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All'interno dell'estero

Notizie da vari paesi del mondo


 

Serbia: presidenziali, Seselj candida sua moglie (6.4.2012) TicinoNews

Il leader del Partito radicale serbo (Srs) Vojslav Seselj, in prigione in Belgio sotto processo del Tribunale penale internazionale dell'Aja, ha deciso di candidare sua moglie Jadranka per le elezioni presidenziali serbe che si terranno il 6 maggio, in concomitanza con quelle parlamentari e amministrative. La decisione è stata annunciata oggi dal collegio presidenziale del partito ultranazionalista, ma la proposta è arrivata dallo stesso Seselj, che nonostante i nove anni di prigionia e tutt'ora in attesa della sentenza finale del Tpi sui crimini di guerra in Bosnia e Erzegovina, resta il presidente del Srs. "Jadranka Seselj è una donna che ha provato coraggio e prontezza di sacrificio durante questi nove anni. La Serbia ha bisogno di gente che come come lei sa sacrificarsi per la sua famiglia", si legge in un comunicato del partito.

 

Mali: Unione africana respinge dichiarazione tuareg, "è nulla" (6.4.2012) TicinoNews

L'Unione Africana ha respinto "totalmente" la dichiarazione di indipendenza dei ribelli tuareg nel nord del Mali, definendola "nulla e priva di alcun valore".

L'annuncio è stato fatto dal presidente della Commissione dell'Ua, Jean Ping, il quale ha espresso "il totale rigetto, da parte dell'Ua, della dichiarazione fatta dal Movimento Nazionale per la liberazione dell'Azawad riguardante la cosiddetta indipendenza dell'Azawad".

L'unione, ha proseguito Ping, "condanna fermamente questo annuncio, che è nullo e non ha alcun valore". Ping ha inoltre lanciato un appello "alla comunitâ internazionale a sostenere pienamente questa posizione di principio dell'Africa".

 

Mali: appello partiti a Onu, a Gao rischio catastrofe (6.4.2012) TicinoNews

Il fronte anti-giunta militare in Mali, che raccoglie una cinquantina di formazioni politiche, ha fatto appello all'Onu perchè intervenga a Gao, nel nord del Paese, sotto controllo dei ribelli tuareg e dei gruppi islamici, per evitare una catastrofe umanitaria.

Nella città, "la popolazione è assediata, e comincia a mancare il cibo", recita l'appello del Fronte unito per la salvaguardia della democrazia e della Repubblica: "Crescono le minacce di interruzione delle forniture di acqua ed elettricità, così come si segnalano i rapimenti di bambini. Per evitare una catastrofe umanitaria lanciamo un appello all'Onu perchè salvi la popolazione di Gao".

 

Malawi: morto presidente Mutharika per infarto (6.4.2012) TicinoNews

È morto il presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, ricoverato ieri d'urgenza all'ospedale della capitale Lilongwe dopo essere stato colpito da un improvviso attacco cardiaco, che gli aveva fatto perdere i sensi: lo hanno reso noto fonti sanitarie, e la notizia del decesso è stata poi confermata dal governo. Mutharika era apparso subito in gravi condizioni e, stando alle fonti, al momento del ricovero era in realtà già spirato. Ex economista presso la Banca Mondiale, in carica dal 2004, negli ultimi mesi era diventato sempre più inviso alla popolazione, che lo accusava di dispotismo e, malgrado il suo curriculum, di totale incompetenza in campo finanziario. In base alla Costituzione dovrebbe spettare adesso al vice presidente Joyce Banda assumere le funzioni di capo dello Stato ad interim, ma la sua espulsione nel 2010 dal Fronte Democratico Unito-Partito Democratico Progressista, del quale era leader lo stesso Mutharika, potrebbe rendere complicato il passaggio dei poteri. Del resto da tempo il defunto sembrava aver deciso di fare del proprio fratello minore Peter, attuale ministro degli Esteri, il suo successore: nei periodi di assenza di Mutharika dal Paese africano, Peter tendeva via via a comportarsi come il vero facente funzioni. Non a caso, dopo il ricovero del presidente truppe regolari e reparti della polizia militare si erano dispiegati in tutta Lilongwe per prevenire eventuali tumulti. Una quindicina di ufficiali dell'Esercito erano inoltre stati inviati a presidiare la residenza di Banda, di fatto segregandovelo.

 

Siria: nuovo venerdì di proteste, 'armare i soldati ribelli' (6.4.2012) TicinoNews

Nuovo venerdì di protesta in Siria: gli attivisti anti-regime hanno indetto via Facebook una mobilitazione per chiedere che i soldati ribelli ricevano armi. L'appello arriva all'indomani della dichiarazione di appoggio al piano di Kofi Annan del Consiglio di sicurezza dell'Onu.

L'inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba ha richiamato Damasco alle sue responsabilità, denunciando il fatto che nonostante la dichiarata accettazione anche da parte del regime, "le operazioni militari contro la popolazione civile non sono ancora terminate".

Il piano Annan prevede che il governo siriano ritiri le truppe dai centri abitati entro il 10 aprile e la cessazione di tutte le violenze nel Paese, da qualsiasi parte, entro le 6 del mattino del 12 aprile.

