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All'interno dell'estero

Notizie varie dal mondo


 

Slovenia, eletto il nuovo presidente, è Borut Pahor, esponente di centrosinistra (3.12.2012) Euronews**0,2

L’ex primo ministro sloveno Borut Pahor è il nuovo presidente della repubblica, eletto domenica con il 67,4 per cento. L’esponente di centrosinistra ha battuto l’uscente Danilo Turk, fermo al 32,6.

Una vittoria netta, eppure insufficiente a far sognare gli sloveni. “Non mi aspetto niente di nuovo, il presidente non ha molti poteri, dunque non può cambiare nulla. Non tocca a lui prendere decisioni, lui rappresenta il paese all’estero, qui non puo cambiare molto. Non si ottiene niente, a colpi di promesse. Promettono, promettono, ma poi non ci danno niente”. “Sono soddisfatto dei risultati, ha vinto il candidato che ho votato. Però non mi aspetto niente, il capo dello stato non ha poteri estesi”. Per riportare fuori dalla crisi la Slovenia, due milioni di abitanti, nella zona euro dal 2007, Pahor dovrà compiere sforzi significativi. I punti di maggiore sofferenza sociale sono quelli legati al taglio della spesa pubblica, all’allungamento dell’età lavorativa e allo smantellamento dello stato sociale; tutti elementi del programma del premier di centrodestra, Janez Jansa.

 

Scontri e proteste: Slovenia in piazza contro austerity e corruzione (3.12.2012) Euronews**0,2

L’ombra della corruzione accende la miccia del malcontento e fa saltare la polveriera di una Slovenia minacciata da imponenti politiche di austerità. Tre giorni appena dopo Ljubiana, a infiammarsi lunedì è stata la piazza di Maribor, la seconda città del Paese. Polizia in tenuta anti-sommossa e manifestanti si sono scontrati nelle vie del centro, dove in migliaia si erano radunati per affidare a un simbolico falò davanti al Comune l’appello alle dimissioni del sindaco Frank Kangler, su cui da settimane pesano accuse di corruzione. Sul malessere ingenerato dal caso di Kangler, espulso a novembre dal partito conservatore, ha poi fatto da detonatore l’elezione di Borut Pahor alla guida del Paese. Rispondendo a un tam-tam su internet, proteste contro il neo-presidente sono avvenute anche a Lubjana e in altre quattro città. Nel mirino, la promessa di politiche di austerity e aumento dell’età pensionabile, che poco più di un anno fa erano già costate a Pahor la poltrona di primo ministro.

 

Spagna: Catalogna/ Nuova crisi con Madrid, sulla questione della lingua (4.12.2012) Tmn

Disegno legge governo per ridimensionare ruolo catalano a scuola.

Dopo lo scontro sul sistema fiscale e i trasferimenti finanziari alle altre regioni spagnole, che ha provocato le elezioni anticipate in Catalogna dello scorso 25 novembre, lo scontro fra Barcellona e Madrid torna sul terreno delle questioni identitarie, il più antico e profondo. La nuova crisi verte sul modello scolastico vigente in Catalogna, dove l'insegnamento di tutte le materie nelle scuole pubbliche avviene in catalano, e non in castigliano (spagnolo), che si studia come lingua a parte: un sistema che è anche una rivendicazione storica della società civile catalana ed è stato introdotto all'inizio degli anni '80 dopo una persecuzione secolare sofferta dalla lingua locale, particolarmente dura durante il franchismo. Lo scontro è andato in scena oggi durante un tavolo governo-regioni convocato dal ministro dell'Educazione del governo centrale, Ignacio Wert, per discutere un progetto di riforma del sistema educativo che modificherebbe il sistema introducendo una serie di classificazioni che relegherebbero il catalano a lingua secondaria: fra le altre novità, anche la possibilità per i genitori in Catalogna di scegliere la lingua di insegnamento nelle scuole pubbliche, con la prospettiva di creare comunità linguistiche del tutto separate.

Per protestare contro il disegno di legge, la consigliera del governo regionale catalano per l'Istruzione, Irene Rigau, ha abbandonato la riunione e ha convocato una conferenza stampa in cui ha accusato il governo centrale di un "attacco politico calcolato" alla lingua catalana, dato che il progetto di riforma è stato reso noto soltanto pochi giorni dopo le elezioni regionali in Catalogna. Il ministro dell'Istruzione Wert è già stato protagonista di una forte polemica prima delle elezioni anticipate in Catalogna, segnate quest'anno da una forte carica indipendentista: Wert aveva infatti sostenuto la necessità di "spagnolizzare" gli alunni catalani, a suo giudizio imbevuti dal sistema scolastico regionale di valori e sentimenti anti-spagnoli. Ma le polemiche non si limitano alla Catalogna: anche il governo regionale dell'Andalusia, socialista, ha criticato la riforma proposta dal ministro del governo del Partido popular (Pp, espressione della destra spagnola postfranchista), che fra le altre cose prevede l'abolizione dell'insegnamento dell'educazione civica introdotto dal precedente governo Zapatero, reintroducendo l'obbligatorietà dell'insegnamento della religione, con la sola possibilità di scegliere una materia alternativa. La Generalitat de Catalunya (il governo regionale catalano), guidata dall'autonomista Artur Mas, che recentemente ha proposto la tenuta di un referendum sull'indipendenza da Madrid, ha annunciato che continuerà ad applicare la legislazione scolastica della Catalogna, adottata sulla base delle competenze attribuite dalla Coastituzione spagnola. E in caso di approvazione del disegno di legge da parte di Madrid, ha promesso di aire la Corte Costituzionale. Il 'governatore' catalano ha convocato per la prossima settimana una riunione con gli altri partiti catalani per discutere una strategia comune per la difesa della lingua a cui parteciperanno, oltre a CiU ed Erc, anche il partito socialista e la sinistra radicale (Iniciativa-Verds). "E' il momento di far fronte comune", ha detto il portavoce di Mas, difendendo il modello scolastico catalano che secondo gli studi spagnoli ed Ue garantisce un buon livello sia in catalano che castigliano, con la conoscenza di quest'ultimo leggermente superiore alla media del resto delle regioni della Spagna. Mas si trova di fronte a un difficile negoziato per formare un nuovo governo regionale dopo risultati che hanno visto il suo partito di centrodestra moderato Convergencia i Uniò (CiU) in calo (pur mantenendo un'ampia maggioranza relativa) e un aumento degli indipendentisti di sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc). Con questi ultimi c'è sintonia sulla questione identitaria e sulla necesità di convocare un referendum di autodeterminazione sull'indipendenza dalla Spagna (che Madrid rifiuta, tacciandolo di incostituzionalità); ma c'è distanza sul fronte delle politiche economiche e sociali, dato che Esquerra non vuole seguire CiU sui tagli alla spesa sociale legati alle politiche di austerity del governo spagnolo e dell'Ue. Ma l'attacco del governo centrale Madrid al modello linguistico catalano potrebbe ora aiutare il fronte "catalanista" a compattarsi.

