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Usa/ Obamacare salva grazie a un giudice inizialmente contrario (2.7.2012) Tmn

Per 'sì' della Corte Suprema alla legge, decisivo Roberts.

Le sorti della riforma sanitaria di Barack Obama erano nelle mani del giudice capo della Corte Suprema, John Roberts, che ha deciso di schierarsi con i colleghi di area democratica in favore dell'Obamacare. Quello che non si sapeva - ed è stato riportato dalla Cbs News - è che Roberts si era inizialmente schierato con i giudici conservatori contro la legge, per poi decidere di lasciare inalterato il cuore dell'Affordable Care Act, compreso il punto più importante e controverso, quello dell''individual mandate', che obbliga tutti gli individui a stipulare un'assicurazione sanitaria. A riferirlo alla Cbs News sono state due fonti ben informate sul 'dietro le quinte' di una delle decisioni della Corte Suprema più importanti degli ultimi anni, presa giovedì. I giudici contrari alla riforma avrebbero tentato in tutti i modi, nell'ultimo mese, di riportare Roberts sulla sua posizione originale, senza riuscirci. Paradossalmente, a guidare gli sforzi per battere l'Obamacare è stato Anthony Kennedy, considerato da molti conservatori il giudice capace di spostare l'ago della bilancia in favore della legge. Ma Roberts si è dimostrato "irremovibile", secondo una delle fonti.

 

Cipro: al verde guida Ue, parte presidenza 'salvata' (2.7.2012) Ansa

Minacciata da bancarotta e da Turchia che non vuole rapporti.

Ieri, primo luglio, la Repubblica di Cipro ha assunto la presidenza di turno dell'Unione europea, ma l'isola nel Mediterraneo orientale, ancora divisa in una parte greca a Sud e una turca a Nord, è in piena tempesta economica. "Ciò che è importante per Cipro non è tanto dimostrare che può gestire un tale evento, ma dimostrare che può farlo così come ogni altro membro dell'Unione", ha detto Costas Yennaris, portavoce della presidenza cipriota, secondo il quale Cipro "vuole essere un arbitro imparziale". Ma l'arrivo di Cipro alla presidenza Ue coincide, purtroppo per Nicosia, con il momento peggiore della crisi economica arrivata anche su quest'isola. La Repubblica di Cipro, infatti, é diventata da lunedì scorso il quinto Paese dell'Eurozona a richiedere gli aiuti del fondo salva-Stati europeo. La richiesta di aiuto da parte di Cipro è arrivata a causa dell'ampia esposizione delle banche cipriote verso l'economia della Grecia. Membro dell'Unione europea dal maggio 2004 e dell'Eurozona dal gennaio 2008, Cipro - che conta poco più di 800.000 abitanti - è lo Stato più orientale dell'Unione e le sue coste si trovano a 200 chilometri da quelle della Siria e del Libano. L'isola venne divisa dopo l'invasione militare della sua area settentrionale da parte della Turchia nell'estate del 1974 in seguito ad un fallito colpo di stato di nazionalisti greco-ciprioti che volevano l'annessione dell'isola alla Grecia (la cosiddetta "enosis"). Quasi 40 anni dopo, una "linea verde", monitorata dalle Nazioni Unite, ancora separa la comunità greco-cipriota a Sud da quella turco-cipriota a Nord anche se oggi gli abitanti possono attraversarla in entrambi i sensi. Solo il governo di Ankara riconosce la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn) proclamata nel novembre 1983 nella parte occupata. Da canto suo, la Repubblica di Cipro è l'unico Paese riconosciuto a livello internazionale. I negoziati diretti (sotto l'egida dell'Onu) per giungere a una riunificazione dell'isola sono da mesi ad un punto morto anche se una delle precondizioni per l'adesione all'Ue era quella di essere riunita. Ankara, dal canto suo, settimane fa ha annunciato che rifiuterà qualsiasi contatto con la presidenza della Ue fintanto che l'incarico sarà ricoperto da Cipro ed ha persino minacciato, per sbloccare i negoziati in stallo, un 'Piano B' dopo il primo luglio. 'Piano B' che minaccia poco velatamente una vera e propria annessione. Secondo vari osservatori, c'é il rischio che la questione della divisione di Cipro o la messa in atto di un 'Piano B' da parte di Ankara possa destabilizzare la presidenza cipriota, ma il governo di Nicosia vuole dimostrare che Cipro è a tutti gli effetti un membro dell'Unione europea. Da parte sua, il presidente Demetris Christofias (l'unico leader comunista dell'Ue) ha detto a chiare lettere di non avere alcuna intenzione di utilizzare la presidenza dell'Ue per porre sul tavolo la cosiddetta "questione cipriota" (ovvero la divisione dell'isola) né di volerla usare come arma contro la Turchia.L'opinione più diffusa tra gli osservatori è che i greco-ciprioti vogliano più che altro cambiare la loro immagine ed il modo in cui vengono percepiti ed essere dei "buoni europei". Del resto, essendo il loro un piccolo Paese, non hanno troppi interessi propri da difendere nell'ambito dei grandi dibattiti europei.

 

Georgia/ Nuovo premier propone voucher 600 euro a famiglia (2.7.2012) Tmn**0,2

Osservatori lo considerano possibile successore Saakashvili.

