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Notizie varie dal mondo



Filippine: ANCORA SCONTRI A ZAMBOANGA, VITTIME E POLEMICHE (27.9.2013) Misna

Nonostante le quotidiane dichiarazioni ufficiali di prossima fine dei combattimenti e di resa dei ribelli musulmani asserragliati in aree sempre più ristrette della città di Zamboanga, i guerriglieri del Fronte nazionale di liberazione Moro (Mnlf) continuano a impegnare un gran numero di soldati governativi, causando vittime e subendo perdite. Ieri, due marine e un uomo dei corpi speciali dell’esercito sono rimasti uccisi insieme a tre ribelli in una giornata di intensi combattimenti condotti anche con elicotteri da guerra. Sono 45 invece i militanti catturati o che si sono consegnati, secondo i comandi militari. Le stesse fonti segnalano che poche decine di combattenti, e tra essi pare ancora il comandante Haber Malik che ha guidato l’operazione contro la città, restano asserragliati in pochi isolati, con scarse munizioni ma con ancora alcuni ostaggi tra cui, dicono le autorità, potrebbero esserci dei bambini. Dati che confermerebbero comunque la determinazione dei ribelli, ma anche la loro capacità e numero, di molto superiori a quanto descritto fino a pochi giorni fa. Appare più chiaro adesso che l’assalto è stato condotto da almeno 300 guerriglieri pesantemente armati, con un piano studiato da tempo e supporti logistici locali. A Manila, intanto, cresce il dibattito sul presunto finanziamento all’operazione degli indipendentisti, sarebbe stato concesso per distrarre l’opinione pubblica dallo scandalo dei fondi discrezionali. Un giro di decine di milioni di dollari, messi a disposizione dei parlamentari per interventi socio-economici urgenti nei loro collegi elettorali, ma che sarebbero finiti in mani e tasche indebite. La conta ufficiale è salita a 138 ribelli e 23 soldati e poliziotti uccisi, 162 ribelli catturati o che si sono consegnati, 180 feriti tra le forze di sicurezza. Una dozzina i morti tra i civili. Resta grave, come evidenziato anche dalle Nazioni Unite, la situazione di 130.000 profughi complessivi provocati dai combattimenti in città e dalle contemporanee tensioni armate in aree non lontane.

 

Sudan: VENERDÌ DI PROTESTE, INTERNET SOSPESO PER DUE GIORNI (27.9.2013) Misna

Grandi manifestazioni e proteste di piazza sono state convocate per oggi, dopo la preghiera rituale del venerdì islamico, contro il governo e la decisione di abolire i sussidi ai carburanti. Lo rendono noto attivisti dell’opposizione e una nuova ‘Alleanza dei giovani per la rivoluzione sudanese’ manifestatasi sui social network. Ieri sera, invece, la televisione di stato ha annunciato 48 ore di sospensione della connessione Internet nel paese senza fornire motivi ufficiali. La decisione giunge al termine di due giorni caratterizzati da difficoltà di accesso e continui blackout sulla rete per i quali il governo ha fornito informazioni contrastanti. Contrastanti sono pure i bilanci della repressione delle manifestazioni degli ultimi quattro giorni, come delle violenze esplose tra forze dell’ordine e dimostranti in numerosi centri del paese. Se il ministero degli Interni di Khartoum ha confermato ieri la conta di 29 morti, tra cui degli agenti di polizia, in circolazione da qualche ora, gli attivisti ora affermano che i morti sarebbero già più di 140. Associazioni per i diritti umani e l’African Centre for Justice and Peace Studies riferiscono che le forze di sicurezza avrebbero cominciato da ieri a fare ricorso a proiettili veri e a sparare ad altezza uomo per disperdere gli assembranti. Secondo le emittenti radiofoniche sudanesi, saccheggi e incendi di negozi e veicoli si sono verificati nelle ultime 24 ore a Khartoum, Omdurman, Wad Madani, Nyala, Port Sudan Gedarif, Kosti. El Obeid e Damazin; inoltre nella capitale per diverse ore la principale strada di accesso all’aeroporto è stata interrotta al traffico. Inoltre voci in circolazione riferiscono che a Omdurman, alcune decine di militari delle Forze armate sudanesi (Saf) si sarebbero uniti ai manifestanti mentre alcuni alti gradi che si sono rifiutati di eseguire l’ordine di ‘riportare la situazione sotto controllo’ avrebbero rassegnato le dimissioni. Numerose testati avrebbero subito censure e limitazioni nel descrivere la crisi attuale e il quotidiano Al Sudani – riferiscono fonti della MISNA – è stato chiuso per un periodo di tempo indefinito.

 

Mali: RIBELLI DEL NORD SOSPENDONO NEGOZIATI CON BAMAKO (27.9.2013) Misna

Critiche al governo per la mancata attuazione dell’accordo di Ouagadougou, firmato lo scorso giugno, e incomprensioni di fondo e hanno spinto le ribellioni tuareg ed arabe del nord del Mali a sospendere i negoziati con il governo di Bamako. Ad annunciarlo con un comunicato congiunto sono i tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla), l’Alto Consiglio per l’Unità dell’Azawad (Hcua) e il Movimento Arabo dell’Azawad (Maa).

“Informiamo la comunità nazionale ed internazionale che in seguito alle ripetute difficoltà nell’attuazione dell’accordo di Ouagadougou causate in particolare dal non rispetto degli impegni presi da parte del governo maliano, abbiamo deciso di sospendere la partecipazione al comitato competente” si legge nella nota diffusa dalla stampa locale. In realtà la sospensione sarebbe già effettiva dal 18 settembre ma è stata resa nota solo alcune ore fa. Tuttavia Mossa Ag Attaher per l’Mnla, Ahmada ag Bibi per l’Hcua e Boubacar Taleb per l’Maa non chiudono del tutto la porta a una ripresa dei colloqui, precisando di “aver inviato una lettera alla mediazione per convocare in modo urgente una riunione straordinaria di tutte le parti coinvolte”. Tra le altre cose, i tre gruppi ribelli protagonisti dal gennaio 2012 di una crisi armata nella regione settentrionale dell’Azawad chiedono la liberazione dei propri esponenti detenuti da Bamako.

Inoltre, secondo fonti di stampa internazionale, al centro del contenzioso c’è anche la questione cruciale dello statuto del nord del Mali che vede scontrarsi due posizioni diametralmente opposte. Da una parte la direzione dell’Mnla ha ribadito che “non negozierà altro che l’autonomia dell’Azawad” mentre dall’altra il presidente Ibrahim Boubacar Keita ha sottolineato che “non negozierà mai l’integrità territoriale del Mali e l’unità nazionale”.