 

RD Congo: esercito regolare torna a Goma (4.12.2012) Euronews

L’esercito regolare della Repubblica Democratica del Congo è tornato a Goma.

Dopo la ritirata, sabato, dei ribelli del movimento del 23 Marzo, un battaglione delle forze armate di Kinshasa ha ripreso le proprie posizioni nella città mineraria del Nord Kivu, espugnata dai ribelli il 20 novembre. Accolti dalla popolazione locale, i soldati sono partiti dalla vicina città di Sake e si sono insediati nell’accampamento militare di Katindo.

Intanto un rapporto stilato da esperti delle Nazioni Unite conferma che l’offensiva lanciata dai ribelli del movimento M23 ad inizio novembre ha ricevuto l’appoggio militare del Ruanda e logistico dall’Uganda.

Anche a Sake la popolazione locale accoglie con sollievo il ritorno dell’esercito regolare: “Sono davvero contento di vedere l’esercito in città. L’M23 attaccava i civili, hanno ucciso due persone sotto i miei occhi. Sono felice di vedere l’esercito tornare qui. Spero che tutto andrà bene”.

Secondo il rapporto dell’Onu sono stati almeno 1.000 i soldati ruandesi mobilitati per l’assalto alla località di Kibumba, anticamera per la presa di Goma. Ora i ribelli attendono i negoziati promessi da Kinshasa in cambio del loro ritiro.

 

Egitto: Proteste anti-Morsi a oltranza, al Cairo presidenza assediata (5.12.2012) Tmn

I manifestanti hanno trascorso la notte davanti al palazzo presidenziale. Ieri tensione e lancio di lacrimogeni con la polizia.

Centinaia di persone hanno trascorso la notte davanti al palazzo presidenziale del Cairo, teatro ieri di una imponente manifestazione contro il Capo dello Stato, Mohammed Morsi; altre centinaia di oppositori hanno fatto altrettanto nella piazza Tahrir, luogo simbolo della Rivoluzione del 2011.

I social network hanno lanciato un appello perché vengano forniti cibo e riparo ai manifestanti che hanno annunciato di non voler lasciare i luoghi della protesta fino a che Morsi non ritirerà il decreto del 22 novembre scorso, con il quale si era garantito dei poteri definiti dall'opposizione laica e liberale come "dittatoriali".

Ieri, tensione altissima al Cairo, dove migliaia di oppositori del presidente egiziano hanno accerchiato il palazzo presidenziale per chiedere il ritiro del recente decreto che ha attribuito poteri eccezionali al capo dello Stato e protestare contro la nuova Costituzione scritta da un'Assemblea costituente dominati dai partiti islamici, che dovrà essere sottposta a referendum il prossimo 15 dicembre. I manifestanti, tra cui numerosi membri dell'opposizione laica e di sinistra, si sono avvicinati al palazzo, situato nel quartiere di Heliopolis, nella periferia della capitale, dopo aver tagliato il filo spinato sistemato a centinaia di metri dall'edificio. La polizia, in tenuta antisommossa, ha cercato senza successo di disperdere la folla sparando candelotti di gas lacrimogeno. Il presidente Morsi non si trovava nel palazzo, ha detto all'Afp una fonte della presidenza. Un responsabile della sicurezza ha detto a sua volta che "il presidente della Repubblica ha lasciato il palazzo presidenziale all'ora prevista, dopo la fine degli incontri ufficiali".

Un video postato su internet dalla rete d'informazione alternativa egiziana Rassd-RNN mostra un convoglio che lascia il palazzo sotto la protezione della polizia, mentre i manifestanti gridavano "vigliacco" e "vattene". All'1.30 (ora locale, mezzanotte e mezza in Italia), circa 2.000 persone si trovavano ancora attorno al palazzo, il cui muro di cinta è stato imbrattato con graffiti anti-Morsi. Alcuni manifestanti avevano montato delle tende per passare lì la notte.

 

Irlanda del Nord: Via la Union Jack dal comune di Belfast (4.12.2012) Euronews**0,2

Feriti a Belfast per la bandiera inglese. Almeno 5 poliziotti sono rimasti contusi a causa degli scontri che si sono avuti in Irlanda del nord dopo la decisione dei nazionalisti dello Sinn Fein e del partito socialdemocratico di votare perché la Union Jack, la bandiera del regno unito, non sventoli più sul pennone del palazzo di città. Una consuetudine in uso dal 1906. Secondo il voto, la bandiera potrà essere mostrata solo una quindicina di giorni all’anno, in occasione di speciali ricorrenze. Ovvia la rabbia degli unionisti, che vorrebbero l’Irlanda del nord entro il regno unito. In centinaia sono scesi in strada mettendo la città a ferro e fuoco. Il voto dei nazionalisti sembra dettato da motivi propagandistici visto che, dietro le quinte, da tempo, proprio in quel consiglio comunale dove hanno la maggioranza, sembra essersi instaurata una volontà conciliatrice.