Il nuovo primo ministro georgiano Ivane Merabishvili ha proposto oggi di versare a ogni famiglia nel paese voucher di oltre 600 dollari. L'ha scritto oggi l'agenzia di stampa russa Ria Novosti. "Le famiglie potranno usare il denaro per pagare le bollette o medicine e libri di testo. I contadini potranno comprare fertilizzanti e carburante. O si potranno usare per altri scopi non menzionati nel programma di governo", ha piegato il primo ministro. I voucher dovrebbero essere consegnati il prossimo anno. I voucher dovrebbero continuare per quattro anni, ha detto il premier, che però non ha fornito più dettagli. Merabishvili, un uomo dell'entourage del presidente Mikhail Saakashvili, è considerato come possibile successore, visto che il presidente non potrà concorrere a un altro mandato.

 

Kuwait: il Governo presenta le dimissioni all’emiro (26.6.2012) Atlas

“Il gabinetto kuwaitiano ha presentato le sue dimissioni all’emiro” Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah: lo ha annunciato ieri la televisione privata al-Rai, senza fornire ulteriori dettagli. La mossa del Governo di Nasser al-Mohammed al-Ahmad al-Sabah arriva pochi giorni dopo la sentenza di un tribunale che ha annullato le elezioni parlamentari di febbraio e ripristinato la precedente assemblea.

Il Governo dimissionario non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione. La scorsa settimana la Corte Costituzionale aveva sciolto il Parlamento, dichiarando illegittime le elezioni parlamentari di febbraio che avevano dato all’opposizione islamista la maggioranza dei 50 seggi in palio. La Corte aveva ripristinato l’antico assetto parlamentare, vicino al Governo. “Nulla e invalida (…) La Corte ha superato il suo mandato previsto dalla legge”, il commento dell’opposizione in merito alla sentenza. Per oggi sono previste manifestazioni a Città del Kuwait contro la decisione del tribunale. L’Emirato del Kuwait è scosso da una serie di crisi politiche; negli ultimi sei anni ben nove governi hanno rassegnato le dimissioni, mentre il Parlamento è stato sciolto quatto volte. La scorsa settimana, sotto pressioni parlamentari, due dei 16 ministri hanno dovuto abbandonare il Governo.

 

Usa/ Americani restano divisi su Obamacare dopo decisione giudici (2.7.2012) Tmn

Il 50% d'accordo con la Corte Suprema.

Gli americani restano divisi sulla decisione della Corte Suprema di considerare costituzionale la riforma sanitaria voluta da Barack Obama. E' il risultato dell'ultimo sondaggio di Cnn/Orc.

Secondo la rilevazione, il 50% degli americani è d'accordo con i giudici, il 49% in disaccordo. Inoltre, il 52% degli intervistati è completamente o in gran parte d'accordo con i contenuti della riforma voluta dal presidente degli Stati Uniti, mentre il 47% li avrebbe bocciati tutti o nella stragrande maggioranza. Secondo i dati della Cnn, il sostegno all'Obamacare - così com'è conosciuto l'Affordable Care Act - è cresciuto di 5 punti percentuali da gennaio. Gli intervistati si sono dimostrati divisi sulla decisione della Corte Suprema di promuovere l'individual mandate, che costringerà ogni americano ad acquistare una polizza assicurativa: il 48% è a favore, il 51% contrario. Per il 60%, inoltre, l'individual mandate è una tassa, così come deciso dai giudici, mentre non lo è per il 39% degli intervistati.

 

Grecia: Samaras tra rispetto impegni e modifiche Memorandum (2.7.2012) Ansa

Governo intende andare avanti con privatizzazioni.

Ormai e' un fatto appurato: nelle elezioni dello scorso 17 giugno, i greci hanno fatto due scelte fondamentali per il futuro del loro Paese. Da una parte hanno definitivamente condannato il sistema politico corrotto, basato soprattutto sull'alternanza al potere dei due partiti maggiori - Nea Dimokratia (centro-destra) e Pasok (socialista) - ed hanno confermato la volontà della permanenza del Paese nell'eurozona, magari con qualche correzione dei termini del Memorandum. Il nuovo governo guidato da Antonis Samaras, leader di Nea Dimokratia, e sostenuto dal Pasok e da Sinistra Democratica, è il risultato della prima scelta e, nonostante le difficoltà di ogni genere che ha dovuto affrontare nei primi giorni della sua vita, si può dire che ha tenuto bene considerando il fatto che e' la prima esperienza di questo genere in Grecia.

Per quanto riguarda la seconda scelta, la revisione di alcuni termini dell'accordo economico raggiunto con i creditori internazionali, la situazione si presenta un po' più complicata.

