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All'interno dell'estero

Notizie varie dal mondo


 

Mali: ribelli, accerchiata Timbuctu (1.4.2012) Ansa

Tuareg hanno gia' preso controllo della citta' di Gao.

I ribelli Tuareg del movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), che già hanno preso il controllo della città di Gao, nel nord del Mali, sostengono di avere ''accerchiato'' Timbuctu, l'ultima città della regione ancora sotto controllo dell'esercito maliano. In un comunicato pubblicato sul sito del gruppo ribelle, l'Mnla ''informa che il suo stato maggiore sta accerchiando la città di Timbuctu per espellere quanto rimane dell' amministrazione politica e militare maliana''.

 

Birmania: media Usa, Suu Kyi eletta (1.4.2012) Ansa

Annuncio del partito, ancora no conferme ufficiali.

Aung San Suu Kyi e' stata eletta nel Parlamento birmano: lo annuncia il partito del premio Nobel per la pace, Lega nazionale per la democrazia, citato dai media americani. L'annuncio, scrivono i media Usa, e' comparso su un pannello digitale che campeggia davanti al quartier generale del partito. Al momento non ci sono conferme ufficiali.

 

Ve 6.4.2012

 

CUBA, RAUL CASTRO RIDISEGNA DUE MINISTERI (5.4.2012) Il Velino

Il presidente cubano prosegue nel progetto di riorganizzazione della macchina statale e di ammodernamento dell'economia. Nominato un generale a capo della pianificazione urbanistica

Raul Castro prosegue nel suo tentativo di riorganizzazione della macchina statale e di ammodernamento dell'economia. Il presidente cubano ha fatto sapere che metterà mano al funzionamento del ministero dell'Agricoltura il cui stato "economico-finaziario" è secondo il vicepresidente Marino Murillo "sfavorevole da diversi anni": l'improduttività agricola è uno degli assi portanti delle riforme che l'ottantenne capo di Stato sta sviluppando. È questo uno dei settori nei quali hanno esordito le piccole cooperative di lavoratori autonomi la cui produzione può essere incentivata - tra le altre cose - dalla nascente domanda di generi alimentari delle strutture alberghiere locali. Senza dimenticare che lo stesso Castro aveva eliminato il ministero dell'Industria dello zucchero, un tempo posto chiave nello scacchiere governativo dell'Isola. Nel mirino delle riorganizzazioni statali anche il ministero dell'informatica e delle comunicazioni, che verrà reso più snello nella catena di comando e sgravato di deleghe non aderenti alla sua funzione. Una riforma questa che obbedisce alla necessità di sforbiciare la grande quantità di dipendenti pubblici, oltre cinque milioni, a tutto vantaggio del recupero di produttività. Ma Raul Castro ha anche nominato il generale Samuel Rodiles come nuovo presidente dell "Instituto de Planificación Física de Cuba", demandandogli il compito di coordinare con maggiore incisività i piani urbanistici del paese.

 

CRISI, L'URUGUAY CELEBRA LA PROMOZIONE DI S&P (5.4.2012) Il Velino

Montevideo incassa con soddisfazione la riconquista del grado "BBB-": Raggiunti al "livello di investimento" paesi come il Brasile, il Cile, il Perù, la Colombia, il Messico, il Panama e Costa Rica.

L'Uruguay celebra la promozione ricevuta mercoledì da Standard & Poor. L'agenzia di rating internazionale ha promosso il debito estero di Montevideo restituendogli il grado di investimento "BBB-". Un giudizio che porta l'Uruguay, la cui economia cresce al ritmo del 5 per cento l'anno, in una fascia che in America Latina è al momento occupata da Brasile, Cile, Perù, Colombia, Messico, Panama e Costa Rica. Un evento per cui l'Uruguay torna ad essere "notizia nel mondo" spiega il vicepresidente Danilo Astori che, al pari degli altri membri dell'esecutivo, attende un pronunciamento analogo delle altre principali agenzia di rating. Ma Montevideo festeggia anche per la ricaduta sugli investimenti che la promozione può generare e per la crescita di peso nella regione. L'Uruguay è parte del Mercosur, l'area di integrazione commerciale che ricomprende anche il Paraguay, il Brasile e l'Argentina, attraversata da polemiche per l'apposizione di barriere doganali che ne limitano la libertà di commercio.

 

Cina, Dopo Bo Xilai: l'obbedienza al Partito e l'appello alle riforme (6.4.2012) AsiaNews

La lotta contro Bo Xilai e i suoi alleati segna la fine dell'immagine di unità e stabilità nel Partito. Bo ha cercato l'appoggio nell'esercito per un probabile colpo di Stato. I richiami all'unità e all'obbedienza dell'esercito alla leadership si scontrano con gli appelli di Wen Jiabao alle riforme politiche. Come altre volte, è possibile che le parole di Wen siano solo parole vuote. Il processo a Bo Xilai avvenga secondo la legge e lasciando libertà ai giornalisti cinesi e stranieri di riportarlo sui giornali. Un'analisi dell'esperto Willy Lam. Per gentile concessione di The Jamestown Foundation. Traduzione dall'inglese di AsiaNews.

La scioccante caduta di Bo Xilai (a sin. nella foto), segretario del Partito a Chongqing, ha distrutto l'unità di facciata del Partito comunista cinese (Pcc) insieme alla sua stabilità. Gli ultimi 15 giorni sono testimoni di una serie di voci circa un fallito colpo di Stato, forse manovrato da Bo in collaborazione con Zhou Yongkang, membro del Comitato permanente del Politburo (Cpp), già capo del Partito in Sichuan, e con stretti legami con il carismatico principino Bo.

Altre voci affermano che Bo ha cercato di ampliare la sua posizione nell'esercito (PLA), favorendo legami con la Regione militare di Chengdu. Grande diffusione nel cyberspazio ha pure la notizia - non confermata - che , con l'aiuto dell'ex capo della polizia di Chongqing, Wang Lijun, Bo ha cercato di spiare le conversazioni di vari membri del Cpp (Ming Pao [Hong Kong], 22 marzo; Bloomberg News, 21 marzo). Sebbene la maggior parte di queste storie sono inqualificabili, esse confermano però che il corpo politico cinese è affetto da gravi malattie.

