran parte verso nord in seguito alle forti pressioni militari che li hanno costretti a lasciare la capitale.

 

Francia/ Hollande: Caos con Sarkozy all'Eliseo per altri 5 anni (28.4.2012) Tmn

"Non essendo condizionato dalla rielezione avrebbe mano libera".

Con la conferma di Nicolas Sarkozy all'Eliseo "sarebbe il caos per la Francia". Lo ha affermato il candidato socialista alle presidenziali, Francois Hollande, in un'intervista al quotidiano "Le Parisien". Se Sarkozy dovesse essere rieletto "avremo cinque anni di austerità, cinque anni di messa in discussione del nostro modello sociale, cinque anni di aumento delle tasse più ingiuste, tra cui l'Iva", ha aggiunto Hollande, in testa dopo il primo turno e favoritissimo dai sondaggi nel ballottaggio. "Non solo, ma Sarkozy, non essendo condizionato dalla rielezione, avrà una grande libertà, senza contrappesi se non nel proprio partito". Mercoledì, i due candidati per la corsa all'Eliseo saranno l'uno di fronte all'altro per l'unico dibattito tv della campagna elettorale.

 

Primo maggio, proteste in Asia per chiedere aumenti salariali (1.5.2012) LaPresse

Migliaia di lavoratori stanno protestando nelle Filippine, in Indonesia, a Taiwan e in altri Paesi asiatici, chiedendo aumenti salariali in occasione della festa del primo maggio. La voce comune è che l'aumento dei prezzi al consumo, in particolare della benzina, non sia compensato dalla crescita degli stipendi.

Nella capitale delle Filippine, Manila, più di 8mila membri di un importante sindacato hanno marciato per 4 chilometri, vestiti in camicia rossa, fino al ponte Mendiola vicino al palazzo presidenziale Malacanang, protetto da migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa. Un gruppo di lavoratori ha bruciato un enorme immagine del presidente Benigno Aquino III, raffigurante il leader alle dipendenze di Stati Uniti e grandi imprese. Alcune centinaia di persone si sono invece dirette verso l'ambasciata statunitense, ma sono state fermate dalla polizia. I manifestanti hanno bruciato una bandiera degli Stati Uniti e sono tornati indietro. Aquino ha respinto la richiesta di un aumento di 3 dollari della paga giornaliera, sostenendo che avrebbe la conseguenza di peggiorare l'inflazione, far aumentare i licenziamenti e allontanare gli investitori stranieri. Il leader delle proteste Josua Mata ha esortato a sostenere una proposta di legge contro le pratica diffusa delle imprese di affidare determinate operazioni ad altre aziende per risparmiare sui costi e impedire ai lavoratori di organizzarsi in sindacati.

Anche in Indonesia migliaia di manifestanti stanno sfilando per le strade di Giacarta per chiedere salari più alti, sotto lo sguardo vigile di 16mila poliziotti e soldati dispiegati soprattutto a protezione di luoghi strategici come il palazzo presidenziale e gli aeroporti.

Stesse richieste a Bangkok, in Thailandia, a Kuala Lumpur, in Malesia, e a Hong Kong. A Taiwan, diverse migliaia di manifestanti anti-governativi hanno marciato nel centro di Taipei, criticando le alte tasse delle scuole, le paghe troppo basse e le cattive condizioni di lavoro degli stranieri.

 

Nicaragua, morto a 81 anni Martinez, l'ultimo fondatore dei sandinisti (1.5.2012) LaPresse

È morto ieri sera all'età di 81 anni Tomas Borge Martinez, ultimo fondatore rimasto del movimento di guerriglia sandinista che nel 1979 rovesciò la dittatura sostenuta dagli Usa in Nicaragua. L'annuncio è stato dato dalla moglie del presidente, Rosario Murillo, in un discorso trasmesso in contemporanea su diverse stazioni radio. Oltre ad essere la first lady, Murillo è anche portavoce del governo. Nell'annuncio non è menzionata la causa della morte, ma Borge Martinez era in ospedale da diverse settimane per problemi respiratori. Borge si era unito a Carlos Fonseca Amador e ad altri nel 1961 per fondare il Fronte nazionale di liberazione sandinista, che riuscì a rovesciare il dittatore Anastasio Somoza Debayle. Ora il partito governa il Nicaragua, sotto la guida del presidente sandinista Daniel Ortega.