A Bruxelles insistono che la Grecia deve rispettare gli impegni scaturiti dagli accordi firmati e che per parlare di revisione dei termini del Memorandum occorre aspettare il rapporto della troika (Fmi, Ue e Bce) per essere certi che l'attuazione del programma economico procede bene, condizione necessaria per continuare l'assegnazione delle tranche di aiuti previste dal Memorandum. Ed è proprio qui la difficoltà principale, perché un punto su cui la troika non sembra assolutamente disposta a fare marcia indietro sono le riforme strutturali e le privatizzazioni. Nel campo delle riforme poco o nulla è stato fatto finora. Non meglio sono andate le cose per quanto riguarda il programma delle privatizzazioni dalle quali si dovevano racimolare 50 miliardi destinati esclusivamente all'estinzione del debito. Il programma era stato sospeso temporaneamente, su decisione del Consiglio direttivo dell'Ente per la Valorizzazione della Proprietà dello Stato (Taiped), creato appositamente dal governo precedente per promuovere le privatizzazioni, in attesa del nuovo esecutivo, con la conseguente perdita di tempo utile. Ma per il governo sono in arrivo anche nuovi problemi che potrebbero influire negativamente sull'accelerazione del programma delle privatizzazioni. Si tratta di una serie di ricorsi ai tribunali da parte di organi sindacali di lavoratori delle imprese a partecipazione statale e negli Enti delle Autonomie locali che chiedono l'annullamento del trasferimento delle proprietà dello Stato al Taiped sostenendo che esso è anticostituzionale e illegale. Le imprese in questione, come sostengono i sindacati ricorrenti, hanno un'importanza vitale per la valorizzazione e lo sfruttamento della ricchezza nazionale e hanno come scopo principale i servizi sociali per il popolo. Il problema si presenta serio, visto che il programma riguarda molte imprese come la Deh, la compagnia per la produzione dell'energia elettrica, l'Eydap e l'Eyath (le compagnie delle acque di Atene, Pireo e Salonicco), la Banca dell'Agricoltura, l'Hellenic Postal Bank e altre. Il governo, da parte sua, è intenzionato a portare avanti il programma delle privatizzazioni, non soltanto per mandare a Bruxelles il messaggio che è pronto a rispettare tutti gli impegni assuntisi nei confronti dei creditori, ma anche per farne uno strumento di sviluppo del Paese.

 

Romania: è scontro aperto tra Presidente e Primo Ministro (5.7.2012) Atlas

È una crisi istituzionale in piena regola quella in corso in Romania dove ormai si assiste a uno scontro aperto tra il primo ministro Victor Ponta e il presidente rumeno Traian Basescu.

Il principale partito del Parlamento, l’Unione social liberale (Usl) guidata da Ponta, ha chiesto ieri la sospensione del capo di Stato e l’avvio della messa in stato di accusa del presidente (impeachment).

Se il Parlamento approverà la sospensione di Basescu, un referendum sull’impeachment per il capo di Stato potrebbe decidere le sorti di Basescu.

E se l’impeachment è stata la novità politica di ieri, martedì erano volate parole avvelenate tra Ponta e Basescu. Quest’ultimo ha affidato al canale televisivo Antena 3 le sue preoccupazioni per i metodi sovversivi del governo di Ponta, volti ad attaccare le istituzioni dello stato e l’indipendenza del potere giudiziario.

Poco dopo, è arrivata piccata la risposta di Ponta che ha contestato i metodi anticostituzionali e abusivi del presidente di ingerirsi nei lavori del parlamento.

Nel corso del pomeriggio, in una votazione che l’opposizione ha definito un “colpo di stato”, i senatori dell’Unione social-liberale hanno sfiduciato e destituito il presidente del Senato Vasile Blaga, dell’opposizione liberal-democratica.

In precedenza, l’USL aveva manifestato l’intenzione di cambiare la composizione della Corte Costituzionale sostituendo dei giudici, in modo da favorire il congedo di Basescu, in conflitto con Ponta fin dal primo giorno del suo insediamento al governo.

Ponta e i deputati di Usl, al governo da Maggio, sostengono che infatti che la Corte Costituzionale sia fortemente influenzata da Basescu.

Per alcuni analisti queste azioni mettono a rischio le istituzioni democratiche in Romania, e allo stesso modo la pensano Stati Uniti e Unione Europea, ma anche la sua economia, dal momento che la crisi istituzionale ha bloccato il processo decisionale nel paese proprio mentre la Romania è chiamata a finalizzare gli accordi con il Fondo monetario internazionale per ottenere un pacchetto di aiuti necessari per mettere in ordine la propria economia.

 

Birmania/ Presidente concede amnistia a 46 detenuti (3.7.2012) Tmn

Sono 37 uomini e 9 donne: nessuna menzione dossier politici.

La stampa ufficiale birmana ha annunciato l'amnistia per una cinquantina di detenuti, citando la "riconciliazione nazionale", ma senza menzionare se alcuni di loro fossero considerati o meno come prigionieri politici. Il presidente Thein Sein "ha concesso un'amnistia generale per 46 prigionieri, 37 uomini e 9 donne", ha scritto il giornale ufficiale New Light of Myanmar.

Il provvedimento, che deve essere applicato a partire da oggi, ha l'obiettivo "di assicurare la stabilità dello stato (...) e la riconciliazione nazionale, consentendo a tutti di partecipare al processo politico (...) "." Sono complessivamente 34 i detenuti stranieri rilasciati ed "espulsi" per aiutare il governo a mantenere i legami con il loro Paese di origine, ha aggiunto il giornale. Nel mese di giugno a Oslo, mentre il leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi era venuta a pronunciare il suo discorso per il premio Nobel per la pace, un ministro birmano aveva indicato che altri prigionieri politici sarebbero stati rilasciati rapidamente. Il regime aveva già scarcerato 200 prigionieri di coscienza nell'ottobre 2011 e 300 nel gennaio 2012. AQung San Suu Kyi ha detto in una conferenza stampa a Rangoon nel suo viaggio verso l'Europa di non avere dettagli su questa ultima amnistia. "Non sappiamo davvero quanti prigionieri politici siano tra di loro", ha detto, ricordando che la lista della Lega nazionale per la democrazia, il suo partito, contava 330 attivisti ancora detenuti nelle carceri birmane.

La giunta al potere per mezzo secolo in Birmania ha ceduto il potere nel marzo 2011 agli ex generali che hanno moltiplicato le riforme e gudagnato un po' di fiducia da parte dell'Occidente. L'Unione Europea ha in particolare sospeso le sue sanzioni economiche.