 

Venezuela: Chavez, "Cristo mi dia vita, ho molto da fare ancora" (6.4.2012) TicinoNews

Appena rientrato in patria da Cuba, dove si è sottoposto alle ennesime sedute di radioterapia in seguito al nuovo intervento chirurgico per l'asportazione di un tumore, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha partecipato a una messa nella città natale di Barinas, capitale dell'omonimo Stato federato occidentale. "Dammi la tua corona, Cristo", ha proclamato il leader di Caracas nel corso della funzione religiosa, trasmessa in diretta dalla televisione nazionale. "Dammela, che io sanguini, dammi la tua croce, dammene cento, però dammi anche vita, perché mi restano ancora molte cose da fare per il mio popolo e per la patria. Non mi prendere ancora", ha quindi implorato Chavez.

"Dammi le tue spine, io sono disposto a sopportarle, però da vivo, Cristo mio signore". Il presidente del Venezuela era accompagnato alla cerimonia dai genitori, dai fratelli e da altri parenti. "Sono aggrappato alla vita", ha concluso, "e chiedo a Dio di continuare a mantenercela, a noi e a me in particolare, così che possa proseguire nel dare questa stessa vita a chi va data, alla patria".

 

Mali: tuareg annunciano indipendenza regione Azawad (6.4.2012) TicinoNews

Il Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (Mnla), componente fondamentale della ribellione tuareg nel Mali, ha proclamato oggi "l'indipendenza dell'Azawad, con una dichiarazione sul sito web dell'Mnla e tramite un portavoce al canale France 24. "Proclamiamo solennemente l'indipendenza dell'Azawad", ha dichiarato Mossa Ag Attaher, indicando di voler rispettare "le frontiere con gli stati limitrofi" Il portavoce ha quindi condannato il rapimento ieri del console dell'Algeria a Gao "per mano di un commando terrorista" durante un'operazione "molto violenta".

L'Azawad è una regione considerata come la culla naturale dei tuareg.

 

Egitto: presidenziali, si candida ultimo premier Mubarak (5.4.2012) TicinoNews

Ahmad Shafik, l'ultimo premier nominato dal rais Hosni Mubarak durante la rivoluzione di gennaio, ha presentato ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali egiziane. Shafik fu nominato da Mubarak il 29 gennaio 2011, nel pieno della rivoluzione e si dimise dopo poco più di un mese sotto la pressione delle manifestazioni di piazza.

 

Mali: Juppé, no opzione militare, serve soluzione politica (5.4.2012) TicinoNews

Non c'è una "soluzione militare" per la situazione in Mali, "è una situazione politica che ci vuole". Lo ha affermato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, in un intervento a Parigi.

A questa soluzione, ha aggiunto Juppè, devono contribuire i Paesi limitrofi, Algeria e Mauritania, e la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Cedeao).

"Bisogna che la giunta (che ha preso il potere con un colpo di Stato, ndr.) si faccia da parte - ha affermato Juppé - e che il presidente dell'Assemblea nazionale maliana, o qualcun'altro, prenda il potere costituzionale, e che questo potere sia aiutato per fermare l'avanzata di Aqmi", il ramo di Al Qaida nel Maghreb. L'aiuto, ha precisato, potrebbe venire da una forza di intervento della Cedeao, che potrebbe beneficiare di un sostegno logistico della Francia; l'ipotesi di un invio di truppe francesi in Mali, invece, è secondo Juppé "surrealista".

 

Senegal: Youssou N'dour nominato ministro cultura e turismo (5.4.2012) TicinoNews

Il popolare cantante senegalese Youssou N'dour è stato nominato ministro della Cultura e del Turismo nel nuovo governo senegalese formato ieri sera dal primo ministro Abdoul Mbaye, incaricato la vigilia dal presidente Macky Sall. Youssou N'dour è uno dei 25 membri del governo, che conta circa la metà di componenti rispetto al precedente esecutivo del presidente Abdoulaye Wade, sconfitto il 25 marzo da Macky Sall al secondo turno delle presidenziali.

 

Pena morte: Usa, Connecticut a un passo dall'abolizione (5.4.2012) TicinoNews

Il Connecticut è a un passo dal no la pena di morte: nella notte tra mercoledì e giovedì, in mattinata in Svizzera, il Senato statale ha dato il via libera all'abolizione della pena capitale con 20 voti a favore e 16 contrari. Lo si legge sulla stampa Usa online.- Ora la palla passa alla Camera controllata dal partito democratico, dove il sostegno al provvedimento è ampio ed il sì viene dato per scontato, facendo del Connecticut il quinto Stato Usa ad abolire la pena di morte in cinque anni. Il voto è atteso la prossima settimana. Il Governatore Daniel Malloy ha già indicato che è sua intenzione firmare la legge, che sostituisce la pena di morte con l'ergastolo, una volta approvata dal Parlamento locale. Complessivamente sono 16 gli Stati dell'Unione in cui la pena di morte è stata abolita e gli occhi sono ora puntati sulla California, dove gli elettori verranno chiamati a pronunciarsi in merito il 6 novembre, in coincidenza con le elezioni presidenziali Usa.