 

Siria/ Ong: 10 disertori uccisi in combattimenti vicino Damasco (28.4.2012) Tmn

Ieri attacco kamikaze ha provocato 11 morti e 28 feriti.

Almeno dieci disertori sono stati uccisi nei combattimenti contro le truppe governative siriane nella regione di Damasco, malgrado la tregua ufficialmente in vigore da oltre due settimane. Lo ha affermato l'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh).

L'Osdh aveva in precedenza segnalato combattimenti tra soldati e disertori vicino a un palazzo presidenziale nella regione costiera di Lattachia, senza riferire di vittime. Queste nuove violenze arrivano all'indomani di una giornata mortale in Siria, con 14 morti tra cui 10 civili, per lo più dimostranti abbattuti dalle truppe del regime, malgrado il dispiegamento di osservatori dell'Onu dal 16 aprile nel Paese. Un'esplosione a Damasco, attribuita dalle autorità ai "terroristi", aveva inoltre provocato ieri undici morti e ventotto feriti, secondo gli organi di informazione ufficiali.

 

Germania/ Partito pirati a congresso per eleggere vertici (28.4.2012) Tmn

Dieci candidati, la leadership dura un anno e non sarà remunerata.

Il partito dei pirati è pronto ad eleggere i suoi vertici questo fine settimana al congresso di Neumuenster, in Germania, dove sono attese tra le 2.000 e le 3.000 persone.

Sono dieci i candidati - otto uomini e due donne - a contendersi la leadership, che non sarà remunerata e che potrà durare solo un anno. I favoriti sono l'attuale capo del partito, Sebastian Nerz, 28 anni, il suo vice Bernd Schloemer, 41 anni, e una giovane berlinese, Julia Schramm, 26 anni.

 

Israele, ex leader partito Kadima Tzipi Livni lascerà il Parlamento (1.5.2012) LaPresse** 0,1

La deputata israeliana Tzipi Livni ha intenzione di lasciare il Parlamento, ma resterà attiva in politica. È quanto sostiene un confidente della ex leader del partito Kadima, battuta settimane fa dall'ex ministro della Difesa Shaul Mofaz alle elezioni per la guida del partito. Secondo il confidente, rimasto anonimo perché non autorizzato a discutere dei piani della Livni, le dimissioni verranno presentate formalmente entro la giornata di oggi. Alcune voci riportano la possibilità che la deputata possa unirsi a un nuovo partito guidato dall'ex personaggio televisivo Yair Lapid.

 

Sudan: da Giuba aggressioni a confine (1.5.2012) Ansa

Khartoum denuncia nuovi raid da forze del sud, non lo tolleriamo.

Il Sud Sudan ha occupato nuove zone lungo la frontiera con il Sudan, continuando con la sua politica di ''aggressione'', ha accusato il ministero degli Esteri sudanesi. ''Il governo del Sudan conferma che il Sud Sudan e il suo esercito si sono messi d'impegno per aggredire e occupare con la forza alcune zone'' al confine rivendicate dai due Paesi, ha precisato la stessa fonte, aggiungendo che ''il Sudan non puo' tollerare che le truppe di occupazione impongano il loro potere''.

 

Nord Irlanda/ Artificieri disinnescano bomba scoperta in furgone (28.4.2012) Tmn

Il dispositivo, in grado di esplodere, era su mezzo abbandonato.

Un ordigno di grosse dimensioni e in grado di esplodere, scoperto in un furgone abbandonato in Irlanda del Nord, è stato disinnescato dagli esperti artificieri dell'esercito. Lo ha indicato la polizia.

La bomba era stata lasciata lungo una strada di campagna alla periferia della città sudorientale di Newry, vicino al confine con la Repubblica d'Irlanda. "Un dispositivo esplosivo funzionante è stato scoperto e messo in sicurezza da ufficiali dell'esercito", ha detto un portavoce della polizia.