 

Messico: Studenti in piazza contro la vittoria di Pena Nieto (3.7.2012) Tmn

In migliaia sfilano a Città del Messico per denunciare brogli.

Circa 25.000 giovani hanno manifestato ieri a Città del Messico al grido 'Il Messico senza Pri' contro l'elezione a Presidente di Enrique Pena Nieto. I giovani, mobilitati dal movimento #YoSoy132 nato nelle Università lo scorso maggio contro il candidato del Partito rivoluzionario istituzionale, hanno denunciato brogli. "Il Messico ha votato e Pena non ha vinto!", hanno gridato nell'elegante quartiere di Polanco, nella zona occidentale della città. La manifestazione era partita da Paseo de la Reforma, la principale arteria della città, luogo abituale delle dimostrazioni di piazza, ma inaspettatamente i giovani hanno deciso di sfilare a Polanco, "per quello che rappresenta: è qui che l'oligarchia impone le decisioni al Paese". Il portavoce del movimento studentesco, Miguel Platas, ha annunciato nuove mobilitazioni e assemblee per continuare a sottolineare che le elezioni del 1 luglio hanno offerto l'opportunità di una "frode orchestrata dai media e portata avanti il giorno delle elezioni con l'acquisto di voti e la manipolazione dei risultati".

 

Serbia: Governo; media, Usa non vogliono Dacic premier (3.7.2012) Ansa

Inviati Washington a Belgrado per sostenere grande coalizione.

Il vicesegretario di Stato americano Philip Gordon e il suo assistente Philip Reeker giungeranno in questi giorni a Belgrado per seguire piu' da vicino la formazione del nuovo governo serbo. Ne danno notizia i media serbi, secondo i quali Washington non vedrebbe con favore un nuovo governo in Serbia guidato dal leader socialista Ivica Dacic.

Secondo il quotidiano Blic, gli inviati americani giungeranno a Belgrado gia' oggi con l'obiettivo di sostenere un governo di grande coalizione fra Partito democratico (Ds) dell'ex presidente Boris Tadic e conservatori del Partito del progresso serbo (Sns) del nuovo presidente Tomislav Nikolic.

Per l'emittente televisiva B92, l'amministrazione americana avrebbe guardato con sospetto ai recenti frequenti viaggi di Ivica Dacic a Mosca, e all'interesse mostrato dalla dirigenza russa per l'acquisizione di grandi gruppi industriali serbi come Telekom Srbija e la compagnia nazionale dell'energia elettrica (Eps). Blic osserva dal canto suo che Washington sarebbe irritata dalla retorica nazionalista messa in mostra da Dacic sul Kosovo, un atteggiamento ritenuto ''populista'', suscettibile di far tornare la Serbia al passato. A Belgrado, dopo il fallimento di una possibile riedizione di un governo di centro-sinistra fra Partito democratico (Ds) di Tadic e Partito socialista (Sps) di Dacic, sono in corso negoziati per la creazione di una coalizione fra socialisti e conservatori nazionalisti del Partito del progresso serbo (Sns).

 

Grecia, colloqui Samaras-alleati per linea comune (3.7.2012) Ansa

In vista dell'arrivo della troika giovedi' ad Atene.

In vista dell'arrivo dei rappresentanti della troika (Fmi, Ue e Bce) ad Atene, si susseguono gli incontri del premier greco Antonis Samaras con i suoi più stretti collaboratori e i leader degli altri partiti che sostengono il suo governo. Ieri sera Samaras ha avuto un colloquio con Evangelos Venizelos, leader del Pasok (socialista) e Fotis Kouvelis, di Sinistra Democratica, per decidere la linea comune da seguire negli incontri dei ministri con i rappresentanti dei creditori internazionali della Grecia. "Prima dobbiamo essere in grado di mostrare dei risultati concreti, prima dobbiamo raggiungere degli obiettivi e dopo possiamo chiedere". Questo è, secondo fonti giornalistiche, quanto hanno deciso i leader dei tre partiti, durante il loro incontro di ieri aggiornato a domani, mercoledì, un giorno prima dell'avvio degli incontri fra i funzionari della troika e i ministri del governo ellenico. A questo scopo, il ministero delle Finanze sta già studiando un piano concreto riguardo le privatizzazioni e la chiusura degli Enti statali inutili che deve essere completato entro l'autunno. Molti osservatori politici locali sostengono che forse questa sarà la volta buona per la Grecia. Il nuovo governo, dicono, si presenta deciso ad affrontare con serietà e fermezza i problemi finora accumulatisi a causa dell'indecisione dimostrata dai precedenti esecutivi e provare ai creditori internazionali della Grecia che questa volta esiste veramente la volontà politica di portare avanti le riforme strutturali necessarie per il risanamento dell'economia del Paese.

 

Birmania, presidente Thein Sein concede amnistia a 46 detenuti (3.7.2012) LaPresse

Quarantasei detenuti sono stati scarcerati in Birmania, a seguito di un'amnistia concessa dal presidente Thein Sein. Lo riferisce il giornale di New Light of Myanmar, precisando che si tratta di 37 uomini e 9 donne. Non è chiaro se la liberazione riguardi anche alcuni tra le centinaia di prigionieri politici che secondo i gruppi per i diritti umani si trovano in carcere nel Paese. Human Righst Watch stima che almeno 659 prigionieri politici siano stati liberati nell'ultimo anno, ma che ne resti in cella un numero compreso tra 200 e 600. Secondo quanto riferito dal giornale, la decisione di concedere l'amnistia è stata presa per motivi umanitari, "con lo scopo di assicurare la stabilità dello Stato e di promuovere la pace e la riconciliazione nazionale".