 

Germania: Pirati all'arrembaggio (27.3.2012) Il Manifesto

La bandiera arancione dei Piraten garrisce a Saarbrücken. Il simbolo di questo nuovo partito è una lettera «P», con la pancia disegnata come una vela corsara. Sono indiscutibilmente i pirati i vincitori morali delle elezioni regionali del 25 marzo nella Saar, con un lusinghiero 7,4%. L'8,9 che ebbero a Berlino nel settembre scorso poteva sembrare la bizzarria di una metropoli aperta a spericolate sperimentazioni. La conferma in provincia costringerà gli altri partiti a prendere sul serio i nuovi arrivati.

In Germania sono apparsi sulla scena nel 2009, prendendo alle politiche il 2%. Il nome è un'ironica autorivendicazione della «pirateria informatica», perché i pirati detestano le barriere a difesa della proprietà privata nel web. Inizialmente concentrati sulla lotta contro censure e controlli sulla rete, si sono sviluppati in un partito radicaldemocratico.

L'impulso liberale nella difesa dei diritti civili si accompagna a un forte solidarismo. I pirati sono per il «reddito sociale» garantito a tutti, e una legge sui minimi salariali per contrastare la miseria del precariato. Ritengono che «l'intelligenza collettiva» della rete sopravanzi assai i saperi dei politici di professione e delle burocrazie. Propugnano una democrazia diretta intessuta di consultazioni in rete. In Italia diremmo che sono «contro il Palazzo».

Al di là dell'arrembaggio piratesco, dal test della Saar, piccola regione con solo 800mila elettori, vengono lezioni interessanti, anche per la nostra penisola. La Saar, regione angustiata da un pesante debito pubblico e sull'orlo della bancarotta, assomiglia per certi versi all'Italia nell'era emergenziale del governo Monti.

A Saarbrücken la campagna elettorale è stata dominata da un solo tema: la lotta contro i debiti, Schulden, che in tedesco significa anche «colpe». Se il debito è una colpa, l'unica redenzione sta nel restituirlo. Sotto questo imperativo, presentato come ineludibile, cessa la politica come arte del possibile, come scelta tra alternative. Agli elettori si presentava un'unica opzione: una coalizione tra democristiani e socialdemocratici.

Grandi coalizioni non sono insolite in Germania. Merkel ha già governato coi socialdemocratici tra il 2005 e il settembre 2009. Ma questo esito era stato sempre finora presentato come un ripiego, quando né Cdu né Spd riuscivano a mettere insieme una maggioranza nel loro «campo» politico. Mai i due maggiori concorrenti avevano preannunciato la coabitazione già in campagna elettorale, come è accaduto nella Saar. E come forse potrebbe accadere nel 2013 in Italia, se nel Pd prevarranno i montisti.

Sul terreno della «colpevolizzazione» del debito pubblico la Cdu è favorita. Così a Saarbrücken sarà la democristiana Annegret Kramp-Karrenbauer a guidare la grande coalizione, col 35,2% (+ 0,7), del resto più simpatica e innovativa del capolista socialdemocratico Heiko Maas che, nonostante i suoi 45 anni, è da una vita in politica. Ha cominciato come presidente regionale degli Jusos, quando Lafontaine era ministro-presidente socialdemocratico.

Maas ha avuto il 30,6 per cento, 6 punti in più rispetto al disastroso risultato regionale del 2009, quando la Spd venne aspramente punita per la sua compromissione nel governo federale con la Cdu. E quando i socialisti della Linke, guidati dal saarlandese Oskar Lafontaine che tornava a giocare in casa, strapparono un irripetibile 21,3%.

La Linke, rispetto alla media dell'11,9% alle politiche del 2009, è in declino. I sondaggi su scala federale la quotano ora al 7%. Nella Saar è scesa di 5,1 punti al 16,1%, che comunque è un record per le regioni dell'ovest, riconducibile alla popolarità di Lafontaine.

Nonostante la flessione dei socialisti, la Spd con 17 seggi e la Linke con 9 avrebbero una maggioranza di 26 seggi nel Landtag di Saarbrücken, che in tutto ne conta 51. Ma Maas oppone il suo non possumus, perché la Linke - unica tra i partiti tedeschi - continua a rifiutare in linea di principio la norma «frenadebiti», introdotta nel 2009 dalla grande coalizione Merkel-Steinmeier, che imporrà ai Länder il pieno pareggio di bilancio nel 2020.

Ancora più ampie sarebbero altre combinazioni a sinistra della Cdu, se vi si coinvolgessero i quattro deputati dei pirati e i due ottenuti dai verdi, scesi al 5%, proprio sull'orlo della soglia di sbarramento.

La Spd preferisce una grande coalizione, che poi tanto grande non è. Siccome la partecipazione al voto è scesa al 61,6% (-6), rappresenterà poco più del 40% degli elettori.

Merkel avrebbe da preoccuparsi, perché la Fdp, sua alleata a Berlino, nella Saar si è ridotta all'1,2%. Ma finché la Spd sarà pronta a rimpiazzare i liberali, come alleato minore, la cancelliera non dovrà temere troppo le politiche del 2013.