Il veicolo sospetto è stato avvistato una prima volta giovedì. Il ministro dello Sviluppo regionale dell'Irlanda del Nord, Danny Kennedy, che rappresenta l'area di Newry, ha detto che il dispositivo voleva uccidere uomini delle forze di sicurezza. "Chiaramente si trattava di un tentativo di attirare una pattuglia della polizia in quella zona, con conseguenze potenzialmente letali", ha detto.

Oltre a scoprire questo dispositivo, gli inquirenti hanno trovato un ordigno più piccolo sotto una macchina nel nord di Belfast. Disordini sporadici e minacce di attentati continuano nella provincia malgrado gli accordi di pace del 1998.

 

Brasile, Brizola Neto ministro Lavoro (1.5.2012) Ansa

A 33 anni è il più giovane componente del governo Dilma Rousseff.

La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha scelto il suo nuovo ministro del Lavoro: si tratta del deputato federale Brizola Neto, che con i suoi 33 anni e' il piu' giovane titolare di un dicastero all'interno del governo. Neto e' nipote dello storico leader della sinistra brasiliana Leonel Brizola.

 

Grecia: Papademos capo nuovo partito (30.4.2012) Ansa** 0,1

Secondo indiscrezioni apparse su un settimanale ateniese.

Secondo l'autorevole settimanale ateniese Real News, dopo le elezioni del 6 maggio e vista la profonda crisi in cui versa della classe politica locale, in Grecia cominceranno i preparativi per la formazione di un nuovo partito politico - che avra' una linea europea e riformatrice - di cui faranno parte personalità nuove e pochissime del vecchio sistema. Secondo Real News, i protagonisti dell'iniziativa sostengono che il leader del nuovo partito non potrà essere altri che Lucas Papademos.

 

Nepal: bomba a manifestazione, vittime (30.4.2012) Ansa

A Janakpur durante un comizio. Attentatori chiedono autonomia.

Un ordigno e' esploso oggi in Nepal durante una manifestazione di piazza a Janakpur (123 chilometri a sud est di Kathmandu) causando la morte di quattro persone ed il ferimento di 24. La bomba, attivata a distanza, e' esplosa quando stava per terminare il sit-in di un Comitato popolare contrario ad una proposta federalista avanzata dal Partico comunista filomaoista del Nepal. L'attentato e' stato rivendicato da un movimento che lotta per l'autonomia della regione Terai.

 

Nepal, bomba contro un sit-in di protesta: 4 morti (30.4.2012) Em

Una bomba è esplosa oggi in Nepal durante una manifestazione di piazza a Janakpur (123 chilometri a sud est di Kathmandu): 4 morti e 24 feriti. Lo riferiscono i media nepalesi.

L’ordigno, attivato a distanza, è esploso nelle fasi finali di un sit in di un Comitato popolare contrario a una proposta federalista avanzata dal Partito comunista filomaoista del Nepal e a favore dell’introduzione nella nuova Costituzione nepalese di uno Stato separato Mithila.

Con una telefonata, l’attentato è stato rivendicato dal movimento Janatantrik Terai Mukti Morcha, messo fuori legge in Nepal dal 2004 per aver realizzato numerosi atti terroristici a giustificazione della sua lotta per l’autonomia della regione Terai.

Fonti della sicurezza nepalese definiscono questo episodio come uno dei più gravi attentati realizzati nel paese negli ultimi anni, più cruento di quello che in febbraio ha causato tre morti a Kathmandu. L’ordigno, si è infine appreso, era stato collocato su una motocicletta ma la polizia non ha ancora identificato la persona che l’ha portato sul posto.

