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All'interno dell'estero

Notizie varie dal mondo


Mali: golpisti, sospesa Costituzione e arrestati ministri (22.3.2012) TicinoNews

Militari maliani golpisti hanno annunciato alla tv di stato di aver preso il potere e di aver sospeso la Costituzione. Il portavoce dei militari, il tenente Amadou Konaré, ha detto di aver agito per fronteggiare "l'incapacità" del regime del presidente Amadou Toumani Touré. Da oggi in vigore il coprifuoco. Il portavoce dei militari golpisti, il tenente Amadou Konaré, ha affermato che questi hanno agito per fare fronte "all'incapacità" del governo "a gestire la crisi nel nord del nostro paese", in preda a una ribellione tuareg e alle attività dei gruppi islamici dalla metà di gennaio. Il tenente Konaré, circondato da una decina di altri militari, ha parlato a nome di un un Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello stato (Cnrdre).

Il tenente Konaré ha giustificato il golpe anche con la "mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale" a disposizione dell'esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel nord, e con "l'incapacità del potere a lottare contro il terrorismo". La giunta militare ha "preso l'impegno solenne di restituire il potere" ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

Poco dopo il capitano Amadou Sango, capo della giunta, ha preso la parola per annunciare che un coprifuoco era stato decretato a partire da oggi.

In precedenza i golpisti hanno indicato di aver preso il controllo del palazzo presidenziale a Bamako, dopo alcune ore di scontri con la guardia presidenziale e di aver arrestato alcuni ministri, fra i quali quello degli esteri, Soumeylou Boubeye Maiga, e quello dell'amministrazione territoriale, Kafougouna Koné. Touré si trova ancora a Bamako, in una struttura militare di lealisti, hanno riferito fonti del suo entourage e dei militari a lui fedeli.

 

Germania, dipendenti pubblici intensificano proteste (21.3.2012) Euronews

Terza giornata di sciopero dei dipendenti pubblici in Germania. La protesta si è estesa al Nord Reno Westfalia, uno degli stati tedeschi più popolosi. I lavoratori chiedono un aumento del 6,5% in busta paga, dopo aver respinto un’offerta di aumento del 3,3 per cento. Sulla base dell’affluenza a questa mobilitazione, i sindacati decideranno quali iniziative mettere in campo prima del prossimo round negoziale, il 28 e 29 marzo.

 

Bosnia: presidente Izetbegovic, a giugno domanda adesione a Ue (21.3.2012) TicinoNews

La Bosnia Erzegovina farà domanda di adesione all'Ue, "a giugno di quest'anno". Lo ha annunciato oggi a Bruxelles il presidente della presidenza tripartita bosniaca, Bakir Izetbegovic, al termine del suo incontro con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz.

"Vorremmo presentare una domanda "credibile" a giugno di quest'anno" ha spiegato Izetbegovic. "Nei prossimi tre mesi - ha aggiunto - la questione sarà risolta a livello politico, poi ci vorranno forse sei mesi di procedure parlamentari, ma spero che la leadership Ue non aspetterà queste procedure". In occasione della sua prima visita ufficiale, Izetbegovic ha voluto mandare un messaggio da Bruxelles: "Questo è il posto più importante per la Bosnia Erzegovina".

Dopo quindici mesi di stallo politico, il paese "per la prima volta ha un accordo interno, non il frutto della pressione internazionale" ha detto il presidente. "C'è consenso in Bosnia - ha concluso Izetbegovic - sull'importanza dell'integrazione nell'Ue e penso che in dieci anni faremo parte di questo processo".

 

Liechtenstein: via libera a iniziativa per ridurre potere principe (21.3.2012) TicinoNews**

Il parlamento del Liechtenstein ha giudicato conforme alla Costituzione l'iniziativa che si prefigge di togliere al principe il diritto di veto su decisioni popolari. Il governo ha già dato il via libera, la raccolta delle firme può quindi iniziare. Il comitato promotore ha tempo sei settimane per radunare 1500 firme. L'iniziativa "Sì - perché il tuo voto conti" è stata promossa dal Movimento del Liechtenstein per la democrazia, presieduto da Jochen Hadermann e Paul Vogt. Il testo, consegnato lo scorso 9 febbraio alla Cancelleria dello Stato, non mette in discussione il diritto di veto del sovrano per le decisioni del parlamento. L'anno scorso, in occasione del voto popolare sulla legalizzazione dell'aborto, il principe Alois aveva annunciato che avrebbe posto il veto se il testo fosse stato approvato. Un certo numero di cittadini avrebbe disertato le urne ritenendo la votazione inutile. La legalizzazione era stata infine respinta con il 52% dei voti.

 

Birmania: voto; governo invita osservatori, test per sanzioni (21.3.2012) TicinoNews

Una ventina di osservatori dai Paesi vicini, forse altri dall'Occidente: grazie all'invito del regime annunciato a meno di due settimane dal voto, per la prima volta delle elezioni in Birmania saranno monitorate per verificarne la regolarità. Un esame che il governo del presidente Thein Sein sembra intenzionato a passare, dato che dal suo esito potrebbe dipendere la rimozione delle sanzioni applicate da Stati Uniti e Unione Europea.

Il voto suppletivo del primo di aprile, che assegnerà 48 seggi vacanti e vede per la prima volta la candidatura della leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, sarà osservato da 23 inviati dell'Asean (l'associazione dei Paesi del Sud-est asiatico), la quale ieri ha confermato la partecipazione del suo contingente misto di parlamentari (due per Paese) e osservatori esterni. Non è ancora chiaro se gli Usa, l'Ue e l'Onu - il cui invito è stato rivelato oggi - manderanno qualche rappresentante. Dati gli stretti tempi tecnici, è più probabile che vengano organizzate missioni limitate del personale diplomatico già presente in Birmania.

Il gesto delle autorità birmane conferma il desiderio di veder riconosciute dalla comunità internazionale le riforme promosse nell'ultimo anno dal governo civile, tra cui la liberazione di centinaia di prigionieri politici, il ritorno in politica della "Lega nazionale per la democrazia" (Nld) di Suu Kyi, l'allentamento della censura e l'avvio di negoziati per un cessate il fuoco con diverse milizie etniche. Usa e Ue hanno fatto capire che dal grado di regolarità del voto dipenderà l'eventuale decisione di allentare o togliere le sanzioni.

Ma è improbabile che tali osservatori - e in numero così limitato - possano produrre un giudizio comprensivo e definitivo sul voto, che in ogni caso potrà solo scalfire il dominio del blocco di potere del regime in un Parlamento da oltre 600 seggi.

Dell'Asean fanno parte anche Paesi a partito unico come Laos e Vietnam, e l'organizzazione tradizionalmente evita di adottare posizioni ferme verso uno dei suoi membri; ha inoltre già assegnato alla Birmania il turno di presidenza per il 2014, sdoganando prima di tutti il regime a livello internazionale. Se la partecipazione dell'Nld (che corre in 47 collegi sui 48 in palio, dopo aver boicottato le elezioni del 2010) conferisce legittimità al voto e Suu Kyi è stata finora libera di svolgere comizi che hanno richiamato decine di migliaia di sostenitori, non mancano le ombre. Lo stesso Nld ha lamentato irregolarità nelle liste elettorali potenzialmente sfruttabili dal partito di regime Usdp per aumentare la sua quota di voti; in diversi collegi, inoltre, sono state segnalate pressioni da parte dei funzionari locali per indirizzare verso il candidato dell'Usdp il voto dei dipendenti pubblici o di aziende vicine al regime.