 

Spagna: Rajoy perde il primo test elettorale (27.3.2012) Il Manifesto

Smentiti tutti i sondaggi: il Partido Popular (Pp) vive la prima battuta d'arresto dopo un anno di travolgenti successi elettorali. Le inchieste d'opinione pronosticavano da mesi un trionfo storico della destra in Andalusia che, alla fine, non c'è stato: il Pp non riesce a conquistare la maggioranza assoluta nel parlamento della più popolosa Comunità autonoma della Spagna. Con il 40,7%, ottiene una vittoria di Pirro che non le consentirà di governare. Il Partito socialista (Psoe) perde terreno ma non crolla (raggiunge un onorevole 39,5%) e Izquierda Unida (Iu) avanza in maniera significativa, passando dal 7 all'11,3%. Risultato: le due forze di sinistra coalizzate potranno formare il prossimo esecutivo dell'importante regione meridionale, sommando 59 seggi contro i 50 dei conservatori del premier Mariano Rajoy.

La svolta a destra dopo trent'anni di ininterrotta gestione socialista, quindi, non avrà luogo. Ieri si sono riuniti gli organismi dirigenti delle due formazioni progressiste e tutto è pronto per l'inizio delle consultazioni fra loro; al momento, pare che Iu preferisca far parte della maggioranza senza tuttavia esprimere rappresentanti nel governo regionale, che continuerà a essere guidato dal sessantacinquenne socialista José Antonio Griñán. Qualcosa di più di un semplice appoggio esterno, ma non ancora un gabinetto bipartito: pesano le non poche differenze che hanno separato la federazione rosso-verde (il cui nucleo è il Partito comunista) e il Psoe andaluso, negli scorsi anni poco incline al dialogo a sinistra.

Anche nell'altra comunidad al voto, le Asturie, il partito di Rajoy non può cantar vittoria: è addirittura terzo (con il 21,5%), superato dai socialisti (primi con il 32%) e da una formazione regionalista di centrodestra, Foro Asturias, guidata dall'ex vicesegretario del Pp e governatore uscente Francisco Álvarez-Cascos (24,9%). Ottimo risultato per Iu (13,8%), tradizionalmente molto radicata in questo territorio. Qui i rapporti di forza parlamentari sono più complessi. Sulla carta, i regionalisti e il Pp avrebbero (solo per un seggio) i numeri necessari a formare una maggioranza conservatrice, ma i pessimi rapporti fra le due organizzazioni rendono difficile un accordo. Il Foro è, di fatto, una scissione del Pp, e tra ex compagni di partito non corre buon sangue. Il giorno dopo il voto, in ogni caso, tutto sembra ancora in alto mare, anche perché non sono ancora state conteggiate le schede provenienti dai residenti all'estero, che potrebbero cambiare l'attribuzione di un deputato in favore dei socialisti - rendendo quindi impossibile una maggioranza di centrodestra.

Ufficialmente, i populares si dicono soddisfatti. Nelle valutazioni di domenica sera della numero due del partito Dolores de Cospedal e nelle dichiarazioni di ieri di Rajoy, in viaggio a Seul, è suonato lo stesso refrain: «Abbiamo vinto in Andalusia ottenendo il migliore risultato di sempre». Vero: ma «vincere» senza poter governare assomiglia molto a perdere. Soprattutto se si considera che alle politiche dello scorso novembre in questa comunidad il Pp superava il Psoe di ben nove punti, ridotti a un magro 1,2% dopo soli quattro mesi. Le regionali seguono certo una logica propria, ma nemmeno ciò depone a favore dei conservatori: i socialisti andalusi, infatti, arrivavano all'appuntamento con le urne piuttosto sfibrati, nel pieno di uno scandalo di corruzione che ha coinvolto alti dirigenti dell'amministrazione regionale. La voglia di ricambio dopo trent'anni di ininterrotta egemonia del Psoe sembrava condannare inesorabilmente il partito della rosa nel pugno. Che, invece, ha dimostrato capacità di resistenza: e da qui potrà cominciare la sua difficile risalita.

Rajoy promette di non cambiare di una virgola la sua politica di «austerità» e «riforme», dicendosi convinto che il risultato di domenica non abbia nulla a che fare con i tagli allo stato sociale e con i provvedimenti in materia di mercato del lavoro. Venerdì potrà dimostrare la propria determinazione, quando il Consiglio dei ministri varerà una legge finanziaria che si annuncia durissima. Il giorno prima lo sciopero generale offrirà un'ulteriore prova del consenso di cui godono le scelte del governo. Da domenica, si può cominciare a sperare che non sia così alto come Rajoy vuol far credere.