 

Francia: Hollande alla sfida del rigore,40 mld da recuperare (4.7.2012) Ansa

Ayrault incassa fiducia da Parlamento. In arrivo prima stangata.

Parigi davanti alla sfida del rigore. Con 40 miliardi di euro da recuperare, il premier francese, Jean Marc-Ayrault ha lanciato ieri un forte appello alla "mobilitazione" di fronte al peso "schiacciante" del debito, che oggi rappresenta circa 1.800 miliardi di euro, vale a dire il 90% della ricchezza prodotta annualmente in Francia.

Ed è riuscito a incassare la fiducia al programma del nuovo governo, nonostante l'annuncio di una nuova stangata fiscale.

Durante un difficile discorso programmatico davanti al nuovo Parlamento, dominato dai socialisti, il premier ha annunciato "nuove entrate fiscali" che colpiranno "i contribuenti agiati" e le "grandi aziende". "Una Francia indebitata è una Francia dipendente rispetto alle agenzie di rating e ai mercati finanziari", ha avvertito il primo ministro. "Sì, la gestione della spesa pubblica è indispensabile. Ma non è sufficiente" per rispondere a una "crisi senza precedenti", ha poi aggiunto, riprendendo un' espressione usata a suo tempo dall'ex presidente Nicolas Sarkozy. "Mobiliteremo nuove entrate fiscali", ha proseguito il capo del governo, confermando il ritorno all'equilibrio di bilancio nel 2017. Ed ha poi precisato che Parigi intende "sollecitare prima di tutto tutti coloro che ad oggi sono stati esonerati dallo sforzo collettivo", riferendosi, in particolare, "ai contribuenti agiati" e alle "grandi aziende".

Ieri, tutti gli sguardi erano puntati su Ayrault e sulla definizione del suo programma: per portare il deficit al 4,5% del Pil nel 2012 e al 3% nel 2013, come il governo di Hollande si è impegnato a fare, il premier deve raccogliere tra i 6 e i 10 miliardi di euro quest'anno e 33 miliardi l'anno prossimo, secondo quanto scritto in un rapporto pubblicato lunedì dalla Corte dei conti. In caso contrario, la minaccia dei mercati finanziari rischia di farsi ancora più seria. "Sono venuto oggi per chiedere a voi e a tutto il nostro popolo di mobilitarvi, perché non è mai troppo tardi per agire e per avere successo", ha assicurato Ayrault, rivolgendosi ai 577 deputati della nuova Assemblea nazionale. Questi ultimi, in maggioranza socialisti, hanno votato la fiducia al programma del nuovo governo, con 302 voti a favore e 225 contrari. Anche gli ecologisti, che all'inizio si erano mostrati un po' titubanti, hanno votato a favore, chiedendo tuttavia all'esecutivo di agire con "audacia".

Mentre la sinistra radicale (Front de Gauche) si è astenuta per protestare contro le misure economiche annunciate da Ayrault. E l'Ump, il partito di Sarkozy, ha votato contro. Il premier ha anche annunciato che ridurrà le previsioni di crescita allo 0,3% per il 2012 e a circa l'1,2% per il 2013, contro lo 0,4% e l'1,7% atteso fino ad oggi. "Dobbiamo ritrovare fiducia nel nostro destino", anche se "il nostro Paese si è indebolito economicamente", si è "degradato socialmente, diviso politicamente e danneggiato moralmente", ha proseguito. Ayrault ha parlato anche di temi legati alla società, promettendo il diritto di voto agli stranieri nelle elezioni municipali e assicurando che "la lotta contro l'immigrazione illegale e le filiere del lavoro clandestino sarà condotta con fermezza".

Quanto alle nozze e all'adozione gay, ha garantito che diventeranno legali in Francia a partire dal primo semestre del 2013.

 

Grecia, aboliti segretariati e commissioni ministeri (4.7.2012) Ansa

Per dimostrare a troika volonta' di fare riforme strutturali.

Il governo greco ha annunciato l'imminente abolizione di tutte le Commissioni ministeriali che prevedono il pagamento dei loro membri e dei Segretariati particolari dei ministeri nell'intento di dimostrare ai rappresentanti della troika che arrivano oggi ad Atene la volonta' politica di procedere con urgenza sulla via delle riforme strutturali necessarie per il risanamento dell'economia greca. Inoltre il ministro per le Riforme Amministrative, Antonis Manitakis, ha da parte sua annunciato un programma della durata di 100 giorni nell'ambito del quale verra' attuata una prima ristrutturazione della Pubblica Amministrazione, mentre il vice ministro delle Finanze, Christos Staikouras, parlando al congresso organizzato dall'Economist ad Atene, ha fatto riferimento al problema dei licenziamenti nel settore pubblico, spiegando che con una ulteriore riduzione del numero delle assunzioni si potrebbe raggiungere il numero dei 150.000 licenziamenti richiesto dalla troika con il regolare pensionamento dei dipendenti.

 

Algeria: 50 anni indipendenza, tra rabbia e orgoglio (4.7.2012) Ansa

Un anno iniziative in paese ricco e diviso su valore passato.

