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Mali: MILITARI AL POTERE, A BAMAKO ISTITUZIONI DISSOLTE E COPRIFUOCO (22.3.2012) Misna**

“Per tutta la notte e ancora adesso, si sentono colpi d’arma da fuoco provenire da diverse direzioni. Le strade, nel centro di Bamako sono quasi deserte, esclusi sporadici passaggi di veicoli militari”: appare così la capitale del Mali questa mattina a Thimoté Diallo, curato della Cattedrale contattato dalla MISNA dopo che ieri, per tutto il giorno, si erano rincorse voci su un possibile ammutinamento da parte dell’esercito. “I militari hanno annunciato di aver preso il potere e di aver dissolto le istituzioni. In un comunicato trasmesso a tarda notte dalla TV e dalla Radio nazionali hanno decretato il coprifuoco e annunciato la creazione di un ‘Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Stato’ guidato dal capitano Amadou Sanogo” riferisce ancora l’interlocutore di MISNA. Dalla Cattedrale, in pieno centro di Bamako, “si sentono colpi d’arma da fuoco con cadenza regolare” osserva il curato, secondo cui, oltre ai palazzi delle istituzioni, i militari avrebbero preso il controllo dell’aeroporto internazionale. Alte colonne di fumo si levano da diversi edifici della città e in particolare al palazzo presidenziale nel quale non si troverebbe però il presidente Amani Touré “condotto in un luogo sicuro” secondo le informazioni dei media nazionali. “Controlliamo il palazzo presidenziale” ha dichiarato in diretta televisiva il capitano Sonogo apparso sugli schermi assieme a un gruppo di militari in divisa, giustificando il colpo di stato “con l’incapacità del regime nel fare fronte alla ribellione nel Nord”. Il capitano ha assicurato sulle intenzioni dei golpisti di “restaurare il potere” creando un “governo di unione nazionale” mentre un portavoce della giunta ha annunciato l’arresto di diverse personalità del vecchio governo, tra i quali il ministro degli Esteri Someylou Boubeyé Maiga e dell’Amministrazione territoriale Kafougouna Koné. Il colpo di stato si verifica in un clima di insoddisfazione crescente da parte dei militari per la mancanza di mezzi e munizioni con cui l’esercito è chiamato a confrontarsi alla ribellione tuareg in corso nelle regioni settentrionali da metà gennaio. È in quest’atmosfera di incertezza che il paese si avviava verso le elezioni presidenziali previste il prossimo 29 aprile.

 

Somalia: TRUPPE ETIOPICHE AVANZANO VERSO HUDUR, DISORDINI A MANDERA (22.3.2012) Misna

Procede l’avanzata delle truppe etiopiche verso Hudur, nella regione di Bakool, da cui hanno costretto gli insorti al Shabaab al ritiraro. Lo riferisce il quotidiano Somalia Report secondo cui i soldati di Addis Abeba si trovano già nella periferia della cittadina, considerata di importanza strategica per la sua vicinanza al confine e, di fatto, l’ultima città sotto controllo dell’insurrezione nella regione. Se l’avanzata delle forze etiopiche procede senza grandi intoppi, dopo la presa di Baidoa e il recupero di Dhusamareb nei giorni scorsi, non altrettanto si può dire per quella delle truppe keniane nel sud del paese. La stampa riferisce di “ritardi” nella messa in sicurezza delle città poste sotto il loro controllo e non è chiaro di quanti chilometri effettivamente siano riuscite a penetrare in territorio somalo. Oltrefrontiera, in territorio keniano, vengono segnalati disordini e proteste nella città di Mandera dove la gente è scesa in strada per manifestare contro l’insicurezza crescente. A scatenare il malcontento è stata, due giorni fa, l’uccisione di Isaq Ali, un conducente di taxi e una persona nota nella zona, da parte di tre uomini armati che lo hanno aggredito all’uscita dalla moschea. Le proteste hanno provocato la chiusura di tutti i negozi e degli uffici e lo spostamento di centinaia di persone, perlopiù rifugiati somali, che intimoriti dalla rabbia crescente hanno abbandonato la città per la vicina Beled-Hawo.

 

INDONESIA (22.3.2012) Misna** – Migliaia di persone hanno protestato ieri in tutto il paese contro un piano del governo che prevede l’aumento dei prezzi del carburante. La manifestazione più significativa si è tenuta a Jakarta con migliaia di persone riunite davanti al parlamento. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha affermato la necessità di aumentare le tariffe a partire da aprile per “salvare l’economia nazionale”. I dimostranti sottolineano che nelle ultime settimane i prezzi sono già lievitati del 10%.

 

THAILANDIA (22.3.2012) Misna – L’esercito ha ammesso ieri di aver ucciso per errore quattro abitanti di un villaggio della provincia meridionale di Pattani scambiandoli per ribelli. Subito dopo “l’incidente”, è stata aperta un’inchiesta e ordinato il ritiro dei soldati dall’area a maggioranza musulmana. Dal 2004 il sud della Thailandia è teatro di un complesso conflitto che oppone governo centrale a gruppi ribelli, espressione della locale comunità islamica, minoritaria nel paese.

 

PAKISTAN (22.3.2012) Misna – Una commissione parlamentare ha chiesto le scuse ufficiali degli Stati Uniti per la morte di 24 soldati pachistani uccisi lo scorso novembre. Lo riferiscono i media locali secondo cui la commissione è andata oltre chiedendo anche tasse supplementari per i convogli della Nato diretti in Afghanistan che attraversano il Pakistan, e la fine dei raid aerei nelle zone tribali dell’ovest. Proprio un raid aereo statunitense aveva causato la morte dei 24 soldati a novembre.

 

Mali, colpo di stato: l'esercito si ribella «Basta regime, deposto il presidente Touré» (22.3.2012) CorriereSera

Contestazione per i soldati abbandonati nel Nord del Paese.Occupata la sede della tv di Stato. Ministro preso a sassate

In Mali un gruppo di soldati ribelli è apparso alla tv di Stato per annunciare di avere preso il potere nel corso di un golpe, dopo che il governo non è riuscito a reprimere una rivolta nel nord. I soldati dell'autoproclamato Comitato nazionale per il ristabilimento della Democrazia e dello Stato (Cnrdr) hanno letto un breve comunicato, dopo che nella notte attorno al palazzo presidenziale di Bamako si sono sentiti risuonare colpi di armi pesanti. Il portavoce del Comitato, Amadou Konare, ha annunciato che è stata posta fine al «regime» del presidente Amadou Toumani Touré e ha promesso che il potere sarà restituito a un presidente democraticamente eletto non appena il Mali «sarà riunificato e la sua integrità non sarà più minacciata». Il presidente Touré - di cui al momento si ignora la sorte, anche se un funzionario del ministero dell'Interno ha detto che si trova in un luogo sicuro - governava da una decina d'anni un dei paesi più stabili dell'Africa occidentale, anche se l'anno scorso nel nord è scoppiata una rivolta guidata dai Tuareg, che ha provocato la morte di circa 20mila persone.