 

Francia: Travolto dal massacro Sarkozy inciampa (27.3.2012) Il Manifesto

La campagna elettorale è travolta dal massacro di Tolosa e Montauban. Tutti accusano tutti di strumentalizzazione dei tragici fatti. Nicolas Sarkozy, che vuole apparire fermo, ha deciso di proibire la venuta in Francia di due predicatori musulmani sunniti, Youssouf Al-Qaradaoui e Mahmoud Al-Msri. Entrambi sono egiziani, ma il primo ha il passaporto diplomatico del Qatar. Erano stati invitati dall'Uoif (Unione delle organizzazioni islamiche di Francia), il ramo francese dei Fratelli musulmani, che dal 6 al 9 aprile organizza il meeting annuale al Bourget, dedicato quest'anno a «Fede, riforma e speranza». Al-Qaradaoui, 86 anni, è molto noto, predica anche su Al-Jazeera ed è su posizioni decisamente radicali. Ha sostenuto che la Shoah è una «punizione divina». Marine Le Pen ha chiaramente stabilito un legame tra immigrazione e massacro: «L'islamismo radicale è la conseguenza diretta dell'immigrazione di massa - ha affermato - quanti Mohamed Merah nelle barche e negli aerei che ogni giorno arrivano in Francia pieni di immigrati? Quanti Mohamed Merah tra i figli degli immigrati non assimilati?». Sarkozy, invece, sembrava aver rifiutato di scivolare nella confusione tra immigrazione e massacro. Ma una frase pronunciata dal presidente-candidato a radio France Info ha sollevato una polemica. Parlando dei militari assassinati da Mohamed Merah a Montauban, ha detto che erano «due francesi musulmani, in ogni caso di apparenza, perché uno dei due era cattolico». Per il Ps «chi può immaginare di dire che una persona ha 'un'apparenza cattolica' o che un'altra 'assomiglia a un ateo'?». Per il Pcf, la frase di Sarkozy, «oltre a essere di una stupidaggine senza limiti, è chiaramente razzista».

La polemica infuria anche sull'intervento del Raid e sugli errori della polizia, che non ha fermato Merah, schedato da tempo. Il Ps parla di «disfunzionamento grave». La candidata di Europa Ecologia, Eva Joly, che è stata giudice istruttore, afferma che «in qualunque paese democratico Squarcini e Péchenard (rispettivamente capo dei servizi e della polizia) non oserebbero più farsi vedere. Invece si vantano e spiegano che la Francia ha bisogno di nuove leggi» per mettere sotto controllo Internet. Sarkozy continua a rimanere fedele alla tesi del «lupo solitario» e ha escluso che esistesse «una cellula» a cui apparteneva Merah. Ma il fratello, Abdelkader Merah, è stato incriminato ieri per «complicità di assassinio» e rischia l'ergastolo. Secondo il Ps, deve essere chiarito come mai un «lupo solitario» abbia potuto organizzare viaggi in Afghanistan e in Pakistan. La Francia è in imbarazzo per l'inumazione del corpo di Mohamed Merah: la famiglia vorrebbe trasportarlo in Algeria (ma Algeri frena), per proteggere la tomba. Il governo valuta l'ipotesi di una tomba anonima a Tolosa, per evitare il pellegrinaggio di fanatici.

 

Grecia: L'immigrazione entra nell'urna (27.3.2012) Il Manifesto

In una piazza Sintagma completamente vuota, il presidente della Repubblica greca Papoulias ha parlato domenica mattina in occasione della parata per la festa nazionale della rivoluzione contro l'impero ottomano del 1821. Un'atmosfera surreale, con quattromila poliziotti a blindare il centro di Atene e centinaia di fermi e qualche diecina di arresti nel resto paese in agitazione permanente contro il governo, mentre una nave da guerra turca violava le acque territoriali vicino all'isola di Kea, scaldando i nazionalisti greci che vogliono seguire la gara con Ankara per l'acquisto dei nuovi F-35. Se Sintagma era deserta, la periferia di Atene e molti comuni della Grecia non si sono fatti silenziare. Da Heraklio di Creta a Patrasso, alla Tessaglia, la parata è andata in scena tra le proteste e la prova di forza della polizia. Che dopo aver tartassato i movimenti ha messo nel mirino gli immigrati.

Per iniziativa del ministro della Protezione del Cittadino Chrisoxoidis, in accordo con la Difesa, si costruiranno tre centri per la detenzione degli immigrati senza documenti in ognuna delle nove regioni della penisola greca. Tutto in gran fretta perché si avvicinano le elezioni e il socialista Chrisoxoidis pensa di pescare tra il voto xenofobo e razzista dei neofascisti di Xrisi Avghi e dell'estrema destra di Karatzaferis.

Chrisoxoidis ha promesso la sorveglianza massiccia nei centri di detenzione, dove per ogni 250 immigrati ci saranno 70 guardie armate e vicino a ogni centro una stazione di polizia con 150 gendarmi. Il suo ministero sarà l'unico a sfornare posti di lavoro, visto che alla fine dovrà assumere 7.560 nuovi poliziotti, a parte il personale dei servizi. Come garantirà vitto e alloggio agli immigrati, come pagherà le sue guardie? Con i 250 milioni di euro dei fondi comunitari fino al 2013.