 

Siria, abitanti Damasco denunciano violenti scontri a fuoco (19.3.2012) Reuters

Violenti scontri a fuoco sono scoppiati oggi a Damasco tra i ribelli dell'Esercito siriano libero e le forze fedeli al presidente Bashar al-Assad.

La Russia e il Comitato internazionale per la Croce Rossa hanno fatto appello al governo siriano e ai suoi oppositori affinché trovino un accordo senza ulteriori rinvii per una serie di cessate-il-fuoco giornalieri a scopo umanitario, dice un comunicato del ministero degli Esteri russo.

Secondo il racconto dei testimoni A Damasco, teatro degli scontri è stato il quartiere di al-Mezze, a due giorni dall'esplosione di due autobomba che ha ucciso 27 persone nel cuore della capitale.

"Questi scontri sono stati i più violenti e più vicini alla sede delle forze di sicurezza a Damasco", ha detto Rami Abdulrahman, che guida l'Osservatorio siriano per i diritti umani con base a Londra.

Secondo Abdulrahman, 19 militari governativi sono rimasti feriti nei combattimenti, che sono scoppiati poco dopo mezzanotte nella parte ovest di Damasco.

I colpi di armi automatiche e granate sparate da lanciarazzi (Rpg) sono risuonati ad al-Mezze per due o tre ore, come riferiscono testimoni.

Sempre oggi, nell'est del Paese, decine di tank sono entrati nella città sunnita di Deir al-Zor per strappare dei distretti ai ribelli dell'Esercito siriano libero, secondo i testimoni.

Tank e truppe sono entrati nella città da nord e hanno incontrato la resistenza dei ribelli dirigendosi verso i quartieri surodientali caduti nelle mani degli insorti, dicono i residenti al telefono.

Assad sta combattendo per la sopravvivenza della sua dinastia familiare, che ha governato la Siria con il pugno di ferro per oltre 40 anni.

CRISI UMANITARIA DESTINATA A PEGGIORARE

Il capo del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) oggi a Mosca ha detto che la crisi umanitaria in Siria è destinata ad aggravarsi, sottolineando la necessità di "misure urgenti".

Jakob Kellenberger era a Mosca per chiedere alla Russia di aiutare a persuadere il governo di Damasco a consentire l'arrivo degli aiuti umanitari ai siriani intrappolati nelle zone degli scontri.

L'Icrc sta spingendo per un cessate-il-fuoco giornaliero di due ore tra forze governative e ribelli per consentire l'arrivo di aiuti e le evacuazioni mediche.

"Purtroppo pensiamo che, sfortunatamente, la situazione umanitaria sia destinata a peggiorare", ha detto Kellenberger al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov all'inizio dei colloqui.

E oggi pomeriggio Russia e Icrc hanno rivolto insieme un appello ale fazioni siriane: "Le parti fanno appello al governo siriano e a tutti i gruppi armati che si oppongono a esso a concordare senza ritardi pause umanitarie giornaliere", dice un comunicato.

Il think tank International Peace Research Institute di Stoccolma scrive intanto che le importazioni di armi in Siria sono aumentate del 600% dal 2007 al 2011 rispetto ai cinque anni precedenti, con la Russia nel ruolo di principale fornitore.

Secondo il rapporto, Mosca ha continuato a rifornire Assad di armi, mentre Usa e Ue imponevano l'embargo in risposta alla violenta repressione.

 

Siria, ribelli si ritirano da Deir al-Zor, offensiva esercito (20.3.2012) Reuters

I ribelli che lottano per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad oggi si sono ritirati dalla città di Deir al-Zor, nell'est, per sfuggire a un assalto dell'esercito.

Le truppe governative, inoltre, hanno bombardato aree residenziali nelle città di Hama e Homs e nella vicina cittadina di Rastan, uccidendo almeno dieci persone, mentre un soldato è morto in un raid contro una postazione dell'esercito nel sud, stando a quanto riferiscono fonti dell'opposizione.

I ribelli sono stati costretti alla ritirata in diverse aree del Paese nelle ultime settimane, con l'esercito che usa l'artiglieria per scacciarli dai centri abitati. Deir al-Zor è l'ultimo in ordine di tempo di cui le forze governative abbiano ripreso il controllo.

"I tank sono entrati nei quartieri residenziali, specialmente nelle aree sudorientali di Deir al-Zor. L'Esercito siriano libero si è ritirato per evitare un massacro di civili", dice un comunicato dei Comitati rivoluzionari di Deir al-Zor.

Una fonte dell'opposizione ha riferito che i ribelli hanno liberato un generale dell'esercito rapito la settimana scorsa a Douma, periferia di Damasco, in cambio di diversi prigionieri e di 14 cadaveri di ribelli e civili che erano in mano alla polizia.

OCCIDENTE CERCA UNITA' INTERNAZIONALE

Nell'ambito di un nuovo tentativo di formare un fronte internazionale unito sulla crisi, la Francia ha fatto circolare una bozza di dichiarazione dell'Occidente perché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deplori le violenze e sostenga gli sforzi per la pace dell'inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha invitato all'unità internazionale e all'unità del Consiglio di Sicurezza.

"La situazione ha raggiunto un livello inaccettabile e intollerabile", ha detto Ban in Indonesia durante una visita nel sud-est asiatico. "Spero che la comunità internazionale parli costantemente con una sola voce e in particolare spero che il Consiglio di Sicurezza sia capace di essere unito così da poter parlare con una sola voce".

Intanto la Turchia ha anticipato al 1 aprile il vertice degli "Amici della Siria" - che era in programma il giorno seguente - che mette insieme molti Paesi arabi e occidentali con l'obiettivo di intraprendere un'azione forte contro il governo di Assad. Lo ha riferito a Reuters una fonte del ministero degli Esteri turco. Secondo le Nazioni Unite, oltre 8.000 persone sono rimaste uccise nei 12 mesi di violenze. Le notizie non possono essere confermate in maniera indipendente perché le autorità siriane hanno vietato l'accesso ai giornalisti.

 

Cina: avvocati devono giurare fedeltà a Partito comunista (21.3.2012) TicinoNews

Gli avvocati in Cina d'ora in poi devono prestare giuramento di fedeltà al partito comunista. "Prometto di onorare pienamente la sacra missione del socialismo, prometto lealtà alla patria, al suo popolo e sostengo la leadership del partito comunista", questa la formula del giuramento richiesto agli avvocati. La decisione, secondo fonti ufficiali, è stata dettata dall'esigenza di "stabilire con fermezza tra la vasta cerchia degli avvocati la fede nel socialismo e migliorare la qualità dell'ideologia nel mondo dei legali cinesi". Ed è polemica. Molti infatti vedono in questa mossa il tentativo, da parte del partito, di controllare gli avvocati. "È la prima volta che si verifica una cosa del genere - commenta Mo Shaoping, avvocato specializzato nel campo dei diritti umani - il partito è stato sempre diffidente nei confronti degli avvocati che potrebbero minacciare il ruolo del partito invocando il ruolo della legge. Penso che questa sia una mossa inappropriata".