LA RIVOLTA DEI SOLDATI - In Mali la situazione è molto critica, con l'esercito in rivolta. I militari protestano per quanto sta accadendo al Nord. Dove i tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell'Azawad e gli jihadisti di Ansar Din hanno messo con le spalle al muro le fragili armate di Bamako, spesso composte da giovani per la prima volta impegnati in uno scenario di guerra. Reclamano un migliore armamento e, dal governo, più attenzione e rispetto per le famiglie dei centinaia di commilitoni morti negli scontri al nord così come nel nord-est, che cominciano ad essere tanti.

IL MALCONTENTO - A fare per primo le spese dell'insofferenza dell'esercito è stato il ministro della Difesa, Sadio Gassama, che nella mattinata di mercoledì si è recato nel campo di Kati per rassicurare i soldati. Le sue promesse hanno però avuto l'effetto di acuire l'ira dei soldati, tanto che è dovuto letteralmente fuggire dalla caserma, inseguito, insieme al suo stato maggiore, da una pioggia di pietre. Quanto accaduto oggi, comunque, come hanno ribadito i soldati (la maggior parte dei quali militari semplici e graduati), non è stato un atto di sfiducia nei confronti del presidente della repubblica, Amadou Toumani Touré‚ peraltro ex ufficiale dell'esercito, ma è comunque un segnale forte che giunge quando manda poco più di un mese alle elezioni presidenziali. Mai come questa volta incerte.

 

Mali, è golpe: decine di morti (22.3.2012) SecoloXIX

Tensione alle stelle in Mali, con decine di militari in rivolta che hanno dato l’assalto al palazzo presidenziale nella capitale Bamako e fonti del governo che denunciano un colpo di Stato. La scintilla è scoppiata nel campo militare di Kati, a una quindicina di chilometri dalla capitale, con la visita del ministro della Difesa, Sadio Gassama, che voleva rassicurare i soldati sull’impegno del governo nella lotta alla ribellione dei Tuareg che infiamma il nord del Paese, una regione considerata peraltro un bastione dell’Aqmi, il braccio armato di al Qaida nel Maghreb.

Decine i morti causati dagli scontri, e oltre 200.000 civili costretti a lasciare le proprie case. Gassama voleva rassicurare i militari, ma la visita al campo di Kati si è presto trasformata in vera e propria fuga, con il ministro e il suo Stato maggiore inseguito da una pioggia di pietre. I militari maliani si sentono frustrati perché costretti a combattere con armi obsolete contro miliziani fortemente motivati e, soprattutto, ben equipaggiati.

Nel nord del Paese, i tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad - con molti rientrati in Mali dopo aver combattuto per Muammar Gheddafi - e i jihadisti di Ansar Din, stanno stringendo come in una tenaglia le fragili armate di Bamako. Infuriati dopo le promesse del ministro Gassama, i soldati di Kati sono usciti dalla base e, armi in pugno, hanno raggiunto il centro di Bamako dove hanno assediato il palazzo della televisione di Stato, esplodendo raffiche di mitra e colpi di fucile in aria e costringendo molti dei suoi occupanti a fuggire, indenni, ma terrorizzati. Poi si sono diretti verso il palazzo presidenziale: testimoni e fonti diplomatiche parlano di scontri con armi pesanti. Nell’area il governo ha dispiegato i corpi d’elite dei paracadutisti, i berretti rossi, che difendono la residenza del presidente Amadou Toumani Tourè, anche utilizzando i blindati.

«Ora sappiamo che si tratta di un colpo di Stato che stanno cercando di portare a compimento», ha affermato una fonte della Difesa maliana chiedendo l’anonimato. La situazione è delicatissima, a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, previste il prossimo 29 aprile, tanto che alcuni partiti chiedono una concertazione quanto più larga possibile che possa tracciare un percorso che porti il Paese fuori dalla crisi. La Francia invita alla calma, chiede il rispetto della Costituzione e assieme a Washington fa pressioni per fermare l’escalation di violenza.

 

Mali, militari ribelli annunciano in tv colpo di Stato (22.3.2012) Reuters

In Mali un gruppo di soldati ribelli sono apparsi alla tv di Stato per annunciare di aver preso il potere nel corso di un golpe, dopo che il governo non è riuscito a reprimere una rivolta nel nord.

I soldati dell'autoproclamato Comitato nazionale per il ristabilimento della Democrazia e dello Stato (Cnrdr) hanno letto un breve comunicato, dopo che nella notte attorno al palazzo presidenziale di Bamako si sono sentiti risuonare colpi di armi pesanti.

Il portavoce del Comitato, Amadou Konare, ha annunciato che è stata posta fine al "regime" del presidente Amadou Toumani Toure e ha promesso che il potere sarà restituito a un presidente democraticamente eletto non appena il Mali "sarà riunificato e la sua integrità non sarà più minacciata". Il presidente Toure - di cui al momento si ignora la sorte, anche se un funzionario del ministero dell'Interno ha detto che si trova in un luogo sicuro - governava da una decina d'anni un dei paesi più stabili dell'Africa occidentale, anche se l'anno scorso nel nord è scoppiata una rivolta guidata dai Tuareg, che ha provocato la morte di circa 20mila persone.

 

Mali: militari golpisti, sospesa costituzione (22.3.2012) Ansa

'Regime incompetente del presidente', da oggi coprifuoco.

Militari maliani golpisti hanno annunciato alla tv di stato di aver preso il potere e di aver sospeso la costituzione. Il portavoce dei militari, il tenente Amadou Konare', ha detto di aver agito per fronteggiare ''l'incapacita''' del regime del presidente Amadou Toumani Toure'. Da oggi in vigore il coprifuoco. Il portavoce dei militari golpisti, il tenente Amadou Konaré, ha affermato che questi hanno agito per fare fronte "all'incapacità" del governo del presidente Amadou Toumani Touré "a gestire la crisi nel nord del nostro paese", in preda a una ribellione tuareg e alle attività dei gruppi islamici dalla metà di gennaio. Il tenente Konaré, circondato da una decina di altri militari, ha parlato a nome di un un Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello stato (Cnrdre). Poco dopo, il capitano Amadou Sango, capo della giunta, ha preso la parola per annunciare che un coprifuoco era stato decretato a partire da oggi, giovedì. Il tenente Konaré ha giustificato il golpe anche con la "mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale" a disposizione dell'esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel nord, e con "l'incapacità del potere a lottare contro il terrorismo". La giunta militare ha "preso l'impegno solenne di restituire il potere" ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

 

Colpo di Stato a Mali (22.3.2012) LaStampa

I militari prendono il controllo: prima i mezzi di comunicazione, poi il golpe.

E’ cominciato ieri il colpo di Stato a Mali. Dapprima i militari hanno preso il controllo delle emittenti televisive e radiofoniche, poi hanno attaccato in massa la Presidenza della Repubblica, nella capitale Bamako. Infine, questa mattina, l’annuncio del capitano Amadou Sanogo, posto dai golpisti a capo del nuovo Comitato Nazionale per laRestaurazione della Democrazia e dello Stato: la Costituzione è sciolta, il governo deposto, le milizie s’impegnano a restituire al più presto il potere ai civili, ma impongono un coprifuoco in tutto lo stato.