 

Gran Bretagna: Cameron ammette (27.3.2012) Il Manifesto

Il primo ministro David Cameron ammette di aver invitato nel suo appartamento privato «una manciata» di petrolieri, banchieri e capitani d'industria, tutti grandi sostenitori delle casse del partito conservatore, che con il meccanismo delle «cene in vendita» finanziavano direttamente i Tories. 250 mila pound per un tête-à-tête con il potere: a Downing street era spesso presente anche il ministro delle finanze George Osborne, mentre il premier ogni tanto si dilettava ai fornelli. Il companatico però lo hanno messo i sudditi di sua maestà per un totale di trentamila sterline. Sullo scandalo rivelato dal tesoriere di Cameron Peter Cruddas (che si è già dimesso) a due giornalisti del Sunday Times in incognito, chiedono spiegazioni i laburisti che (con Rupert Murdoch) auspicano un'inchiesta seria e indipendente. Cameron ha replicato che il partito non intende lavare in pubblico eventuali panni sporchi. Farà luce una commissione interna guidata da un lord. E se la «necessaria» riforma dei fondi alla politica si farà, sarà solo quando il Labour accetterà di mettere nel paniere i contributi delle Unions.

 

Portogallo: Niente più Tav, sostiene Lisbona (27.3.2012) Il Manifesto

Il governo di centrodestra abbandona «definitivamente» il progetto.

Il governo di centrodestra portoghese ha «definitivamente abbandonato» il progetto per l'alta velocità - in particolare la sua tratta di competenza del corridoio 5 per la linea Kiev-Lisbona - nonostante avesse già ricevuto fondi dall'Unione europea. Un atto unilaterale che svela quanto sia falsa la motivazione del nostro presidente del consiglio, Mario Monti, quando sostiene che la Tav in Val di Susa s'ha da fare perché è «un impegno già preso con l' Unione europea».

Sostiene Lisbona, invece, che i 128 milioni già ottenuti da Bruxelles per l'opera - una grande stazione nella capitale e la costruzione della linea verso Madrid - non sono un vincolo indissolubile perché il paese non possa tirarsi indietro. Il governo guidato da Pedro Manuel Pessos Coelho, uscito dalle elezioni del giugno scorso, aveva fatto del no all'alta velocità argomento di campagna elettorale. All'inizio dell'autunno, aveva sospeso il progetto in attesa di ulteriori verifiche, con la forte motivazione che il Portogallo era sprofondato nella crisi e la politica di austerità imposta dalla troika - Ue, Bce e Fondo monetario - non avrebbe permesso di giustificare all'opinione pubblica spese straordinarie come quelle per i treni del corridoio 5.

Mercoledì scorso, il governo ha colto al volo una sentenza della Corte dei conti che ha bocciato il progetto per alcune errori procedurali. Il giorno dopo, mentre il paese si fermava per lo sciopero generale, il consiglio dei ministri si riuniva assumendo la bocciatura e comunicando l'abbandono «definitivo» dell'alta velocità. Una scelta che potrebbe costare comunque cara: il consorzio Elos, incaricato dei lavori dal precedente governo nel maggio del 2010, chiede ora i danni per 264 milioni di profitti mancati. Il governo ha risposto per ora che pagherà soltanto i lavori già fatti dei circa 150 chilometri di tratta ferroviaria verso la Spagna. Tra i sindacati, si teme però che la fine del progetto possa portare alla perdita di oltre 200 posti di lavoro.

Coelho ha incontrato Monti a Roma lo scorso 29 febbraio. Dai resoconti ufficiali, pare che non si sia parlato del corridoio 5 - cui il progetto della Val di Susa dovrebbe collegarsi - né della marcia indietro portoghese. Monti perde un altro argomento a favore dell'opera, perché la decisione di Lisbona significa che si può anche dire no all'Europa. E tacere, a questo punto, vuol dire che le motivazioni italiane del tirar dritto sulla Tav sono di carattere esclusivamente interne al governo.

E' scontato che il premier Coelho, in quanto cattivo modello, subirà forti pressioni da Bruxelles per tornare sui suoi passi. Entro aprile, il Portogallo dovrebbe ricevere prestiti per 15 dei 78 miliardi di euro stabiliti dopo un accordo con la troika per «salvare» il paese dal baratro. Vedremo se un treno, che si chiama desiderio e destinato adesso a finire nel nulla nel suo viaggio verso occidente, cambierà le carte, o se un no all'Europa è oggi possibile. Anche da parte di un governo di un paese partner.

 

Senegal: «Ah! Dieu Wade» Via il patriarca Sall presidente (27.3.2012) Il Manifesto

Ah! Dieu... Wade!!!

Questo è il titolo rosso stampato corpo 150 sulle prime pagine dei quotidiani che sventolano oggi in tutte le strade del Senegal. Nelle boulangerie, sui car rapid incolonnati negli ingorghi immensi di Dakar, fra le bancarelle di Sandaga (il mercato popolare più grande della capitale), i senegalesi mostrano trionfanti il mignolo ancora macchiato dall'inchiostro rosso indelebile, il segno visibile e tangibile di aver ottemperato al proprio dovere cittadino, come si dice pomposamente da queste parti, uno dei modi più collaudati di impedire brogli elettorali (chi ha il mignolo rosso non può intruffolarsi in un altro seggio elettorale armato di documenti falsi).