Intervenuto all’Onu in occasione di una riunione ad alto livello sul Sahel, Keita ha proposto la “creazione di una Forza multinazionale” con i paesi della regione per “intervenire rapidamente contro la minaccia islamista in questa parte dell’Africa” e “sostenere i nostri partner dal punto di vista logistico”. Rivolgendosi alle nazioni vicine, il neo presidente maliano ha deplorato che “le rivalità regionali non fanno altro che aggravare il problema e la mancanza di cooperazione consente agli insorti e ai terroristi di fondersi alla popolazione e di penetrare indisturbati nei territori”. L’emissario speciale dell’Onu per il Sahel, Romano Prodi, ha evidenziato che “il livello di fragilità rimane alto e la mobilitazione internazionale comincia a ridursi quindi la possibilità di attività terroristiche e criminali è ancora elevata”. L’accordo di Ouagadougou, che ha messo fine a 18 mesi di crisi armata nel nord, ha consentito l’organizzazione di elezioni presidenziali tra luglio ed agosto. Entro 60 giorni dall’entrata in carica del nuovo governo le due parti devono stabilire insieme lo statuto della regione. Sul terreno la situazione rimane ancora instabile a causa della presenza di uomini armati delle diverse ribellioni e dei banditi di strada tornati operativi tra Gao e Kidal.

 

Bangladesh: OPERAI TESSILI IN SCIOPERO, IN CAMPO I PARAMILITARI (27.9.2013) Misna

Il governo di Dhaka ha deciso di dispiegare i paramilitari delle Guardie di frontiera per controllare le aree industriali della capitale dove continuano le proteste dei lavoratori del settore dell’abbigliamento e degli accessori che chiedono un consistente aumento del salario minimo.

La decisione è stata presa a una settimana dall’avvio delle manifestazioni postate fino nel cuore della capitale con scontri, danneggiamenti e una settantina di feriti tra dimostranti e poliziotti. La militarizzazione del sobborgo di Gazipur, dove sono collocate centinaia di manifatture che in parte producono anche per le grandi atene di distribuzione e vendita internazionali, potrebbe estendersi alle altre due grandi aree industriali di Narayanganj e Savar, che con Gazipur sono il cuore di un’industria fondamentale perché fornisce al paese l’80% del valore delle sue esportazioni (complessivamente 20 miliardi di dollari) e perché impiega fino a quattro milioni di addetti, in maggioranza donne, in 5000 imprese.

Durante questa settimana, le tensioni e il timore di ritorsioni hanno bloccato la maggior parte delle manifatture, ma la situazione rischia di protrarsi e di aggravarsi. La protesta, avviata sabato scorso, con una grande manifestazione organizzata da una federazione di sindacati del settore che ha portato in piazza 50.000 lavoratori, ha al centro la richiesta di una aumento del salario mensile dagli attuali 3000 a 8000 taka (circa 70 euro) al mese, ma gli imprenditori, che hanno concesso l’ultimo aumento nel luglio 2010, hanno risposto con un’offerta non negoziabile di 3600 taka.

Rivendicazioni e proteste sono andate crescendo di numero e intensità dopo il crollo, il 24 aprile scorso, nel distretto industriale di Savar, di un edificio occupato soprattutto da manifatture dell’abbigliamento e degli accessori, che ha seppellito 1132 persone, in maggioranza lavoratori costretti a entrare nell’edificio nonostante l’evidente pericolosità della struttura.

 

Guinea: “ALLE URNE PER VOLTARE PAGINA”, UNA VOCE DA CONAKRY (27.9.2013) Misna

“Si è conclusa con proteste in diversi quartieri della capitale, ma per fortuna in un clima globalmente festoso e tranquillo la campagna elettorale per le legislative. Nonostante i timori dell’opposizione e i limiti dell’organizzazione, oggi la maggioranza dei guineani vuole andare alle urne per archiviare un periodo di tensioni e violenze”: lo dice alla MISNA una fonte umanitaria locale contattata a Conakry alla vigilia delle legislative rinviate più volte dal 2011. “La popolazione ha patito per le proteste degli ultimi anni, organizzate per rivendicare un voto libero ed equo ma purtroppo spesso degenerate in violenze, esazioni e distruzioni materiali – sottolinea l’interlocutore della MISNA che preferisce rimanere anonimo – Se le elezioni di domani rappresentano un voto a rischio, i guineani le aspettano come una liberazione e sperano nel ritorno degli investitori e in un decollo economico del paese”. L’opposizione, riunita attorno agli ex primi ministri Cellou Dalein Diallo, leader dell’Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg), e Sidya Touré, capo dell’Unione delle forze repubblicane (Ufr), è scettica sulla trasparenza e la credibilità dello scrutinio. Dal punto di vista organizzativo ci sono anche molte insufficienze: alla vigilia del voto il 27% degli aventi diritto non ha ancora in mano il certificato elettorale, il registro sarebbe incompleto e nei feudi dell’opposizione i seggi sono troppo distanti dai luoghi di residenza e troppo pochi. “Nonostante la maggior parte dei guineani sia delusa dai tre anni di presidenza Alpha Condé, in tanti sono scesi per strada a favore del suo partito (Raggruppamento del popolo di Guinea, Rpg)” sottolinea la fonte locale della MISNA. “Come sempre in questo paese, il partito al potere ha speso molti soldi per fare campagna e assicurarsi la vittoria, con il risultato che in tre settimane tutte le strade si sono tinte di giallo, il colore della coalizione Arcobaleno di maggioranza” conclude l’operatore umanitario guineano. Dalle ultime proteste tra il 17 e 23 settembre,segnate da una vittima e una settantina di feriti, è stata rafforzata la presenza delle forze dell’ordine nei punti nevralgici della capitale e nei quartieri più a rischio, quelli vicini all’opposizione, tra cui Bambeto, Coza e Ratoma. Nelle ultime ore ha contribuito ad alimentare ulteriore incertezza l’allarme del governo in merito al rischio di un colpo di stato organizzato all’estero. Anche la missione di osservazione elettorale dell’Unione Africana (UA) si è detta “preoccupata per il perdurare di tensioni e violenze alla vigilia del voto” ha detto il capo della missione Mahamadou Danda, ricordando che alla Guinea servono “elezioni credibili, trasparenti, serene ed inclusive per concludere la transizione politica” dopo le presidenziali del 2010, le prime libere mai organizzate dall’indipendenza dalla Francia 55 anni fa. Domani sono attesi alle urne circa 5,09 milioni di aventi diritto che, in 12000 seggi, sia all’estero che in Guinea, dovranno eleggere 114 deputati tra i candidati di una trentina di liste presentate da 33 partiti.