Nel Mali, la situazione era instabile già da tempo. Infatti, i soldati dell’esercito malese, sfiancati dalla lotta nel nord del paese con i ribelli Tuareg, da tempo chiedevano armi più moderne ed un equipaggiamento migliore. Dopo numerose sconfitte, sono usciti dal campo di Kati (a quindici chilometri da Bamako) e si sono messi in marcia, armi in pugno, verso la capitale. Inizialmente, quello alla sede della televisione locale doveva essere un atto simbolico, ma la situazione è degenerata quando, questa mattina, il ministro della difesa Sadio Gassama si è recato a Kati carico di promesse vaghe. L’unico effetto da lui ottenuto, è stato scatenare la furia dei soldati, che l'hanno costretto alla fuga con il suo seguito, scagliando pietre. Quindi, hanno deciso per il golpe, attaccando il palazzo presidenziale ed arrestando almeno due ministri, Boubeye Maiga e Kafouhouna Konè (Esteri e Interno). Quanto al presidente, Amadou Toumani Tourè, la sua sorte è incerta, anche se corre voce di una fuga.

 

Mali/ Colpo di Stato, golpisti controllano palazzo presidente (22.3.2012) Tmn

Messo fine a regime incompetente di Amadou Toumani Tourè.

Un tentativo di colpo di Stato è in corso da ieri in Mali, dove militari golpisti hanno prima attaccato e poi annunciato di avere sotto controllo il palazzo presidenziale di Bamako. Secondo alcune fonti locali, dopo un lungo scontro a fuoco con le guardie presidenziali, i 'ribelli' sono riusciti ad avere la meglio: alcuni ministri sarebbero stati arrestati e tra essi il capo della diplomazia, Soumeylou Boubeye Maiga. "Abbiamo messo fine al regime incompetente" di Bamako, hanno annunciato gli ammutinati. Alle prime ore del giorno, i militari golpisti hanno annunciato alla televisione di Stato, occupata ieri, di avere assunto il potere e sospeso la Costituzione. A partire da oggi è stato decretato il coprifuoco, ha detto il capitano Amadou Sanogo, presidente della giunta che ha assunto il comando delle operazioni sotto il nome di Comitato nazionale per la democrazia e la restaurazione dello Stato. L'operazione militare che ha portato al golpe è partita dal campo militare di Kati, a una quindicina di chilometri dalla capitale, con la visita del ministro della Difesa, Sadio Gassama che avrebbe voluto rassicurare i soldati sull'impegno del governo nella lotta contro i ribelli Tuareg che stanno mettendo a ferro e fuoco il nord del paese. "Vogliamo delle munizioni per combattere i ribelli tuareg, quel che è troppo è troppo", ha dichiarato un caporale del campo di Kati. Il dipartimento di Stato americano ha chiesto una fine immediata delle violenze e di regolare ogni controversia nel paese "attraverso il dialogo e la non violenza". Analogo è stato l'appello della Francia.

 

Turchia, nawroz di violenza. Scontri con i kurdi, morti e feriti (21.3.2012) Euronews

E’ stato ancora una volta un Nawroz di violenza, in Turchia, dove la polizia è intervenuta in forze per disperdere le manifestazioni organizzate dai kurdi.

A Istanbul un centinaio di dimostranti sono stati arrestati, mentre a Dyarbakir, dove la polizia è intervenuta con elicotteri e unità in assetto antisommossa, un politico locale è rimasto ucciso.

Cinque soldati sono morti in scontri armati nelle zone di montagna del Kurdistan turco, nella provincia di Sirnak, con unità del Pkk.

Altri episodi di violenza si registrano a Cizre, dove sono stati usati lacrimogeni e idranti per sciogliere gli assembramenti.

Come è ormai tradizione, in occasione del Nawroz i gruppi politici kurdi avanzano rivendicazioni politiche, puntualmente represse con la forza dalle autorità turche.

I kurdi sono circa il 20 per cento della popolazione turca, e da anni rivendicano una maggiore autonomia amministrativa e culturale.

Un conflitto armato lanciato nel 1984 dal Pkk ha causato finora più di 40.000 vittime.

 

Mali, i militari controllano il palazzo presidenziale (22.3.2012) Lettera43

Colpo di Stato. Arrestati alcuni ministri, fra cui quello degli Esteri.

Dopo l'assedio simbolico alla tivù di Stato il 21 marzo, i militari maliani golpisti hanno affermato di aver preso il controllo della presidenza a Bamako, capitale del Mali, dopo alcune ore di scontri con la guardia presidenziale, e di aver arrestato alcuni ministri, fra i quali quello degli Esteri, Soumeylou Boubeye Maiga. «Controlliamo il palazzo presidenziale» ha dichiarato un militare che ha voluto mantenere l'anonimato, mentre un altro ha affermato che sono state arrestate diverse personalità del regime del presidente Amadou Toumani Touré, fra le quali Maiga e Kafougouna Koné, ministro dell'amministrazione territoriale.

SOSPESA LA COSTITUZIONE. I militari maliani golpisti hanno anche annunciato alla tivù statale di aver preso il potere e di aver sospeso la costituzione. Il portavoce dei militari, il tenente Amadou Konaré, ha detto di aver agito per fronteggiare «l'incapacità» del regime del presidente Amadou Toumani Touré «a gestire la crisi nel Nord del nostro Paese», in preda a una ribellione tuareg e alle attività dei gruppi islamici dalla metà di gennaio.

Il tenente Konaré, circondato da una decina di altri militari, ha parlato a nome di un un comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello stato (Cnrdre).

ATTUATO COPRIFUOCO. Poco dopo, il capitano Amadou Sango, capo della giunta, ha preso la parola per annunciare che un coprifuoco era stato decretato a partire dal 22 marzo. Il tenente Konaré ha giustificato il golpe anche con la «mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale» a disposizione dell'esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel Nord, e con «l'incapacità del potere a lottare contro il terrorismo».

La giunta militare ha «preso l'impegno solenne di restituire il potere» ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

 

Golpe militare in Mali (22.3.2012) RaiNews24

"Controlliamo il palazzo presidenziale" ha dichiarato un militare che ha voluto

mantenere l'anonimato mentre un altro ha affermato che sono state arrestate diverse personalita' del regime del presidente Amadou Toumani Toure', fra le quali Maiga e Kafougouna Kone', ministro dell'amministrazione territoriale.

Il portavoce dei militari, che hanno preso il potere dopo ore di combattimenti, ha denunciato l"'inabilita' (di Toure', ndr) di gestire la crisi nel nord del Mali", dove da meta' gennaio e' in corso un conflitto tra forze governative e ribelli Tuareg, che chiedono l'indipendenza. I militari accusano il governo di Bamako di non aver dato

loro risorse sufficienti per combattere contro i ribelli Tuareg.

Konare ha giustificato il golpe parlando infatti di "mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale" e ha anche denunciato

l"'incapacita' del potere nella lotta contro il terrorismo".