 

Giappone, la campagna elettorale per le politiche parte da Fulushima (4.12.2012) Euronews**0,3

La campagna per le elezioni politiche anticipate in Giappone parte da Fukushima. Il premier uscente, Noda, e il suo sfidante Abe hanno scelto l’area teatro del peggiore incidente nucleare della storia nipponica, per le loro prime uscite pubbliche. Le sorti di Fukushima dopo la contaminazione, d’altra parte, costituiscono uno dei principali temi del dibattito pubblico. “Cominciamo da qui per riaffermare la nostra convinzione, che la ricostruzione del paese non sarà possibile senza la ricostruzione di Fukushima. Da qui parte la rinascita del Giappone”. Un chiaro impegno per la decontaminazione della zona è il messaggio del moderato Shinzo Abe, che mette l’enfasi sull’orgoglio nazionalista. “Seguiremo il recupero dell’area disastrata di Fukushima nel più breve tempo possibile. Creeremo un Giappone in cui ogni cittadino, ogni residente, provi la soddisfazione di esserci, un Giappone per il quale ogni giovane provi l’orgoglio di essere nato qui. Vi chiedo di aiutarmi”. Sull’opzione nucleare, il centrosinistra di Noda è per l’uscita totale entro il 2040, mentre il centrodestra di Abe, a cui si deve la creazione di 50 centrali atomiche, rimane su una posizione più sfumata.

 

Egitto, scioperano i quotidiani indipendenti. Calma apparente al Cairo (4.12.2012) Euronews

Una calma apparente domina piazze e strade della capitale egiziana, Il Cairo. Misure di sicurezza ai massimi livelli in vista dell’annunciata marcia sul palazzo presidenziale, questo pomeriggio.

E redazioni deserte, nelle sedi dei quattro giornali che oggi sono in sciopero, in sostegno alle iniziative dell’opposizione, da settimane mobilitata contro il decreto del capo dello stato Morsi che accresce i propri poteri, rendendo insindacabili dalla magistratura le sue determinazioni.

“Di solito compro al-Masri al-youm, ma oggi non è uscito. Di buono c‘è che ho risparmiato i soldi, tanto i giornali dicono le stesse cose della televisione, e cioè che siamo al caos. Oggi il paese è nel caos”, dice un abitante della capitale. I giornali si mobilitano contro le gravi restrizioni della libertà di espressione. La protesta di oggi è stata promossa dal Fronte di salvezza nazionale, che raccoglie 18 movimenti laici e liberali.

 

Messico, Pena Nieto continuerà a contare su forze armate contro narcos (5.12.2012) LaPresse

L'esercito e la marina continueranno ad essere impegnati a combattere i cartelli della droga in Messico, anche se verrà studiata una nuova strategia di sicurezza e le truppe potranno fare rientro nelle proprie basi. È quanto ha fatto sapere il nuovo presidente messicano Enrique Pena Nieto, salito in carica sabato. In un incontro con i leader militari, il nuovo capo di Stato ha lodato il lavoro che le forze armate hanno svolto in questi anni. Il predecessore di Pena Nieto, Felipe Calderon, dispiegò 45mila soldati per combattere la guerra del narcotraffico, poco dopo aver assunto l'incarico nel 2006. Ma da allora le violenze in Messico sono aumentate e circa 60mila persone hanno perso la vita.

 

Bomba alla sede di Alba Dorata. In Grecia si discute se porre fuorilegge i neonazisti (4.12.2012) Euronews**0,2

Una bomba è esplosa, senza causare vittime nè feriti, all’esterno della sede del partito neonazista Alba Dorata, nella periferia di Atene. Secondo la polizia l’ordigno era confezionato a mano usando della dinamite. La forza politica, che ha eletto 18 deputati alle scorse elezioni e punta a espellere gli stranieri dalla Grecia, promette battaglia. “Prima comincia la guerra mediatica contro il nostro partito, poi scoppia una bomba nella nostra sede nella periferia della capitale. La nostra risposta a tutti è che Alba Dorata non si fermerà, qualunque cosa facciano i nostri nemici. Non ci fermeremo nemmeno se arrivassero coi fucili”. Mentre i sondaggi continuano a dare in crescita il voto ai neonazisti, negli ambienti politici greci avanza l’idea di mettere il partito fuori legge. Una opzione già discussa dal governo nello scorso settembre, ma poi accantonata per decisione del premier, Samaras.

 

Germania: Merkel rieletta presidente della CDU (4.12.2012) Euronews**0,3

Angela Merkel rimane la leader incontrastata dei cristiano-democratici tedeschi. Il suo partito, riunito a Hannover, l’ha rieletta presidente con il 97,94% dei voti. Un plebiscito che la ripropone come candidata naturale del centro-destra a rimanere cancelliera dopo le elezioni del settembre 2013. “Il governo guidato dalla CDU – ha dichiarato Merkel al congresso – è il più riuscito dalla riunificazione, perché abbiamo il tasso di disoccupazione più basso dal 1990 e la più alta percentuale di occupati, abbiamo creato lavoro e sicurezza per milioni di persone e famiglie.” Una Merkel sicura di sé, che si può permettere anche di scherzare sull’alleanza con i liberaldemocratici della FDP, i cui consensi nel 2013 potrebbero non superare il 5% richiesto per entrare in Parlamento, mettendo in difficoltà la coalizione. “Un programma satirico – ha raccontato – ha detto davvero ciò che io sento nel mio cuore: forse Dio ha creato i liberal-democratici solo per metterci alla prova.” Pur se non molto amata all’estero, Angela Merkel gode in patria dell’immagine di buon capitano, in grado di condurre la nave in porto anche durante le tempeste. Nessun dubbio, poi, tra i suoi fedelissimi. Anche gli applausi, come le percentuali di voto, hanno battuto il record precedente: otto minuti di standing ovation.