Ciò avviene nonostante gli sforzi della leadership del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao, che tentano di esibire un immagine stabile in prossimità del 18mo Congresso del Pcc, che vedrà un completo cambio di guardia.

Anzitutto, l'apparente unità fra le più diverse correnti e clan del Pcc è superficiale e l'antico metodo delle "campagne anti-corruzione" rimane l'arma migliore nelle trame delle fazioni e delle pugnalate alle spalle.

In secondo luogo, non si può escludere il coinvolgimento dei militari negli scismi interni al Partito. Nonostante le ferite emerse con Bo, è improbabile che l'élite del Partito seguirà i ripetuti appelli di Wen per una genuina riforma politica.

Dopo il siluramento di Bo da Chongqing, è circolato fra i quadri un rapporto interno del Partito che conferma almeno in parte l'idea che il 62enne principino è sotto inchiesta per "crimini economici". Il documento dice che Bo ha rimosso il suo protetto Wang Lijun - un tempo definito "l'eroe nazionale anti-triadi" - dalle sue responsabilità di capo della polizia, quando ha scoperto che le forze dell'ordine a lui sottomesse stavano investigando su parenti di Bo per presunte attività corrotte (Associated Press, 20 marzo; New York Times, 19 marzo).

La tensione fra Bo e Wang è stata così intensa che il 6 febbraio scorso, Wang - lui stesso sotto inchiesta per presunte illegalità mentre era poliziotto nel Liaoning - ha tentato di chiedere asilo politico presso il consolato Usa di Chengdu ("Hu Jintao Draws Blood with the Wang Lijun Scandal," China Brief, 2 marzo).

I giornali di Hong Kong affermano che Bo era in combutta con il potente Zhou, membro del Cpp, responsabile dell'attuazione della legge e dell'apparato di sicurezza interna. In più, uno dei familiari di Zhou, imprenditore milionario a Chongqing, ha senz'altro goduto del favore di Bo (Apple Daily [Hong Kong] 23 marzo).

Bo Xilai e l'appoggio dell'esercito

Che Bo cercasse il sostegno del Pla è provato dal fatto che durante un viaggio di ispezione nello Yunnan, nel febbraio scorso, egli ha fatto visita alla divisione 14ma dell'esercito, fondata da suo padre Bo Yibo, uno degli "Immortali". Ancora, in qualità di capo del Partito a Chongqing, Bo ha fatto generose donazioni alla regione militare di Chengdu, per aggiornare l'equipaggiamento e migliorare il welfare. Tale regione militare controlla le aree di Chongqing, Sichuan, Yunnan e Tibet (Apple Daily, 20 marzo; Frontline Monthly [Hong Kong], 16 marzo; Yunnan Daily, 11 febbraio).

Non fa meraviglia perciò che prima e dopo il siluramento di Bo, Hu Jintao - che è pure presidente della Commissione militare centrale (Cmc) - e i suoi colleghi più stretti hanno fatto delle mosse per assicurarsi la lealtà dei militari e delle unità civili. Fin da metà febbraio il dipartimento politico generale del Pla ha lanciato la campagna "Enfatizza la politica, fai attenzione alla situazione nazionale, osserva la disciplina". Il senso di questo movimento ideologico è che gli ufficiali e i soldati devono "mantenere il massimo accordo in pensiero, politica e azione con le autorità centrali del Partito, con il Cmc e con il presidente Hu" (People's Net, 21 marzo; PLA Daily, 17 febbraio). Allo stesso tempo, le unità del Pla nei quartier generali e nelle regioni, sono sottomesse a un esercizio di propaganda dal titolo "Dobbiamo ereditare l'arma [il fucile] di Lei Feng". Negli anni '50 Mao Zedong ha gonfiato a dismisura il "modello proletario" Lei Feng per la sua assoluta [acritica] lealtà alle autorità centrali del Partito. Per il vice-presidente del Cmc, il gen. Xu Caihou, Hu ha educato gli ufficiali "a sostenere lo spirito di Lei Feng con un forte senso di responsabilità politica e un alto grado di autocoscienza" (PLA Daily, 18 marzo; CNTV.com [Beijing], 29 febbraio).

In un recente discorso a quadri di medio livello, Li Yuanchao, membro del Politburo e capo dell'organizzazione del Partito, ha spinto i rappresentanti ad "attuare con serietà tutte le regole sul governo pulito e sulla disciplina". E ha messo in guardia: "In tutte le circostanze i quadri devono essere capaci di tenere alto il senso di moralità, mantenere un buon comportamento e non soccombere alla corruzione" " (Ming Pao, 21 marzo; China News Service, 20 marzo).

Ancor più, in un lungo articolo sul giornale teoretico del Partito, "Qiu Shi (Cercare la verità)", il vicepresidente Xi Jinping ha richiamato i quadri a "salvaguardare la purezza del Partito", spiegando che "in modo risoluto, dobbiamo fermare e combattere ogni tendenza politica cattiva che devia dalle linee basi del Partito" e "i quadri dirigenti devono in modo risoluto sostenere i principi del Partito, la sua carta, gli scopi e le politiche" (Qiushi, 16 marzo; Xinhua, 17 marzo). Il tempo in cui queste "omelie" sono state proclamate suggerisce che esse avevano come scopo di controllare le forze centrifughe emerse nell'affare Bo Xilai.

La caduta di Bo - e della sua famosa campagna per resuscitare il maoismo - indicano una stagione di abbondanti riforme politiche?