 

USA 2012: Romney allunga il passo (21.3.2012) TicinoNews

Nell'Illinois il pretendente candidto repubblicano per la Casa Bianca avrebbe il 45% dei voti contro il 35% del suo rivale Rick Santorum

Mitt Romney conquista anche l'Illinois. Prima gli exit poll, poi le proiezioni, confermano i sondaggi dell'ultima ora: l'ex governatore del Massachusetts vincendo nel "Prairie State" allunga decisamente il passo sul suo inseguitore diretto, Rick Santorum. Queste le cifre, prima che ancora parta lo spoglio dei voti veri: Romney 45%, Santorum 35%, Gingrich 12% e Ron Paul appena 8%. Con questi risultati, Mitt Romney fa sua la gran parte dei 54 delegati in palio oggi, aumentando il suo bottino, e lanciandosi in modo netto verso la conquista del numero magico di 1144, quanti sono i delegati che assicurano la nomination repubblicana, ben prima della convention di Tampa.

In attesa di scoprire come hanno votato le diverse contee dello stato in cui Barack Obama ha mosso i suoi primi passi in politica, quello che è certo è che Romney qui ha speso cifre da capogiro. Secondo alcune statistiche, solo a Chicago, ha speso 21 volte di più rispetto a "Santo", così come i media Usa ormai chiamano l'ex senatore della Pennsylania.

Archiviata la pratica Illinois, tutti gli occhi sono puntati alla prossima sfida di sabato, quando il circo delle primarie Usa torna nel sud, in Louisiana. Uno stato dove, com'è accaduto la settimana scorsa in Mississippi e in Alabama, Santorum tornerà favorito.

Ad ogni modo, come fanno notare tutti gli analisti, solo un miracolo potrà cambiare l'esito di questa competizione, soprattutto con queste nuove regole che prevedono che la stragrande maggioranza degli stati assegna i propri delegati su base proporzionale.

Con l'Illinois, Romney raggiungerà più o meno la metà del quorum per la conquista della vittoria finale. Per raggiungerlo e insediare la sua leadership, Santorum non solo dovrà vincere quasi tutte le sfide che mancano all'appello da qui a giugno, ma dovrà farlo per giunta con ampi margini.

Insomma, come sintetizza da tempo John King, il capo del politico della CNN, "tutto ciò non è impossibile, ma molto, molto improbabile".

 

Usa, Romney sbaraglia Santorum in Illinois (21.3.2012) Reuters

Il repubblicano Mitt Romney ha ottenuto oggi in Illinois una solida vittoria sul principale sfidante, Rick Santorum. Il nuovo risultato lo porta un po' più vicino alla nomination del suo partito nella corsa per le elezioni presidenziali. La vittoria in Illinois ha dato nuova linfa alla campagna di Romney, secondo cui è tempo che i repubblicani si stringano attorno alla sua nomination e si lascino alle spalle le divisioni sul nome del candidato. Con il 95% dei voti contati, Romney ha ottenuto il 47% delle preferenze mentre Santorum, ex-senatore Usa della Pennsylvania, si è fermato al 35%. Ben più staccati gli altri sfidanti, Newt Gingrich e Ron Paul, con Gingrich quarto.

 

Colombia, truppe governative uccidono 33 ribelli Farc (21.3.2012) Reuters

Le truppe colombiane hanno ucciso oggi 33 ribelli Farc in una regione produttrice di petrolio vicina al confine con il Venezuela, ha riferito il governo, in uno dei raid più duri contro il gruppo di guerriglieri da più di un anno. L'attacco delle truppe di terra, con l'appoggio di raid aerei, è stato condotto mentre i combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia stavano riposando nelle pianure della regione settentrionale di Arauca, ha detto il governo.

L'operazione, condotta dalla Task Force Quiron, rientra nella nuova strategia del ministero della Difesa per combattere i guerriglieri marxisti, distruggendo le loro unità chiave, sia militari che finanziarie, e rintracciando e uccidendo i loro leader.

 

Grecia, partiti maggioranza ancora in calo nei sondaggi prima di voto (22.3.2012) Reuters**

In Grecia il sostegno ai due partiti favorevoli al pacchetto di aiuti Ue/Fmi si è ancora ridotto, gettando così nuove ombre sull'effettiva sopravvivenza della coalizione di governo dopo le elezioni anticipate che potrebbero tenersi il 29 aprile o il 6 maggio, indica un nuovo sondaggio. La rilevazione indica un forte aumento dei consensi a un nuovo partito fondato da un deputato conservatore che si oppone al premier "tecnico" Lucas Papademos. La luce verde alle elezioni è scattata dopo che nei giorni scorsi il governo di Papademos si è assicurato una riduzione di 100 miliardi di euro di debito da parte dei creditori privati e un bailout di 130 miliardi da Unione europea e Fondo monetario internazionale. Ma Nuova Democrazia e il Pasok, i due partiti che sostengono Papademos, potrebbero avere problemi a formare una nuova coalizione dopo il voto. I conservatori di Nuova Democrazia perdono nei sondaggi 5 punti percentuali scendendo al 22,5%, dice un sondaggio Vprc pubblicato dal settimanale Epikaira. Il socialista Pasok è risalito nelle preferenze, ma è sempre al 12,5%, mentre Greci Indipendenti, il partito fondato dall'ex deputato di Nuova Democrazia Panos Kammenos, raccoglie un sorprendente 11%. Per governare insieme, conservatori e socialisti avrebbero bisogno di almeno 151 seggi al Parlamento, cosa difficile da ottenere, secondo gli analisti, con il loro attuale 35% di voti previsto dai sondaggi.

 

Grecia; sondaggio, Nea Dimocratia sempre in testa (22.3.2012) Ansa

Il Laos perde preferenze, scende al 3%

Un nuovo sondaggio d'opinione condotto dalla Vprc per conto del settimanale Epikaira - il primo dopo l'elezione di Evanghelos Venizelos alla guida del Pasok, il partito socialista greco - conferma la fine del bipartitismo in Grecia e il primato di Nea Dimocratia (centro destra) con il 22,5% delle preferenze. Seguono il Pasok e il Partito Comunista (Kke) entrambi con il 12,5% e Syriza (sinistra) con il 12%. Sinistra Democratica ottiene l'11,5% delle preferenze e Anexartiti Hellines (Greci indipendenti), il nuovo partito di destra formato dai parlamentari di Nea Dimocratia espulsi dal partito, l'11%. Il Laos (estrema destra) registra una perdita delle preferenze significativa e scende al 3%, mentre il gruppo di estrema destra Crisi Avgi (Alba d'Oro) sale al 3,5%. Seguono gli altri partiti minori al di sotto della soglia del 3%. Secondo il sondaggio, sette greci su 10 (72%) hanno risposto che andranno a votare nelle elezioni, mentre otto su 10 (79%) hanno detto che con il governo di Lucas Papademos ''la Grecia sta andando verso una direzione sbagliata''. Nove intervistati su 10 (90%), infine, si sono detti insoddisfatti dal modo con cui il governo affronta i problemi del Paese.