 

Thailandia, re compie 85 anni e compare in pubblico: 200mila in piazza (5.12.2012) LaPresse

Migliaia di thailandesi si sono riversati in strada a Bangkok per dare un saluto a re Bhumibol Adulyadej che oggi celebra l'85esimo compleanno. In una delle sue rare apparizioni in pubblico, il monarca si è mostrato seduto su un trono davanti a una folla di 200mila persone, e ha pronunciato un breve discorso sull'armonia nazionale. Gran parte delle persone scese in piazza sono vestite di giallo, il colore reale. Molte inoltre sventolano bandiere thailandesi e con l'insegna reale. La grande affluenza è una dimostrazione vivida dell'affetto che la popolazione prova per il re, nonostante i tumulti degli ultimi anni, che hanno sollevato dubbi sul futuro della monarchia. Per parte della sua apparizione pubblica, il monarca è stato affiancato da membri della sua famiglia, tra i quali il principe ereditario Vajiralongkorn, suo figlio e probabile successore.

 

India, Parlamento vota su liberalizzazione di commercio al dettaglio (5.12.2012) LaPresse

Giornata importante per la politica indiana. I deputati stanno infatti discutendo in Parlamento, prima di votare sulla decisione del governo di liberalizzare il commercio al dettaglio. I leader dell'opposizione sostengono che la misura, che apre alle catene internazionali di supermercati, colpirà i piccoli dettaglianti e gli agricoltori. Ma il partito del Congresso, al governo, sostiene che la manovra sia necessaria per stimolare l'economia e portare nuovi investimenti, e si dice sicuro di ottenere l'appoggio del Parlamento, grazie al sostegno degli alleati politici. Una sconfitta sarebbe causa di grande imbarazzo, ma non bloccherebbe l'applicazione del provvedimento. "Ci saranno miglioramenti della catena di approvvigionamento e acquirenti assicurati per questi prodotti", ha dichiarato durante il dibatto il ministro delle Telecomunicazioni Kapil Sibal. Ma secondo l'opposizione, i piccoli commercianti non riusciranno a sostenere la competizione dei giganti della distribuzione. Nelle settimane passate, i deputati che si oppongono alla misura hanno tenuto in stallo le operazioni parlamentari, chiedendo un dibattito e quindi il voto. Dopo la resistenza iniziale, il partito del Congresso ha accettato. Il confronto in aula è iniziato ieri e il voto è atteso per oggi. Il provvedimento permetterà alle compagnie straniere di possedere la maggioranza delle azioni di supermercati e altri grandi rivenditori per la prima volta. Tuttavia, i singoli Stati avranno il diritto di decidere se permettere a questi soggetti di operare nel proprio territorio. Tra le aziende più interessate al mercato indiano ci sono la statunitense Wal-Mart, la britannica Tesco, la francese Carrefour. In India, dove vivono 1,2 milioni di persone, la vendita al dettaglio è la seconda industria dietro all'agricoltura.

 

Egitto: Il Cairo, scontri alla manifestazione davanti al palazzo presidenziale (4.12.2012) Euronews

La polizia egiziana ha lanciato gas lacrimogeni sui manifestanti che al Cairo stavano cercando di raggiungere il palazzo presidenziale. Decine di persone sarebbero rimaste intossicate.

I manifestanti protestano per le riforme volute dal presidente Morsi; riforme che aumentano a dismisura i poteri del capo dello stato.

“Il partito dei Fratelli musulmani è diventato un partito corrotto. Vogliono imporre la loro legge al popolo egiziano, e per questo siamo qua a protestare”.

Mentre gruppi di persone riuscivano a saltare il cordone di polizia e ad avvicinarsi al palazzo presidenziale, il capo dello stato Morsi ha lasciato l’edificio, dove si trovava per una riunione coi ministri in vista del referendum costituzionale del prossimo 15 dicembre.

I manifestanti, temendo una più forte repressione della polizia, si sono radunati di nuovo a Piazza Tahrir, diventata ormai la “sede” della rivoluzione democratica egiziana.

 

Germania verso divieto partito estremista Npd, oggi conferenza Lander (5.12.2012) LaPresse

Dopo averci già provato nel 2003 senza successo, la Germania tenta di mettere al bando il partito nazionaldemocratico di estrema destra Npd. Oggi i ministri dell'Interno dei 16 Lander tedeschi dovrebbero raccomandare il divieto della formazione politica da molti considerata neonazista. Una conferenza stampa dei ministri è attesa per le 17.30. L'Npd è accusato di promuovere un'agenda razzista, xenofoba e anti-semita, violando così la Costituzione della Germania. Nel 2003, la Corte costituzionale federale tedesca respinse una richiesta di divieto del partito avanzata dal governo, soprattutto perché le prove furono raccolte da informatori interni alla formazione, pagati dal governo. Questa volta le prove sono state raccolte in modo diverso e sono pubbliche. Tra di esse post su internet, pubblicazioni e attività criminali documentate. La questione relativa all'estremismo di destra è riemersa con forza in Germania, in seguito a una serie di omicidi a sfondo razziale noti come omicidi del kebab.