 

Sudafrica: LICENZIAMENTI E NUOVE TENSIONI NELL’AREA DI RUSTENBURG (27.9.2013) Misna

Uno sciopero dei minatori in segno di protesta contro l’annunciato licenziamento di 3300 loro colleghi è cominciato oggi nel bacino di Rustenburg, nella cosiddetta cintura del platino: lo riferisce l’agenzia di stampa Sapa, sottolineando come l’agitazione sia stata promossa da un sindacato emergente. Lo sciopero è stato indetto dall’Association of Mineworkers and Construction Union (Amcu) a pochi giorni dall’inizio dei licenziamenti da parte della multinazionale Anglo American Platinum (Amplats), previsto martedì. Nell’area di Rustenburg scioperi e proteste si sono intensificati a partire da gennaio, dopo l’annuncio da parte di Anglo American Platinum di migliaia di licenziamenti. Le tensioni nei rapporti di lavoro, d’altra parte, erano già forti. Ad alimentarle era stata la strage di Marikana: l’uccisione da parte della polizia di 34 minatori che manifestavano di fronte all’ingresso di una miniera di platino della multinazionale Lonmin, sempre nella regione di Rustenburg. Il Sudafrica è la maggiore economia dell’area sub-sahariana. Diciotto anni dopo la fine del regime di apartheid, però, il paese è ancora condizionato da gravi disuguaglianze sociali.

 

Burkina Faso: DIBATTITO SUL SENATO, ARRIVA IL SOSTEGNO DEI CAPI TRADIZIONALI (27.9.2013) Misna

“Prendere tutte le disposizioni necessarie affinché il senato venga preservato ed istituzionalizzato”: a sorpresa i capi tradizionali, che di solito rimangono fuori dalle questioni controverse, hanno dato il loro sostegno alla nascita della seconda camera del parlamento, da mesi contestata da opposizione, società civile e chiesa cattolica. Pochi giorni prima anche i rappresentanti della comunità musulmana avevano dato il proprio consenso alla nuova istituzione. Per giornalisti e osservatori l’appoggio decisivo dei ‘bonnets rouges’ (‘berretti rossi’) – così vengono chiamati i capi tradizionali burkinabe – potrebbe essere interpretato come un’ulteriore prova della vicinanza al presidente Blaise Compaoré, al potere dal 1987, promotore della riforma, ma anche come un ringraziamento al capo dello Stato. La revisione costituzionale operata nel 2012 ha riconosciuto infatti i capi tradizionali come “un’autorità morale depositaria dei costumi e delle tradizioni”: uno statuto chiesto da tempo. La presa di posizione si inserisce in un ampio dibattito aperto da alcune settimane durante le quali è cresciuta la contestazione dell’opposizione e della società civile per la creazione di una seconda camera del parlamento, considerata inutile e costosa. In molti temono che il Senato – in cui una parte dei rappresentanti sarebbe nominata dal presidente – possa aprire la strada alla revisione dell’articolo 37 della Costituzione per consentire a Compaoré i candidarsi nel 2015 per un terzo mandato. Proprio su queste questioni controverse il presidente si è espresso in questi giorni durante il suo viaggio negli Stati Uniti, per partecipare alla 68a Assemblea generale dell’Onu e una riunione ad alto livello sul Sahel. “Il Senato è stato creato perché c’è una necessità di migliorare le capacità del nostro paese ad elaborre le leggi. Non penso che possa dare capacità o poteri supplementari al presidente per modificare qualunque testo” ha detto Compaoré, aggiungendo che “la scelta di candidarmi o meno nel 2015 tocca a me”. Una dichiarazione che non ha gradito il capofila dell’opposizione: “La Costituzione è chiara su questo punto: un terzo mandato non è autorizzato” ha replicato Zéphirin Diabré. All’inizio del 2011 l’ex colonia francese era stata profondamente destabilizzata da sommosse militari e proteste studentesche che avevano fatto vacillare il longevo capo dello Stato.

 

GABON (27.9.2013) Misna**0,2 – Si terranno il 23 novembre le elezioni locali mentre la campagna si svolgerà per nove giorni, a partire dal 13 novembre: lo ha annunciato la Commissione elettorale nazionale autonoma e permanente (Cenap). Durante la plenaria sono stati nominati i presidenti delle commissioni locali. In tutto verranno eletti 84 presidenti di commissioni provinciali, dei dipartimenti e dei comuni. Dopo un lungo braccio di ferro tra maggioranza e opposizione, per la prima volta lo scrutinio verrà organizzato sulla base di dati biometrici. Critiche e tensioni stanno ora attraversando la coalizione dei partiti che sostengono il Partito democratico gabonese (Pdg) del presidente Omar Bongo. Alle legislative del 2011 il Pdg ha ottenuto 112 seggi su 120 in parlamento.

 

GAMBIA (27.9.2013) Misna**0,1 – E’ stato arrestato dai ribelli indipendentisti del confinante Senegal – il Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc) – il colonnello Ndour Thiam, ritenuto responsabile del mancato colpo di stato del 2006 ai danni del presidente Yahya Jammeh. L’ala della ribellione dell’Mdfc guidata da Salif Sadio – considerato vicino a Jammeh – ha consegnato il ricercato alle autorità militari gambiane. Il colonnello si era rifugiato in Senegal subito dopo il tentato golpe teso a destituire il controverso presidente in carica dal 1994.

 

MAURITANIA (27.9.2013) Misna**0,2 – Per la prima volta in quattro anni c’è stato un colloquio diretto tra il primo ministro Moulaye Ould Mohamed Laghdaf ed esponenti di due partiti di opposizione, il partito islamista Tawasoul e l’Unione delle forze del progresso (Ufp). Un incontro inatteso che si verifica a meno di due mesi dalle legislative e locali in agenda per il 23 novembre. Dietro pressioni dell’opposizione il potere ha rinviato le elezioni, inizialmente previste per il 12 ottobre, creato un osservatorio elettorale e acconsentito all’ingresso del Coordinamento dell’opposizione democratica (Cod) nella commissione elettorale. Il Cod, la principale coalizione di opposizione, è in preda a divisioni interne e deve ancora pronunciarsi sull’eventuale boicottaggio del voto.