Macky Sall è il nuovo presidente della repubblica. I dati sono ancora parziali ma la distanza con Wade è incolmabile. Il sentore della sconfitta del grande vecchio in carica da oltre 12 anni si è incominciato a percepire domenica verso le 16. 30, un'ora e mezza in anticipo rispetto alla chiusura dei seggi elettorali prevista per le 18.00 qui in Senegal, quando sono trapelati i primi dati scrutinati dei seggi europei, dove i senegalesi residenti all'estero hanno votato in massa Macky Sall. Il cambio dell'ora legale ha anticipato l'inevitabile. Alle 20.00 in piazza dell'obelisco (la piazza Tahir del Senegal) una folla sempre più grande ha cominciato a radunarsi in attesa fremente della conferma delle loro speranze. Alle 21.30 il segnale è arrivato sotto forma di una telefonata di Wade a Macky Sall di congratulazioni per la vittoria riportata.

Un minuto dopo il Senegal ha festeggiato in stile senegalese. Tam-tam, djembe, fischietti, di auto nelle strade, popolo inneggiante sui marciapiedi

La maggioranza non conosce nemmeno bene il programma elettorale che ha permesso al'ex delfino di Wade, Macky Sall, di vincere, segno inequivocabile che queste elezioni sono state un referendum contro Wade.

Ministri ridotti da 45 a 25, la riduzione delle imposte sui beni di primo consumo e il rafforzamento degli apparati statali (lotta alla corruzione, indipendenza della giustizia, etc) sono promesse elettorali tuttaltro che facili da realizzare, in un paese strangolato da anni di neoliberismo incontrollato scandali, corruzioni.

Ma lo spettro di un terzo mandato, con il rischio reale e concreto della successione al potere del figlio Karim alla guida del Senegal per sopraggiunti limiti d'età di Wade (85 anni), si è dissolto, lasciandosi alle spalle però una lunga striscia si sangue, violenza, repressione e morti occorsi nelle settimane precedenti al primo turno elettorale, il 26 febbraio scorso.

Tutto si è accellerato a partire dal 23 giugno 2011 quando una folla immensa e inferocita di giovani si riversò davanti all'assemblea nazionale costringendo il presidente Wade a ritirare la scellerata riforma costituzionale per la creazione del vice-presidente della repubblica, una mossa nemmeno tanto ingegnosa per installare suo figlio Karim come successore.

Da allora il Senegal è cambiato. Il movimento M-23 nato subito dopo i primi scontri, Y'en a Marre (un ampio collettivo di artisti hip hop senegalesi) sono solo i due dei tanti gruppi, associazioni, organizzazioni che si sono costituiti in questi mesi mettendo le fondamenta per la costruzione di un soggetto politico inedito finora in Senegal, la società civile, con cui il potere dei partiti politici e il potere religioso espresso dalle tante confrerie religiose dovranno fare i conti a partire da oggi.

Il vento del cambiamento è arrivato. Qui tutti sperano che sia capace di continuare a soffiare ancora per realizzare un nuovo e diverso Senegal.

 

Mali: giunta ristabilisce Costituzione (1.4.2012) Ansa

La Carta e' quella del 1992. L'annuncio dal capitano Sanogo.

La giunta militare maliana, al potere dopo il golpe che ha destituito il presidente Toure', ha ristabilito la costituzione del 1992 e ha promesso di avviare delle consultazioni con ''le forze vive del Paese''. L'annuncio e' stato fatto dal capo della giunta militare, il capitano Amadou Sanogo. Oltre al ristabilire la Costituzione, Sanogo ha annunciato che saranno avviate delle consultazioni e istituita una convenzione nazionale che preparera' la formazione di organismi per la transizione.

 

Mali: ribelli controllano campi militari (1.4.2012) Ansa

A Gao, dopo una giornata di combattimenti.

I ribelli tuareg hanno preso il controllo di due campi dell'esercito maliano a Gao, la principale citta' del nord del Mali, al termine di una giornata di combattimenti contro le forze governative che hanno evacuato la localita'. Lo si apprende da fonti concordanti. ''I due campi di Gao sono finiti nelle mani di diversi gruppi ribelli. Gao e' nelle loro mani'', ha detto un consigliere del Governatore.

 

Siria: L'opposizione tenta di riunificarsi (27.3.2012) Il Manifesto

La rissosa coalizione siriana che si oppone al regime di Assad si sta riunendo a Istanbil, dove domenica è fissato il secondo vertice (dopo quello di Tunisi) dei paesi «Amici della Siria» (una cinquantina), per tentare di superare le divisioni e formare un fronte unito, come esigono i principali sponsor dell'opposizione (Qatar, Turchia e Occidente). Il Cns, Consiglio nazionale siriano, prediletto all'estero ma contestato in Siria, ha proposto un «patto nazionale per una nuova Siria», che dovrebbe vedere la luce nel summit, per cui ha invitato tutti i settori dell'opposizione. Katherine al Talli, uno dei 5 esponenti del Cns che ha rotto con il gruppo questo mese e ha formato il «Fronte patriottico siriano», ha detto che a Istanbul ci sarà. Il Cnc, Comitato nazionale di coordinamento, invece no. E il Comitato nazionale per il cambiamento democratico si è detto d'accordo su un'opposizione unificata ma «non sotto l'ombrello del Cns».

 

Aung San Suu Kyi eletta al Parlamento della Birmania (1.4.2012) Tmn

Premio Nobel avrebbe riportato l'82% dei voti. Lnd avrebbe ottenuto almeno 11 seggi sui 45 in gioco.