 

Portogallo, sciopero contro misure austerity (22.3.2012) Reuters

In Portogallo oggi lo sciopero generale ha bloccato ferrovie e porti e anche gran parte del trasporto pubblico a Lisbona, mentre i sindacati protestano contro le misure di austerity imposte come condizione per ottenere un pacchetto di aiuti finanziari di 78 miliardi di euro da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Il principale sindacato, la Cgtp - a guida comunista - vorrebbe paralizzare il Paese, ma finora i portoghesi sono stati tiepidi sulle proteste alla greca. Il sindacato Ugt, il secondo del Portogallo, vicino ai socialisti (all'opposizione) ha firmato un accordo col governo di centrodestra, e i dipendenti del settore privato sono riluttanti a scioperare. Il Portogallo sta vivendo il più grave periodo di recessione dagli anni 70, ed è stato costretto a ricorrere al prestito Ue/Fmi lo scorso maggio a causa dell'alto debito pubblico. Per alcuni economisti il Paese potrebbe dover ricorrere a un secondo "bailout" se la recessione si aggravasse, mettendo a rischio i suoi obiettivi di bilancio e il ritorno al mercato dei bond previsto per la fine del 2013.

 

Montenegro: Barroso, inaccettabili violenze contro media (21.3.2012) Ansa**

Rapporto a primavera su progressi, Paese su rotta giusta.

''Le violenze contro i media sono inaccettabili in una societa' democratica'': lo ha detto oggi a Bruxelles il presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso, dopo il suo incontro con il primo ministro montenegrino, Igor Luksic. Riferendosi al recente caso di aggressione di una giornalista a Podgorica, Barroso ha spiegato che ''sollecitiamo le autorita' ad assicurare un ambiente sicuro per il giornalismo investigativo, ad indagare i casi contro i giornalisti e ad assicurare i colpevoli alla giustizia''. Il presidente della Commissione Ue ha sottolineato come la liberta' di stampa sia ''una delle sette priorita' chiave'' evidenziate dall'esecutivo europeo nel suo rapporto sui progressi del Montenegro nel percorso di integrazione europea. E queste stesse aree di azione, con la lotta alla criminalita' organizzata e alla corruzione in primis, saranno al centro di un prossimo rapporto di valutazione ''di primavera''. Nel complesso, secondo Barroso il paese comunque ''e' sulla rotta giusta'' per l'integrazione europea. Il Montenegro, che ha gia' ottenuto lo status di paese candidato, conta di ottenere il via libera ai negoziati di adesione all'Ue a giugno 2012.

 

Cina, verso il Congresso del Partito (22.3.2012) BuongiornoAsia

a.L’ANNO DEL DRAGONE: SCONTRO DURO NEL VERTICE DEL PARTITO

L’altro ieri, duro scontro nel vertice del Partito, il Comitato Permanente del Politburo. Duro scontro attorno alla vicenda di Bo Xilai, ex segretario del Partito a Chongqing, rimosso per le vicende connesse al capo della polizia locale. Un affaire che è costata a questo punto la carriera politica di quello che era ritenuto uno degli astri emergenti del Partito ma che ha mostrato anche la durezza e la complicatezza della politica cinese.

Dunque, l’altro ieri, (ne ha parlato ieri un pezzo informatissimo del Sole 24Ore), c’è stato al Comitato permanente, uno scontro molto duro sul dimissionamento di Bo Xilai. Il patron politico di Bo, uno dei componenti attuali del Comitato permanente del Politburo, ha cercato di contrattaccare nella mssima istanza politica della leadership cinese e sembra che il relativo conflitto sia stato risolto solamente con una votazione. Una votazione che da un lato ha sancito la vittoria politica delle tendenze riformiste, e che dall’altro lato ha sancito anche una spaccatura della leadership del Partito. A fianco della decisione della destituzione di Bo oltre il primo ministro Wen Jiabao ovviamente, si è schierato pure il Vicepresidente nonchè Successore designato Xi Jinping. Fazione della ‘Lega’ e parte dei princelings, tanto per stare a questa rappresentazione della politica cinese made in Usa, avrebbero formato insieme una vera e propria coalizione ‘ad hoc’ proriforme.

Il punto infatti è proprio questo, la coalizione proriforme. Per anni ed anni, intellettuali e uomini del Partito hanno dibattuto attorno alla necessità di cambiamenti e riforme economiche o politiche senza prendere alcuna decisione, c’era un tasso di crescita del Pil a due cifre e quindi il dibattito attorno ad ulteriori riforme ovviamente aveva un sapore accademico. Ora però alcune contraddizioni ovviamente sono venute al pettine, quello che il modello cinese di riforma ‘tradizionale’, crescita trainata da export ed investimenti, poteva dare l’ha abbondatemente dato, ora sono davvero necessarie ulteriori riforme per cambiare il ‘modello di sviluppo’. E su questi ulteriori cambiamenti si è aperto il dibattito non più accademico a questo punto, ma reale, politico e di potere. A questo punto sono emersi progetti e programmi politici differenti. Due per tutti, il modello Guandgond e il modello Chongqing. Il dibattito è diventato scontro politico per l’ascesa al prossimo Comitato Permanente del Politiburo. E poi scontro politico e di potere ai vertici del Partito, quando è iniziata l’offensiva finale delle tendenze riformiste, guidate in questa fase almeno come punta di attacco, dal primo ministro Wen Jiabao. I suoi interventi alla sessione del Congresso nazionale del popolo sono stati evidentemente momenti del disegno dei riformisti, come peraltro anche la presentazione pochi giorni prima del Rapporto China 2030, a cura della Banca Mondiale e della Commissione Nazionale cinese per la Riforma. E come peraltro, pochissimi ore dopo la conclusione dei lavori del Congresso nazionale del popolo, l’annuncio della defenestrazione di Bo Xilai.

Ma i seguaci dell’altro modello, quello definito genericamente ‘neomaoista’, a quel punto hanno deciso di combattere una nuova battaglia in sede di Comitato permanente. Ora dopo la riunione dell’altro ieri che ha visto la fine di Bo Xilai, lo scontro continuerà oppure si cercherà e si troverà una formula politica che, riconfermando la vittoria ‘strategica’ dei riformisti, riesca comunque a ricomporre anche con le tendenze ‘conservatrici’? La domanda e il tema sono interessantissimi ed anche complicati.

Il tema è complicato anche perchè in questi ultimi due decenni di riforma e grande crescita economica e sociale della Cina, la Repubblica Popolare ha assistito ad una proliferazione di centri di potere e di gruppi dirigenti. Dopo Deng è emerso il gruppo dirigente attorno a Jiang Zemin. Con l’ascesa al potere della Quarta generazione, Hu Jintao e Wen Jiabao, il nuovo presidente e il nuovo primo ministro si sonlo ritrovati con il loro gruppo dirigente e quello di Jian Zemin. Gli osservatori ricordano come Hu Jintao riuscì a diventare presidente della Commissione Militare centrale solo dopo molto mesi rispetto alla sua nomina a segretario generale del Partito. Ora la Quinta generazione si ritroverà a cogestire il potere con due vecchi gruppi dirigenti, quello di Hu e Wen ovviamente ed ancora quello di Jiang. Una situazione di complessità delle struttura delle elite del Partito cinese che ovviamente complica anche il dibattito attorno alle riforme. Temiamo presente che oltretutto stiamo parlando di riforme economiche e di riforme politiche.

Annotazione interessante conclusiva: sia la Cina che l’India con la crescita e l’aggrovigliarsi delle contraddizioni, si trovano ad avere sistemi politici più complessi, caratterizzati cioè da una crescita anche dei gruppi di influenza e di decisione. In Cina abbiamo questa complessità dei gruppi dirigenti, in India una vera frammentazione del sistema politico. Sarà quindi molto interessante vedere come i due sistemi politici risponderanno a questa complessità e come rispondendo a codesto processo, riusciranno a rispondere alle domande crescenti delle rispettive società. (C.L., Il Sole24Ore, Dalle Nostre Conversazioni).