 

Sudan, VENERDÌ DI PROTESTE: GAS LACRIMOGENI SUI DIMOSTRANTI (27.9.2013) Misna

La polizia sudanese ha utilizzato oggi gas lacrimogeni per disperdere migliaia di dimostranti che sfilavano nel centro di Khartoum per protestare contro l’abolizione dei sussidi pubblici per l’acquisto della benzina: lo dicono fonti della MISNA, riferendo di un ingente dispiegamento di agenti e militari. Secondo le informazioni disponibili, cortei contro l’abolizione dei sussidi e contro il carovita si sono tenuti sia nel centro della capitale che in quartieri periferici. In diverse occasioni i dimostranti avrebbero eretto barricate con pneumatici in fiamme e intonato slogan contro il governo e l’esercito. “In tutta la città – aggiungono le fonti – c’è una presenza massiccia di poliziotti e militari, un segno evidente della determinazione del governo a contenere e a reprimere le manifestazioni”. Resta per ora difficile verificare i bilanci delle vittime di questa settimana di proteste e disordini. Stando all’organizzazione non governativa Amnesty International e all’African Centre for Justice and Peace Studies, un centro studi specializzato sul Sudan, almeno 50 dimostranti sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. Sarebbero invece centinaia gli arresti di attivisti, studenti ed esponenti di partiti di opposizione.

 

Ecuador: CRIMINI DI LESA UMANITÀ PRESTO A PROCESSO (27.9.2013) Misna

La procura generale dell’Ecuador porterà per la prima volta di fronte alla giustizia un caso di crimini contro l’umanità: secondo quanto preannunciato dal responsabile della Commissione per la Verità e i Diritti umani, Fidel Jaramillo, il procedimento sarà presentato la settimana prossima di fronte alla Corte nazionale di giustizia.

Dieci persone saranno accusate di tortura, violenza sessuale e sparizioni forzate in relazione alle vicende di Luis Vaca, Susana Cajas e Javier Jarrín. I tre – Cajas è stata fra l’altro candidata alle legislative del febbraio scorso per il movimento al governo, Alianza País, furono arrestati per presunti collegamenti con il gruppo sovversivo denominato Alfaro Vive Carajo (Avc) durante il governo di León Febres Cordero (1984-1988). Fra il 2007 e il 2010 lo Stato ecuadoriano ha indagato, istituendo la Commissione della Verità, su gravi violazioni dei diritti umani perpetrate a partire dagli anni ‘80 del 1900. In base alle indagini, Vaca, Cajas e Jarrín, furono arrestati in modo “arbitrario” e sottoposti a violenze; le autorità dell’epoca arrivarono anche a negare di averli arrestati. Secondo gli inquirenti, Vaca risultò ‘desaparecidos’ per quasi tre anni e il suo nome fu cancellato dal Registro civile: casualmente un fratello, militare, scoprì dove era relegato ma a breve fu trovato ucciso. Anche la consorte di Vaca fu arrestata, quando era incinta, e costretta a partorire in carcere. La Procura chiederà l’incriminazione di 10 vertici militari e della polizia dell’epoca. All’udienza, in programma martedì prossimo, saranno presenti anche rappresentanti degli uffici del pubblico ministero di Venezuela, Perù, Argentina e Panamá.

“I crimini di lesa umanità non sono mai stati giudicati in Ecuador non perché non si siano verificati ma perché non c’è mai stata la volontà politica né giudiziaria di farlo…L’Ecuador ha una chiara volontà di non consentire l’impunità e di far sì che, prima che sia troppo tardi, le vittime abbiamo accesso al loro diritto alla verità e alla giustizia” ha detto Jaramillo.

 

Austria/Domani al voto, probabile riedizione grande coalizione (28.9.2013)**0,5

In forte crescita estrema destra di Heinz Christian Strache.

Con tutta probabilità l'Austria si avvia, con il voto di domani, verso una riedizione del governo di grande coalizione tra socialdemocratici e conservatori, pur in presenza di una netta crescita dell'estrema destra che potrebbe portare a qualche sorpresa. Alle urne sono chiamati 6,4 milioni di elettori, una popolazione che ha superato questi anni di crisi economica con grande agio e con un tasso di disoccupazione fra i più bassi d'Europa, il 4,8%. La grande coalizione tra i "rossi" del Partito socialdemocratico (Spoe) e i "neri" del Partito popolare (Oevp) - un'alleanza che ha dominato gran parte del dopoguerra - è considerata dagli osservatori come la conclusione più probabile delle legislative di domani. Insieme dovrebbero quindi raccogliere circa il 50%, anche se è lo score peggiore degli ultimi 68 anni. La campagna è stata giudicata piuttosto noiosa dai media. Il cancelliere socialdemocratico Werner Faymann, poco presente sul campo fino a poco fa, si è limitato ad una trasferta di tre giorni nei nove Stati regionali negli ultimi. Il suo concorrente, il conservatore Michael Spindelegger, è partito alla ricerca dei voti nella capitale, riaffermando che "l'obiettivo è di essere il numero uno". Il ministro degli Esteri vorrebbe detronizzare Faymann, ma quest'ultimo ha largamente la preferenza degli austriaci e il suo partito la Spoe è dato nettamente in testa (26 a 27% contro 21 a 22% per l'Oevp). Ma cancelliere e capo diplomazia dovranno vedersela, secondo i sondaggi, con una significativa crescita dell'estrema destra, in particolare del partito di Heinz Christian Strache che potrebbe ottenere il 20%. Altro partito in forte rimonta è quello dei Verdi, accreditati del 15%. I due partiti, insieme, dovrebbero raggiungere il 49%.

 

Grecia/ Trovate 3 pistole non registrate a casa leader neonazista (28.9.2013)

Arrestato oggi insieme ad altri membri del partito Alba dorata.

La polizia greca ha rinvenuto tre pistole non registrate nell'abitazione del leader di Alba dorata, Nikos Michaloliakos, arrestato oggi. Lo hanno riferito fonti della polizia alla tv Skai, citata dal quotidiano Kathimerini. Insieme a Michaloliakos gli agenti hanno tratto in arresto oggi anche il portavoce del partito neonazista, Ilias Kasidiaris, due parlamentari e a una decina di membri del partito, con accuse che vanno dall'appartenenza a una "organizzazione criminale" a omicidio e aggressione, stando a quanto precisato alla France presse da fonti del ministero della Giustizia. Gli arresti sono stati eseguiti dopo che la Corte suprema, incaricata di indagare sul partito, ha spiccato mandati di arresto contro circa 30 persone. L'indagine è partita dopo l'omicidio di un artista, il 18 settembre scorso, commesso da un membro di Alba dorata, che ha scatenato proteste in tutto il paese. Il partito neonazista conta 18 deputati in Parlamento. Secondo Kathimerini, il premier greco Antonis Samaras ha avuto in tarda mattinata un incontro con il ministro dell'Interno, Nikos Dendias, e quello della Giustizia, Charalambos Athanasiou. Dendias ha dichiarato subito dopo l'incontro che "la polizia ha fatto il suo dovere per difendere la democrazia". Da parte sua, Athanasiou ha aggiunto che "il premier ha chiesto di essere informato sugli sviluppi. La nostra democrazia è forte e le nostre istituzioni stanno lavorando. La giustizia ha operato con fermezza e sobrietà. Quello che posso assicurare è che ci sarà un processo giusto".