Dopo tutto, la notizia del siluramento di Bo da Chongqing è emersa solo un giorno dopo che il premier Wen ha suonato l'allarme su un "ritorno della Rivoluzione Culturale". Parlando alla conferenza stampa internazionale, a chiusura dell'Assemblea nazionale del popolo (Anp), Wen ha sottolineato l'imperativo delle riforme politiche dopo aver chiesto alla leadership del Partito di Chongqing di "riflettere profondamente" sull'affare Wang Lijun (Xinhua, March 14). Nelle setimane seguenti sono apparsi tanti segni che vanno verso una possibile liberalizzazione ideologica. Per esempio, subito dopo la caduta in disgrazia di Bo, il sito Utopia (http://www.wyzxsx.com), il più famoso fra i media quasi-maoisti, è stato chiuso per alcuni giorni Ming Pao, 19 marzo; Radio Free Asia, 16 marzo). Di più, un certo numero di quadri liberali hanno diffuso notizie secondo cui Wen ha ancora una volta chiesto di "riesaminare il 4 Giugno". E questo in riferimento alla visione del premier, secondo cui il Pcc dovrebbe capovolgere il verdetto di "sommossa controrivoluzionaria" dato al movimento pro-democrazia del 1989. Wen avrebbe anche suggerito di pagare una piena ricompensa ai familiari degli studenti uccisi durante l'incidente di Tiananmen.

Wen Jiabao e la via delle riforme

Diversi media ad Hong Kong e in occidente hanno confermato che la scorsa settimana per alcuni giorni è stata tolta la censura su parole tabu come "incidente del 4 giugno" per Baidu.com e qualche altro famoso motore di ricerca. Per i cinesi della rete erano perfino disponibili foto e brevi video che mostrano studenti e pechinesi uccisi vicino a piazza Tiananmen (CableTV News Hong Kong, 23 marzo; Financial Times, 23 marzo).

Ancora, i più importanti media statali di Pechino hanno continuato a pubblicare pezzi a sostegno di un "più profondo" livello nelle riforme politiche. Per esempio, il Quotidiano del popolo del 22 marzo, ha pubblicato un commento dal titolo "Non dovremmo perdere alcuna occasione per creare una breccia nella fortezza [delle riforme] e superare le difficoltà". L'articolo ammette che segni di "mancanza di equilibrio, coordinazione insufficiente e insostenibilità" hanno colpito vari aspetti della vfita politica ed economica della Cina. "Approfondire le riforme - nota il commento - è una strategia che segnerà tutti gli aspetti del corpo politico". Questa chiamata alle armi ricorda un altro famoso pezzo sul Quotidiano del popolo che diceva "le riforme portano rischi, ma il fallimento nelle riforme porta pericoli" per il sistema politico (People's Daily, 22 febbraio).

In un'intervista con un media di Hong Kong, He Weifang, un noto sostenitore delle riforme e giurista alla Beijing University, si è detto fiducioso che le riforme politiche e ideologiche sostenute da Wen andranno avanti. "Il premier Wen - ha detto il prof. He - sapeva quel che diceva" (Ming Pao, 24 marzo). Ma rimane qualche dubbio se per caso i numerosi appelli a una lealtà senza riserve verso il Partito, o l'uniformità di pensiero richiesta dai quadri superiori non siano contrari allo spirito della liberalizzazione. Per esempio, il PLA Daily ha ridato nuova vita al famoso articolo di Mao Zedong del 1937, dal titolo "Opporsi al liberalismo". In un commento, il giornale ha sottolineato che "ogni membro del Partito e quadro dovrebbe combattere il liberalismo in un modo molto preciso... rafforzando il loro credo politico e ubbidendo alla disciplina politica del Partito" (Wen Wei Po [Hong Kong], 23 marzo; PLA Daily, 22 marzo).

Forse, la migliore indicazione che la leadership di Hu-Wen è pronta ad abbracciare qualche modalità di riforma politica e di "valori universali", potrebbe venire se le autorità seguiranno la legge nel trattare le inchieste su Bo. Si pensa che il grande principino manterrà il suo status nel Politburo fino a 7mo Plenum del Comitato centrale del Pcc, che con ogni probabilità verrà radunato un mese prima del 18mo Congresso del Partito.

Nonostante le diffuse accuse e insinuazioni sui reati di Bo e dei suoi parenti, la leadership di Hu deve convincere il pubblico cinese e la comunità internazionale che la politica verso Bo e le procedure giuridiche vengono condotte secondo una stretta obbedienza alla legge. Non solo: le vittime del "movimento anti-triadi", lanciato da Bo nel 2009 e 2010 - che denunciano di essere stati arrestati e imprigionati col metodo della "giustizia rozza", secondo la tradizione nazionale della yanda ("colpisci duro") - dovrebbero avere la possibilità di una revisione legale (South China Morning Post, 9 marzo).

Alla luce del breve periodo in cui la scorsa settimana la censura di Stato è stata tolta - sebbene in modo selettivo - le autorità dovrebbero dare ai giornalisti cinesi e stranieri ampie possibilità di riportare sulla intrigante saga di Bo. [Solo] dei passi in questo senso potranno aiutare a cancellare timori che gli appelli di Wen alla liberalizzazione non siano una volta di più seppelliti sotto il tradizionale imperativo di salvaguardare l'unità e la stabilità.

 

Spagna, piano anti-deficit, non chiederemo aiuti (6.4.2012) TicinoNews

La Spagna sta per presentare alla Ue un piano anti-deficit, dopo che i costi di finanziamento sono balzati ai massimi da dicembre, ed esclude una richiesta di aiuti. Lo ha detto il ministro dell'Economia Luis de Guindos in una intervista radiofonica ripresa da Bloomberg. "Presenteremo il programma di stabilità per riportare il deficit al 3% nel 2013", ha detto de Guindos spiegando che "una richiesta di aiuti europei non è sul tavolo e sarebbe la peggiore soluzione possibile per il Paese".

 

Nepal, Allarme sicurezza: giornalista sgozzato a Jhapa, bombe nel centro di Kathmandu (5.4.2012) AsiaNews

Yadav Poudel, lavorava come freelance nel distretto orientale di Jhapa (Purwanchal). Le ragioni dell'omicidio restano ignote. Movimento comunista piazza sette ordigni nel centro della capitale. Le bombe sono state trovate e disinnescate dalla polizia.