Finalmente, dopo una preparazione durata anni, si comincia: l'Algeria da oggi celebra, con una solo apparente sobrieta', il cinquantesimo anniversario della sua Indipendenza (ufficializzata con il trattato di Evian del 1962), dopo un conto alla rovescia che e' cominciato da tempo e che ha, in un certo senso, acuito le divisioni nel Paese, che nella lotta per la sua liberta' ha oggi probabilmente il solo collante. Cinquant'anni fa l'Algeria conquisto' l'Indipendenza dalla Francia con una sanguinosa guerra, che fece morti in tutti e due gli schieramenti, che non erano solo i combattenti dell'Fln algerino o dell'Armée francese o dei terroristi dell'Oas, l'Organizzazione armata segreta, ma soprattutto, non certo per loro scelta, i civili. La Storia scritta dagli algerini - i vincitori - porta comunque poco rispetto ai morti degli sconfitti, considerandoli un danno collaterale della grande guerra di liberazione, perche' i morti veri furono quelli della loro parte e non tenendo in considerazione che ai francesi d'Algeria poco importava se erano nati oltremare, considerandosi figli di Francia. Ma quei morti ci furono e, per decenni, hanno costituito una ferita aperta per quei francesi che ancora oggi, seppure con diversa intensita', considerano l'Algeria una costola di Francia strappata a quelli che erano i suoi legittimi 'proprietari' per diritto di nascita. E forse questo, insieme a cinici giochi politici, ha alimentato quel rapporto di odio-amore che divide ancora l'Algeria da quella che era la sua madre Patria e i governanti algerini di oggi s'appellano ancora allo spirito di quelli che, cinquant'anni fa, morirono e uccisero, al di la' della ''casacca'' che indossavano. Ma oggi l'Algeria vuole in un certo senso voltare pagina, ma lo fa con la piena coscienza che, se intende alimentare ancora il senso della Stato e dell'appartenenza, deve crearsi dei nemici seppure virtuali e quindi tutte le celebrazioni, gli eventi, le mostre, le rappresentazioni fanno appello al sangue dei martiri, che ha reso fertile le strutture politiche che, praticamente senza soluzioni di continuita', sono le stesse del 1962, seppure sono cambiati i nomi dei protagonisti. Da oggi e per un anno un sito dedicato (www.djazair50.dz), in cui la parte del leone la fa l'agenzia ufficiale Aps, seguirano, in diretta, tutte le manifestazioni, dando informazioni in tre lingue - arabo, inglese e francese - con un servizio interattivo che consentira' a tutti di dare un contributo. Il calendario delle manifestazioni e' intensissimo e riguarda tutto il territorio nazionale dove le amministrazioni locali, dalle municipalita' alle wilaya, hanno fatto a gara per organizzare e realizzare qualcosa. Visti i numeri della guerra di Indipendenza, ogni citta', ogni villaggio ha il suo martire, morto per mano dei temunti para' francesi o della Legione straniera, dell'Oas o di altri algerini, poco importa. Cio' che e' importante e' che oggi, dopo mesi di dilanianti diatribe politiche che hanno preceduto e seguito le elezioni politiche, l'Algeria sembra finalmente avere uno stesso obiettivo: celebrare e celebrarsi.

 

Grecia, governo pronto a battaglia con troika (5.7.2012) Ansa

Oggi colloqui,da Samaras no a licenziamenti e riduzione stipendi.

Dopo quattro mesi di assenza, i rappresentanti della troika tornano in Grecia per controllare l'applicazione del piano di risanamento e il neogoverno è pronto a dare battaglia su molte delle misure chieste da Ue-Bce-Fmi.

Secondo la stampa, il premier Antonis Samaras ribadirà la propria opposizione alla richiesta della troika di licenziare 150.000 dipendenti del settore pubblico perché una misura del genere, come ha detto il portavoce del governo Simos Kedikoglou, "non avrebbe alcun effetto positivo sull'economia". Il premier, inoltre, secondo fonti vicine all'esecutivo, ripeterà ai suoi interlocutori che il governo non intende accettare ulteriori riduzioni degli stipendi e delle pensioni e proporrà misure alternative. Di certo, scrivono i giornali, Samaras non mancherà di discutere pure di un argomento a lui molto caro, ovvero lo sviluppo, unica misura - come ha più volte spiegato - per tornare a dare fiato all'economia reale del Paese. Sempre secondo i giornali, il ministro delle Finanze Giannis Stournaras illustrerà la situazione economica del Paese e si impegnerà sul fatto che saranno portate avanti tutte le riforme strutturali necessarie per il risanamento dell'economia. Anche il premier è pronto a confermare la volontà politica del governo di attuare le riforme che riguardano le privatizzazioni e la fusione o la chiusura di Enti.

 

Siria: leader curdo accusa Cns, vuole regime islamico (5.7.2012) Ansa

Sgerkoh Abbas, con sequestro rivoluzione ed esclusione minoranze.

Il leader dell'opposizione curda al regime di Bashar al Assad, Sherkoh Abbas, ha accusato in una intervista al quotidiano turco Hurriyet il Consiglio Nazionale Siriano, appoggiato da Ankara e considerato dagli occidentali il primo interlocutore dell'opposizione, di volere ''sequestrare'' la rivoluzione e di puntare a istituire un regime ''islamico''.

''Il Cns vuole sostituire il regime con un regime diverso, islamico di natura, guidato dai Fratelli Musulmani. Non riconosce i diritti di curdi, alawiti, cristiani, e delle altre minoranze'' ha affermato il leader della Assemblea Nazionale Curda (Anc) siriana.