 

Sudan/ Manifestanti accusano presidente di essere un "assassino" (28.9.2013)

Decine di morti in proteste contro caro-benzina da lunedì scorso.

Centinaia di manifestanti hanno accusato oggi il presidente sudanese Omar al Bashir di essere un "assassino", al sesto giorno di proteste nel paese contro il caro-benzina, costate finora la vita a decine di persone. "Bashir, sei un assassino", hanno urlato circa 2.000 uomini, donne e giovani dopo il funerale di Salah Mudathir, 28 anni, rimasto ucciso ieri. "Libertà! Libertà", hanno quindi scandito, prima di essere dispersi con gas lacrimogeni dalla polizia. Un giornalista della France presse ha poi visto gli agenti circondare e arrestare sei persone; ieri, il ministero dell'Interno ha riferito di 600 arresti dall'inizio delle proteste, lunedì scorso, con l'accusa di "aver preso parte ad atti di vandalismo". Al momento non si conosce ancora un bilancio preciso delle vittime: la polizia ha riferito di 29 morti, mentre secondo due organizzazioni non governative, African Centre for Justice and Peace Studies e Amnesty International, solo martedì e mercoledì 50 persone sono rimaste uccise per colpi di arma da fuoco alla testa o al petto. L'opposizione ha invitato a portare avanti la protesta contro la decisione del governo di cancellare le sovvenzioni ai carburanti, che ha visto i sudanesi scendere in massa per le strade in diverse regioni del paese.

 

Grecia/ Trasferiti in tribunale leader e 4 deputati Alba dorata (28.9.2013)

18 gli arresti eseguiti oggi nelle file del partito neonazista.

Il leader e deputato del partito neonazista greco Alba dorata, insieme ad altri quattro parlamentari, tutti arrestati oggi con l'accusa di appartenere a una "organizzazione criminale", sono stati trasferiti in tribunale. Lo hanno riferito fonti della polizia. "Non abbiamo paura di nulla", ha gridato uno di loro, Ilias Panagiotaros, davanti alla caserma della polizia, rivolgendosi alle telecamere. Anche il leader del partito, Nikos Michaloliakos, 56 anni, è stato ripreso dalle telecamere, in abito nero e camicia bianca, scortato da uomini con il volto coperto. Il fondatore del partito neonazista e gli altri quattro deputati, su complessivi 18 arresti eseguiti oggi, compariranno davanti al procuratore, che dovrebbe avviare un procedimento penale. Quindi, gli arrestati potrebbero essere deferiti a un giudice istruttore per la formalizzazione dei capi di accusa.

 

Algeria/ Disoccupati protestano in 25 città: pronti a nuove azioni (28.9.2013)

Tasso di disoccupazione pari al 21,5% tra chi ha meno di 35 anni.

Disoccupati algerini hanno manifestato oggi in 25 città del paese, nel "giorno della rabbia" indetto dal Coordinamento nazionale per la difesa dei diritti dei disoccupati (Cnddc), per chiedere lavoro. Nonostante sia ricco di idrocarburi, l'Algeria registra infatti un tasso di disoccupazione pari al 21,5% tra le persone con meno di 35 anni e al 10% tra il resto della popolazione, stando ai dati del Fondo monetario internazionale. Ad Algeri la polizia ha arrestato quattro persone, stando a quanto riferito dal Cnddc. In un comunicato l'organizzazione ha fatto sapere che "le prossime azioni saranno decise alla luce della risposta del governo a questa giornata della rabbia", minacciando di ricorrere ad altre forme di protesta, come "bloccare le strade, i centri vitali del paese e i siti petroliferi, che sono diventati una calamità invece di una benedizione".

 

Tunisia: uniti in protesta giornalisti,avvocati,oppositori (16.9.2013) Ansa

Il recente arresto del giornalista televisivo Zied el-Heni (tuttora in stato di detenzione) sta costituendo un'ulteriore occasione, in seno all'opposizione tunisina, per saldare le iniziative di lotta al governo. Nelle ultime ore giornalisti, avvocati e quegli eletti dell'Assemblea nazionale costituente che disertano le sedute hanno deciso di partecipare, congiuntamente, a tutte le iniziative cui si darà corso a sostegno della lotta per la libertà di stampa e di espressione. Uno dei deputati dissidenti, Mourad Amdou, ha annunciato che con i suoi colleghi dell'opposizione parteciperà alle iniziative in programma per oggi e domani, indette da giornalisti ed avvocati, a favore della libertà di stampa e dell'indipendenza della magistratura.

 

Algeria: Medelci nominato presidente Consiglio costituzionale (16.9.2013) Ansa**0,2

Ex ministro Esteri prende posto Tayeb Belaiz che guiderà Interni.

L'ex ministro degli Esteri algerino Mourad Medelci è stato nominato presidente del Consiglio costituzionale, la magistratura suprema del Paese. A nominarlo è stato il presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, che, in questo modo, avvalendosi delle sue prerogative, ha "chiuso" la partita di giro iniziata con la rimozione di Medelci da capo della diplomazia algerina e la nomina dell'ex presidente del Consiglio costituzionale, Tayeb Belaiz, a ministro dell'Interno. Il mandato di Medelci durerà sei anni. Il Consiglio costituzionale è composto da nove membri: tre (tra cui il presidente) nominati dalla Presidenza della Repubblica; due dall'Assemblea popolare nazionale (il parlamento algerino); due dal Consiglio della nazione (un organismo che funge da camera di compensazione tra le istanze politiche ed istituzionali); uno dalla Corte suprema e un altro dal Consiglio di Stato.

 

Grecia; da oggi ondata di scioperi contro l'austerity (16.9.2013) Ansa

In agitazione dipendenti statali, docenti e ospedalieri.