Aumenta il clima di insicurezza in Nepal, nonostante i proclami del governo. Ieri, un gruppo di ignoti ha picchiato e sgozzato un giornalista nel distretto di Jhapa (Eastern Purwanchal). In questi giorni la polizia ha trovato e disinnescato sette ordigni che avrebbero dovuto colpire i principali edifici governativi di Kathmandu. Trovato morto vicino a un hotel, Yadav Poudel, 38 anni, lavorava per diversi giornali e televisioni, fra cui la Avenues Television e la Rajdhani Dail. Le ragioni dell'omicidio restano ignote. La polizia ha individuato 16 possibili sospettati, che verranno interrogati nei prossimi giorni. Il fatto ha suscitato il panico fra i reporter operativi in aree ad alto rischio. Piu di dieci giornalisti si sono già dimessi dal loro incarico. La morte di Poudel apre un nuovo dibattitto sulla sicurezza nel Paese, che dopo un anno di relativa calma sta vivendo un nuovo clima di violenze. L'uccisione del reporter giunge a due anni dagli omicidi di Araun Signaniya, ucciso a Janakpur nel marzo 2010, e di Jamim Shah morto a Kathmandu nel febbraio dello stesso anno. Dal 2002 sono13 i giornalisti uccisi in circostanze sospette. Per i prossimi mesi, le autorità temono un'ondata di crimini e attacchi contro persone e edifici da parte degli estremisti indù e di gruppi criminali contrari al governo laico e democratico. I sette ordigni trovati dalla polizia nel centro di Kathmandu gettano un'ombra sul governo che non sembra in grado di gestire l'emergenza sicurezza. Le bombe erano dislocate nei centri nevralgici della città. Quattro sono state trovate a bordo di mezzi pubblici e in caso di esplosione avrebbero provocato una strage. Nei pressi degli obiettivi le autorità hanno rinvenuto alcuni volantini firmati dal Nepal Communist Party People's War Group, gruppo comunista a tutt'oggi sconosciuto.

Dopo secoli di monarchia e dieci anni di guerriglia, alla nascita della Repubblica nepalese (2006), l'Onu e il governo ad interim hanno elaborato un processo di pace che implica il disarmo delle milizie maoiste e la scrittura di una nuova Costituzione. A tutt'oggi il processo di pace è bloccato e il Paese rischia il collasso economico per le continue diatribe tra maoisti, militari e partiti di opposizione. Il 27 maggio scade il termine per la presentazione della nuova costituzione. Le consultazioni fra movimenti politici e parti sociali sono in corso dal 2008. A causa delle frizioni interne nel parlamento la consegna del documento è stata rimandata sette volte.

 

Cina: Guangzhou, manifestanti a Hu Jintao: “Pubblica i tuoi redditi” (5.4.2012) AsiaNews

La polizia della capitale del Guangdong entra in azione e arresta almeno due dei giovani dimostranti. La legge cinese prevede la pubblicazione dei beni di proprietà della leadership comunista, ma non è mai stata applicata.

La polizia di Guangzhou ha arrestato almeno due persone che, insieme ad altre 7, erano scesa in piazza per chiedere al presidente della Cina Hu Jintao di rendere pubblica la propria situazione finanziaria e di introdurre nel Paese delle riforme democratiche. I 9 manifestanti - tutti fra i 20 e i 40 anni - hanno sfilato per le strade del distretto di Tianhe con dei piccoli pezzi di carta su cui erano scritti slogan come "Hu Jintao, per favore, fai il primo passo e svela il tuo patrimonio"; "Senza voto non c'è futuro" e "Uguaglianza, giustizia, libertà, diritti umani, stato di diritto, democrazia".

Xiao Yong, 37 anni, è sparito lo scorso 3 aprile. Di altri 3 manifestanti - Ou Ronggui, Yoang Chong e Huang Wenxun - non si hanno notizie certe. Tang Jingling, avvocato che opera nella capitale del Guangdong, ha confermato al South China Morning Post che Huang (studente all'università Sun Yat-sen) è stato portato alla stazione di polizia del distretto di Haizhou. La moglie di Xiao ha invece ricevuto la notifica dell'arresto del marito, che è incriminato per "assembramento non autorizzato".

La legge sulla trasparenza dei redditi dei pubblici ufficiali è in vigore in Cina sin dal 1994; tutta la leadership comunista ha più volte sottolineato come soltanto con la pubblicazione dei beni finanziari dei dirigenti pubblici si può combattere la corruzione. Tuttavia, come per moltissime altre leggi cinesi, anche questa è rimasta soltanto sulla carta: i dettagli economici dei dirigenti comunisti - quando vengono comunicati - rimangono chiusi negli uffici del Partito.

Nonostante gli appelli del premier Wen Jiabao, che ha chiesto più volte al Partito di combattere davvero la corruzione tramite la trasparenza, le richieste pubbliche di onestà vengono punite. Lo scorso mese un gruppo di 180 cybernauti ha chiesto alla dirigenza comunista di dichiarare il proprio reddito: sono stati invitati tutti a "prendere un tè" con la polizia, un eufemismo per indicare un interrogatorio non ufficiale.

 

Cina: Il revival maoista di Bo Xilai “era peggiore della Rivoluzione culturale” (5.4.2012) AsiaNews

La caduta in disgrazia del segretario comunista di Chongqing ha trascinato con sé un sistema di potere corrotto e legato alle triadi, che non ha esitato a servirsi dei metodi del “terrore” maoista per consolidare il proprio potere. La Cina è a una svolta: sa che la strada seguita fino ad oggi è arrivata a un punto morto ma non riesce a trovare un accordo per il futuro.

La caduta del segretario comunista di Chongqing ha scatenato una frana politica che non accenna a diminuire. Il governo continua a censurare internet per evitare la diffusione di notizie relative alle epurazioni in corso, ma gli arresti nel mondo della finanza e della politica e le inchieste della Commissione disciplinare di Pechino sono oramai di pubblico dominio.