In precedenza un militare golpista aveva annunciato l'arresto di diversi esponenti dell'amministrazione di Toure', tra i quali il ministro degli Esteri, Soumeylou Boubeye Maiga, e il ministro della Gestione del territorio, Kafougouna Kone'. Al momento, invece, nessuna notizia sulle sorti di Toure'. In Mali le elezioni presidenziali erano in programma per il 29 aprile.

 

Mali: Bamako, da ribellione a colpo di Stato dei militari? (22.3.2012) Atlas

Sono comparsi di fronte alle telecamere della televisione di Stato ‘Ortm’ alle 4 di giovedì mattina i militari che sostengono di aver preso il potere in Mali, trasformando quella che ieri era iniziata come una protesta in un colpo di Stato.

L’autodefinitosi ‘Comitato per la restaurazione della democrazia e dello Stato’ ha annunciato (clicca qui per leggere il testo integrale del loro comunicato) dagli schermi televisivi di aver preso il potere, sciolto le istituzioni, sospeso la Costituzione e decretato un coprifuoco, come ha precisato il capitano Amadou Sanogo presentatosi come la guida del Comitato.

Fonti giornalistiche locali riferiscono di colpi di arma da fuoco risuonati durante la notte nel centro di Bamako, capitale del Mali.

Tuttavia, almeno secondo le prime frammentarie informazioni a disposizione, la ribellione dei soldati non sembrerebbe aver incontrato una resistenza strenua da parte delle forze di sicurezza fedeli al governo del presidente Amadou Amani Touré (noto col nomignolo di ‘Att’).

Non è neanche chiaro dove al momento si trovi il presidente Att, che viene dato in un luogo sicuro, e cosa stia accadendo nel resto del paese, incluso nelle altre basi militari, dove resta da capire cosa decideranno di fare i colleghi dei soldati della base di Kati che dalla protesta di ieri si sono ritrovati a reclamare il potere.

Fonti locali fanno sapere che le strade del centro di Bamako sono vuote e gli unici veicoli a circolare sono quelli dei militari, dispiegati in alcuni degli snodi chiave del cuore della città.

Colpi di arma da fuoco, sporadici, risuonano ancora nelle zona dove si trovano gli edifici delle istituzioni e, secondo alcune fonti (ma la notizia deve ancora essere confermata) i militari golpisti avrebbero preso il controllo dell’aeroporto internazionale della capitale.

Nel suo intervento televisivo, circondato da un gruppo di militari in divisa, il capitano Sonogo ha spiegato il colpo di stato con “l’incapacità del governo di affrontare la ribellione nel Nord”.

I golpisti hanno rassicurato il paese e la comunità internazionaIe dell’intenzione di creare “governo di unità nazionale”, mentre un portavoce della giunta ha fatto sapere dell’arresto di diversi esponenti del vecchio governo, tra i quali il ministro degli Esteri Someylou Boubeyé Maiga e quello dell’Amministrazione territoriale Kafougouna Koné.

E mentre si attendono maggiori dettagli ed elementi per comprendere realmente la portata di quanto avvenuto durante la notte, sono cominciate a giungere le prime reazioni agli sviluppi di queste ore.

La Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas/Cedea) ha “fermamente condannato” il colpo di Stato, ricordando ai militari la politica di “tolleranza zero” dell’organismo nei confronti di qualsiasi tentativo di presa del potere con mezzi anticostituzionali.

Meno intollerante, invece, la reazione di Parigi (di cui il Mali era una ex-colonia) che, come ha detto stamani il ministro degli Esteri francese Alain Juppé, chiede ai golpisti di rispettare il calendario elettorale che il 29 aprile prossimo avrebbe portato il paese alle urne per scegliere un nuovo presidente.

Le ragioni dei militari protagonisti del Golpe

Tutto è partito dalla guarnigione di Kati, una quindicina di chilometri dalla capitale Bamako. Kati è una città di militari e di loro familiari che già agli inizi di febbraio era andata in escandescenze per la gestione del conflitto nel nord del Mali, dove dal 17 gennaio il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) ha preso le armi sostenendo di lottare per l’autodeterminazione delle regioni settentrionali.

Anche ieri, la rabbia dei militari è stata innescata dalla situazione nel nord, questa volta dalla caduta di Tessalit (vicino l’Algeria) in mano ribelle e dalla diffusione di immagini di soldati uccisi o presi prigionieri.

Da giorni a Kati, la base militare mormorava contro il governo – che al nord ha lesinato mezzi e uomini – e ieri l’arrivo di quattro ministri invece di sortire l’effetto sperato, ovvero dell’apertura di un confronto, è degenerato.

I quattro ministri sono fuggiti grazie all’intervento dello loro guardie del corpo, ma i militari a quel punto, armati, sono arrivati a Bamako, sparando in aria, circondando il palazzo presidenziale, occupando televisione e radio di Stato, mettendo a soqquadro alcuni quartieri della città.

In serata, secondo notizie riferite dai media del Mali, ci sarebbero poi stati scontri fra i berretti rossi fedeli al presidente Amadou Toumani Touré e i militari di Kati.

I berretti rossi avrebbero inoltre presidiato tutte le sedi istituzionali.

 

Mali, militari prendono il potere (22.3.2012) EM

E’ sfociata in un colpo di Stato la rivolta dei militari scoppiata ieri pomeriggio in una caserma alla periferia della capitale Bamakò, frustrati dall’andamento negativo della lotta contro i ribelli jihadisti nel nord del Paese.

Nella notte i militari, che ieri sera erano entrati in città con i blindati, hanno preso il controllo del palazzo presidenziale dopo alcune ore di scontri con la guardia presidenziale e hanno arrestato alcuni ministri, fra i quali quello degli Esteri, Soumeylou Boubeye Maiga.

Questa mattina, parlando alla tv di Stato, il tenente Amadou Konarè, ha annunciato che i militari hanno preso il potere, creando un ‘Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello Stato’ (Cnrdre) presieduto da capitano Amadou Sango.

“Abbiamo agito per fronteggiare l’incapacità del regime del presidente Amadou Toumani Tourè (al potere dal 2022, ndr) nel gestire la crisi nel nord del nostro Paese”, ha spiegato Konarè. “All’esercito manca materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale e per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel nord e contro il terrorismo”.

Dall’inizio dell’anno le regioni settentrionali del Mali sono in preda a una ribellione tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad – con molti rientrati in Mali dopo aver combattuto per Muammar Gheddafi – e alle attività dei gruppi islamici jihadisti di Ansar Din.

Il capo della giunta ha poi spiegato che è stata sospesa la Costituzione e dichiarato il coprifuoco, prendendo l’impegno solenne di restituire il potere ai civili e di creare un governo di unità nazionale per organizzare elezioni quanto prima.

Immediato il commento di Parigi sulla situazione nella sua ex colonia. “Noi siamo legati al rispetto delle regole democratiche e costituzionali – ha dichiarato il ministro egli esteri Francesi, Alain Juppè – Chiediamo il ristabilimento dell’ordine costituzionale ed elezioni, che siano messe in programma per aprile. Bisogna che abbiano luogo al più presto possibile”.