La Lega Nazionale per la Democrazia, principale partito dell'opposizione birmana, ha annunciato che il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi è stata eletta per la prima volta in Parlamento nelle elezioni suppletive svoltesi oggi, riportando l'82% delle preferenze. Secondo quanto riferito da uno dei dirigenti della Lnd, Tin Oo, San Suu Kyi avrebbe riportato l'82% dei voti nella cicoscrizione rurale di Kahwmu; il partito avrebbe ottenuto almeno undici dei 45 seggi in gioco nelle suppletive (37 alla Camera bassa, che conta un totale di 440 deputati, sei al Senato e due nei Parlamenti regionali). In precedenza la Lnd aveva denunciato dei brogli: "Avviene dappertutto nel Paese, la Commissione elettorale è responsabile" aveva spiegato un alto dirigente del partito, Nyan Win, precisando che le irregolarità riguarderebbero in special modo delle schede elettorali "pronte" per essere annullate e che l'Lnd denuncerà i brogli in tribunale. Il governo birmano - succeduto un anno fa a una giunta militare, ma di fatto ancora controllato dall'esercito - vuole dimostrare alla comunità internazionale che il processo di riforma varato nel 2011 costituisce un reale ritorno all'autorità civile nel Paese: anche per questo motivo Rangoon ha tutto l'interesse a far sì che San Suu Kyi venga regolarmente eletta. L'opposizione da parte sua ha più volte denunciato una campagna elettorale caratterizzata da numerose irregolarità ma la stessa leader democratica ha sottolineato il bisogno di partecipare - e quindi di legittimare - al processo politico in corso.

 

Birmania: Partito Suu Kyi in testa ovunque (1.4.2012) Ansa

Funzionari sostengono di aver vinto in 44 circoscrizioni su 45.

La Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi ha affermato di essere in testa in tutte le 44 circoscrizioni in cui ha presentato un candidato. Lo ha detto un funzionario del partito. Le circoscrizioni in cui si tengono le elezioni suppletive sono 45, ma in una l'Lnd non si e' presentata. Se confermato, il risultato sarebbe clamoroso, dato che alcuni dei collegi in palio si trovano anche nella nuova capitale Naypyidaw, dove e' alta la concentrazione di funzionari del governo.

 

Venezuela: Chavez, non e' momento morire (1.4.2012) Ansa

Leader bolivariano a Cuba per seconda sessione radioterapia.

Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, e' tornato a Cuba per affrontare ''una nuova battaglia della vita''. ''Mi aggrappo a Cristo: non e' il momento di morire, e' il tempo di vivere'', ha detto il leader bolivariano durante un programma a una catena di radio e tv. Chavez e' all'Avana per effettuare la seconda delle cinque sessioni di radioterapia necessarie per una recidiva del tumore nella zona pelvica che gli era stato estratto a giugno.

 

MALI: Il Consiglio di sicurezza condanna il golpe I golpisti annunciano trattative con i ribelli tuareg (27.3.2012) Il Manifesto

Il Consiglio di sicurezza ha espresso una «ferma condanna» del golpe di giovedì scorso in Mali, chiedendo l'immediato ripristino dell' «ordine costituzionale» violato dai militari guidati dal capitano Amadou Sanogo. Ma il golpe militare divide la classe politica locale. Il partito "Solidarietà africana per la democrazia e l'indipendenza" (Sadi), di Oumar Mariko, insieme ai suoi alleati ha creato la coalizione «Movimento del 22 marzo» (Mp-22), che si propone di sostenere i militari golpisti che hanno destituito il presidente Amadou Toumani Tourè, la cui sorte resta ancora un mistero. Nel contempo il «Fronte unito per la salvaguardia della democrazia e della repubblica», che riunisce 38 formazioni politiche maliane, ribadisce la condanna al colpo di stato. Il golpe, scrive il sito Afrik, sembra aver favorito la formazione di due blocchi contrapposti, con Mariko che si dice pronto a guidare un governo di transizione. Il «Fronte unito» invece chiede il ritorno all'ordine costituzionale e alle elezioni - «libere, democratiche e trasparenti» - fissate originariamente per il 29 aprile. Il numero due dei militari golpisti, Yousef Traoré, ha dichiarato ieri l'intenzione «di intavolare trattative con i ribelli tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad», che da gennaio hanno ripreso l'attività armata (un ricasco della guerra civile in Libia e della caduta di Gheddafi) e rivendicano l'indipendenza del nord del Mali.

 

Usa 2012: Santorum,non abbandono la corsa (1.4.2012) Ansa

Il repubblicano, vado avanti anche se dovessi perdere Wisconsin.

L'ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum respinge le pressioni per farlo ritirare dalla corsa alla nomination repubblicana per la Casa Bianca: ''Andro' avanti anche se dovessi perdere le primarie del Wisconsin''. Santorum lo afferma su Nbc in vista del voto di martedi' in Wisconsin e Texas, considerato da molti come un possibile momento di svolta per le primarie repubblicane. Mitt Romney, secondo i sondaggi, e' in vantaggio su Santorum in Wisconsin di sette punti.

01:47:28 . 22 Apr 2012
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