La conferenza delle opposizioni al Cairo negli ultimi giorni ha confermato le forti divergenze che esistono fra Cns e Curdi in particolare. Secondo Abbas, ''il Cns sta sequestrando la rivoluzione siriana. Vede i siriani solo come arabi, e questo non e' giusto''. Per il leader curdo il ''Cns ha una agenda nascosta per arrivare a un regime islamico, sunnita, arabo e nazionalista in Siria, escludendo i curdi e le altre mninoranze''. Stando al leader dell'Anc ''la gente sul terreno non considera piu' il Cns quale suo rappresentante''. Abbas ha anche ribadito che nel dopo-Assad i curdi ''non accetteranno nulla che non preveda almeno un governo federale''.

 

Cipro: l'ultimo comunista a guida Ue, ci aiuti Mosca (5.7.2012) Ansa

Christofias punta su Russia per evitare la tagliola della troika.

Un comunista, anche se atipico, alla guida dell'Ue in uno dei momenti piu' delicati della crisi economica che ormai da quattro anni tiene in ostaggio l'Europa: questo il destino toccato a Demetris Christofias, presidente della Repubblica di Cipro, che oggi ha inaugurato ufficialmente il semestre di presidenza cipriota dell'Unione.

Una sorte bizzarra quella di Christofias, 66 anni il prossimo agosto, arrivato alla poltrona piu' importante di Cipro nel 2008, lo stesso anno in cui l'isola adotto' la moneta unica europea. ''Saranno la vita e la gente a dire se sono l'ultimo comunista d'Europa'', risponde Christofias, con il sorriso sulle labbra, ai cronisti che gli chiedono se si considera l'ultimo esponente di una specie in via d'estinzione. Ma intanto il 'compagno-presidente' - che gestisce un Paese dove il modello capitalista la fa da padrone - sfrutta al meglio le sue ottime relazioni con Mosca. Davanti alla necessita' di ottenere aiuti finanziari per rilanciare l'economia e salvare il suo sistema bancario - colpito e semi affondato dalla crisi della Grecia - gioca su due tavoli per tentare di evitare la tagliola delle misure d'austerita' gia' imposte da Ue e Fmi ad Atene, Lisbona e Dublino.

Nicosia e' infatti decisa a trattare sia con l'Ue e sia con la Russia: ''Non vedo nulla di sbagliato in questo'', sottolinea il presidente. ''Non bisogna avere pregiudizi - aggiunge - la Russia di oggi non e' piu' l'Unione sovietica. Se le loro condizioni saranno accettabili, perche' no? Quelle dell'Ue potrebbero essere piu' dure. Speriamo in una risposta positiva da Mosca''.

La Troika Ue-Bce-Fmi e' in questi giorni a Nicosia per spulciare i conti pubblici ciprioti in vista del negoziato sulle condizioni alle quali concedere gli aiuti. Ma fonti governative avvertono che su un punto Cipro non intende assolutamente cedere: le agevolazioni fiscali di cui beneficiano le imprese, considerate un elemento vitale per l'economia del Paese.

''Gia' in occasione dell'adesione portammo l'aliquota da poco piu' del 4% al 10% e 35.000 imprese, sulle 100 mila allora presenti, scelsero di andarsene'', spiegano le stesse fonti. Al momento l'ipotesi piu' accreditata e' che Nicosia chieda all'Ue solo i fondi destinati alla ricapitalizzazione delle banche e a Mosca quelli necessari per ridare ossigeno all'economia. Cifre esatte non ce ne sono, ma le necessita' finanziarie di Cipro dovrebbero oscillare complessivamente tra i 4 e 10 miliardi di euro.

Ma non e' solo sul fronte economico che Cipro gioca la sua partita alla guida dell'Ue. I negoziati con la Turchia per superare la divisione dell'isola ''sono in stallo da due anni e la responsabilita' e' di Ankara'', ha detto Christofias, il quale, a suo dire, non intende cadere nella trappola del boicottaggio preparata per la sua presidenza dalla Turchia.

''Questo atteggiamento verso la presidenza Ue e' un boomerang per Ankara che cosi' si sta auto isolando''. Quanto alle vicende siriane, il presidente cipriota ha detto di essere ''molto preoccupato'' per quanto sta accadendo a poco piu' di 100 miglia dalle sue coste. ''Spero non si ripeta quanto accaduto in Libano, ma in ogni caso siamo pronti a fare la nostra parte ora come allora. Il Medio Oriente e' una regione esplosiva, mi auguro che si possa trovare una soluzione pacifica sotto la guida delle Nazioni Unite''.

 

Grecia: socialisti in cerca di una nuova identita' politica (6.7.2012) Ansa

Si apre oggi ad Atene la Conferenza organizzativa del Pasok.

Dopo la dura sconfitta subita nel doppio turno elettorale, il partito socialista greco Pasok sta attraversando una profonda crisi di identità politica. Il motivo e' che, dopo la grande vittoria nelle consultazioni del 2009, si è visto costretto a scelte politiche a volte ultraconservatrici per riuscire a mantenere la Grecia nella zona dell'euro e ottenere dai partner europei gli aiuti necessari per farla uscire dalla profonda crisi in cui e' venuta a trovarsi, non senza la corresponsabilita' dei propri dirigenti politici.