 

Il Mali sull’orlo di un colpo di stato (21.3.2012) Giornalettismo

Situazione difficile in Mali, dove in queste ore è in corso un colpo di stato, il quarto da quando è stata sancita l’indipendenza del Paese africano dalla Francia, nel 1960.

L’ORIGINE DEL MALCONTENTO - Alcuni militari hanno fatto irruzione nella sede della tv di Stato a Bamako, la capitale del Paese africano. Secondo il corrispondente dell’agenzia di stampa Xinhua sono tra i 100 e i 200 i soldati che hanno fatto irruzione nel palazzo. Secondo il sito Jeune Afriquetutto sarebbe iniziato con un ammutinamento nella base militare di Kati, ad appena 15 chilometri da Bamako, dopo la visita di stamani del ministro maliano della Difesa, il generale Sadio Gassama, per parlare della situazione nel nord del Mali, dove da meta’ gennaio e’ in corso un conflitto tra forze governative e ribelli Tuareg, che chiedono l’indipendenza. Durante l’incontro e’ esploso il malcontento dei militari.

LA RISPOSTA ALLE PROMESSE - Secondo una fonte della sicurezza a Bamako, citata da Jeune Afrique, il ministro avrebbe promesso l’invio di un nuovo contingente al fronte. Ma a questo punto Gassama e la delegazione che lo accompagnava sono finiti nel mirino di una sassaiola e sono stati costretti ad abbandonare la base. Poco dopo, stando al sito di notizie, i militari avrebbero imbracciato le armi chiuse in un magazzino e avrebbero iniziato a sparare in aria, minacciando di marciare verso il palazzo presidenziale. 195 MILA

SFOLLATI - Intanto, per evitare qualsiasi rischio, è stata rafforzata la sicurezza intorno al palazzo presidenziale di Bamako, a protezione del presidente madou Toumani Toure’, al potere dal 2002. Tra le altre cose, il 29 aprile sono in programma le elezioni presidenziali nel Paese africano. El Pais approfondisce la situazione in corso nel nord del Paese, dove gli scontri partiti lo scorso gennaio hanno causato 195 mila sfollati. STATE

LONTANI - L’esercito ha accusato il governo di debolezza e di voler instaurare un dialogo con i Tuareg. Inoltre i soldati lamentano un’equipaggiamento parecchio scarso. La situazione a Bamako non è semplice. Si sentono spari per tutta la città e viene consigliato ai giornalisti stranieri di stare alla larga: “non è sicuro”. “Ormai è un colpo di stato”. Queste le parole del giornalista Ramata Diaouré. “I poliziotti sono scomparsi e la gente si è chiusa in casa. L’accesso al palazzo presidenziale è bloccato da questa mattina, protetto da militari lealisti. Ma dev’essere successo qualcosa perché stamattina si vedeva una colonna di fumo sbuffare dall’edificio, che domina la città”.

PERICOLO ISLAMICO - Poche ore prima della rivolta, il presidente del Mali Amadou Toumani Toure’ ha riconosciuto che il Paese è alle prese con una crisi parecchio violenta. “Il mio paese oggi attraversa un momento difficile a causa della sicurezza sempre meno garantita nel nord del Paese”, queste le parole con cui Touré ha inaugurato la riunione del consiglio della pace e della sicurezza dell’Unione Africana. “Subiamo gli attacchi di ribelli armati, per lo più provenienti dalla Libia, messisi in combutta con islamisti armati e narcotrafficanti”. I “colpevoli” di questa situazione sarebbero i membri del gruppo indipendentista tuareg “Movimento Nazionale di liberazione dell’Azawad, che il 17 gennaio scorso si è rivoltato al governo centrale richiedendo l’autodeterminazione del nord del Paese, nel quale verrebbe instaurata la legge islamica.

VOGLIAMO ARMI MIGLIORI - Le Parisien raccoglie la voce dei militari rivoltosi.Ne hanno abbastanza di quanto sta succedendo nel nord del Paese, ormai preda del terrorismo tuareg e dei miliziani islamici. Si tratta di soldati giovani, a volto scoperto. Hanno evacuato il palazzo della televisione di stato, e vogliono un equipaggiamento adatto “vogliamo delle munizioni per combattere i ribelli. Quando è troppo è troppo”, ha dichiarato un caporale coperto dall’anonimato, che aggiunge: “il ministro della Difesa è venuto in caserma, ma non ci ha convinto. I soldati non vogliono che il Presidente lasci il suo posto, è il nostro Presidente ma deve prendere provvedimenti”.

 

Colpo di stato in Mali (22.3.2012) Euronews

Colpo di stato in Mali. I militari hanno preso il potere, hanno sospeso la costituzione e disposto un coprifuoco. Il capitano Amadou Sanogo, capo della giunta, ha detto in televisione che il gruppo ha agito per fronteggiare l’incapacità del regime a mantenere l’ordine nel paese.

Fino a poco tempo fa considerato uno dei più stabili paesi dell’Africa, il Mali deve oggi fronteggiare una ribellione touareg al nord, contrastare l’attività dei gruppi islamici armati e controllare lattività dei libici affluiti nel suo territorio.

La giunta militare ora al potere ha chiesto alla popolazione di mantenere la calma, ha promesso solennemente che restituirà il potere ai civili prima possibile e faciliterà la creazione di un governo di unità nazionale. Per quanto riguarda il presidente deposto, Amadou Toumani Touré nessuno sa dove si trovi, secondo alcune voci sarebbe stato arrestato insieme ad alcuni suoi ministri.

 

Mali: ARCIVESCOVO DI BAMAKO, RICONCILIARE E SANARE FERITE (22.3.2012) Misna

“La Chiesa cattolica è chiamata ad assumere il ruolo di una madre che deve cercare di riconciliare i propri figli divisi e sofferenti. Dobbiamo assumerci la responsabilità di fare tutto il possibile per riportare il paese sulla strada della riconciliazione, della giustizia e della pace”: sono le prime parole pronunciate dall’arcivescovo di Bamako, monsignor Jean Zerbo, raggiunto telefonicamente dalla MISNA a poche ore dalla dissoluzione delle istituzioni da parte di un gruppo di militari golpisti.

“Ci troviamo davanti al fatto compiuto e siamo chiamati a rimboccarci le maniche per gestire al meglio questo ulteriore, duro colpo per il Mali. Come prima cosa dobbiamo identificare chi rappresenta il potere e quali sono i nuovi interlocutori. E’ ancora presto per pronunciarsi su quanto realmente accaduto: la situazione è ancora molto confusa” prosegue cauto l’arcivescovo.