 

Norvegia: Governo in affanno, i conservatori in fuga (12.11.2012) DirettaNews**0,5

Non è tanto il distacco e non sono neppure in numeri in sé: a preoccupare il governo norvegese guidato dal laburista Jens Stoltenberg ormai è il ‘trend’. Perché le elezioni politiche dell’anno prossimo sono ancora lontane, è vero, ma i sondaggi sembrano indicare una rotta precisa: i conservatori sono in vantaggio, lo sono da mesi e non arretrano di un passo. Il partito della Destra, guidato da Erna Solberg, secondo il sondaggio di novembre pubblicato da NRK avrebbe guadagnato altri 2,4 punti percentuali, arrivando al 33,9%. I socialdemocratici sono indietro, al 27,2%, con una perdita del’1,9% rispetto all’ultima rilevazione. In terza posizione un’altra forza di destra: il Partito del Progresso di Siv Jensen, che incrementa il proprio bottino di voti virtuale dello 0,4% e arriva al 18,2%. Ai partiti di centrosinistra oggi andrebbero 59 seggi in Parlamento: lo schieramento conservatore ne metterebbe insieme ben 110. Come sottolineato sulle colonne di NRK, una differenza così marcata non c’era mai stata. Ma c’è un altro dato che deve far riflettere i socialdemocratici. Forse il dato più importante. Il sondaggio di NRK svela infatti che un 15% degli elettori che oggi sceglierebbero la Destra sono quelli che fino a ieri votavano laburista. Tanti pure quelli che dal Partito del Progresso sono passati a dare fiducia alla forza politica di Erna Solberg: segno che il paese vede nella Destra un partito in grado di dare risposte. In tre parole, un partito di governo. I socialdemocratici lo sanno e non nascondono che sondaggi del genere svelano un malessere tra i propri elettori: “Se questi numeri saranno confermati alle prossime elezioni, avremo Erna Solberg come premier e Siv Jensen come ministro delle Finanze” ha dichiarato Raymond Johansen, segretario del partito laburista: “la Norvegia prenderebbe una strada completamente diversa. Dobbiamo lottare contro questa prospettiva”.

 

Russia/ Discorso alle Camere di Putin si terrà il 12 dicembre (5.12.2012) Tmn

Il testo per ora è "top secret".

Il messaggio del presidente russo Vladimir Putin all'Assemblea federale (le Camere riunite del Parlamento) si terrà il 12 dicembre. Ad ufficializzarlo è lo stesso Cremlino, dopo che la data era già circolata su alcuni organi di stampa. Mentre in tanti attendono la nuova uscita pubblica di Putin, che precederà di una settimana circa la già annunciata conferenza stampa.

Il testo, che indicherà le linee direttrici della politica interna ed estera della Russia, per ora è "top secret". Almeno secondo il quotidiano Vedomosti. A settembre, Novaja Gazeta, il giornale della Politkovskaya, ha pubblicato una prima descrizione del messaggio. Pochi in realtà possono avere familiarità con il testo: tra loro il capo del personale del Cremlino Sergei Ivanov.

 

Dalla Svezia l’idea di una ‘riserva’ per preservare la cultura nazionale (12.11.2012) DirettaNews**0,5

A un primo e superficiale sguardo, l’idea potrebbe sembrare la solita sparata politica: costituire una ‘riserva’ dove preservare la cultura svedese, un’area protetta che diventi una sorta di fortino dove difendere quanto di più genuino c’è ancora in Svezia. La proposta arriva da Marie Stensby, membro del partito dei Democratici Svedesi. Lei stessa ha ammonito tutti a non prendere troppo sul serio questa idea, ma resta il fatto che è stato un modo per sollevare di nuovo il problema sull’immigrazione e sull’identità nazionale. Per inquadrare la proposta bisogna per forza partire da qui, dalla politica. I Democratici Svedesi sono un partito populista, conservatore, di certo la più a destra delle forze che siedono nel parlamento di Stoccolma. Il programma del partito è incardinato su un paio di battaglie molto chiare: lotta all’immigrazione, rivendicazione della sovranità – e dell’identità – nazionale svedese. Le parole provocatorie di Marie Stensby, allora, si portano dietro molte delle idee politiche del suo partito d’appartenenza. Stensby, che la sua proposta l’ha lanciata in una lettera aperta inviata al primo ministro Reinfeldt, sostiene che bisogna costituire questa ‘riserva’ per “continuare a seguire le nostre tradizioni e la nostra cultura”. Dove collocarla questa riserva? Marie Stensby suggerisce la contea dello Jämtland, un’area nel centro della Svezia. In quell’area “gli svedesi potrebbero essere proprio questo: svedesi”. La Svezia, infatti, a suo parere si sta sfaldando a causa delle politiche sull’immigrazione adottate dal governo, che hanno provocato un “caos” nel quale si stanno smarrendo le caratteristiche tipiche del popolo svedese. Idee condivise da molta gente in giro per il paese, se si guardano i sondaggi: l’ultima indagine piazza i Democratici Svedesi all’11,2%, record assoluto per il partito, il doppio dei consensi rispetto alle elezioni del 2011. Da mesi il partito continua a crescere.