Oltre a Bo, di cui non si conosce la posizione attuale, sono finiti nel tritacarne politico il suo braccio destro Wang Lijun e Xu Ming, uno degli uomini più ricchi di Cina. Inoltre le ombre del sospetto si addensano su Zhou Yongkang, ministro della sicurezza nazionale, considerato il maggior alleato politico di Bo e (forse) co-ideatore di un tentativo di colpo di Stato.

Infine, gli industriali "amici" del segretario epurato stanno riconsiderando la possibilità di trasformare Chongqing in un polo finanziario: un fondo sovrano, che aveva stanziato 4 miliardi di yuan da investire in infrastrutture, ha annunciato di voler redirigere i fondi verso Pechino e Shanghai. Nell'articolo che pubblichiamo di seguito - apparso su Radio Free Asia - uno degli ex industriali più ricchi del Paese accusa Bo di aver scatenato una nuova Rivoluzione culturale.

La campagna di revival maoista guidata da Bo Xilai, l'epurato ex segretario del Partito comunista cinese della città sud-occidentale di Chongqing, è stata più terrificante della sanguinosa Rivoluzione culturale. È quanto afferma un famoso imprenditore di successo, fuggito all'estero per scappare deai "blitz del terrore". Li Jun guidava la multi-miliardaria Junfeng Development Corp. prima di fuggire dalla Cina nel 2010 per evitare l'arresto durante le campagne anti-corruzione orchestrate da Bo e dal suo capo della polizia Wang Lijun. Ora dice: "Il 'terrore rosso' istigato da Bo Xilai a Chongqing è stato peggiore della Rivoluzione culturale".

Parlando con il servizio cantonese di Radio Free Asia per un'intervista video rilasciata all'estero, Li racconta: "Erano tutti spaventati e convinti di essere in pericolo. È stato un periodo terrificante, perché andavano in giro ad arrestare le persone in tutti i posti per poi impacchettarli insieme a centinaia, in quanto membri di una banda mafiosa. Una buona parte degli affari condotti dai privati è di base composta da operazioni mafiose". Secondo Li, la frana iniziata con la rimozione di Bo è soltanto all'inizio.

Chongqing, la più grande municipalità cinese, è stata sotto Bo l'epicentro di una campagna di revival maoista; Bo si è impegnato per colpire duro le gang e la corruzione e ha promosso il canto in pubblico delle canzoni nostalgiche rivoluzionarie che trattano della Rivoluzione culturale. Nel 1966, il leader cinese Mao Zedong lanciò la Rivoluzione culturale è gettò la nazione in 10 anni di disordini in cui milioni fra lavoratori, dirigenti e intellettuali vennero banditi in campagna e destinati ai lavori forzati. Moltissimi vennero torturati, uccisi o spinti al suicidio.

Mao, tuttavia, aveva ancora moltissimo affetto da parte della popolazione cinese, che lo riteneva un leader carismatico che aveva liberato il Paese da quello che veniva sentito come un umiliante dominio imperiale. Secondo Li, Bo voleva usare le campagne maoiste per raggiungere le sue ambizioni politiche.

"Ritengo che lo scopo più importante della campagna delle 'canzoni rosse' di Bo Xilai fosse quello di facilitargli l'ingresso nel centro del potere durante il prossimo autunno. Voleva dimostrare di essere il figlio di un alto dirigente comunista e che le sue radici sono rosse e politicamente corrette. Voleva rinfrescare la memoria della gente riguardo le violenze della Rivoluzione culturale".

Secondo alcuni Bo, che durante la prima fase della Rivoluzione culturale è stato una guardia rossa, potrebbe essere stato sconfitto in una più ampia battaglia ideologica. Il premier cinese Wen Jiabao qualche tempo fa ha criticato - seppur in maniera obliqua - Bo per aver fomentato la nostalgia per l'era maoista e ha avvertito che fallire nella lotta contro la corruzione e contro il crescente disavanzo fra ricchi e poveri potrebbe riportare in auge il caos della Rivoluzione culturale.

Guardandosi indietro Li descrive una città la cui elite industriale era collegata in maniera stretta con il crimine organizzato, in cui il governo compiva arresti quasi a caso per mostrare di stare facendo qualcosa al riguardo: "All'epoca a Chongqing diversi industriali avevano preso misure per proteggere la propria sicurezza personale e quella della famiglia".

La moglie di Li e altri 30 suoi parenti sono stati arrestati la stessa notte in cui lui arrivava a Hong Kong, prima tappa di una vita in esilio. La moglie è stata condannata a un anno di galera per accuse collegate alla campagna contro le gang, e il governo ha confiscato alla sua compagnia beni per 4,5 miliardi di dollari.

Lo stesso Li è stato accusato di "pratiche commerciali illegali" e di aver concesso prestiti illegali, un'accusa che lui rigetta. Nel corso dell'intervista ha mostrato a Rfa un falcone di documenti ufficiali che spiegano la sua situazione finanziaria relativa ai prestiti, ma ha chiesto di non pubblicarli per paura di ulteriori ritorsioni contro i suoi parenti.

Il braccio destro di Bo, Wang Lijun (che era vice sindaco e capo della sicurezza di Chongqing), è stato incarcerato a Pechino dopo che aveva cercato rifugio nel consolato americano di Chengdu, capitale della provincia del Sichuan.

Il racconto di Li della Chongqing sotto Bo e Wang arriva poco dopo la notizia - rilanciata lo scorso fine settimana dai media nazionali - dell'arresto di un miliardario vicino a Bo sin dai tempi della sua segreteria del Partito di Dalian. L'uomo è stato messo sotto inchiesta dai dirigenti per la disciplina comunista per sospetti "crimini economici". Secondo il National Econonomic Weekly Xu Ming, presidente dell'azienda chimica Dalian Shide Group, è stato arrestato per un presunto coinvolgimento in crimini economici. Xu, all'ottavo posto nella lista degli uomini più ricchi di Cina secondo Forbes, era anche membro del consiglio d'amministrazione della Bank of Dalian. È stato arrestato dalla Commissione centrale per le ispezioni disciplinari lo scorso 15 marzo, lo stesso giorno in cui è stata annunciata la rimozione di Bo dal suo posto a Chongqing. La macchina della censura cinese su internet si è mossa subito dopo per sconfiggere ogni pettegolezzo online, che hanno iniziato a invadere la Rete sin dalla rimozione di Bo.