 

BuonGiorno India (22.3.2012) BuongiornoAsia

WEST BENGALA, ‘POLITICA VIOLENTA’ La politica in India, o meglio in alcuni stati indiani, è cosa difficile e con effetti perigliosi. Come in West Bengala, stato governato a lungo dalla Sinistra del Partito comunista marxista e afflitto dalla guerriglia maoista (la stessa che caratterizza duramente, come la pubblica opinione italiana ha appreso in questi giorni, anche l’Orissa, stato confinante peraltro proprio con il West Bengala), e dalle elezioni statali dello scorso anno, governato da un partito ‘regionale’, il Trimanool Congress, TMC.

Il nuovo governo del West Bengala non sta dando grande prova di sè, le terre sono sempre espropiate con facilità nell’interesse dei grandi gruppi imprenditoriali privati, la guerriglia continua ad affliggere lo stato, i contadini continuano quindi a pagare socialmente costi molto elevati. La leader del TMC e chief minister del West Bengala quindi è in difficoltà interne. Reagisce da una parte, a livello nazionale, dando filo da torcere al partito del Congresso e al governo di Manmohan Singh. Proprio in questi giorni ad esmepio è riuscita ad avere la testa politica del ‘suo’ ministro delle ferrovie che aveva approvato un budget ferroviario con aumento delle teriffe, per poterlo sostituire con un altro suo uomo di partito più ligio alle sue indicazioni politiche.

Ma Mamata Banjieree, questa è il chief minister del WB, non reagisce solamente a livello nazionale: reagisce ovviamente anche a livello statale, la politica del West Bengala si imfiamma ancora di più. E giunge anche all’omicidio come è successo all’ìnizio del mese a Bardhaman, distretto elettorale particolarmente ‘vivace’ dello stato. Un esponente dell’opposizione di sinistra, Pradip Tah, infatti è stato trucidato. Ma non è il solo: negli ultimi nove mesi, scrive la stampa indiana, ci sono stati almeno 90 morti in West Bengala per motivazioni politiche. 58 di costoro erano militanti ed esponenti del Partito comunista marxista, l’opposizione di sinistra appunto. Una vera strage, dunque, che non promette nulla di buono per lo stato del West Bengala. E infatti l’opposizione attacca frontalmente il governo, ‘E’ evidente che il governo – dicono i suoi esponenti – sta cercando di proteggere i colpevoli’. Un clima politico incandescente dunque a Calcutta e dintorni.

 

Kosovo: Presidente, inaccettabili elezioni serbe nel Paese (21.3.2012) Ansa

Pristina minaccia uso della forza per impedire il voto.

Il presidente del Kosovo, signora Atifete Jahjaga, ha definito inaccettabile la dcisione della Serbia di tenere le elezioni legislative e locali del 6 maggio prossimo anche sul territorio del Kosovo. Cio', ha sottolineato, mette in pericolo la sovranita' e l'integrita' territoriale del Kosovo e puo' destabilizzare il paese. In un incontro con il capo della missione dell'Onu in Kosovo (Unmik), Farid Zarif, il presidente ha chiesto espressamente che l'Unmik non partecipi all'organizzazione delle elezioni serbe in Kosovo. Pristina, ha detto Jahjaga, non puo' consentire a un paese vicino o ai rappresentanti delle strutture parallele serbe in Kosovo di organizzare un qualsivoglia tipo di elezione in Kosovo.

''Ogni tentativo della Serbia di organizzare una qualsiasi forma di elezione in Kosovo costituisce una violazione delle norme e delle leggi internazionali e dei principi fondamentali europei'', ha affermato il presidente. Il presidente del parlamento kosovaro Jakup Krasniqi, da parte sua, ha detto all'emittente di Pristina Rtv 21 che, se necessario, le istituzioni del Kosovo useranno la forza per impedire che le elezioni serbe del 6 maggio si tengano anche in Kosovo.

 

Bahrein: re, proseguire con riforme, dimenticare passato (20.3.2012) Ansa

Proseguire con un programma di riforme non solo da definere ma anche da implementare e un appello a tutte le parti sociali del Bahrein perche' assumino le ''proprie responsabilita' e vadano oltre gli eventi dell'anno scorso'': questi i punti chiavi del discorso pronunciato oggi dal re della piccola isola petrolifera, Hamad Bin Isa Al Khalifa.

''Rinnoviamo la nostra determinazione a proseguire con le riforme e a soddisfare le aspirazioni del popolo, senza esclusive e senza far prevalere gli interessi di una comunita' sull'altra,'' ha dichiarato il sovrano, sunnita, che regna in un Paese a larga maggioranza sciita.

''Il governo, ma anche i cittadini, i movimenti politici e le associazioni civili devono giocare un ruolo attivo nella promozione e nell'attuazione delle pratiche democratiche,'' ha proseguito il re, ricordando che tutti devono ''far tesoro delle lezioni apprese dai passati incidenti, imparare dall'esperienza e guardare al futuro con fiducia e ottimismo''. L'occasione del discorso, la consegna del rapporto della commissione di inchiesta indipendente (Bici) sul monitoraggio dell'attuazione delle raccomandazioni espresse in seguito alle indagini sulla brutale repressione popolare del febbraio-marzo scorso. Il primo rapporto, che indicava un eccessivo uso della forza, indicava inoltre delle raccomandazioni da seguire in prospettiva di una riconciliazione nazionale. ''Le porte del dialogo rimangono aperte,'' ha assicurato il re, facendo eco alla disponibilita' gia' espressa ieri dalle opposizioni sciite, che, tuttavia, spingono verso una monarchia costituzionale.

 

Spagna: Congresso congela per terzo anno stipendi deputati (20.3.2012) Ansa

Il Congresso ha approvato oggi una riduzione del 5,3% del priprio bilancio, col congelamento degli stipendi di deputati e funzionari della Camera Bassa, secondo quanto ha informato la vicepresidente dell'istituzione, Celia Villalobos. Il bilancio per il 2012 è stato fissato in 87 milioni di euro, agli stessi livelli del 2006. Il congelamento degli stipendi di deputati e funzionari, per il terzo anno consecutivo e dopo il taglio del 10% delle spettanze per tutti i dipendenti pubblici deciso nel 2010, sarà accompagnato dalla soppressione dei fondi di pensione integrativi dei parlamentari e riguarderà anche il personale impiegato della Camera. Fra i tagli approvati nel bilancio, una riduzione del 3,2% del capitolo di spesa destinato al Difensore del Popolo e del 2% di quello destinato alla Giunta elettorale centrale.

 

Grecia: Papademos incontra leader per decidere data elezioni (20.3.2012) Ansa

Il premier greco Lucas Papademos continua il giro degli incontri con i leader dei partiti per decidere con loro la data delle prossime elezioni anticipate. Dopo l' incontro avuto ieri con il nuovo leader del Pasok (socialista), Evangelos Venizelos, Papademos incontrera' oggi il leader di Nea Dimocratia (centro destra), Antonis Samaras, mentre nei prossimi giorni incontrera' quelli degli altri partiti in Parlamento, Aleca Papariga, Segretaria Generale del Partito Comunista di Grecia, Giorgos Karatzaferis, leader di Laos (estrema destra) e Alecos Tsipras, leader di Syriza, l'altro partito di sinistra. Secondo i giornali le date piu' probabili per le elezioni sono due: il 29 aprile, nel caso in cui il Parlamento si sciogliesse entro il 6 aprile. Nel caso contrario, tutto si sposta al 6 maggio.