Con un discorso che potrebbe essere definito ottimista, il premier conservatore greco Antonis Samaras ha inaugurato domenica scorsa 8 settembre la 78.ma Fiera Internazionale di Salonicco in un clima del tutto diverso da quello degli anni precedenti quando i leader di governo della Grecia approfittavano della Fiera per promettere tutto a tutti. Samaras non ha fatto promesse ma ha provato a sollevare il morale di chi lo ascoltava preannunciando, tra l'altro, la fine dei Memorandum una volta raggiunto l'avanzo primario nel bilancio dello Stato, obiettivo strategico del suo governo. E, soprattutto, ha rassicurato i greci che non ci saranno nuove misure di austerità prevedendo che il 2014 sarà l'anno della ripresa economica. Presto si saprà se il suo ottimismo era fondato, visto che da qualche giorno ad Atene si sono reinsediati nei ministeri e nella Ragioneria Generale dello Stato gli esperti della troika (Fmi, Ue e Bce) per valutare i progressi registrati dal governo greco nel rispetto degli impegni assunti nei confronti dei creditori internazionali e preparare l'agenda delle trattative tra l'esecutivo e i funzionari della troika - i tedeschi Matthias Mors (Ue) e Claus Masuch (Bce) e il danese Paul Tomsen (Fmi) - attesi nella capitale greca il 23 settembre.

Indubbiamente si tratterà di una visita molto difficile che, secondo fonti a Bruxelles citate dal sito Web Real.gr, potrebbe andare per le lunghe sempre che non venga interrotta prima. I tecnici della troika dovranno tra l'altro constatare come procedono le riforme strutturali tra cui le privatizzazioni e il risanamento di tre grandi imprese a partecipazione statale: la Elvo (autoveicoli), l'Eas (sistemi difesa) e la Larco (miniere). Dovranno anche capire a che punto si trova la riforma del Codice Fiscale e del nuovo sistema di tassazione degli immobili e come procede la ricapitalizzazione delle banche. In sostanza le questioni ancora in sospeso non sono poche e, finché non saranno risolte tutte, il controllo non sarà considerato terminato e non ci sarà il rapporto della troika ai ministri delle Finanze sulla sostenibilità del debito pubblico necessario per l'assegnazione della tranche di ottobre da un miliardo di euro. Questioni che potrebbero diventare causa di una nuova instabilità politica. Anche sul fronte della politica le cose sono abbastanza complesse per il governo. Proprio oggi infatti comincia una nuova ondata di scioperi che coinvolge l'intero settore pubblico contro la misura che prevede la messa in mobilità (che costituisce il primo passo verso il licenziamento) di 25.000 dipendenti statali entro la fine dell'anno, mentre da giorni è già in corso uno scontro durissimo tra il governo e l'opposizione, principalmente con Syriza (sinistra radicale e maggiore partito d'opposizione). Syriza è accusata di fomentare le agitazioni per provocare la caduta del governo. ''Syriza - ha detto il ministro dell'Istruzione Constantinos Arvanitopoulos - persegue una politica che ha come pretesto l'istruzione, ma in realtà vuole un confronto generalizzato che punta a far cadere il governo. Quello che in sostanza fa l'opposizione - ha aggiunto - è di creare tensione in un settore nel quale per eccellenza devono prevalere la temperanza, il consenso e le convergenze''. Syriza, da parte sua, ribatte che ''non siamo noi a fomentare le agitazioni, ma la politica del governo dei memorandum''. Intanto, sulla scia degli statali, anche gli insegnanti delle scuole private hanno annunciato uno sciopero di 48 ore per il 16 e 17 settembre, mentre aumenta la preoccupazione nel settore della sanità a causa della decisione governativa di procedere al cambiamento di destinazione di alcuni ospedali. E, in segno di protesta, i medici ospedalieri hanno deciso di astenersi dal lavoro per tre giorni a partire da domani martedì 17 settembre.

Insomma, come molti avevano previsto, per il governo greco è cominciato un autunno molto caldo, anzi d'un caldo infernale.

 

Grecia, sciopero insegnanti apre autunno caldo (16.9.2013) Ansa

Contro le politiche occupazionali del premier Samaras.

Con tafferugli fra manifestanti e polizia e lanci di candelotti lacrimogeni contro i dimostranti nel centro di Atene e uno sciopero di 48 ore degli insegnanti delle scuole private contro le politiche occupazionali del premier Antonis Samaras si è ufficialmente aperto oggi in Grecia un autunno di proteste e manifestazioni che si prevede molto caldo. La partecipazione degli insegnanti delle medie e superiori allo sciopero odierno è stata alta: rappresentanti della Federazione nazionale degli insegnanti (Olme), parlando al sito web Newsit, hanno sostenuto che la percentuale dell'adesione ha superato il 90%, mentre secondo il ministero dell'Istruzione è stata certamente del 70%.

I tafferugli si sono registrati in mattinata quando circa 70 guardie scolastiche hanno cercato di forzare i cordoni della polizia e di entrare nella sede del ministero della Riforma amministrativa ma sono state respinte dagli agenti in tenuta antisommossa. I guardiani, addetti a sorvegliare gli edifici scolastici e gli attraversamenti pedonali degli scolari, protestavano per la decisione del governo di licenziare centinaia di loro colleghi nell'ambito di una controversa riforma del settore statale.

L'agitazione dei docenti rientra in una serie di astensioni dal lavoro ad oltranza di varie categorie di lavoratori indette dall'Adedy, uno dei due maggiori sindacati ellenici che raggruppa i dipendenti pubblici, alla quale seguiranno altri scioperi per cinque giorni degli insegnanti delle medie e delle superiori e dei dipendenti degli istituti previdenziali insieme a quelli dell'Ufficio di collocamento (Oaed). Per mercoledì alle 11:30 è in programma una protesta nella centralissima piazza Klathmonos e per le 10:30 dello stesso giorno una manifestazione del Pame, il sindacato vicino al Partito Comunista di Grecia, nell'altra famosa piazza della capitale, Omonia. La Gsee, il secondo maggiore sindacato che rappresenta i lavoratori del settore privato, ha annunciato che parteciperà alle manifestazioni con un'astensione dal lavoro di quattro ore per mercoledì 18 settembre. Problemi si prevedono anche per chi avrà bisogno di cure a causa dello sciopero generale di tre giorni indetto dai medici ospedalieri per il 17, 18 e 19 settembre e del personale paramedico che aderirà allo sciopero di 48 ore dell'Adedy. Anche i dipendenti amministrativi delle Università si asterranno dal lavoro per tutta la settimana in segno di protesta contro la decisione del governo di mettere in mobilità 1.500 loro colleghi. Infine anche l'Ordine nazionale degli avvocati ha deciso che i propri iscritti si asterranno dal lavoro il 17 e il 18 settembre in segno di protesta contro alcune norme inserite nel nuovo codice degli avvocati preparato dal governo.