L'attuale posizione di Bo è ancora sconosciuta, e l'assenza di ogni possibile dichiarazione ufficiale sul suo destino ha aumentato le speculazioni secondo cui Zhou Yongkang - il capo della sicurezza nazionale cinese, ritenuto il maggior sostenitore politico di Bo - stava cercando di effettuare un colpo di Stato a Pechino. Il governo ha chiuso 16 siti internet e ha disattivato i commenti sul più popolare e conosciuto sito di microblogging per 4 giorni, nel tentativo di ridurre il pettegolezzo politico sulla vicenda.

Secondo Li, molti altri associati di Bo saranno messi sotto inchiesta nelle prossime settimane: "Campagne come del movimento 'combatti il nero, canta il rosso' non possono essere state eseguite soltanto da Bo. Non possono essere stati avvenimenti pensati e ideati dai soli Bo Xilai e Wang Lijun: ci deve essere un'enorme rete di interessi che ha permesso che cose come questa si verificassero".

Il Quotidiano del popolo, organo di stampa ufficiale del Partito comunista, ha pubblicato questa settimana un editoriale (parte di una serie di 3 commenti politici) in cui si appella all'unità: "Dobbiamo essere risoluti nel mantenere un alto livello di unità sotto la Commissione centrale del Partito guidata da Hu Jintao". L'articolo chiede agli utenti cinesi di internet di "unificare il proprio pensiero e rifiutarsi di fare diventare parole chiave di internet i pettegolezzi o le richieste di 'progresso' nel bel mezzo della stabilità".

Xie Tian, professore di management all'Università della South Carolina, sostiene che sia facile capire - dal tono di questi articoli - quali siano i problemi che affliggono i nove membri della Commissione permanente del Politburo cinese: "Uno può leggere fra le righe di questo articolo, che dice alle persone di non esitare, che probabilmente è in corso una piccola tempesta teoretica. L'avvertimento riguardo la trascuratezza suggerisce che qualcuno è stato troppo rilassato, mentre l'avviso di non colpire la barca suggerisce che qualcuno l'abbia appena fatto". Secondo il docente, dal punto di vista ideologico l'intera società cinese è perduta: "Sanno che il corso che la Cina ha seguito fino a oggi è arrivato a un punto morto, e che la regressione è impensabile. Ma nessuno riesce a mettersi d'accordo se convenga andare a destra o a sinistra".

 

L’ONDA LUNGA LIBICA, IN MALI MA ANCHE NIGER E BURKINA FASO (6.4.2012) Misna

“Per capire fino in fondo cosa sta avvenendo in Mali, bisogna guardare alla Libia e alla storia di discriminazione del popolo tuareg e di abbandono del nord del paese in genere da parte delle istituzioni di Bamako; e bisogna anche tener presente i rancori latenti in seno all’esercito che hanno poi condotto al colpo di Stato contro il presidente Amadou Toumani Touré”. Questo deve essere l’approccio alle recenti vicende maliane secondo Adriana Piga, docente di Sistemi sociali e politici dell’Africa contemporanea al Dipartimento di Scienze sociali dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. “Lo sguardo deve essere necessariamente esteso all’intera regione – dice la professoressa Piga alla MISNA – e il nostro ragionamento deve partire da questa considerazione preliminare: il conflitto in Libia dello scorso anno e il suo esito hanno avuto e continuano ad avere conseguenze su tutti i paesi della fascia del Sahel. Il Mali è il caso più evidente, ma anche il Niger sta guardando con preoccupazione a quanto avviene nel paese vicino. Dalla Libia, non sono rientrati soltanto tuareg ben armati e addestrati, forniti anche di notevoli mezzi finanziari. Sono rientrati anche migranti che con le loro rimesse sostenevano economie locali oltremodo deboli, un caso che riguarda diversi paesi compreso il più distante Burkina Faso”. Sui tuareg il discorso deve andare necessariamente più in là nel tempo, toccando almeno il periodo coloniale e post-coloniale: “Durante l’occupazione coloniale francese – continua la professoressa – i tuareg furono tenuti fuori dall’amministrazione e dai ruoli di responsabilità, subendo inoltre varie forme di discriminazione. Questa loro marginalizzazione è continuata anche dopo l’indipendenza, tanto che tutto il nord del Mali fino ai nostri giorni è stato di fatto completamente abbandonato a se stesso dal potere centrale, privato di infrastrutture, investimenti e progetti. Un vuoto che ha avuto necessariamente conseguenze e che è stato colmato facilmente da gruppi armati come la stessa Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi)”.

Con l’occupazione di Kidal, Gao e Timbuctù, località tutte in maniera diversa importanti e storicamente suggestive, i tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) e gli altri gruppi che stanno partecipando alla ribellione sono andati molto vicini a quel mito di uno Stato dell’Azawad che è sempre stato presente nella cultura tuareg. “Un mito – dice ancora Piga – che trova le sue fondamenta nelle grandi differenze tra i tuareg e le popolazioni vicine, separate alla fine dell’epoca coloniale in Stati diversi. Così i tuareg si trovano in tre, quattro Stati, e simile sorte è toccata ai songhai e ai peul. Se l’Azawad diventerà uno Stato a parte è tutto da vedere: entrano ovviamente in gioco dinamiche internazionali diverse che potrebbero anche favorire alla fine una soluzione più federalista che non una vera e propria secessione”. Sul colpo di Stato guidato dall’oscuro capitano Amadou Yaha Sanogo l’opinione della docente universitaria è netta: “Un golpe anomalo contro un presidente che era comunque riuscito a costruire istituzioni democratiche. Ma è anche vero che in seno all’esercito il malcontento covava da tempo per gli scarsi equipaggiamenti di cui era dotato e per vedute diverse rispetto alla gestione del conflitto nel nord e della ‘guerra’ ad Aqmi che va avanti da più tempo. E’ evidente che Touré ha sottovalutato questo stato di cose e questa insoddisfazione latente, volutamente organizzando una risposta episodica alle insidie che arrivavano dal nord e pagando alla fine il prezzo di questa politica”.