 

Francia: 10 candidati a Eliseo, ok consiglio costituzionale (20.3.2012) Ansa

Sarkozy, Hollande, Marine Le Pen e gli altri.

Sono ufficialmente 10 i candidati alle elezioni presidenziali francesi di aprile e maggio. Il Consiglio costituzionale ha pubblicato la lista con i nomi degli aspiranti all'Eliseo.

I candidati avevano tempo fino a venerdi' scorso, 16 marzo, alle 18:00, per ottenere i 500 sostegni politici necessari per partecipare alle elezioni e per depositare la loro domanda.

Tutte e dieci le domande presentate sono state accettate. I candidati che correranno per l'Eliseo saranno in numero inferiore quest'anno rispetto alle presidenziali del 2007 e del 2002, quando vi parteciparono rispettivamente 12 e 16 candidati.

Il 2002 conserva del resto il suo record di partecipazioni dal 1965, da quando cioe' il presidente francese viene eletto con suffragio universale. La partita delle urne sembra giocarsi fino ad ora tra due uomini: il presidente in carica, Nicolas Sarkozy, 57 anni, esponente di punta del partito di destra Ump, che nel 2007 era stato eletto con il 53% dei voti in uno scontro con la socialista Segolene Royal. E il candidato del PS, Francois Hollande, anche lui 57 anni, scelto dai militanti alle primarie dopo aver guidato il partito per 11 anni. E' lui il super favorito dei sondaggi, anche se per gli ultimi studi la curva di Sarkozy e' in salita. Tra gli outsider c'e' Marine Le Pen, 42 anni, leader della terza forza politica francese, il Fronte Nazionale. La leader dell'ultradestra raccoglie nei sondaggi fino al 16%-18% dei voti. All'estrema sinistra, Jean-Luc Melenchon, 60 anni, e' per alcuni osservatori la rivelazione della campagna. Dopo aver riunito migliaia di persone ai suoi meeting, ha superato nei sondaggi la soglia del 10% nelle intenzioni di voto.

I francesi potranno votare anche per Eva Joly, 69 anni, ex magistrata leader del partito dei Verdi. Per Nathalie Artaud, 42 anni, e Philippe Poutou, 45 anni, entrambi esponenti troskysti.

Per Nicolas Dupont-Aignan, 52 anni, deputato di destra e per Jeacques Cheminade, 71 anni, vicino al polemista americano Lyndon LaRouche, sostenitore delle ''oligarchie'' mondiali.

 

Birmania: TRA LE ELEZIONI SUPPLETIVE E LE REPRESSIONI ETNICHE (21.3.2012) BuongiornoAsia

Mentre sembra proseguire il cammino della Birmania, o Myanmar, verso la riforma politica, l’appuntamento è per le elezioni suppletive alle quali parteciperà anche lo storico partito di opposizione, la Lega Nazionale della democrazia, e intanto prosegue anche la repressione del governo centrale verso alcune minoranze etniche del paese, una per tutti i Kachin. La denuncia arriva da una autorevole organizzazione umanitaria internazionale, Human Rights Watch, in un documentatissimo rapporto appena pubblicato messo in piedi grazie ad una vera e propria inchiesta sul campo, con decine e decine di interviste a cittadini birmani, rifugiati e protagonisti locali.

Il governo birmano, questo è il succo della denuncia di HRW, ha commesso gravi abusi sul fronte dei diritti umani contro le popolazioni Kachin bloccando tonnellate di aiuti umanitarie per le popolazioni colpite dai combattimenti fra le forze militari governative e i ribelli guerriglieri locali. 75mila civili innocenti stanno in condizioni drammatiche come rifugiati senza assistenza ed aiuti decenti. Una situazione intollerabile che le neonate istituzioni birmane per i diritti umani neppure controllano. ‘Serve quindi una inchiesta internazionale indipendente’, dicono i responsabili della Human Rights Watch, che avvertono la Comunità internazionale sulla necessità di controllare adeguatamente gli sviluppi reali della evoluzione birmana prima di dare credito al regime dominante.

 

LO SRI LANKA NEL MEZZO FRA CINA E INDIA PASSANDO PER GINEVRA…. (20.3.2012) BuongiornoAsia

Lo Sri Lanka è una ‘piccola’ repubblica dell’Oceano Indiano, immediatamente a sud delle coste indiane del Tamil Nadu e del Kerala, ricco di storia e di tradizioni. E centro di una sanguinosa guerra fra le due più importanti comunità etniche e religiose, i singalesi di religione buddista, e i tamil di religione induista. Una guerra che ha fatto migliaia e migliaia di vittime e ha lasciato lo Sri Lanka con un governo poco democratico ed una economia pochissimo prospera. La guerra civile è terminata pochi mesi or sono con la vittoria militare delle forze armate governative di Colombo e con la sconfitta sul campo dei guerriglieri indipendentisti tamil, le cosiddette Tigri. Una vittoria quella del governo singalese costellata da gravi violazioni dei diritti umani. La diasporra tamil spinge governi e cancellerie a prendere posizione su queste violazioni e infatti proprio in questi giorni, alla Commissione diritti umani delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, è in discussione una bozza di risoluzione che chiede l’apertura di una inchiesta su codest violazioni. La cosa ovviamente ha un forte rilievo internazionale in Asia meridionale, una regione del mondo dove l’India cerca di affermare la propria posizione di leader con difficoltà ed evidenti contraddizioni.

Come mostra la vicende di Ginevra. Il governo indiano in queste ore ha fatto trapelare che potrebbe decidere di dare l’assenso alla bozza di risoluzione in discussione alla Commissione di Ginevra. Una posizione, questa, piuttosto difficile per Delhi. L’India infatti è apertamente combattuta fra diverse e contrastanti esigenze ed interessi. Da un lato c’è il suo interesse strategico e geopolitico di affermare la propria leadership regionale. Codesto interesse spinge l’India a considerare positivamente gli interessi del governo dello Sri Lanka e quindi porterebbe il governo di Delhi a rifiutare il suo sostegno ad una risoluzione che in qualche modo ‘lede’ la sovranità di Colombo. Una scelte umanitaria di Delhi sul fronte tamil infatti potrebbe far sorgere contrasti con Colombo piuttosto significativi almeno nell’ottica geopolitica indiana. E infatti nonostante le violazioni dei diritti umani da parte di è Colombo, Delhi è quasi sempre alquanto prudente su questo fronte.

D’altra parte in India, in un importante stato dell’India del sud, il Tamil Nadu, lo dice il nome stesso, c’è una considerevole comunità tamil che è abbastanza vicina ai cugini oppressi dello Sri Lanka. I tamil del Tamil Nadu, e in particolare i due partiti dominanti dello stato, il DMK e l’AIADMK spingono la politica nazionale indiana ad occuparsi dello Sri Lanka non soltanto tenendo conto degli interessi geopolitici regionali, ma anche degli interessi di carattere umanitario dei tamil. Il DMK in particolare in questo momento gioca un ruolo chiave: è uno dei due principali partiti alleati del Congresso nell’UPA, l’Alleanza progressista unita attualmente al potere a Delhi e che attualmente vive una stagione molto difficile, come peraltro abbiamo avuto modo di sottolineare spessissimo in queste Note.