 

Nepal: 4 morti per un attentato (30.4.2012) DirettaNews

Un grosso attentato ha colpito oggi lo stato himalayano del Nepal. Non lontano dalla capitale Kathmandu, esattamente nella cittadina di Janakpur, una bomba è detonata in una delle piazze principali dove al momento si stava svolgendo un sit-in di protesta. Fatto esplodere tramite un marchingegno che ne permetteva il controllo a distanza, l’ordigno ha causato il decesso di 4 persone. L’azione è stata rivendicata dal movimento Janatantrik Terai Mikti Morcha, organizzazione politica che dal 2004 agisce in clandestinità e organizza attentati al fine di rendere autonoma la regione nepalese di Terai. Il motivo per cui gli attivisti dela Janatantrik Terai hanno deciso di colpire i manifestanti è da ricondurre alle ragioni della protesta: si trattava della mobilitazione di un comitato cittadino che osteggiava il progetto politico federalista che il Partito comunista in Nepal sta portando avanti. Non sono stati ancora rintracciati gli autori materiali dell’attentato e per il momento gli inquirenti hanno accertato solamente che la bomba era stata posizionata su un veicolo a due ruote parcheggiato nei pressi della piazza.

 

Nepal, attentato a una manifestazione a Janakpur: 4 morti (30.4.2012) BlitzQuotidiano

Un ordigno e' esploso oggi in Nepal durante una manifestazione di piazza a Janakpur (123 chilometri a sud est di Kathmandu) causando la morte di quattro persone ed il ferimento di altre 24. Lo riferiscono i media nepalesi. A quanto si e' appreso la bomba, attivata a distanza, e' esplosa quando stava per terminare un sit in di un Comitato popolare contrario ad una proposta federalista avanzata dal Partico comunista filomaoista del Nepal. Con una telefonata, l'attentato e' stato rivendicato dal movimento Janatantrik Terai Mukti Morcha, messo fuori legge in Nepal dal 2004 per aver realizzato numerosi atti terroristici a giustificazione della sua lotta per l'autonomia della regione Terai.

 

Nepal: la fine di una rivoluzione (26.4.2012) AgoraVox

Ecco qui i rivoluzionari maoisti a spartirsi i soldi degli aiuti internazionali. La base e gli ex guerriglieri sono inferociti ed il paese anche.

Come spesso accade, ideali e buone intenzioni si perdono nella più semplice materia. Così sta finendo, nel nulla, la rivoluzione maoista in Nepal o, più modestamente, il tentativo di cambiare, in meglio, la classe dirigente di quel paese. Rispetto a qualche mese fa, l’ottimismo per una soluzione positiva è diminuito.

Il Partito maoista sta perdendo il controllo e la stima della sua base, perché “la dirigenza ci ha abbandonato, mette a posto parenti e amici ma scambia il destino degli ex-combattenti con benefici politici” - mi racconta Upendra (ufficiale del PLA-People Liberation Army). “I leaders sono diventati come gli altri politici, dedicati ai giochi di potere di Kathmandu e a spartirsi i soldi che erano stati destinati dai donatori internazionali agli ex- combattenti”.

E’ una storia vecchia che parte dalla cresta fatta sui soldi destinati ai campi di raccolta e che sta finendo su quelli per il reintegro sociale degli ex-combattenti. “Tutti i mesi i comandanti ci chiedevano una parte proporzionale dei nostri salari e poi ci hanno obbligato a versare una parte del contributo per il ritiro, ma che fine hanno fatto questi soldi?” - si domanda Upendra e migliaia di militanti.

Vediamo, intanto i numeri. Quando finì il conflitto iniziò il conteggio dei combattenti: nel 2007, secondo l’UNMIN, erano 32.250 (su questo numero sono stati quantificati i finanziamenti internazionali immensi per la gestione dei campi), nella seconda verifica sono diventati 23.610, infine 19.602. Quindi circa 12.000 sono stati considerati “disqualified combatants”, cioè non riconosciuti e allontanati dai campi. In parte erano furbacchioni che cercavano di scroccare qualche migliaio di rupie, ma nel gruppo vi era l’intera YCL (Youth Communist League) che ha continuato a protestare.