 

Guinea: elezioni, al voto dopo golpe e decenni instabilità (28.9.2013) TicinoNews

La Guinea vota oggi per le prime legislative della sua storia post-coloniale, che dovrebbero permettere al Paese di avviare una reale transizione democratica dopo il colpo di stato del 2008 e decenni di instabilità politica. Queste elezioni erano state rinviate due volte e sono state precedute da sanguinose violenze che hanno causato decine di morti. Gli aventi diritto al voto sono circa 5 milioni e devono scegliere tra 2.000 candidati i 115 parlamentari dell'Assemblea Nazionale.

La pioggia battente ha caratterizzato l'apertura dei seggi alle 8 ora locale (le 10 in Svizzera). La chiusura è prevista alle 18. Finora non si segnalano atti di violenza ma la tensione, secondo gli osservatori nazionali e internazionali, è molto alta. Anche perché proprio oggi cade il quarto anniversario della strage di oltre 150 dimostranti pro-democrazia, ammazzati nello stadio della capitale dopo che i soldati li avevano lasciati entrare per una manifestazione indetta contro i militari allora al potere. Per poi "sigillarli" all'interno e compiere indisturbati la carneficina. Il presidente Alpha Condè, in carica dal dicembre 2010, si presenta con una coalizione che ha preso il nome di Raggruppamento del popolo della Guinea (Rpg, di tendenza socialista). L'opposizione guidata dall'ex primo ministro Cello Dalein Diallo, è invece organizzata nell'Unione delle forze democratiche della Guinea (Ufdg, di tendenza liberale). La formazione di un Parlamento democraticamente eletto dovrebbe riportare investitori stranieri nel Paese, ricco di bauxite, oro e diamanti la cui estrazione legale è però da tempo quasi completamente bloccata a causa dell'instabilità politica. La Guinea ha ottenuto l'indipendenza dalla Francia nel 1958.

 

Israele: immigrazione, Corte boccia governo, no arresti (16.9.2013) Ansa

Ledono diritti. Netanyahu, non demordo su afflusso clandestini.

Giornata di tripudio per le organizzazioni umanitarie in Israele dopo che nove giudici della Corte Suprema di Gerusalemme hanno bocciato all'unanimita' una nuova legge che prevede tre anni di reclusione a quanti siano entrati illegalmente in Israele alla ricerca di un lavoro, provocando il forte disappunto del governo Netanyahu e della destra nazionalista.

Con parole severe i giudici hanno stabilito che una legge del genere non ha diritto di esistere in Israele: non si concilia con le sue leggi fondamentali, offende il diritto basilare dell'uomo alla liberta' e alla dignita', in ogni modo non ha alcuna proporzione con quanto addebitato ai migranti. Di conseguenza duemila africani - detenuti nei campi di reclusione per migranti di Saharonim e Ketziot nel Neghev - dovrebbero presto essere rimessi in liberta'.

''Una giornata eccellente per i diritti umani in Israele'', ha esclamato un portavoce di Amnesty International. Analoga la reazione dell'Associazione per la difesa dei diritti umani (Acri), che si era appellata alla Corte Suprema. Dai partiti della destra nazionalista i giudici vengono invece biasimati. Il ministro dell'edilizia Uri Ariel (Focolare ebraico) ritiene che abbiano di fatto ''legato le mani al governo nella sua lotta contro l'immigrazione illegale''.

Analogo il parere dell'ex ministro degli interni Eli Yishay (Shas) secondo cui quel drastico emendamento da lui fortemente voluto - ossia i tre anni di reclusione - aveva uno scopo di deterrente. ''Adesso masse di africani si metteranno in moto verso Israele'', ha avvertito. ''Vogliamo che entrino? Sarebbe la fine dello Stato ebraico. Non possiamo suicidarci nel nome della democrazia''.

In serata il premier Benyamin Netanyahu ha pubblicato una nota in cui esprime rispetto verso la Corte Suprema ma, nella sostanza, preannuncia che non rinuncera' alla sua lotta contro l'immigrazione clandestina. In politica interna, essa rappresenta infatti uno dei suoi successi maggiori. Era stato Netanyahu ad ordinare la costruzione in tempi stretti di una lunga barriera lungo il confine sul Sinai: Negli ultimi anni i clandestini erano passati nel Neghev al ritmo di 2.000 al mese. ''Invece questo mese non ne e' entrato nemmeno uno'', ha osservato oggi Netanyahu.

In Israele vivono circa 60 mila immigrati clandestini provenienti dall'Africa. Le autorita' non consentono loro di lavorare. Di conseguenza si mantengono con modesti espedienti.

Malgrado le ricorrenti proteste delle organizzazioni per i diritti civili, Netanyahu cerca di rimpatriarli: se non nei Paesi di origine, in altri Paesi africani che sarebbero disposti ad accoglierli in cambio di aiuti economici (e forse anche militari) di Israele.

Su ordine della Corte Suprema, la parola torna adesso alla Knesset (parlamento) affinche' esprima una legge piu' ponderata.

Ma nei rioni proletari di Tel Aviv, dove piu' marcata e' la presenza dei migranti, c'e' fermento. Per stasera e' stata organizzata una manifestazione contro i migranti che ''non sono i benvenuti'',annunciano i dimostranti. ''I sudanesi la fanno da padroni'', lamenta uno di loro. ''Qui regna la violenza, abbiamo paura''. E poi ancora: ''Se i giudici di Gerusalemme avessero trasferito i loro uffici qua per soli tre giorni, si sarebbero espressi diversamente''.

 

Grecia: decapitata Alba Dorata, arrestati vertici partito (28.9.2013) TicinoNews

La Grecia decapita Alba Dorata, il partito filo-nazista. Con una maxi-retata scattata alle prime luci dell'alba con 36 ordini di arresto, sono finiti già in manette il leader Nikos Michaloliakos, alcuni parlamentari e membri di punta del partito. Con l'accusa di organizzazione criminale, un reato per il quale in Grecia non è prevista neanche la previa autorizzazione parlamentare alle manette ai deputati. Nel mirino di quello che rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di alta tensione - con simpatizzanti già sotto la sede della polizia, pronti a manifestare - c'è il coinvolgimento nell'omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, ucciso lo scorso 17 settembre ad Atene da Giorgos Roupakias, militante neonazista. Una vicenda che comunque - tenta di assicurare il governo, alle prese proprio in queste ore nei negoziati finali con la troika per l'ultima tranche di aiuti - "non rischia di destabilizzare il paese", ha detto il ministro delle finanze Yannis Stournaras.