 

Danimarca: via libera alla proposta di bilancio, ma si spacca l’Alleanza Rosso-Verde (13.11.2012) DirettaNews**1

Alla fine hanno detto di sì, ma è stato un sì sofferto che ha prodotto una spaccatura vistosa all’interno del partito. L’Alleanza Rosso-Verde (il più a sinistra dei partiti danesi) ha deciso di avallare la proposta di bilancio del governo guidato dai laburisti. Una scelta arrivata nel corso del fine settimana ma che molti ancora non sono disposti a mandar giù. La posizione ufficiale è questa: si appoggia il governo solo per difendere tutti i disoccupati che altrimenti avrebbero perso ogni beneficio statale di qui a poche settimane. In cambio del sostegno, infatti, il governo ha annunciato che le prestazioni statali saranno estese fino a luglio. Nessuna sponda politica, dunque, come confermato dalle parole di Johanne Schmidt-Nielsen: “Non lo abbiamo fatto per il bene del governo, lo abbiamo fatto per le migliaia di disoccupati che dal 1 gennaio non avrebbero visto più un soldo”, ha detto la leader del partito. Questi sono i perché: poi sono arrivate le accuse. Sull’elaborazione di questo bilancio, secondo Schmidt-Nielsen, il governo guidato dai laburisti si è dimostrato su posizioni ancora più a destra di quelle immaginate. Il ministro delle Finanze, il laburista Bjarne Corydon, si è limitato a commentare che il bilancio è frutto di una serie di compromessi e che dunque tutte le parti politiche hanno contribuito alla sua stesura. Come a dire che una volta detto sì è inutile provare a tirarsi indietro. E in effetti gli strascichi politici stavolta si registrano proprio nell’Alleanza Rosso-Verde. Sono tanti gli uomini di vertice che avrebbero preferito erigere un muro e non dare appoggio al governo: ha scritto il quotidiano Politiken che diversi esponenti di spicco hanno bollato come un ‘tradimento degli ideali del partito’ la decisione di votare il bilancio. Resta il fatto che dopo un paio di mesi di discussioni, fratture e ricomposizioni, il governo della laburista Helle Thorning-Schmidt è riuscito a chiudere il cerchio sulla proposta di bilancio per il 2013. Nella bozza dell’accordo – oltre ai benefici per i disoccupati – compaiono anche impegni per maggiori investimenti nell’energia verde e una correzione di rotta nella gestione dei ricongiungimenti familiari. Ci sono poi centinaia di milioni di corone per incentivare l’occupazione giovanile e per assicurare alle fasce più svantaggiate della popolazione maggiori e migliori prestazioni sociali.

 

Germania/ Congresso Cdu boccia parità fiscale coppie gay e etero (5.12.2012) Tmn

Partito Merkel difende valori conservatori famiglia e matrimonio.

Nessuna sorpresa, tanto più che la cancelliera Angela Merkel aveva già espresso un chiaro "nein", e così al Congresso della Cdu, che si è concluso ieri ad Hannover, la proposta avanzata ad agosto da 13 colleghi di partito di assegnare alle coppie gay i privilegi fiscali riservati ai coniugi etero è stata bocciata. Circa 20 delegati si sono dati il cambio sul palco durante un dibattito di un'ora e mezza, alcuni chiedendo un'immagine più moderna del partito, e altri difendendo i valori tradizionali della famiglia. La proposta riguardava le coppie che hanno stretto una "Lebenspartnerschaft", un'unione civile, lontana dall'avere gli stessi diritti di un matrimonio tra eterosessuali, in particolare in materia finanziaria e fiscale, problema denunciato con regolarità alla Corte costituzionale.

"Dio ha creato la donna e l'uomo e credo che ciò significhi qualcosa", ha attaccato il leader della Cdu in Sassonia, Steffen Flath.

 

Usa/ Obama, due settimane per scegliere segretari di Stato-Difesa (5.12.2012) Tmn**1

Al posto di Hillary Clinton e Leon Panetta.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, annuncerà entro due settimane le sue scelte su chi guiderà i dipartimenti di Stato e Difesa nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, che avrà inizio con il giuramento del 21 gennaio. Il favorito alla successione di Hillary Clinton a capo della diplomazia americana è John Kerry: 68 anni, senatore, presidente della commissione per gli affari Esteri della Camera alta, candidato democratico alla Casa Bianca sconfitto nel 2004 da George W. Bush, è avvantaggiato dal sostegno che sta ricevendo anche dai repubblicani, che renderebbe più agevole il passaggio della sua nomina in Senato. Un sostegno frutto del braccio di ferro tra il Grand Old Party e l'amministrazione Obama su Susan Rice, l'ambasciatrice statunitense all'Onu, persona molto stimata dal presidente. Sulla nomina di Rice a segretario di Stato cadrebbe il veto di molti repubblicani, che non le perdonano le dichiarazioni rilasciate in televisione nei giorni successivi all'attacco di Bengasi, in Libia, in cui morirono l'ambasciatore Christopher Stevens e altri tre americani lo scorso 11 settembre. Per Rice, si era trattato di una manifestazione "spontanea" per protestare contro il film anti-islamico 'Innocence of Muslims', escludendo così la tesi dell'attentato terroristico. I repubblicani, accertata la natura terroristica dell'attacco, non hanno dato tregua a Rice, che avrebbe - secondo loro - nascosto la verità agli americani per non mettere in difficoltà Obama a poche settimane dalle elezioni; l'ambasciatrice, il presidente e tutto il fronte democratico la difendono, affermando che si era basata sulle informazioni passate dalle agenzie di intelligence. Obama, in un'intervista a Bloomberg Tv, ha ribadito che Rice è "altamente qualificata" per ricoprire l'incarico, ammettendo comunque "di non aver ancora preso nessuna decisione sul segretario di Stato". La nomina di Kerry, però, metterebbe in gioco un posto al Senato per il Massachusetts: nell'elezione straordinaria necessaria per riassegnarlo, si rifarebbe avanti con ogni probabilità Scott Brown, che nel 2010 riuscì a espugnare quello che era stato per una vita il feudo di Ted Kennedy, e che lo scorso 6 novembre è stato faticosamente sconfitto da Elizabeth Warren. Per la Difesa, al posto di Leon Panetta, il pretendente numero uno è l'ex senatore repubblicano Chuck Hagel, da tre anni a capo del Consiglio consultivo sull'intelligence del presidente Obama, con cui si è incontrato alla Casa Bianca, la scorsa settimana, per discutere il suo prossimo incarico. La nomina di Hagel, un moderato, sarebbe un segnale distensivo nei confronti dei repubblicani, e mostrerebbe l'intenzione del presidente di collaborare in maniera più ampia e proficua con l'opposizione. Tra gli altri pretendenti alla guida della Difesa ci sono Michèle Flournoy, ex alto funzionario del Pentagono, Ashton Carter, il numero due al dipartimento della Difesa, e lo stesso John Kerry, a cui non dovrebbe mancare una poltrona importante nel secondo mandato di Obama. Il presidente, poi, deve ancora decidere a chi affidare la direzione della Cia, dopo le dimissioni di David Petraeus. Anche per questo incarico, Hagel è in cima alla lista di Obama.