Un'ulteriore verifica effettuata dal Comitato Speciale formato dal Governo nepalese (l’unico che ha funzionato e ha portato risultati) ha ulteriormente ridotto il numero a 17.076. Di questo gruppo, in una prima fase, circa un mese orsono, 9.705 scelsero d’integrarsi nell’esercito regolare, oggi questo numero è sceso a 3.129. Le ragioni? “Noi volevamo entrare nell’esercito per avere un lavoro, non per fare la rivoluzione, ma vogliamo essere riconosciuti per la nostra anzianità e i nostri gradi, abbiamo perso ogni speranza di cambiare questa società, visto come si sono comportati i nostri capi. In più”, continua Upendra, “pensiamo che ci avrebbero considerato soldati inferiori, perdenti a cui affidare i compiti più umili, senza riconoscimento dei gradi e delle posizioni”. Questa è, da sempre, la posizione dei duri all’interno del partito maoista (ormai separati in casa) e sta diventando l’opinione della maggioranza degli ex-guerriglieri. Poi, come sempre, entrano in ballo i soldi.

Il Partito chiede ai comandanti della PLA (People Liberation Army) circa euro 3, 4 milioni che sarebbero ancora nelle loro casse, raccolti con la tassazione dei militari e con i fondi affidati dai donatori internazionali per la gestione dei campi. Una situazione già sollevata, nei mesi scorsi, dai militanti e dal gruppo di Baidya che non ha avuto risposta perché, presumibilmente, questi soldi sono spariti nelle tasche dei dirigenti, comandanti e dei gruppi del partito.

Nel passato, il partito, giocando sui numeri dei combattenti, si era già messo in tasca qualche centinaia di migliaia di euro. Baidya, Ram Bahadur Thapa e CP Gajurel (i maoisti duri) sono rimasti esclusi da questo ultimo traffico di soldi e continuano a richiedere spiegazioni, fino a minacciare la scissione (sembra un po’ la Lega Nord). Di positivo rimane che armi e depositi sono stati consegnati (ufficialmente) all’esercito regolare e i cantonments dove erano raccolti i guerriglieri sono in fase di chiusura.

Il dato di fatto più preoccupante è che il partito sta perdendo il controllo politico e organizzativo di una grande parte dei combattenti (oltre che della base), sfiduciati, disillusi e incazzati e delle migliaia di ex guerriglieri (nel pasticcio fatto dall’UNMIN) non riconosciuti. I fondi stanziati per il ritiro volontario, a cui hanno optato la maggioranza dei guerriglieri, sono insufficienti e il reintegro dei combattenti nella società difficile.

Parte del malcontento può essere intercettato dai duri del partito (o del nuovo partito che questi, probabilmente, formeranno); ma, come già accaduto in questi mesi, c’è chi, fra i vecchi combattenti, ha messo su bande di rapinatori, contrabbandieri di legno pregiato, taglieggiatori vari (quando girano troppe armi se ne trovano sempre). Tre ex maoisti sono stati arrestati con bombe destinate ad obiettivi nella capitale, altri minacciano rivolte. Il rischio è un ulteriore peggioramento della sicurezza e nuovi conflitti politici e sociali.

Intanto, dove tutto era iniziato quasi 15 anni or sono, nella Repubblica maoista del Rolpa (Nepal centro-occidentale) niente è cambiato, mi racconta un amico giornalista nepalese che vi è stato nei mesi passati. Stessa povertà, stessa mancanza di servizi; solo, per fortuna, è finita la paura e le minacce (di esercito e maoisti). L’unica novità è l’intenzione di creare una specie di museo della Guerra Popolare a Holeri, dove nel 1996 fu attaccato il posto di polizia, evento considerato l’inizio della” Rivoluzione”. All’interno armi e fotografie ed un monumento ricorderebbe i morti, saggiamente, di entrambe le parti.

 

Libia: Cnt,sosteniamo governo fino a voto (29.4.2012) Ansa

Dopo accuse reciproche e minacce di ritiro fiducia.

Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt), che guida la Libia dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi, ha annunciato che sosterra' il governo per garantire il buon esito delle elezioni per la costituente previste per giugno. Lo ha detto il capo del Cnt, Mustapha Abdeljalil, dopo una riunione dello stesso Consiglio per discutere le sorti del governo indetta in seguito ad accuse reciproche e minacce da parte di alcuni componenti del Cnt di ritirare la fiducia al governo.

 

Quale futuro per l’Eritrea nel dopo Afewerki? (25.4.2012) AgoraVox

La fine del regime autarchico di Isaias Afewerki (nella foto) apre diverse possibilità all'Eritrea, ma le forze in gioco potrebbero aumentare l'instabilità dell'area sub-sahariana e del corno d'Africa già tormentate da problemi politici derivanti dalle politiche post-coloniali, dagli attuali ordini economici e da conflitti religiosi o culturali.