 

Mali, ribelli: operazioni militari concluse nel Nord (5.4.2012) Reuters

I ribelli separatisti del Mnla del Mali hanno dichiarato la fine delle operazioni militari e sollecitato la comunità internazionale a proteggere il nuovo Stato dell'"Azawad", da loro creato ai confini del Sahara. E' quanto si legge in una nota del gruppo sul proprio sito Web www.mnlamov.net.

I ribelli, impegnati al fianco delle forze fondamentaliste islamiche che vogliono imporre la sharia, la scorsa settimana hanno respinto le forze del governo da Kidal, Gao e Timbuktu, le tre regioni settentrionali del Mali che secondo i ribelli formano il nuovo Stato.

 

Mali: RIBELLI DICHIARANO INDIPENDENZA AZAWAD (6.4.2012) Misna

Richiamandosi a una serie di convenzioni internazionali, denunciando decisioni unilaterali prese dalla Francia durante l’epoca coloniale e una serie di discriminazioni di Bamako nei confronti delle popolazioni del nord del Mali, il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) ha dichiarato oggi “l’indipendenza dell’Azawad”. Con una nota apparsa sul suo sito internet e firmata dal segretario generale del movimento, Bilal Ag Acherif, l’Mnla ha detto di “riconoscere le frontiere in vigore con i paesi limitrofi e la loro inviolabilità”; di “aderire completamente alla Carta delle Nazioni Unite”; di “impegnarsi per creare le condizioni per una pace duratura, e per costruire le fondamenta istituzionali dello Stato basato su una Costituzione democratica dell’Azawad indipendente”. Con una precedente comunicazione, l’Mnla aveva anche condannato il rapimento del console algerino a Gao e di altri sei funzionari del consolato che il governo di Algeri ha attribuito a un gruppo armato non meglio identificato. L’Mnla ha anche preso le distanze “da altri gruppi introdottisi nell’Azawad” e condannato “gli atti di vandalismo e le aggressioni contro le popolazioni civili compiuti nelle città liberate”. Secondo testimonianze di civili fuggiti dal nord del Mali, riparati in Niger e sentiti da fonti della MISNA, una delle situazioni più difficili è quella di Gao. In questa città i ribelli hanno saccheggiato strutture pubbliche, compreso l’ospedale, hanno assaltato chiese e residenze private, prendendo di mira in particolare cristiani e persone di etnia bambara. In alcuni casi sono state commesse violenze. Nella generale situazione di incertezza in cui si trova il Mali, dove da due settimane è al potere una giunta militare che ha esautorato il presidente Amadou Toumani Touré, anche il quadro nell’Azawad – la regione settentrionale del paese – non è chiaro. Resta in particolare da verificare il reale peso dei singoli gruppi all’interno della ribellione di matrice tuareg che, cominciata lo scorso 17 gennaio, in pochi mesi è riuscita con successo a controllare circa metà del paese. Oltre all’Mnla c’è Ansar al Din, di matrice islamica, e ci sono gruppi minori che alcuni osservatori mettono in collegamento con Al Qaida nel Maghreb islamico.

 

Perù: A 20 ANNI DALL’AUTO-GOLPE, HUMALA INVOCA GIUSTIZIA (6.4.2012) Misna

A 20 anni dal cosiddetto “auto-golpe” del 5 aprile 1992 con cui l’allora presidente Alberto Fujimori sciolse il Congresso – che intendeva vigilare sul suo operato – prendendo il controllo del potere giudiziario e dei principali mezzi di comunicazione, il capo dello Stato Ollanta Humala ha chiesto al Perù di unire le forze per recuperare i milioni di dollari sottratti all’erario dalla classe politica dell’epoca. “La rottura della democrazia portò problemi di corruzione, tradimento della patria e impunità da parte di politici che vollero patteggiare con il dittatore nel 2000 (quando il governo Fujimori fu travolto dagli scandali, ndr). Questo deve restare nella storia e non deve mai ripetersi” ha dichiarato Humala alla stampa nazionale. A oggi, ha ricordato Humala, il Fondo speciale per l’amministrazione del denaro ottenuto illegalmente ai danni dello Stato (Fedadoi) “ha recuperato solo 200 milioni di dollari dei migliaia che furono rubati” tra il 1990 e il 2000, durante la presidenza Fujimori. “Resta inoltre pendente la cattura di tutti i criminali che appoggiarono e fecero parte di questa mafia che governò e oggi sono in clandestinità in attesa che i loro reati vengano prescritti” ha detto ancora il presidente. Dopo la rinuncia di Fujimori alla guida del Perù, formalizzata dal Giappone nel novembre 2000, decine di funzionari, imprenditori, militari ed ex ministri sono stati processati per collusioni con la rete di corruzione ordita dal più stretto collaboratore del presidente dimissionario, Vladimiro Montesinos. Fujimori stesso, 73 anni, sta scontando una condanna a 25 anni di carcere per violazioni dei diritti umani per due massacri di civili compiuti dai paramilitari: ciononostante, il partito che riunisce oggi i suoi sostenitori, ‘Fuerza 2011’ è riuscito alle elezioni dello scorso anno – a cui la figlia Keiko si è presentata per la presidenza – a conquistare 37 seggi dei 130 del Congresso, diventando la prima forza parlamentare.