La maxi-retata decisa stamani dalla Corte Suprema contro 36 esponenti o simpatizzanti di Chrysi Avgì (Alba Dorata) che ha portato già all'arresto del suo leader, del portavoce Ilias Kasidiaris e di altri 13 fra deputati e membri con l'accusa di aver costituito un'organizzazione criminale, è ancora in corso. Gli arresti sono scattati dopo che il procuratore della Corte suprema Charalambos Vourliotis aveva emesso all'alba i relativi mandati legati alle indagini sull'omicidio del rapper. Proprio ieri, inoltre, Michaloliakos aveva minacciato le dimissioni in massa dei suoi 18 deputati dal Parlamento per costringere il paese alle urne anticipate che sarebbero disastrose nel momento in cui Atene sta negoziando con la troika ulteriori aiuti. Con Michaloliakos, nella cui casa la polizia ha trovato tre pistole non denunciate, sono stati arrestati anche i deputati Ilias Panagiotaros e Ioannis Lagos oltre a Nikos Patelis, il responsabile della sezione di Alba Dorata di Nikeia, il quartiere ateniese dove è stato ucciso Fyssas. Ricercati anche i due deputati Christos Pappas e Nichos Michos e alcuni funzionari di polizia che sarebbero stati conniventi con i neo-nazi.

Tra le accuse anche quella di omicidio, aggressione, lesioni gravi, ricatti e riciclaggio di denaro. I mandati di arresto si basano su intercettazioni telefoniche su cellulari da cui sarebbero emersi collegamenti del partito con l'omicidio di Fyssas.

Nel frattempo, oltre un centinaio di militanti del partito si sono minacciosamente radunati davanti all'edificio dove ha sede il quartier generale della polizia di Atene, in Viale Alexandra, e all'interno del quale - al 12esimo piano - sono in corso gli interrogatori degli arrestati.

 

Filippine: esercito dichiara concluso l'assedio di Zamboanga (28.9.2013) TicinoNews

Le autorità filippine hanno dichiarato concluso l'assedio di Zamboanga dopo 20 giorni di combattimenti contro i ribelli separatisti islamici asserragliati in alcuni quartieri. Lo ha comunicato lo stesso esercito di Manila sul suo profilo Twitter, mettendo così fine a una crisi costata quasi 200 morti e 100'000 sfollati in questa città dell'isola meridionale di Mindanao.

Ieri sera, l'esercito aveva annunciato di aver portato in salvo gli ultimi sei civili tra i 195 residenti presi in ostaggio il 9 settembre, quando centinaia di guerriglieri del Mnlf (Fronte Nazionale di Liberazione Moro) si erano rifugiati in alcuni villaggi costieri dopo essere stati respinti nel loro blitz, col quale intendevano issare la bandiera separatista sul municipio di Zamboanga.

Da allora, migliaia di soldati sono stati impegnati nelle operazioni di riconquista delle aree in mano ai ribelli. In tutto, sono stati uccisi almeno 166 miliziani, oltre a 12 civili e a 23 tra soldati e poliziotti. Altri 238 guerriglieri sono stati catturati.

La crisi rischia di complicare gravemente il processo di pace a Mindanao, dopo le speranze nate dall'intesa per una maggiore autonomia raggiunta l'anno scorso tra Manila e un altro gruppo ribelle, il Milf; dalle trattative era stato escluso il Mnlf, che nel 1996 aveva raggiunto un altro accordo con il governo senza però mai implementarlo. Il conflitto separatista, per ottenere l'indipendenza da un arcipelago a maggioranza cattolica, ha causato oltre 120'000 morti negli ultimi quattro decenni.

 

Germania: ok congresso Spd a negoziati con Merkel (28.9.2013) TicinoNews

Il congresso della Spd a Berlino ha deciso a grande maggioranza di avviare trattative con la Cdu-Csu per un governo di grande coalizione guidato da Angela Merkel. Lo riferisce l'agenzia Dpa citando fonti in seno alla riunione a porte chiuse.

Il congresso ristretto della Spd svoltosi oggi a Berlino ha dato l'ok con ampia maggioranza all'avvio di colloqui sondativi con l'Unione cristiano democratica della cancelliera Angela Merkel e a un voto fra gli iscritti su un eventuale accordo di governo negoziato con la Cdu-Csu.

Stando all'agenzia Dpa, ci sono stati nove voti contrari e tre astensioni. Il leader Sigmar Gabriel ha parlato di "una discussione molto tranquilla" alla riunione a porte chiuse, con la partecipazione di circa 200 delegati. Adesso sta alla Merkel riuscire a formare un nuovo governo, poiché la decisione del congresso non spiana automaticamente la strada a "trattative sulla coalizione", ha aggiunto.

 

Grecia: arrestato leader partito Alba Dorata (28.9.2013) TicinoNews

Nikos Michaloliakos, il leader del partito di estrema destra greco Chrysi Avgì (Alba Dorata), è stato arrestato. Insieme al segretario generale della formazione politica, ha reso noto un comunicato diffuso dalla polizia di Atene, è stato tratto in arresto anche un deputato dello stesso partito del quale non è stata ancora precisata l'identità. Gli arresti sono scattati dopo che un magistrato della Corte suprema aveva emesso all'alba i relativi mandati legati alle indagini sull'omicidio del rapper antifascista Pablos Fyssas, avvenuto il 17 settembre per mano del militante neonazista Georgos Roupakias. Non sono state ancora rese note le accuse alla base degli arresti ma i provvedimenti restrittivi, secondo quanto riferiscono alcuni media, sono stati emessi sulla base delle intercettazioni telefoniche effettuate dagli inquirenti sui cellulari di membri del partito e di suoi simpatizzanti.

Dalle intercettazioni sarebbero emersi in maniera evidente collegamenti di Alba Dorata con l'omicidio di Fyssas. In particolare, le prove raccolte dagli inquirenti dimostrerebbero che il partito neonazista si muove sulla base di una precisa catena di comando con le connotazioni di una vera e propria organizzazione criminale.

 

Algeria: a Bouteflika prima bozza revisione Costituzione (17.9.2013) Ansa**0,2

La commissione di 'saggi' incaricata di redigere la bozza di revisione della Costituzione algerina ha consegnato il documento al presidente della repubblica, Abdelaziz Bouteflika. A rivelarlo all'Aps è stato il primo ministro , Abdelmalek Sellal, secondo il quale il presidente Bouteflika potrebbe fare delle osservazioni e, quindi, rimettere la bozza alla commissione perchè le tenga in considerazione. Cosa che resta un atto formale poichè le osservazioni, per la loro stessa fonte per le prerogative presidenziali, dovrebbero essere necessariamente inserite nel testo. La commissione è stata istituita il 7 aprile scorso dallo stesso Bouteflika e composta da Faouzia Benbadis, Bouzid Lazhari, Ghaouti Mekamcha e Abderrazak Zaouina, tutti docenti universitari ed esperti di diritto costituzionale.

20:00:35 . 28 Set 2013
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