Oggi, sotto la leadership di Evangelos Venizelos, che quasi un anno fa e' succeduto a Giorgos Papandreou, il Pasok è in cerca di una nuova personalità politica. In questa direzione si muovono le iniziative di Venizelos che, fra l'altro, ha convocato per oggi un Conferenza organizzativa con un'apertura anche ad altre forze politiche di centro-sinistra come Sinistra Democratica, suo alleato al governo, e i Verdi, che anche nelle ultime elezioni sono rimasti fuori dal Parlamento. E' significativo il fatto che entrambe le formazioni abbiano accettato l'invito e saranno presenti alla Conferenza con rappresentanze di alto rango. Anche se per il momento non si conoscono le precise intenzioni di Venizelos, è chiaro che lui ha in mente un cambiamento radicale di un partito che, bene o male, ha collegato i suoi periodi al governo a tutti o quasi tutti i mali del Paese. Lo stesso Venizelos ha più volte parlato della necessità di cambiare radicalmente il vecchio e anacronistico Pasok. Infatti, in una delle prime iniziative prese subito dopo le elezioni del 17 giugno, ha disciolto tutti gli organi eletti del partito ed e' rimasto a lavorare soltanto con il nuovo gruppo parlamentare dal quale mancano molti dei precedenti "dinosauri", come i greci chiamano i politici vecchi ed obsoleti. Certo il problema del Pasok non è semplice e, come sostengono vari osservatori politici, tutto può succedere nel futuro.

Parecchi dei personaggi di prima linea del partito, fra cui ex ministri di tutti i governi del Pasok dagli anni '80 sino all'ultimo governo di salvezza nazionale di Lucas Papademos, hanno rifiutato l'invito di Venizelos a far parte della nuova segreteria politica che dovrà condurre il partito al Congresso nazionale dell'autunno prossimo, se alla fine si farà.

Non mancano inoltre le lamentele di molti altri perché non sono stati invitati ufficialmente alla Conferenza organizzativa, mentre non si possono non ricordare le iniziative di alcuni ex ministri che si muovono per la creazione di una nuova formazione politica. Oggi Venizelos aprirà i lavori della Conferenza organizzativa dando lettura di una sua circolare riguardante l'auto-riorganizzazione del Pasok che dovrà iniziare "ora" - come egli dirà - e si concludera' il giorno del Congresso durante il quale sarà proposta l'apertura della campagna di nuove iscrizioni al partito. Dopo il discorso di Venizelos, interverranno i rappresentanti di Sinistra Democratica e dei Verdi.

 

Libia: prime elezioni libere tra caos e paura (6.7.2012) Ansa

Domani voto per assemblea costituente. Impegno anti- brogli.

Una Libia divisa, dove regnano caos e paura, si prepara ad andare alle urne per le prime elezioni democratiche dopo oltre quattro decenni. Domani, sabato 7 luglio si vota per l'Assemblea Costituente, un importante passo verso quella democrazia tanto agognata dai libici dopo la rivoluzione che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi. Ma la strada per arrivarci e' tutt'altro che in discesa.

Previste il 19 giugno, le elezioni per l'Assemblea Costituente sono state rinviate ''per motivi tecnici e logistici'', e' stata la spiegazione della Commissione elettorale dopo l'annuncio il 4 giugno scorso. Ma a tutt'oggi, neanche quei 18 giorni in piu' sembrano essere stati sufficienti per avviare una macchina elettorale che ha avuto non poche difficolta'. E non sono neanche bastati a dare il tempo ai candidati di farsi conoscere. Oggi si e' chiusa ufficialmente la campagna elettorale: Tripoli e' stata invasa dai manifesti elettorali con i nomi di questo o quel candidato, tra i quali spiccano alcuni volti femminili. Pochi: in base ai dati forniti dalla Commissione elettorale, infatti, le candidate rappresentano solo il 3,4 per cento. I 200 eletti all'assemblea Costituente avranno il compito di redigere e approvare la nuova Costituzione. Tra i candidati piu' in vista, quelli del partito di Giustizia e Sviluppo, ramo politico dei Fratelli Musulmani, il gruppo Al-Watan, guidato da Abdel Hakim Belhaj, ex leader del Gruppo Combattente dei Libici Islamici (Lifg), e la coalizione delle Forze Nazionali, i 'moderati' della nuova Libia, guidata dall'ex premier del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt), Mahmoud Jibril, figura molto popolare nel Paese.

Ma a preoccupare gli addetti ai lavori sono i problemi legati alla sicurezza in una Libia, governata dal Cnt, dove la polizia ha molte difficolta' e dove il controllo del territorio resta nelle mani delle milizie armate. Negli ultimi mesi, infatti, in tutto il Paese, si sono registrati scontri armati. La scorsa settimana, in soli tre giorni, almeno 47 persone sono morte in attacchi tribali a Kufra, nella Libia sud-orientale. A Bengasi, capoluogo della Cirenaica e culla della rivoluzione, domenica scorsa uomini armati hanno saccheggiato la sede della commissione elettorale per rivendicare una maggiore autonomia della regione. Dallo scorso maggio gli autonomisti della Cirenaica hanno iniziato azioni dimostrative e chiesto di boicottare le elezioni per fare in modo che venga garantita una maggiore rappresentanza in Parlamento e nelle istituzioni libiche. E oggi, nella citta' di Ajdabiya, a sud di Bengasi, un incendio probabilmente di natura dolosa ha danneggiato un deposito contenente materiale elettorale. Ma tant'e'. Il momento e' storico e il Paese si prepara ad affrontarlo nella migliore maniera possibile nonostante il ''pericolo'' di brogli. Un'ipotesi sul quale oggi e' intervenuto il presidente della Commissione elettorale: ''Sappiamo che potrebbe esserci il rischio di brogli, ma siamo pronti ad assicurare che non ci saranno'', ha detto Nure Al Abaar ricordando anche che per la Libia ''e' un momento storico e non lasceremo che lo rovinino''.

20:08:14 . 07 Lug 2012
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