Pare ormai molto probabile la fondatezza di rumors ricorrenti negli ultimi giorni. Isaias Afewerki presidente dell'Eritrea sarebbe morto, anche se le istituzioni eritree per ora sono restie a confermarla.

Afewerki è stato presidente dal 1993, ossia dopo due anni dalla conclusione del conflitto trentennale con l'Etiopia che ne ha sancito l'indipendenza. Prende le redini del paese in seguito al referendum sotto l'egida del Fronte Popolare di Liberazione Eritreo (da lui stesso presieduto) ma la provvisorietà della carica si trasforma ben presto nell'instaurazione di un governo permanente e irrevocabile, basato sull'esistenza di un partito unico, il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ).

Qualsiasi opzione di aspirazione democratica o di opposizione è ritenuta destabilizzante dal regime, che cerca di mantenersi saldo su equilibri precari. Il leit motive continua ad essere rappresentato dalle schermaglie con l'Etiopia e dalla ricerca di appoggi esterni economici e militari a favore del governo. I rifornimenti di armi si connettono a discutibili intese con Iran e Corea del Nord (poteva l'Italia esimersi dal fare brutte figure?), a patti scellerati con Gheddafi (soprattutto riguardo al trattamento disumano di esuli e fuggiaschi nelle indegne carceri libiche) e a probabili compromessi con le frange estremiste islamiche di Al Qaeda. Dal punto di vista dell'economia, invece, le scelte implicano l'autarchia ma l'autosufficienza è una chimera dal peso insostenibile per la popolazione, mentre d'altra parte è stata agevolata la presenza cinese. Il controllo interno è assicurato dall'impossibilità di espressioni contrarie, come più volte ha testimoniato l'organizzazione Reporter Senza Frontiere nell'analisi delle attività di informazione e comunicazione nel mondo, (che potete visualizzare qui). Prigione per i giornalisti, persecuzione delle minoranze religiose e servizio militare obbligatorio e indeterminato per uomini e donne sono elementi di quotidianità e pseudo-normalità. Le libertà civili fondamentali, quindi, sono ostaggio delle politiche governative dettate da Afewerki, tuttavia le violazioni dei diritti non possono avere un solo responsabile, nonostante l'impianto personalistico del sistema di potere in vigore in Eritrea.

Dunque lo scenario che si apre alla fase successiva non dispone dei migliori auspici. L'eterna ostilità dell'Etiopia (intenta ad avere uno sbocco sul mare), le controversie con il confinante Gibuti, l'instabilità della zona Sudanese, le possibili intrusioni dei gruppi fondamentalisti somali, i contrasti interni tra musulmani e cristiani ortodossi con le minoranze evangeliche o di altre credenze, le difficoltà economiche di un paese devastato da decenni di indirizzo militare delle ridotte risorse a disposizione e la poca dimestichezza con pratiche democratiche sono delle autentiche spine nel fianco per il futuro dell'Eritrea. Al di là dei possibili miglioramenti nei rapporti internazionali favoriti magari dall'ingresso delle ONG, ad oggi non si intravedono spiragli per un significativo intervento della comunità internazionale. Il pericolo maggiore potrebbe derivare dalla scarsa resistenza a forze (o alleanze) oppressive che potrebbero ritenere l'Eritrea un territorio di facile sottomissione. A soffrirne le conseguenze sarebbe il popolo eritreo già vessato da troppi anni di ingiustizie e prevaricazioni, al quale non basterebbe il solo sostegno morale e umanitario.

Le contingenze internazionali focalizzano l'attenzione su altri contesti, tuttavia l'opinione pubblica può contribuire ad evitare l'isolamento e la negligenza nei confronti di un dramma già parzialmente consumato. Prima di riporre fiducia nell'auto-affermazione dei popoli, l'informazione rappresenta una doverosa presa di posizione in terrmini di umanità e capacità democratiche.

00:36:34 . 02 Mag 2012
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