 

Armenia/ Ok Parlamento a finanziaria 2013 basata su forte crescita (5.12.2012) Tmn**0,2

Prevista espansione Pil del 6,2%.

Il Parlamento armeno ha approvato la finanziaria 2013 basata su una forte crescita dell'economia, ma criticata dalle opposizioni perchè non affronta i bisogni delle famiglie più povere. La finanziaria di Erevan per il prossimo anno prevede che l'economia armena cresca del 6,2% con un tasso d'inflazione del 4,0%. Con un aumento delle spese previsto del 13%, il deficit di bilancio dovrebbe attestarsi al 2,6% del Pil. I partiti d'opposizione hanno rifiutato di appoggiare il budget e hanno accusato il governo di non aver aumentato la spesa sociale. "Non prendiamo impegni rischiosi, dobbiamo salvaguardare il paese da rischi aggiuntivi" ha detto il premier Tigran Sargisian prima del voto. Paese di 3,2 milioni di abitanti senza sbocchi sul mare, l'Armenia è economicamente isolata dato che i confini con due paesi vicini, Turchia e Azerbaigian, sono chiusi da tempo per dissidi politici.

 

Usa/ Newyorkesi vogliono Hillary Clinton candidata a presidenza (5.12.2012) Tmn

Sondaggio spinge segretario di Stato; bocciato governatore Cuomo.

I newyorkesi vogliono che Hillary Clinton si candidi alla Casa Bianca. E' l'esito del sondaggio condotto dal Siena College Research Institute, che ha evidenziato anche la bocciatura del governatore Andrew Cuomo, che vogliono confermare alla guida dello Stato nel 2014, ma che non considerano adatto per la corsa presidenziale. Secondo il sondaggio, di cui si occupa il blog politico della Cnn, il 75% degli elettori dell'Empire State ha una considerazione positiva di Clinton, che ha rappresentato lo Stato di New York in Senato per otto anni. Il 54%, inoltre, crede che dovrebbe candidarsi alle presidenziali del 2016, contro il 39% che si è detto contrario. Nel 2008, l'allora senatrice perse contro Barack Obama nelle primarie del partito democratico. Clinton, che sta per lasciare l'incarico di segretario di Stato con l'intenzione di ritirarsi dalla vita politica, ha più volte dichiarato di non essere interessata a una seconda candidatura alla Casa Bianca. Cuomo, governatore di New York dal 2010, gode dell'opinione positiva del 72% degli elettori; il 60% ha definito il suo lavoro eccellente o buono, votazione assegnata anche da due elettori su tre per la gestione dell'emergenza nello Stato, dopo il passaggio dell'uragano Sandy a fine ottobre. Per questo, il 62% ha dichiarato di voler votare di nuovo per lui alle elezioni statali del 2014, ma solo il 39% crede che dovrebbe candidarsi alla Casa Bianca, contro un 49% di contrari.

 

Egitto, folla islamista caccia dalla piazza oppositori di Morsi (5.12.2012) Tmn

Migliaia di sostenitori del capo Stato convocati dai Fratelli musulmani: "La gente vuole pulire la piazza".

Migliaia di sostenitori del presidente Mohamed Morsi sono scesi in strada al Cairo per cacciare gli oppositori del capo dello Stato, accampati da ieri davanti al palazzo presidenziale, per protestare contro il recente decreto con cui il presidente islamico si è attribuito poteri eccezionali.

Gli islamisti, che hanno accolto l'appello dei Fratelli musulmani, scandivano gli slogan "la gente vuole pulire la piazza" e "Morsi ha la legittimità". Dopo un fitto lancio di pietre, gli oppositori del presidente della Repubblica hanno lasciato l'area e si sono rifugiati nelle strade adiacenti.

Nella notte, centinaia di persone hanno trascorso la notte davanti al palazzo presidenziale, teatro ieri di una imponente manifestazione contro il Capo dello Stato; altre centinaia di oppositori hanno fatto altrettanto nella piazza Tahrir, luogo simbolo della Rivoluzione del 2011.

I social network hanno lanciato un appello perché vengano forniti cibo e riparo ai manifestanti che hanno annunciato di non voler lasciare i luoghi della protesta fino a che Morsi non ritirerà il decreto del 22 novembre scorso, con il quale si era garantito dei poteri definiti dall'opposizione laica e liberale come "dittatoriali". L'opposizione laica e di sinistra chiede il ritiro del recente decreto che ha attribuito poteri eccezionali al capo dello Stato e protesta contro la nuova Costituzione scritta da un'Assemblea costituente dominati dai partiti islamici, che dovrà essere sottoposta a referendum il prossimo 15 dicembre. I manifestanti, si sono avvicinati al palazzo, situato nel quartiere di Heliopolis, nella periferia della capitale, dopo aver tagliato il filo spinato sistemato a centinaia di metri dall'edificio. La polizia, in tenuta antisommossa, ha cercato senza successo di disperdere la folla sparando candelotti di gas lacrimogeno.

 

Russia/ Mosca, pochi attivisti in piazza per anniversario proteste (5.12.2012) Tmn

Le contestazioni hanno perso slancio. Nuovo tentativo 15 dicembre.