Per monsignor Zerbo, gli ultimi fatti di Bamako sono la “diretta conseguenza della profonda sofferenza e divisione” create da metà gennaio, quando le forze armate hanno cominciato a combattere a Nord contro il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), formazione indipendentista di matrice tuareg. “Non pensavamo che si potesse arrivare a questo punto, ma è pur vero che nelle ultime settimane lo shock psicologico delle famiglie del Sud e dei militari si è amplificato man mano che figli e colleghi venivano uccisi al fronte” aggiunge l’arcivescovo di Bamako. Il paese del Sahel si trova ad affrontare un percorso tutto in salita: “Da ogni parte ci aspettiamo comportamenti coerenti e responsabili per non aggiungere altra sofferenza a quella già provata da milioni di maliani” insiste monsignor Zerbo, auspicando che “le cause del conflitto del Nord vengano colte alla radice e curate” e che “le conquiste democratiche vengano tutelate”. Nel breve termine, la presa di potere da parte dei militari ipotecherà il prossimo appuntamento con le urne, previsto per il 29 aprile.

 

COLOMBIA, OFFENSIVA CONTRO LE FARC: 33 MORTI, 5 ARRESTI (21.3.2012) Il Velino

L'azione lanciata in risposta agli attacchi che nel fine settimana avevano provocato la morte di 11 militari. Arrestato il "tesoriere" della guerriglia.

È di 33 morti e cinque arrestati il bilancio definitivo dell'operazione portata a termine dall'esercito colombiano contro la guerriglia delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). Un'offensiva lanciata in risposta agli attacchi che la guerriglia aveva sferrato provocando nel fine settimana la morte di undici militari. Tra gli arrestati, ha spiegato il ministro della Difesa Juan Carlos Pinzón c'è anche "Misael", nome di battaglia di uno dei leader della guerriglia, ritenuto il tesoriere della struttura illegale. Secondo quanto riferito dal ministro, negli ultimi giorni sono ben 51 gli esponenti della guerriglia caduti per l'azione di contrasto delle forze di sicurezza colombiane.

 

Madagascar: TENTATO GOLPE, PENE PESANTI SOLO PER MILITARI (22.3.2012) Misna

E’ stato condannato al carcere a vita e ai lavori forzati il colonnello Charles Andrianasoavina, riconosciuto dalla Corte criminale ordinaria colpevole di essere stato il principale istigatore del tentato colpo di stato che si è verificato il 17 novembre 2010 alla base aeronavale di Ivato (chiamata ‘Bani’). Il militare, tutt’ora ricoverato nella vicina isola della Riunione, era l’ex capo della Forza d’intervento speciale (Fis) creata dal presidente di transizione, Andry Rajoelina, a tutela della sua persona. Altri due generali, l’ex direttore alla sicurezza presidenziale Jean Heriniaina Raoelina, e l’ex ministro della Difesa della transizione, Noël Rakotonandrasana, sono stati puniti con sette anni di lavori forzati e il divieto di uscita dal territorio nazionale. Sei ufficiali di alto grado dovranno invece scontare una pena ai lavori forzati per cinque anni.

Gli unici due civili coinvolti nel tentato colpo di mano sono stati prosciolti da ogni accusa. Si tratta dell’ex vice-presidente della Corte internazionale di giustizia (Cij), Raymond Ranjeva, e sua figlia, Riana. A sorpresa, riferisce stamani il sito del quotidiano locale ‘Madagascar Tribune’, nell’aula del tribunale è stata letta una lettera scritta dalla Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc), da anni mediatrice nella crisi politico-istituzionale malgascia. Nella missiva viene chiesto alle autorità giuridiche di rinviare il processo nell’attesa che la Sadc si pronuncia sull’effettiva possibilità, in base all’articolo 16 della ‘Road Map’ (l’accordo politico firmato a settembre scorso), che imputati civili possano beneficiare dell’arresto di ogni azione giudiziaria.

Il 17 novembre 2010 nel giorno in cui si teneva il referendum costituzionale alcuni di questi avevano formato un ‘Comitato militare per la salvezza pubblica’, sospeso le istituzioni d liberando i detenuti politici per contribuire alla “ricostruzione della patria”.

 

Siria, razzi contro un villaggio libanese. L'Onu unita chiede lo stop delle violenze (22.3.2012) AsiaNews

olpito l'abitato di al-Qaa (Libano); un ferito. La dichiarazione del Consiglio di sicurezza Onu approvata anche da Russia e Cina.

Il conflitto fra regime siriano e ribelli si allarga oltre i confini. Questa mattina sette razzi hanno colpito il villaggio di al- Qaa in Libano, ferendo una persona. La zona è uno dei punti utilizzato dai profughi siriani per varcare la frontiera. Dallo scorso 4 marzo, oltre 7mila persone hanno attraversato il confine, per sfuggire alle violenze.

Intanto, dopo mesi di stallo, il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite ritrova l'unità e chiede a Bashar - al Assad e ribelli di applicare il piano di pace proposto da Kofi Annan, inviato speciale di Onu e Lega araba. Approvata ieri, la dichiarazione non pone alcun ultimatum al regime. Tuttavia in caso di un rifiuto da parte di Damasco, il Consiglio di sicurezza minaccia "ulteriori passi" per porre fine ai massacri. Diviso in sei punti, il documento Onu prevede la fine delle violenze, l'applicazione progressiva di un cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari, il rilascio delle persone detenute senza processo, la libera circolazione ai giornalisti, l'avvio di un dialogo politico. La dichiarazione è stata firmata da tutti i 15 membri, compresi Cina e Russia, che in questi mesi hanno bloccato due risoluzioni contro il regime. Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha giustificato il cambio di rotta sottolineando che "il documento non contiene alcun ultimatum e non fa minacce o illazioni su chi si sia il colpevole". Nei giorni scorsi Mosca e Pechino avevano criticato con forza le violenze da parte delle forze di Assad. Nonostante gli avvertimenti dell'Onu, esercito e ribelli continuano a combattere. Oggi, si sono verificati violenti scontri a Homs, dove ieri hanno perso la vita 32 persone, e nelle altre città in mano ai ribelli. Ad Hama l'esercito ha schierato mezzi blindati per fermare un assalto a un edificio governativo da parte del Free Syrian Army. Secondo l'opposizione 12 persone sono rimaste uccise. Violenti combattimenti si registrano anche nella capitale.

 

Sri Lanka: INCHIESTA SU CONFLITTO, L’ONU PREME SU COLOMBO (22.3.2012) Misna

Un’inchiesta indipendente e l’applicazione delle raccomandazioni adottate anche da una commissione istituita dal governo dello Sri Lanka: sono le richieste del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, che oggi ha approvato una risoluzione sugli abusi commessi nella fase finale della guerra civile nelle regioni a maggioranza tamil. Nel documento, privo di carattere vincolante, si evidenzia l’importanza di applicare le raccomandazioni della commissione governativa sulla demilitarizzazione delle aree settentrionali e orientali dove nel 2009 l’esercito condusse la sua offensiva finale. Allo stesso tempo, il Consiglio dell’Onu per i diritti umani chiede una nuova inchiesta che accerti le responsabilità non solo dei ribelli delle Tigri di liberazione della patria tamil (Ltte) ma anche delle Forze armate di Colombo. La risoluzione è stata approvata con 24 voti favorevoli, 15 contrari e otto astenuti. A spingere per il “sì” sono stati Unione Europea e Stati Uniti, mentre il fronte del “no” è stato rafforzato da Cina e Russia. All’inizio del mese, i vescovi dello Sri Lanka erano tornati a sottolineare che un’indagine indipendente resta passaggio obbligato per la riconciliazione nazionale dopo un conflitto durato 36 anni.