Il DMK, in difficoltà nel suo stato di riferimento, è stato recentemente sconfitto nelle elezioni locali dello scorso anno, cerca di riguadagnare spazio politico anche usando il tema dei tamil dello Sri Lanka. Mettendo quindi sotto forte pressione il governo centrale di Manmohan Singh che in questa fase ha bisogno di tutto fuorchè di nuove tensione con i partiti alleati. In questo contesto politico locale, si spiega la discussione in corso a Delhi.

Ma l’India deve considerare vari fattori politici e geopolitici. Lo Sri Lanka infatti in questi anni ha perseguito una politica estera molto bilanciata fra i diversi grandi attori asiatici: non solo ha mantenuto, pur fra oscillazioni, le relazioni con l’India che, per vicinanza e interessi economici, rimane un paese chiave per Colombo. In questi anni Colombo ha anche cercato, con successo, di allargare le sue relazioni di cooperazione ad esempio verso la Cina.

Il progetto del porto oceanico di Hambantota è l’esempio, l’emblema potremo dire, di questa crescente cooperazione sinosrilankese che lascia l’amaro in bocca a Delhi e che dà a Colombo una potente carta geopolitica da giocare nella partita sudasiatica. Ciò proprio mentre le potenze occidentali stanno perdendo terreno nella regione, come sottolinea un recente report proprio sullo Sri Lanka, Colombo si rivolge sempre di più alle capitali asiatiche, bilanciando Delhi con Pechino.

Tutta questa partita sullo Sri Lanka presenta dunque diversi lati interessanti, sul fronte della geopolitica sudasiatica dove l’India ha forti difficoltà a giocare una partita di leadership regionale, sul fronte dei diritti umani, violati consistentemente nel paese, sul fronte dei rapporti economici con conseguenze ed effetti imprevdibili.

Ad esempio è proprio a causa dei tanti casi di scontri fra corvette srilankesi e pescatori keralesi con il relativo contorno di vittime, che la vicenda dei due marines italiani in stato di detenzione in Kerala è così politicamente sensibile per il governo, l’opinione pubblica e i partiti dello stato meridionale indiano.

 

In Olanda referendum per uscire dall’Euro (22.3.2012) WakeUpNews

La stampa olandese da qualche giorno ha diffuso la notizia che Geert Wilders, leader del partito di estrema destra olandese Pvv, proporrà un referendum che potrebbe portare l’Olanda ad abbandonare l’Euro e a tornare alla sua vecchia moneta, il fiorino. La decisione è arrivata dopo una serie di indagini e studi che lo stesso Wilders ha commissionato al suo partito – e questo sarebbe un elemento sufficiente a dubitare della totale attendibilità delle statistiche riportate – da cui emergerebbe che la moneta unica, insieme a tutte le politiche economiche comunitarie, ogni anno fa perdere a ogni olandese più 2700 euro. Il punto è che Wilders, che nel 2010 havissuto insieme al suo partito un vero e proprio trionfo, ha in pugno il governo del Primo ministro Mark Rutte grazie al gran numero di deputati che siedono al Parlamento.

Il partito di Wilders – caratterizzato da posizioni anti immigrazione ed euroscettiche – sta recuperando il terreno che sembrava aver perso con l’avanzata dei partiti di sinistra più progressisti, in particolare dei socialisti, e non perde l’occasione di cavalcare l’onda del malcontento e della crisi. Un aiuto inaspettato è arrivato dalla Grecia: il doppio pacchetto di aiuti ha gravato non poco sulle spalle degli olandesi e ha offerto a Wilders l’opportunità di tornare sul palcoscenico da protagonista. Infatti dopo la strage di Breivik, l’arianissimo Wilders ha dovuto abbassare i toni della sua crociata anti islamica, finendo in panchina per un certo periodo di tempo, impossibilitato a continuare la sua campagna razzista e xenofoba.

Ancora non si sa quando avrà luogo la consultazione referendaria e se tutto l’iter sarà seguito regolarmente in modo da rendere impossibile all’opposizione sollevare qualsiasi obiezione, ma la cosa certa è che si scatenerà una campagna referendaria di stampo quasi terroristico, con la diffusione del memorandum con tutti i – catastrofici – dati sulla moneta unica e sulle sue conseguenze sul breve e lungo termine.

L’incognita è la reazione degli elettori: è vero che il partito di Wilders è la terza forza politica del Paese, ma è anche vero che il popolo olandese dovrebbe considerare una serie di elementi che andrebbero comunque a gravare sulle loro spalle e che potrebbero non portare a una effettiva ripresa economica del Paese, nonostante l’antica stabilità che aveva caratterizzato il fiorino nei tempi precedenti la nascita della moneta unica. L’Olanda si ritroverebbe con il debito detenuto in Euro svalutato una volta passati alla nuova moneta e con la necessità di convertire tutte le obbligazioni societarie e di ricapitalizzare le banche commerciali con assetto in Euro, oltre al fatto che i costi di finanziamento salirebbero di 200 punti base.

Il costo immediato di questa operazione per ogni cittadino olandese sarebbe tra i 5 mila e i 7 mila euro, negli anni successivi di circa 3 mila euro annui. Per intenderci, il default contemporaneo di Grecia, Portogallo e Irlanda costerebbe a ciascun olandese poco meno di mille euro all’anno.

 

Mali. Golpe militare a Bamako, arrivano conferme (22.3.2012) ArticoloTre

Le forze armate del Mali hanno affermato di aver preso il controllo della presidenza a Bamako, capitale del Mali. Ci sarebbero stati violenti scontri con la guardia presidenziale e sarebbero stati messi agli arresti diversi ministri.

La notizia era stata annunciata ieri in serata e ha trovato conferme già questa mattina. Alcuni militari golpisti avrebbero prima preso possesso delle sedi di radio e Tv nazionale a Bamako, la capitale del Mali, e poi avrebbero assaltato il palazzo presidenziale. Qui il presidente Amadou Toumani Tourè avrebbe ordinato alla guardia presidenziale di opporre resistenza e ne sarebbero seguiti pesanti combattimenti che avrebbero provocato diverse vittime da entrambe le parti. Poi i golpisti avrebbero avuto la meglio e avrebbero preso il controllo del palazzo presidenziale, ponendo agli arrresti diversi ministri, tra i quali Soumylou Boubeye Maiga, ministro degli Esteri di Bamako.La prima mossa dei militari sarebbe stata poi quella di ordinare un coprifuoco in tutto il Paese. I golpisti con un comunicato ufficiale hanno detto di "aver messo fine al regime incompetente di Tourè", di aver sciolto il Parlamento e di aver momentaneamente sospeso la Costituzone. I militari avrebbero deciso il golpe perchè esasperati dall'incapacità del presidente Tourè nel gestire la crisi nel Nord del Paese, dove da mesi sarebbe in corso una vera e propria ribellione contro Bamako organizzata dai ribelli tuareg e da gruppi islamisti armati. I militari maliani sarebbero mal equipaggiati, avrebbero accusato Tourè di incapacità e approssimazione.Tourè nelle scorse settimane si era recato a visitare le truppe maliane nel Nord del paese, ma queste lo avevano fischiato e allontanato con una fitta sassaiola.