"La contestazione continua!": poco più di un centinaio di attivisti dell'opposizione russa si sono riuniti oggi nel centro di Mosca, dove un anno fa era cominciata, a sorpresa, la stagione delle proteste anti-Putin.

I manifestanti si sono ritrovati sul Viale Chistye Prudi, in pieno centro, per festeggiare l'anniversario del raduno spontaneo che il 5 dicembre del 2011 portò in piazza la contestazione dei risultati delle legislative. Un anno dopo, quel movimento eterogeneo, che va dai nazionalisti all'estrema sinistra, ha perso slancio e subisce il giro di vite messo in atto dal Cremlilno. E sembra molto lontano quel 24 dicembre che vide in piazza oltre 100mila persone, un successo insperato per la capitale russa poco abituata a mobilitarsi.

Qualcuno oggi sfoggiava il nastrino bianco simbolo della protesta, oppure una spilla con su scritto "Ero su Piazza Bolotnaya, arrestatemi!", in riferimento alla manifestazione del 6 maggio, alla vigilia del ritorno di Putin al Cremlino, sfociata in scontri con la polizia e molti arresti.

Oggi c'erano tre veicoli della polizia a vegliare sul piccolo raduno. Un uomo è stato fermato per ragioni non chiare. E gli attivisti scesi in piazza si sono dati appuntamento per il 15 dicembre, quando contano di rilanciare il movimento con un grande corteo, il cui percorso non è stato ancora stabilito. La manifestazione avrà luogo tre giorni dopo il discorso annuale del presidente Putin alle camere riunite, appuntamento con cui il capo di stato fa un bilancio e traccia le linee principali della politica interna ed estera.

 

Egitto, scontri attorno al Palazzo presidenziale, morti e feriti (5.12.2012) Tmn

Almeno due vittime. Si sono dimessi tre consiglieri del Presidente Morsi. ELBaradei: regime perde legittimità giorno dopo giorno.

Sostenitori e oppositori del Presidente egiziano Mohamed Morsi si sono scontrati oggi al Cairo con bombe molotov e sassi, acuendo la crisi in atto nel Paese da circa due settimane a seguito della pubblicazione del decreto che ha attribuito poteri eccezionali al capo dello Stato e la successiva l'approvazione della nuova Costituzione, scritta da un'Assemblea costituente dominata dai partiti islamici. Secondo notizie riportate dai media, almeno due persone sono morte e almeno 126 persone sono rimaste ferite negli scontri. La polizia in assetto antisommossa è intervenuta per separare i sostenitori del Presidente, che hanno aggredito gli attivisti dell'opposizione accampati da ieri sera attorno al Palazzo presidenziale. Testimoni hanno riferito di pietre, bastoni e molotov usati contro i manifestanti, costretti ad allontanarsi dal palazzo, dove Morsi era tornato questa mattina, dopo la fuga di ieri. In una conferenza congiunta, i leader dell'opposizione hanno rinnovato la richiesta al Presidente di ritirare il decreto e di cancellare il referendum costituzionale fissato per il 15 dicembre. "Il regime perde legittimità giorno dopo giorno", ha dichiarato Mohamed ElBaradei, annunciando la disponibilità dell'opposizione a dialogare sulla nuova Costituzione, a condizione che Morsi ritiri il decreto. Da parte sua, il vicepresidente egiziano ha ribadito nel primo pomeriggio di oggi che il referendum si terrà come previsto, invitando l'opposizione a presentare i propri emendamenti per cambiamenti da apportare dopo il voto. La crisi, la più grave dall'elezione di Morsi lo scorso giugno, ha portato alle dimissioni di tre consiglieri del Presidente, in segno di protesta, dopo che altri due alti collaboratori del Presidente si erano già dimessi la scorsa settimana. In serata è intervenuta anche la massima autorità islamica del paese, il grande imam di Al Azhar, Ahmed al-Tayyeb, per invitare "tutti gli egiziani di tutte le posizioni alla calma e al dialogo".

 

Egitto, Battaglia al Cairo: 5 morti. Si dimettono i consiglieri di Morsi (6.12.2012) Tmn

Scontri con bastoni e bombe molotov nella notte: almeno 450 feriti e 50 arresti.

Almeno cinque manifestanti sono stati uccisi questa notte negli scontri tra sostenitori e avversari del presidente Mohamed Morsi al Cairo. Una vera e propria battaglia con bastoni, bombe molotov e lancio di pietre si è svolta attorno al palazzo presidenziale, mentre un quarto consigliere del presidente, Mohammed Esmat Seif Eddawla, ha rassegnato le dimissioni. Il ministero della Sanità egiziano ha fatto sapere che più di 450 persone sono rimaste ferite negli scontri, proseguiti tutta la notte. Cinquanta persone sono state arrestate dalle forze dell'ordine. Sul loro profilo twitter, i Fratelli Musulmani, che sostengono Morsi, hanno definito i loro avversari nostalgici del regime di Mubarak, suscitando la rabbia dell'opposizione che ha lanciato accuse di "fascismo" ed ha parlato di "milizie islamiche". Ieri, in una conferenza congiunta, i leader dell'opposizione hanno rinnovato la richiesta al presidente di ritirare il decreto e di cancellare il referendum costituzionale fissato per il 15 dicembre. "Il regime perde legittimità giorno dopo giorno", ha dichiarato Mohamed ElBaradei, annunciando la disponibilità dell'opposizione a dialogare sulla nuova Costituzione, a condizione che Morsi ritiri il decreto. Da parte sua, il vicepresidente egiziano ha ribadito nel primo pomeriggio che il referendum si terrà come previsto, invitando l'opposizione a presentare i propri emendamenti per cambiamenti da apportare dopo il voto.

01:33:47 . 10 Dic 2012
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