 

Birmania: Osservatori Usa, Onu e Ue a vigilare sul voto in Myanmar del primo aprile (22.3.2012) AsiaNews

I birmani andranno alle urne per riempire i 48 seggi rimasti vuoti in Parlamento. Naypyidaw autorizza l’ingresso di esperti da Nazioni Unite, Europa e Stati Uniti. Diplomatico americano parla di decisione “incoraggiante”. Ma un funzionario Ue avverte: servono sei mesi per preparare una missione.

Il governo birmano ha invitato gli osservatori dell'Onu, degli Stati Uniti e dell'Unione europea a verificare le operazioni di voto del primo aprile prossimo. Gli esperti si uniranno alla dozzina di colleghi provenienti dai Paesi membri dell'Asean, l'associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico. Il Myanmar andrà alle urne per le elezioni suppletive, in cui verranno eletti 48 parlamentari che andranno a ricoprire i seggi tuttora vacanti. Rispetto alle elezioni del novembre 2010, al voto parteciperà anche il principale partito di opposizione - la Lega nazionale per la democrazia (Nld) - e la Nobel per la pace Aung San Suu Kyi che, secondo le previsioni, dovrebbe essere eletta all'Assemblea. Un funzionario birmano, dietro anonimato, spiega che spetterà ai Paesi scegliere se "inviare persone dall'estero", oppure nominare rappresentanti "di stanza in Birmania"; tuttavia, la fonte non chiarisce quanti osservatori potranno vigilare sul voto. Un ufficiale Asean aggiunge che saranno ammessi anche rappresentanti di Cina e Corea del Nord, per un totale di circa 60 osservatori internazionali. Le elezioni del primo aprile rappresentano un passaggio chiave nel cammino di democratizzazione del Myanmar che, negli ultimi due anni, ha registrato le prime elezioni generali in 20 anni, la liberazione di Aung San Suu Kyi, la formazione di un governo quasi-civile - pur se sostenuto dai militari - e la liberazione di una parte consistente dei prigionieri politici. Passaggi che hanno determinato la parziale rimozione delle sanzioni Occidentali e la nomina di Naypyidaw alla presidenza Asean nel 2014. L'ambasciata Usa a Yangon ha accolto con favore la decisione del governo birmano di autorizzare l'ingresso di esperti internazionali. Il portavoce dell'ambasciata Mike Quinlan parla di passo "incoraggiante" a testimonianza che il voto "è importante per il processo di riforme". Tuttavia, un funzionario Ue di stanza a Bangkok spiega che "servono almeno sei mesi" per preparare una missione di controllo sul voto, mentre le elezioni in Myanmar si terranno fra meno di 10 giorni.

 

Burkina Faso: TENSIONE NELLA CITTÀ DELL’ORO, I GIOVANI CHIEDONO LAVORO (22.3.2012) Misna

“La situazione è un po’ più calma a Dori ma la tensione è ancora palpabile. Il coprifuoco è tutt’ora in vigore: negozi e uffici sono rimasti chiusi. La città sta facendo i conti con i danni subiti e i feriti da accudire dopo i gravi incidenti degli scorsi giorni” dice alla MISNA monsignor Paul Ouedraogo, arcivescovo di Bobo-Dioulasso, in merito alle proteste organizzate da giovani, scesi nelle strade per chiedere posti di lavoro nelle miniere d’oro della regione. I manifestanti sono stati bloccati da agenti di polizia che hanno disperso la folla con gas lacrimogeni mentre i giovani hanno risposto con lanci di sassi. I disordini, protrattisi tra martedì e mercoledì, si sono conclusi con feriti nei due campi, arresti, abitazioni e veicoli danneggiati. Tutto sarebbe cominciato quando un gruppo di giovani ha bloccato gli accessi alla città di Dori per impedire il transito di veicoli della società canadese ‘Iamgold’ che sfrutta la vicina miniera d’oro di Essakhane, la più importante del paese. “I giovani sono i più colpiti da disoccupazione e assenza di prospettive future mentre compagnie straniere vengono a sfruttare ingenti risorse minerarie, prime fra tutte l’oro. Una ricchezza che per loro non si traduce in posti di lavoro mentre i centri di produzione vivono nella povertà e nel sottosviluppo” spiega l’arcivescovo che è anche presidente della Caritas Burkina Faso. Dalle società straniere si aspettano un impegno sul fronte lavorativo: i giovani di Dori chiedono di venire assunti come operai non qualificati ma anche, per quelli col curriculum adeguato, a cariche dirigenziali. La tensione a Dori interviene a due settimane da un altro fatto di cronaca che ha fortemente scosso i giovani burkinabé: l’uccisione di un ragazzo da parte di due gendarmi a Bobo-Dioulasso. L’anno scorso il paese era stato teatro, per diversi mesi, di una serie di proteste a carattere socio-economico nelle quali i giovani hanno avuto un ruolo di primo piano. “I giovani sono ormai molto più consapevoli dei propri diritti. Dai fatti del 2011 sono sempre più attenti e irritabili: non tollerano più l’impunità e soprattutto aspirano a un profondo cambiamento della loro vita quotidiana” conclude monsignor Ouedraogo. Ad accrescere la pressione su questa cittadina a 300 chilometri da Ouagadougou, l’arrivo di migliaia di sfollati maliani, in fuga dal conflitto nel Nord tra l’esercito di Bamako e il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), a cui la Caritas locale è in prima linea nel prestare assistenza.

 

Crisi: sciopero generale, il Portogallo si ferma (22.3.2012) Euronews

Un camion compattatore viene bloccato all’ingresso di un impianto di smaltimento rifiuti a Lisbona. È solo una delle manifestazioni organizzate dal sindacato di sinistra portoghese, il principale del paese, nel giorno dello sciopero generale di 24 ore contro le misure di austerità. Chiuse le metro di Lisbona e Oporto, bloccati i servizi traghetto sul Tago, ridotti ai minimi termini bus e treni.

“Lo sciopero – dice Hilda che lavora per la metropolitana di Lisbona – è contro le misure imposte dalle troika, come la riduzione del bonus natalizi e estivi. I dipendenti pubblici, così come i lavoratori del trasporto pubblico, hanno subito il taglio di due stipendi all’anno”.

Il CGTP dice no alla riforma del lavoro che renderà i licenziamenti più facili per le imprese e chiede al governo di Lisbona di non piegarsi alle imposizioni di Unione europea, Fmi e Bce.

“Questa battaglia ha una duplice responsabilità – spiega il leader della Cgtp, Armenio Carlos – È una lotta per coloro che hanno acquisito dei diritti e vogliono mantenerli, ed è una lotta per garantire alle future generazioni gli stessi diritti”.

Gravi disagi a Lisbona con il blocco della metropolitana che, iniziato ieri sera, proseguirà fino all’alba di venerdì. Il secondo sindacato del paese la UGT non ha aderito allo sciopero, dopo aver raggiunto un accordo col governo sul pacchetto di riforma.