 

Siria, più di 30 morti nonostante colloqui su stop combattimenti (5.4.2012) Reuters

La Siria ha detto all'inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, di aver iniziato il ritiro delle truppe da diverse città oggi, in linea con il piano di pace accettato dal presidente Bashar al-Assad, ma i suoi rivali dicono che in realtà l'esercito continua a sparare.

Annan ha detto che l'esercito siriano e i ribelli devono mettere fine a tutte le violenze entro le 6 ora italiana del 12 aprile. "Chiedo al governo e ai comandanti dell'opposizione di dare istruzioni chiare in modo che il messaggio raggiunga il Paese, fino all'ultimo combattente e soldato", ha detto l'ex numero uno dell'Onu all'Assemblea generale dell'Onu.

Il portavoce di Annan, Ahmad Fawzi, ha spiegato a Ginevra che le autorità siriane avevano detto di "aver iniziato il ritiro delle truppe da determinate aree", le città di Deraa, Idblib e Zabadani. Ha aggiunto che sono in corso verifiche su questo.

"Sono dei veri bugiardi, non c'è alcun ritiro dell'esercito, sono ancora nel centro della città. Hanno aperto il fuoco sulla città stamattina, come fanno ogni giorno", ha riferito un uomo che ha detto di chiamarsi Abu Mustafa, al telefono da Zabadani, vicino al confine con il Libano.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani dice che almeno 33 persone, tra cui 14 soldati, hanno perso la vita oggi, 16 nella città di Homs e 14 nella provincia di Idlib.

Intanto un team guidato dal generale norvegese Robert Mood è arrivato oggi a Damasco per colloqui con i funzionari siriani sul dispiegamento di truppe per monitorare l'applicazione del cessate il fuoco appoggiato dall'Onu. Lo ha detto oggi il portavoce di Annan.

 

Siria, tank in azione quattro giorni prima ultimatum ritiro (6.4.2012) Reuters

Le truppe e i tank siriani anche oggi si sono scontrati con i ribelli, riferiscono gli attivisti dell'opposizione, solo quattro giorni prima dell'ultimatum per il ritiro delle forze governative, accettato dal presidente Bashar al-Assad nell'ambito del piano dell'inviato Kofi Annan per mettere fine a un anno di violenze. Le violenze sono riprese il giorno dopo che il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha detto che il conflitto sta peggiorando e che gli attacchi su aree civili proseguono, nonostante le rassicurazioni di Damasco che le truppe hanno iniziato a ritirarsi secondo il piano. Annan, inviato di Onu e Lega Araba, ha detto che "si richiede urgentemente un'azione più ampia" per fermare ogni violenza entro il 12 aprile, due giorni dopo il previsto ritiro di truppe e armamenti pesanti dalle città. Ma gli attivisti riferiscono che i tank hanno aperto il fuoco almeno in tre centri urbani oggi: nella cittadina di Douma vicino alla Capitale, nella città di Homs e a Rastan, a nord di Homs. Ieri oltre 2.800 persone si sono rifugiate in Turchia, più del doppio rispetto al precedente record su base giornaliera, secondo quanto riferito da un funzionario turco.

 

Guinea: PROCURATORE CPI A CONAKRY, GIUSTIZIA CELERE PER MASSACRO DEL 2009 (6.4.2012) Misna

Una “conclusione veloce” del caso relativo al massacro commesso nel settembre 2009 in uno stadio di Conakry nel quale almeno 150 persone sono rimaste uccise: lo ha chiesto il magistrato gambiano Fatou Bensouda, futuro procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) al termine di una visita nella capitale guineana. A tre anni dal dramma i tre giudici e i tre cancellieri incaricati dell’inchiesta nazionale hanno soltanto incriminato un militare di alto rango.

Seppur riconoscendo che il pool di magistrati guineani ha realizzato “progressi significativi” nell’ambito “di un lavoro complesso svolto in condizioni difficili”, la Bensouda ha dichiarato che “abbiamo fin troppo aspettato” e insistito sul fatto che “questa volta chiediamo che giustizia venga fatta in tempi brevi per archiviare il caso”. A Conakry, l’attuale vice procuratore che tra due mesi subentrerà a Luis Moreno Ocampo, ha avuto colloqui con il presidente Alpha Condé e con il ministro della Giustizia Christian Sow. Incontrando i responsabili di una decina di associazioni delle vittime, ha sottolineato che “si assicurerà personalmente che il lavoro dei giudici proceda con celerità e nell’indipendenza”, avvertendo che “se gli alti responsabili di questi massacri non verranno perseguiti dalla giustizia guineana, sarà la Cpi a farlo. Non esiste una terza via”.

Il 28 settembre 2009, una manifestazione pacifica dell’opposizione è stata repressa con la forza dai militari che rispondevano agli ordini del capitano Dadis Camara, alla guida della giunta militare che ha preso il potere nel dicembre 2008, alla morte del presidente Lansana Conté. Nell’episodio almeno 150 persone hanno perso la vita, diverse centinaia sono state ferite, 131 donne stuprate e picchiate dai soldati e altri 84 cittadini sono scomparsi. A organizzare il comizio nello stadio di Conakry erano stati i principali oppositori, tra cui l’attuale presidente della Guinea, Alpha Condé.

“Purtroppo a tre anni dal dramma i risultati raggiunti dai giudici guineani sono poco convincenti (…) In qualità di co-organizzatore della manifestazione repressa, la gente si aspettava dal presidente Alpha Condé una sete di giustizia e di verità sul massacro, certamente non un comportamento così distante. Si aspettava che, una volta al potere, i democratici che hanno allontanato Dadis Camara avessero fatto del caso il loro cavallo di battaglia. Evidentemente, vista la lentezza con la quale il caso viene trattato, non rappresenta una priorità” scrive stamani con tono critico il quotidiano del Burkina Faso, ‘Le Pays’. Condé, al potere da dicembre 2010, è stato il primo presidente democraticamente eletto dall’indipendenza del paese, raggiunta nel 1958, dopo decenni caratterizzati da colpi di stato e violenze ad opera dei militari, rimasti sempre impuniti.

15:35:15 . 06 Apr 2012
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