Il portavoce dei golpisti, il tenente Amadou Konarè, ha parato in tv a nome di un Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello Stato (Cndre). Gli ha fatto eco il capitano Amadou Sango, capo della giunta, che ha annunciato il coprofuoco. La giunta militare ha comunque promesso una transizione alla democrazia da effettuarsi in tempi brevi. Il golpe in Mali sarebbe direttamente intrecciato a quanto successo con la Primavera Araba in Libia, dove hanno partecipato attivamente molti dei ribelli tuareg che ora starebbero combattendo contro il governo di Bamako. Intanto Amadou Toumani Tourè, il presidente del Mali dal 2002, sarebbe in buone condizione e si troverebbe in un luogo sicuro. Lo ha detto all'agenzia di stampa Xinhua una fonte vicina a Tourè dopo che i militari hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco. Non è chiaro, tuttavia, se Tourè si trovi ancora nel Paese.

 

Portogallo.Sciopero generale contro la riforma del lavoro. Il Paese si ferma (22.3.2012) ArticoloTre

Il Portogallo si ferma per il secondo sciopero generale in quattro mesi indetto dal sindacato comunista Confederacion General de Trabajadores Portugeses(Cgtp) contro la riforma del lavoro e le misure di austerity imposte dal governo conservatore di Pedro Passos Coelho.

Il Portogallo si fermato oggi per la seconda volta in quattro mesi per uno sciopero generale indetto dal potente e radicato sindacato comunista Confederacion General de Trabajadores Portugueses (Cgtp), il maggiore del Paese. Per tutto il giorno sono previsti pesanti disagi nei traporti urbani e ferroviari, e la partecipazione alle proteste sembra essere molto alta. Lo sciopero è stato indetto contro le misure volute dal premier conservatore Pedro Passos Coelho, che ha imposto negli scorsi mesi una durissima riforma del lavoro e delle misure di austerity e tagli indiscriminati al fine di salvare le finanze di Lisbona.

Il Paese, già duramente provato dalla crisi economica, non ha digerito le misure imposte da Coelho, e la protesta sociale in tutto il Portogallo si è allargata a macchia d'olio nelle ultime settimane, culminando nello sciopero generale di oggi. Dalla protesta si è però smarcata l'altra grande forza sindacale, l'Union General de Trabajadores (Ugt), che ha deciso di non appoggiare l'astensione dal lavoro della Cgtp. "Occupa le strade, blocca tutto", questo lo slogan scelto dal Cgtp per dare avvio alla mobilitazione della protesta di questa mattina, cominciata questa mattina in una caserma dei vigili del fuoco di Lisbona e in uno dei principali impianti lusitani di smaltimento dei rifiuti della città. Lo sciopero ha prodotto princiapalmente disagi e ritardi nel settore dei trasporti, con la metro di Lisbona che è stata chiusa a partire dalla mezzanotte di ieri, e delle ferrovie, che hanno subito diverse interruzioni sin dalle prime luci dell'alba. Paralizzati anche i diretti Lisbona-Madrid e in molti ospedali, secondo le fonti portoghesi, sarebbero aperti solo i servizi di emergenza.

Si tratta del secondo grande sciopero generale dopo quello indetto lo scoso 24 novembre, il secondo da quando Passos Coelho vinse le elezioni anticipate nel giugno 2011 con il suo partito conservatore, conseguendo la maggioranza assoluta. Coelho ha varato un nuovo periodo di drastiche misure di austerity, adottate dall'esecutivo per accontentare la Troika, in modo analogo a quanto sta accadendo ad Atene e a Roma. Coelho ha dovuto dare corpo ai tagli e alla riforma del mercato del lavoro in cambio del riscatto finanziario da 78 miliardi di euro, ma l'austerity è finita per accelerare la recessione economica al posto che rallentarla. Forse anche per questo motivo i media internazionali hanno preferito tacere sulla situazione interna del paese lusitano.

Nei primi mesi del 2012 la disoccupazione ha superato il 14% e l'esecutivo ha previsto un decremento del 3,3% del Pil per fine anno. Rispetto alla mobilitazione odierna di protesta, il governo prevede una ripercussione dello sciopero inferiore a quello di novembre, che comunque non ha comportato alcun cambiamento della politica economica imposta da Lisbona. L'opposizione comunque non si fermerà allo sciopero di oggi, anche perchè la situazione economica per centinaia di migliaia di portoghesi sta volgendo velocemente al peggio.

 

Cina. Forse un tentato golpe all’origine della caduta di Bo Xilai (21.3.2012) ArticoloTre

In Cina sta continuando a tenere banco la vicenda legata a Bo XIlai, ex leader emergente del Partito Comunista Cinese (Pcc). Secondo alcune voci Bo Xilai avrebbe progettato un vero e proprio colpo di Stato, e per questo sarebbe stato allontanato dal partito.

Sono passati sei giorni dalla caduta di Bo Xilai, il leader emergente del Pcc che era considerato uno dei più accreditati a sostituire la leadership di Hu Jintao. Le voci riguardo ai retroscena della sua caduta però, ancora non si arrestano, e anzi nelle ultime ore hanno cominciato a ciroclare alcune illazioni clamorose che permetterebbero di vedere il suo allontanamento dal partito sotto una nuova luce. Nonostante siano ancora illazioni non confermate, in Cina stanno cominciando a circolare voci che accuserebbero direttamente Bo Xilai di aver organizzato un fallito Golpe militare. Che ci sia qualcosa di clamoroso dietro i retroscena dell'allontamento di Bo Xilai è stato confermato anche da Hu Xijin, direttore del quotidiano Global Times, controllato direttamente dal Partito Comunista Cinese. Hu Xijin nel suo blog ha infatti rivelato: "Fino al 18esimo congresso del Partito (previsto per il prossimo ottobre) la Cina potrebbe conoscere il più massiccio flusso di voci degli ultimi anni". La voce più clamorosa e allarmante trarrebbe origine da un articolo pubblicato sulle pagine del giornale "Epoch Times", il quotidiano pubblicato negli Usa dalla setta religiosa del Falun Gong, perseguitata dal governo cinese. La fonte non sembra essere molto attendibile, tuttavia i giornalisti hanno parlato di un vero e proprio fallito colpo di Stato tentato da militari agli ordini di Zhou Yongkang, un membro del potente Comitato permanente dell'ufficio politico (Cpup), che si è fortemente esposto nell'appoggio a Bo Xilai. L'articolo è stato ripreso anche da un giornale di Taiwan, il China Times, che ha riportato anche alcuni dettagli inquietanti dei momenti convulsi che hanno portato alla caduta nella polvere di Bo Xilai. Secondo il giornale di Taiwan a Zhongnanhai, il complesso residenziale nei pressi della Città Proibita dove vivono gran parte dei dirigenti del Pcc, sarebbero stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco. Il giornale comunque non ha citato alcuna fonte a conferma delle dichiarazioni fatte,e, almeno per il momento nessuna delle notizie pubblicate avrebbe ancora trovato conferme.Residenti di Pechino e giornalisti stranieri che ieri e oggi hanno visitato la zona non hanno rilevato nulla di anormale. L'area tra Tiananmen e Zhongnanhai è costantemente controllata da un massiccio schieramento di poliziotti, in divisa e in borghese.

21:58:41 . 22 Mar 2012
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