 

Portogallo fermo per sciopero generale contro tagli (22.3.2012) TicinoNews

I trasporti pubblici in Portogallo sono praticamente paralizzati oggi dal secondo sciopero generale proclamato contro le dure misure di austerità decise dal governo nel quadro del piano di salvataggio da 78 miliardi di euro concordato con Ue e Fmi l'anno scorso. La metropolitana di Lisbona e i traghetti sul Tago sono fermi da questa notte, treni e autobus circolano solo in servizio minimo. Lo sciopero è stato deciso dal principale sindacato del paese, la Cgtp, senza l'appoggio questa volta del secondo sindacato, l'Ugt, che ha invece aderito in gennaio ad un accordo con il governo del premier conservatore Pedro Passos Coelho sulla riforma del lavoro. Problemi sono previsti anche nel funzionamento di scuole, ospedali, amministrazione e servizi pubblici. La Cgtp ha convocato nel pomeriggio manifestazioni di protesta nelle principali città del paese.

 

Gran Bretagna: Londra taglia le imposte sui redditi più alti (21.3.2012) Euronews

La Gran Bretagna taglia le imposte sui redditi più alti e aumenta la soglia esente da tasse.

La manovra finanziaria 2012 è frutto di un compromesso tra i due partiti di governo. Il ministro delle Finanze George Osborne ha accontentato i conservatori, annunciando il taglio dal 50% al 45% dell’aliquota massima di tassazione. D’altra parte, chi guadagna fino a 9.205 sterline l’anno sarà esente da imposte: un provvedimento gradito ai liberaldemocratici.

“Dobbiamo rimanere sui binari del rigore e continuare gli sforzi per abbassare il deficit. Ma dal momento che abbiamo fatto scelte difficili, non c‘è motivo di fare altri sacrifici. Questo è un piano di bilancio neutro sui prossimi cinque anni, grazie a modeste riduzioni, sia di imposte che di spesa”.

L’economia britannica dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2012 e del 2% nel 2013. Sventato quindi il rischio recessione. Per finanziare gli sgravi fiscali, il governo ha deciso di introdurre una nuova imposta di bollo del 7% sulle transazioni immobiliari del valore superiore ai 2 milioni di sterline.

 

Gran Bretagna: Osborne, Pil +0,8% nel 2012, +2% 2013 (21.3.2012) TicinoNews

L'economia della Gran Bretagna dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2012 e del 2% nel 2013. Lo ha detto il cancelliere dello Scacchiere George Osborne citando le stime più recenti, secondo cui l'economia britannica dovrebbe "evitare una recessione tecnica con crescita positiva nel primo trimestre di quest'anno". Per il 2014 l'Office for Budget Responsability (OBR) prevede ora un +2,7% nel 2014 e un +3% nel 2015 e 2016.

Delineando in parlamento la manovra finanziaria 2012, Osborne ha spiegato che l'inflazione dovrebbe scendere all'1,9% mentre il deficit, anch'esso in diminuzione, dovrebbe toccare il 7,6% il prossimo anno. La porzione di Pil che finirà nelle casse dello Stato scenderà al 43% il prossimo anno, ha detto il ministro delle finanze. Le previsioni per la disoccupazione sono in diminuzione, così come il numero di persone che chiedono il sussidio, ha aggiunto.

Osborne ha quindi confermato l'obiettivo di annullare in 5 anni il deficit pubblico. "Siamo pronti a raggiungere il mandato di eliminare il deficit pubblico strutturale entro il 2016-17", ha detto Osborne durante la sua audizione. L'anno prossimo il deficit scenderaà al 7,6% del Pil. L'OBR stima inoltre una riduzione del disavanzo netto dai 126 miliardi del 2011-12 ai 21 miliardi di sterline del 2016-17. Si tratta di una previsione molto più ottimistica di quella del novembre scorso. Il debito pubblico toccherà un picco del 76,3% del Pil nel 2014-15, per poi iniziare a scendere.

 

USA, primarie repubblicane. Romney vince in Illinois (21.3.2012) Euronews

Primarie repubblicane negli Stati Uniti. Mitt Romney vince in Illinois e per la prima volta comincia a sentirsi davvero l’investitura in tasca. L’ex governatore del Massachussets distanzia il più serio rivale, l’esponente della destra evangelica Rick Santorum. Prossimo test chiave in Luisiana.

 

Grecia: parlamento approva prestito da 130 miliardi (21.3.2012) TicinoNews

Con 213 voti a favore e 79 contrari, su 292 votanti, il parlamento greco ha approvato la scorsa notte il nuovo prestito da 130 miliardi di euro concesso alla Grecia dai partner dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale. A favore hanno votato i parlamentari del Pasok (socialista), di Nea Dimocratia (centro-destra) e di Alleanza Democratica (centro-destra). Contro hanno votato tutti gli altri partiti dell'opposizione, del Partito Comunista (Kke), del Laos (estrema destra) e di Syriza (sinistra). Hanno votato contro anche alcuni parlamentari dei due grandi partiti.

 

Turchia: operazione anti-Pkk, morti fra polizia e ribelli (22.3.2012) TicinoNews

Sei poliziotti e sei ribelli curdi sono morti in due giorni di intensi combattimenti nel sudest della Turchia tra le forze dell'ordine turche e i membri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Lo affermano fonti di sicurezza locali. La vasta operazione delle forze turche è portata avanti da diverse migliaia di soldati e poliziotti, appoggiati dall'aviazione, nella zona del monte Cudi, nella provincia del Sirnak, vicino ai confini con Siria e Iraq.

 

Mali: media, militari prendono controllo tv di Stato (21.3.2012) TicinoNews

I militari del Mali hanno preso il controllo della tv di Stato a Bamako. Lo ha reso noto una fonte dell'agenzia di stampa francese Afp secondo la quale violente sparatorie sono state udite nel centro della capitale. Secondo un reporter Reuters sono stati dispiegati veicoli blindati intorno al palazzo presidenziale. "Vogliamo munizioni per combattere i ribelli tuareg, quando è troppo è troppo", ha dichiarato un militare che ha voluto mantenere l'anonimato, sottolineando che i rivoltosi non vogliono "estromettere il presidente della Repubblica", Amadou Toumani Touré. "È il nostro presidente, ma bisogna che sistemi le cose", ha precisato. Il riferimento è alla ribellione dei tuareg che, nel nord del Paese, si salda a quella di gruppi islamici radicali che il governo di Bamako non riesce a domare. Gli attacchi del 'Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad' sono iniziati il 17 gennaio.

 

Mali: militari golpisti attaccano palazzo presidenziale (21.3.2012) TicinoNews

Militari golpisti hanno attaccato il palazzo presidenziale in Mali. Lo riferisce una fonte del ministero della Difesa. "Ora sappiamo che si tratta di un colpo di Stato che stanno cercando di portare a compimento", ha affermato la fonte della Difesa maliana chiedendo l'anonimato.

Un diplomatico ha poi confermato che ci sono "scontri" a colpi di arma pesante nei pressi del palazzo presidenziale della capitale.

 

21:51:14 . 22 Mar 2012
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